Il sindaco di Brescia vieta la vendita di birra & co. dalle 21 alle 6. Per i trasgressori multa fino a 500 euro
Alcolici da asporto, da stasera il coprifuoco
Corsini: «Un provvedimento per contrastare gli schiamazzi notturni e contenere la sporcizia»


Da stasera e fino al 30 ottobre, dalle 21 alle 6, sarà vietato vendere bevande alcoliche per asporto. Il divieto, che non incide sulla possibilità di consumare alcol e che lascia al cittadino la libertà di bere dove e quando preferisce, non tiene conto della gradazione e del contenitore in cui birra & co. sono conservati, ma solo delle lancette dell’orologio. Saranno queste a dettare il tempo ai consumatori di alcolici. Tutti coloro che vorranno acquistare birra ed altre bevande con... i gradi - anche se solo per consumarli in casa od in compagnia degli amici - potranno farlo entro e non oltre le 20 e 59. Per gli esercenti che, dopo l’ora x, violeranno questa disposizione sono pronte multe che vanno da 65 a 500 euro. A firmare l’ordinanza che entra in vigore oggi, e che sperimentalmente lo resterà sino alla fine del mese di ottobre, è stato il sindaco Paolo Corsini. Il provvedimento, disposto dal Settore sportelli dell’Edilizia e delle Imprese, è rivolto agli esercizi commerciali su aree private e pubbliche, laboratori artigianali ed esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Entrare in una piadineria ed uscire con una «squaqquerone, rucola e crudo» ed una lattina di birra non sarà più possibile dopo le nove di sera. Altrettanto può dirsi per tutte quelle fornerie che ristorano i clienti più «insonni», ma anche le pizzerie che, oltre a vendere margherite e quattrostagioni in cartone da asporto hanno un frigorifero dedicato ai clienti non «stanziali» e che sono abituati all’accoppiata pizza e birra da portar via. Conseguenze, se si vuole paradossali, di un provvedimento - simile a quello già adottato a Bologna dal sindaco Sergio Cofferati - che nasce in realtà da numerose richieste e lamentele di cittadini. Dal divieto sono esclusi tutti coloro che effettuano servizi a domicilio, cui sarà concesso far uscire dagli esercizi le bevande alcoliche richieste dall’altro capo del telefono. Ma quali sono le ragioni che ispirano il provvedimento del sindaco? A spiegarle è lo stesso Paolo Corsini. «Si tratta di una misura finalizzata, per quanto possibile, a prevenire e a fronteggiare atti ed episodi di inciviltà e a tutelare la quiete e la sicurezza pubblica. Il provvedimento prende le mosse dall’evoluzione della normativa e si prefigge di prevenire sporcizia, schiamazzi, degrado urbano dovuto ad un eccessivo consumo di bevande alcoliche. Una situazione - spiega il sindaco - che è connessa alla vendita per asporto praticata dai numerosi esercizi commerciali della città aperti nelle ore serali e notturne». Il divieto di vendita non determina il divieto di consumo di bevande alcoliche. La precisazione è dello stesso sindaco. «Una cosa deve essere comunque chiara - sottolinea Corsini - al fine di evitare malintesi o polemiche strumentali: non si vieta affatto il consumo di bevande alcoliche nei locali, che potrà tranquillamente continuare, bensì la loro vendita per asporto, che determina il consumo - e troppo spesso l’abbandono di bottiglie e lattine - nelle vie e nelle piazze cittadine». Come detto, il provvedimento avrà una durata limitata nel tempo: sino al 30 ottobre. «A quella data - anticipa il sindaco - potremo formulare un bilancio dell’iniziativa, valutando, unitamente alle associazioni di categoria e d’interesse, se il provvedimento avrà conseguito i risultati auspicati».



«Provvedimento ingiusto». «No, non è un male»
PRIME REAZIONI DI FORZE POLITICHE E ASSOCIAZIONI



La decisione presa dal sindaco di vietare la vendita di bevande alcoliche da asporto, ha determinato immediatamente un coro di protesta da diversi ambienti, ma anche l’approvazione, o quanto meno la richiesta di attendere per i giudizi i primi riscontri. A fare sentire per prima la sua voce ci ha pensato la Sesta Circoscrizione. «Da tempo chiedevamo l’introduzione di un provvedimento per contrastare il degradante fenomeno dell’abuso di bevande alcoliche nei parchi cittadini - spiega in una nota Fabio Rolfi, presidente della Sesta - questo provvedimento però va ad incidere sulla vendita, quando il problema principale è il consumo che viene fatto all’interno dei nostri parchi nell’ambito degli affollati ritrovi di cittadini stranieri». Secondo Rolfi la via da seguire era un’altra. «Era preferibile, come richiesto dalla Sesta circoscrizione - sottolinea il comunicato firmato da Fabio Rolfi - istituire il semplice divieto di consumo di bevande alcoliche nei parchi e nelle aree verdi attrezzate, come è stato fatto anche in alcuni comuni della nostra Provincia». Del provvedimento si lamenta anche Azione Giovani. Lo fa attraverso il comunicato firmato da Andrea Ghezzi, presidente provinciale del movimento giovanile di Alleanza Nazionale. «Denunciamo l’atteggiamento oscurantista dell’Amministrazione comunale che, di fronte ad un problema che indubbiamente non deve essere sottovalutato, ma che di fatto risulta circoscritto ad alcuni locali e zone della città, reagisce colpendo indiscriminatamente tutti gli esercizi pubblici e quindi tutti i cittadini». Secondo Ghezzi è «imbarazzante motivare l’ordinanza con la necessità di porre freno al consumo di sostanze alcoliche da parte dei giovani, non avendo il coraggio di denunciare il fatto che il nostro centro storico ed i nostri parchi cittadini sono ormai diventati un bivacco permanente di cittadini extracomunitari, spesso ubriachi e violenti». Forma e sostanza del provvedimento non sono piaciute nemmeno alla segreteria provinciale di Confesercenti che, appena avuta notizia della firma sull’ordinanza da parte del sindaco, ha diramato un comunicato che in poche righe sottolinea tutto il suo disappunto. «In relazione all’ordinanza emessa dal sindaco di Brescia prof. Paolo Corsini, che vieta la vendita per l’asporto di bevande alcoliche in tutto il territorio cittadino dalle 21 alle 6 del mattino, da domani sino al 31 ottobre, la Confesercenti esprime una netta contrarietà sia per il metodo utilizzato che per i contenuti». L’associazione che rappresenta gli esercenti pubblici lamenta in particolare: «Di non essere stata consultata preventivamente. Confesercenti avrebbe potuto consigliare o proporre un metodo diverso, finalizzato sempre al medesimo obiettivo». Non meno grave secondo l’associazione, il carattere limitativo dell’ordinanza. «Non è condivisibile, soprattutto perchè individua negli esercenti i trasgressori pesantemente sanzionabili». Per Ferruccio Rossi Thielen, presidente di Ascom, il provvedimento è un «esperimento che va nella direzione della tutela della cittadinanza. Come tale va valutata e prima di trarre dei bilanci occorre attendere che si concluda il periodo di prova. Il fatto di obbligare i clienti a consumare all’interno del locale, però, non è certo un male».


Son d'accordissimo con Ghezzi: pur di non dire che chi fa casino sono gli extra,si colpisce tutti per essere politicamente corretti.
Questa è un fatto "piccolo",ma in grande,ad esempio,con la faccenda del terrorismo si fa la stessa cosa: si sa bene in quali gruppi etnico-religiosi esiste,ma per essere buonisti,si fanno leggi liberticide che colpiscono tutti,tipo quelle che lo Stato,causa terrorismo,può ficcare il naso ovunque.
Anche qui la maggioranza paga colpe per la minoranza (extra).

L'ho detto e lo ripeto: + extra arrivano e + si andrà verso uno stato poliziesco.