Strana democrazia quella tinta d'arancione spinta dall'alto,o dal
basso,sulle strade di Kiev. Alla tv di stato bielorussa,nel programma
d 'approfondimento politico "Panorama",va in onda un servizio dal
distretto industriale di Dnepropetrovsk. Al microfono vengono
intervistati dipendenti pubblici,lavoratori e direttori d'azienda.
Sono tutti accomunati da una stessa fortuna:non solo finalmente
vivono in una democrazia benedetta dall'impero,ma dalla sera alla
mattina si sono ritrovati senza lavoro,licenziati.

Pare che l'Ucraina del "democratico" e filo-occidentale Jushenka male
tolleri chi,alle scorse elezioni presidenziali,abbia votato
il "mesozoico" Janukovich,luogotenente di Putin,delfino di Kuchma e
tirannico falsificatore di consensi.
C'è tuttavia poco da stupirsi.Chi non conosce la democrazia
difficilmente la potrà mettere in pratica.
E chi pensa che sia stata la ricerca della democrazia il quid che ha
portato Jushenko a capo dell'Ucraina dovrà presto ricredersi.
L'impero ha orchestrato e l'UE,Polonia e tre Baltiche in testa,ha
cavalcato e incoraggiato ciò che stava succedendo in
Ucraina,spaccando sostanzialmente il paese in due.
Questi sono i risultati ed è solo l'inizio.

La TV di regime bielorussa esulta.
A più di un anno dalle elezioni presidenziali del 2006,nuova tappa
del soffio democratico dell'impero,il regime di Minsk contrattacca.E
lo fa con l'arma più potente di cui dispone:la TV.
Tuttavia poco può fare contro gli infiniti mezzi della "macchina
mediatica mondiale dell'impero".

In un paese in cui quasi nessuno legge i giornali e chi lo fa
preferisce la più tranquillizzante stampa di regime,anche perchè è
quella ,e l'unica, pubblicizzata,della libertà di
stampa ,francamente, non interessa a nessuno.
Sulla Ulianovskaja una famiglia sorridente su di un gigantesco
cartello pubblicitario incoraggia:"leggete Sigodnia Belarus!"
I giornali non allineati,pur se pochi e spesso osteggiati da una
legislazione restrittiva,esistono,ma pochi li leggono,non tutte le
edicole li vendono e in genere costano uno due volte di più.

L'opposizione intanto si organizza.E lo fa dalla Lettonia ,avamposto
dell'amministarzione americana e appoggio logistico per il
confezionamento dell'ennesima rivoluzione colorata.
Che le elezioni del 2006 saranno falsificate ce lo hanno del resto
già detto.Ormai tutto è preventivo...
Paradossalmente esse saranno una semplice formalità,quasi una perdita
di tempo.Una semplice miccia ad innescare la rivolta popolare contro
il tiranno di turno.Non c'è dubbio che le cose andranno esattamente
in questo modo.Con o senza brogli.

Il regime di Minsk sarà comunque in qualche modo ricattabile.In un
modo o nell'altro.Forse anche a prescindere dalla loro buona volontà.
"Ci sarà una strada verso la democrazia alle elezioni del 2006.Ma non
basterà la vostra forza.Ci dovremo impegnare tutti".Così ammonisce
Azim Mollazada,membro del consiglio nazionale di sicurezza USA,dalle
pagine di Belorusskaja Delovaja Gazeta.

E che ci sarà una strada per un cambio di regime lo si capisce
contando quelli che saranno i potenziali candidati al primo turno
alle presidenziali del 2006.I potenziali Juschenko in versione
bielorussa.
A sfidare Lukashenko,ammesso che decida di candidarsi,secondo fonti
ben informate sono,al momento,dieci i potenziali pretendenti alla
corona di Minsk:Aleksandr Kozulin,Aleksandr Milinkevich,Anatolij
Lebedko,Valerij Frolov,Serghej Kaljakin,Stanislav
Shushkevich,Vladimir Kolas,Aleksandr Vojtovich,Aleksandr
Dobrovolskij,Andrej Klimov.

Pare,tuttavia,che ai Bielorussi l'ipotesi di una rivoluzione
democratica in versione casalinga,volta a scacciare il "dittatore" di
turno,interessi ben poco.
Questo per due motivi estremamente semplici e pragmatici.
Uno:molti lavoratori sanno che Lukashenko garantisce loro un lavoro e
sanno benissimo che un cambio di rotta e la possibile intrapresa di
massicce privatizzazioni potrebbe mettere a rischio il lavoro di
molti.Lo sanno bene.Lo hanno visto in Russia dove quasi tutti hanno
almeno un parente. E sanno che la Bielorussia non è caduta nella
miseria come è invece successo a tante,troppe,repubbliche dell'ex
URSS.
Due:Migliaia di pensionati,di invalidi,di veterani sono con
Lukashenko.

Su autorevoli giornali italiani "esperti" ed "analisti" hanno
definito Lukashenko un neo-sovietico,agitando lo spauracchio del
comunismo per rendere ancora più cattivo il predestinato alla forca
dell'impero. Pare che abbiano capito molto poco.
Non solo in Bielorussia non c'è alcun tipo di comunismo,ma l'Unione
Sovietica fa parte della loro storia,del loro senso di
appartenenza,del loro orgoglio,della loro gioventù.

Lukashenko,uomo profondamente legato al nazionalismo slavo-ortodosso
e sovietico,quello che i politologi chiamano "nazionalismo
positivo",in questo è estremamente rappresentativo della sua gente.
E l'ipotesi di una rivoluzione di velluto pare interessi poco anche
nelle università e tra i giovani in genere sostanzialmente
disinteressati alla politica.
Più che della democrazia interessa loro non fare la commessa o
l'autista con una laurea in economia.
E tanto meno non può interessare a chi lavora nelle campagne.Per ovvi
motivi,ciò che succede a Minsk è lontano.Ma anche perchè chi ha
deciso di andare a lavorare e a vivere in campagna,lo stato ha
regalato loro una casa nuova di zecca.Una di quelle case dai
tetti "disneyani" simbolo di un benessere raggiunto o sfiorato.

Difficile far voltare loro le spalle al regime.Quel padre duro e
severo che pensa ancora a loro.
Difficile far voltare le spalle al regime,se non altro per uno
spirito conservativo che suggerisce di non rischiare quel poco che si
ha,a chi,dopo anni,torna in vacanza in Crimea.Non ancora negli
alberghi di Jalta, di Simferopol,o sulle sponde turche del Mar Nero.

Si va in campagna,da una "Babushka"per 3-4 dollari al giorno.Ma si
torna di nuovo in ferie.L'ultima volta,per molti,forse, c'era ancora
L'Unione Sovietica e comprare in tempo un biglietto del treno per il
Mar nero poteva essere un'impresa.
Tuttavia la spallata al regime ci sarà.
Condoleeza Rice,il segretario di stato americano,non ammetterà
fallimenti.
Colin Powel a Kiev C'era,lei a Minsk vorrà esserci.
Rimane da capire come.
Forse Lukashenko con o senza brogli non avrà più il 70% dei voti,ma
il 50
più 1 quasi certamente.
E chi pensa che sulle strade di Minsk ci sarà soltanto musica e
colori si sbaglia.

Lukashenko se saprà di avere la maggioranza del paese userà il pugno
duro contro chi scenderà nelle strade e oserà sfidarlo.Questo è
certo.Minsk non sarà come Kiev.E tanto meno il presidente di Minsk
tenterà qualche capriola politica come il moldavo Voronin.Tentare di
sovvertire dall'esterno uno stato sovrano,non solo è contrario a
tutti i principi di diritto internazionale sanciti dalle Nazioni
Unite,ma può essere molto pericoloso in un paese come la
Bielorussia.Lukashenko viola i diritti umani.Alcuni.Questo è certo.Ma
altrettanto certo,e come risposta non può essere sottovalutata,egli
gode ancora di un certo consenso popolare.Tragico errore forzare il
lucchetto in quella condizione.

L'Europa si sbaglia.Sta commettendo un grosso errore.Verso il popolo
bielorusso innanzitutto,ma anche verso Putin.
Il processo di unificazione russo-bielorusso accelera.
Putin sa che non dovrà perdere anche Minsk e si muove di
conseguenza.Il presidente russo non mollerà tanto facilmente
l'Ucraina e tanto meno si farà portare via da sotto gli occhi la
Bielorussia.E la Russia ha ancora la forza per farlo.Militare e
tecnologica.Energetica innanzitutto.Ucraina e Bielorussia hanno
bisogno del gas russo.Gas a basso costo.Nessuno può sostenere
l'approvvigionamento energetico dall'esterno di questi due paesi.
Siamo ancora a più di un anno da quella che potrebbe essere un punto
di frattura tra la Nuova Europa e la Russia di Putin.Un tragico punto
di rottura.La Russia non può più arretrare.
L'atmosfera si sta scaldando,i contorni sono pressochè definiti.
Manca solo un dettagliol colore.
Dettaglio non da poco.
Gli esperti dell'impero saranno già al lavoro.
Un gadget,del resto,può rovesciare un regime.

Andrea Zonca