An, c’è chi trama contro Fini. E Publio Fiori guarda alla Dc
Anche Cossiga tornerebbe nello Scudocrociato
di Ruggiero Capone
Le epurazioni finiane, anziché rafforzare la posizione dei non missini in An, hanno accelerato la spaccatura della destra. “Chi sta da anni in An o proviene dal Msi è in cerca di riposizionamento a destra, e con partiti che possano comunque avere accesso al partito unico senza i veti di Gianfranco Fini, chi invece vanta un passato democristiano sta abbandonando An per passare con la Dc di Rotondi - spiega una fonte ben informata di Via della Scrofa, sede di An - non è un mistero che Publio Fiori, ex Dc tra i fondatori di An a Fiuggi, potrebbe presto assurgere a nuovo presidente della Democrazia cristiana di Rotondi: operazione gradita a Silvio Berlusconi, che consentirebbe alla Dc di aggirare il veto apposto da Pierferdinando Casini e Marco Follini. Quando l’operazione andrà in porto - chiosa il ben informato - anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga aderirà al progetto di Rotondi”.
“Le recenti, reiterate sconfitte elettorali del Centrodestra, il risultato referendario, le degenerazioni correntizie, la messa in discussione dei valori di Fiuggi e le difficoltà che emergono all’interno della Casa delle Libertà per l’individuazione di una strategia che giustifichi la costituzione di un partito unitario, ci richiamano ad una seria riflessione sul percorso da compiere per non rassegnarci a consegnare il Paese alle sinistre”, con questa motivazione di fondo (da certi di An ed Udc definita pretestuosa) Publio Fiori ha organizzato (per giovedì 21 luglio, alle ore 17, presso l’Hotel Summit di Roma) un incontro con quegli amici (provenienti da diverse parti d’Italia) che lo seguirono nel 1994 nella fondazione di An e che oggi chiedono una verifica sulla validità di quella scelta. “Non c’è dubbio - prosegue Fiori - che quella scelta sia stata importante e significativa per restituire equilibrio e qualità democratica alla vita politica del Paese. Oggi, però, assistiamo a un processo di deterioramento del quadro politico che sta determinando una caduta della identità e dei valori di riferimento e, conseguentemente, una progressiva divaricazione tra partito e cittadini che, come è stato dimostrato dal referendum, intendono invece rimanere legati alle radici della loro cultura popolare e cattolica. Dopo le illusioni del ‘94 di poter risolvere i problemi del Paese, affidandoli al decisionismo dei manager - continua Fiori - c’è oggi una domanda di politica che non può essere elusa.
Per queste ragioni - ha concluso Fiori - ho chiesto agli amici di venire a Roma, per fare una analisi dell’attuale momento, e per decidere insieme quali strade intraprendere per rilanciare la nostra comune azione politica. Specie ora, dopo la decisione di Fini di resettare il partito e di convocare la Direzione nazionale dal cui esito dipenderà la ripartenza di An o il suo declino”.
E se Fiori si sarebbe già creato l’alternativa esterna ad An (grazie alla sponda degli amici Dc quali Rotondi, Cirino Pomicino e Mauro Cutrufo), dentro An La Russa, Gasparri, Matteoli ed Alemanno starebbero ragionando su come impostare un braccio di ferro contro il Presidente del partito. “Una cosa Fini se la dovrebbe ricordare: quando c’era Almirante la nomina di coordinatore si conquistava sul campo”, afferma Ignazio La Russa, che si dichiara “più che amareggiato”. “Parlerò - sottolinea La Russa - nelle sedi politiche: tanto qualunque cosa si dice viene riportato l’opposto. Parlerò quando Fini ascolta personalmente nelle assemblee, nei luoghi pubblici, non nei bar dove si fanno discorsi da bar, origliati, capiti male, fuori contesto... insomma, senza mediazione”. Ma Fini avrebbe commentato (lontano dai bar) “solo tecnici, non affiderò più incarichi a politici nel mio partito”.
(21 luglio 2005)




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