Per capire come può funzionare un mercato libero, anziché quella sua caricatura post-statalista e neo protezionista alla quale abbiamo finito per abituarci, può esser utile andare a Siena ad assistere al Palio, il 15 agosto prossimo. Il Palio di Siena è l'esempio di un trasparente modello di concorrenza "sregolata", del genere cui non si riconosce diritto di cittadinanza nelle cose economiche.
È ormai comune prassi retorica, quasi un tic, insistere sul fatto che il mercato per essere effettivo deve esser trasparente. Ma che significa "trasparente"? E che cos'è la trasparenza?
Si tratta di qualcosa di reale e concreto, o ricadiamo nella poetica illusione per cui tutti gli elementi necessari a capire il mercato o le sue regole specifiche devono essere conosciuti, presi come "dati", per poter davvero competere? E quindi è trasparenza imporre una "pubblicità" di questi elementi, oppure questa "informazione coercitiva" diventa nient'altro che un mezzo per evitare la vera concorrenza, uno strumento nelle mani di chi s'avvantaggia di rendite di posizione per evitare che altri si affaccino alla mensa? Chi la vuole, chi la progetta, la trasparenza, e chi ne trae benefici?
Sono domande cui si deve dare risposta, in una fase storica di transizione tra il dominio pubblico in economia e l'emergere del privato, che però il vecchio pubblico vorrebbe continuare a influenzare.
Il mercato in realtà è fatto per l'appunto di informazioni, alcune dichiarate e altre che non lo sono(intuite si, conosciute no) e non lo saranno mai. Com'è al Palio di Siena, fra i competitori fantini: gli accordi non sono mai strategici - in quel caso chiarirebbero gli obiettivi, le aspirazioni, i mezzi usati, le eventuali forme di cooperazione, etc., e permetterebbero reazioni altrettanto strategiche fra diverse contrade privilegiando quelle meglio attrezzate. Essi sono piuttosto opportunistici, segreti, fatti all'ultimo momento, a due, magari davanti a una birra, nel lato più ombroso delle scuderie ... Siamo certi che il mercato e il palio debbano esser, in un siffatto scenario, " governati" in modo diverso per tutelare i concorrenti più deboli? E che siano davvero tali presunti "deboli" ad avere più facilmente accesso alle leve della regolazione politica?
Nel Palio di Siena è l'imprevedibile sorpresa della vittoria che a quest'istituzione garantisce credibilità, tradizione e successo. La trasparenza del Palio consiste proprio nel sapere prima che verranno usati tutti i mezzi,sotterfugi e trucchi per vincere, senza la comoda e soffocante illusione di regole del gioco che verrebbero comunque camuffate , falsificate, aggirate...
La vera trasparenza è forse la libertà assoluta da norme imposte da un legislatore che è fuori dal mercato ma pretende di circoscrivere diritti e doveri del mercato stesso.
Nel business, oggi , qui da noi, sta avvenendo qualcosa del genere. Per alcuni, più spesso i competitori ex semi- statalisti protetti, il mercato è trasparente e corretto solo se le proprie regole , quelle ufficialmente dichiarate e guadagnate a proprio vantaggio in anni ed anni di appassionata frequentazione della classe politica, sono rispettate anche dagli altri . Ma i signori che di regole si riempiono la bocca, poi, le hanno rispettate anche" riservatamente" o solo ufficialmente ? E si tratta di regole corrette e opportune anche per l'intero mercato? Cosa è corretto e opportuno, una Opa con accordi riservati o accordi riservati con una successiva Opa? Ritornando al problema della bontà della trasparenza ripeto la domanda, che per me resta aperta : esiste realmente la trasparenza ?
Ancora: è " vero mercato " solo quello trasparente? O si tratta di un "dover essere", buono per alcuni, a spese di altri? Chi gode di una posizione dominante politicamente conquistata vuole la ( sua) trasparenza perché è lui che fa le regole e manda suggerimenti agli "enforcer". Chi è emergente e con scarse risorse non può dichiarare come intende agire - e dovrà fare come il fantino del Palio di Siena per trionfare in un mercato ancora malato di statalismo, in cui le regole competitive sono state inventate da chi vuole difendersi anziché competere.
Né sarei sicuro che "cavalieri bianchi", verniciati di fresco e magari stranieri (chissà poi perché gli stranieri debbano esser, a priori , meno statalisti e più trasparenti...) necessariamente rappresentino il mercato meglio e più di domestici "cavalieri bianchi" di cui diffidare perché ex “protetti”. Diciamocelo: fino a ieri, dopo cinquant'anni di statalismo, in Italia i privati veri quanti erano ? Vedere un ex "protetto" che si comporta finalmente da privato, questo sì incoraggia la speranza che, dopotutto, anche l'Italia possa abbracciare il mercato.
da Libero, 23 luglio 2005
di Clemente Alessandrino


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