Toh, l'Ulivo Rom
Per l’Europa un meelting pot con salsa gitana? Nel progetto dell’amico Soros anche l’avventurismo nell’Est europeo e lo studio di una fondazione sostenuta dalla Banca mondiale sul programma: “Decennio per l’integrazione dei rom”, lanciata nel febbraio scorso. Centinaia di migliaia di nomadi nel cuore della civiltà occidentale
E così adesso sappiamo ufficialmente chi è il paraninfo dello “sposalizio” tra Francesco Rutelli e George Soros: l’ingegnere Carlo De Benedetti che ha presentato “in poche righe” al noto “filantropo” il leader della Margherita, qualificandolo come “un giovane brillante politico italiano” (Corsera primo luglio). Non crediamo tuttavia che la sua unzione sia sufficiente perché Soros scucia subito un po’ di quattrini per concimare il fiore prataiolo, così come auspicava senza pudore “un autorevole esponente dei Dl prima che Rutelli partisse per gli Usa” (Corsera idem). Il “filantropo” prima vorrà vederne le carte, e il viatico di De Benedetti non è detto che sia il migliore, infatti il profilo dello sponsor italico non può suscitare eccessivo entusiasmo in un raider della finanza mondiale come Soros. Compagnia italiana tubi è la ditta paterna che vede nascere il nostro rampante imprenditore, Agnelli lo sponsorizza negli anni 1970 per guidare l’Assindustria di Torino e nel 1976 approda alla Fiat dove viene nominato amministratore delegato, ma dopo pochi mesi abbandona la “grande madre”, entra in Cir, punta a Olivetti, quando esplode l’era dei computer, stringe un accordo con la AT&T e riesce a vincere commesse plurimiliardarie in Germania e Italia per l’automazione degli uffici. Nel 1993 confesserà al pool di Manipulite di aver versato ai partiti di Governo 10 miliardi di tangenti per riuno degli Stati Uniti che l’accusa di aver fornito all’Urss componenti elettroniche destinate all’uso bellico, proponendo al Cocom (organismo della Nato preposto al controllo sul commercio di materiale strategico) la sua iscrizione nella lista delle imprese messe al bando. Durante il viaggio a Washington insieme al ministro degli Esteri Gianni De Michelis, l’allora Capo dello Stato Francesco Cossiga prende le difese della Olivetti dicendo a Bush Sr. «che di questa cosa non si doveva assolutamente parlare» (audizione di Cossiga alla Commissione Mitrokhin del 24 febbraio 2004, Libero , 12 ottobre 2004 ). Sull’affaire Mitrokhin si veda la buona sintesi di Emanuele Galiardi, “Dossier Mitrokhin. Mistero all’italiana” in Studi scire a vendere alle Poste Italiane migliaia di obsolete telescriventi e computer, ancora oggi fonte di gravi disagi per gli utenti degli uffici postali, in maggio viene iscritto nel registro degli indagati, ma non va sotto processo. Nella primavera del 1980 in qualità di vice-presidente della Olivetti (presidente è Bruno Visentini), che controlla attraverso l’Immofina, cioè la quota ricavata vendendo alla Fiat la Gilardini, azienda torinese di componentistica e sulla cui gestione era in contrasto con Gianni Agnelli, decide il suo rilancio stipulando un accordo con la francese Saint-Gobain che oltre ai vetri si occupa anche di computer. Operazione vista con favore da Enrico Cuccia che si adopera anche per la riappacificazione tra De Benedetti e Agnelli. Intanto la coppia Visentini- De Benedetti si appresta a impadronirsi del Corsera, al posto del tandem Ortolani-Gelli ormai al bando dopo la liquidazione della P2 (su questa vicenda troppo spesso enfatizzata e strumentalizzata, anche in tempi recenti, per finalità tutt’altro che moralizzatrici si veda una sua accettabile contestualizzazione in Aldo A. Mola, Storia della massoneria italiana. Dalle origini ai giorni nostri, Bompiani 2003), la conquista del maggiore quotidiano italiano è un obiettivo strategico per realizzare il progetto politico dell’establishment: insediare un Governo di tecnici e onesti, anche aperto al Pci. Durante questo periodo si verifica una vicenda che getta ombre inquietanti sull’azienda di Ivrea, quando nel 1988-89 è oggetto di una formale protesta da parte del Govercattolici giugno 2005. In precedenza il 18 novembre 1981 De Benedetti aveva fatto una comparsata sulla scena del Banco Ambrosiano di cui acquistò il 2 per cento per la somma di 50 miliardi di lire ma dopo alcune settimane, il 22 gennaio 1982, sottoposto, a suo dire, a pressioni e intimidazioni, cederà la quota allo stesso Calvi realizzando un plusvalore di oltre 20 milioni di dollari, il che procurerà al finanziere l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta e una vicenda giudiziaria che lo vedrà condannato, nel giugno 1996, a quattro anni e sei mesi, contro i sei anni e sei mesi chiesti dall’accusa, e poi assolto. Il 14 aprile 1988 l’Ingegnere si avventura in terra straniera, nel grande mondo del “capitale anonimo e vagabondo”, il suo obiettivo è la Société Générale de Belgique, “il re senza corona del Belgio”, ma in difesa della Sgb scende in campo un colosso francese la Compagnie financière de Suez che di fatto in breve tempo ne assumerà il controllo. L’aquilotto di Ivrea ne esce con le ali abbassate, sono giochi troppo grandi per lui. Anche le più recenti vicende in particolare legate al lodo Mondadori, sulle quali non ci soffermiamo, segnano altri punti in meno per il nostro raider che tuttavia continua a pensare in grande, ma rischia di assomigliare sempre più alla volpe di Esopo: per cui l’uva italiana non è buona perché è troppo piccola. Infatti dichiara sulla Penisola: «Che era un Paese relativamente grande, oggi è piccolissima, come un Cantone svizzero», e di Ricucci, che ha avuto l’ardire di entrare nel salotto buono di via Solferino, dice: «Si sa che qualche anno fa faceva l’odontecnico. Panna montata “dietro di lui” mi pare di capire che ci siano la Deutsche Bank e la Société Générale» (Dagospia.com. 12 giugno). Ecco che la lingua batte proprio dove il dente duole, il grande fiasco subito in Belgica parte, tuttavia al pari del suo sodale d’oltreoceano, anche De Benedetti coltiva ancora l’ambizione di condizionare la politica. Già nel 2003 l’occhiuto senatore Francesco Cossiga avvertiva che per le elezioni del 2006 si andava profilando: «Il patto del nuovo Ulivo: una coalizione qualunquista di sinistra, un movimento conservatore populista con qualche venatura operaista, con l’obiettivo di dirottare la protesta economica verso obiettivi socialmente più sopportabili per la classe padronale, come il pacifismo, l’antiglobalismo e l’antiamericanismo. Prodi-Cofferati, un’idea da tempo coltivata da Carlo De Benedetti, dovrebbe e potrebbe essere l’accoppiata vincente » (F. Cossiga, Per carità di patria. Dodici anni di storia e politica italiana 1992-2003, Mondadori 2003, p. 53). Mettiamo Rutelli al posto di Cofferati, facciamo del filoamericanismo doc, cioè “democratico”, ma il prodotto non cambia. Resta da vedere se Rutelli e il suo sponsor italico vorranno seguire le orme di Soros nel suo avventurismo politico che come abbiamo già rilevato ha avuto modo di esprimersi abbondantemente nelle terre dell’Est europeo. Tra le varie iniziative delle sue innumerevoli fondazioni merita infine che sia sottolineata, perché riguarda un fenomeno che ci tocca in modo sempre più diretto e sgradevole, quella a favore dei cosiddetti rom o zingari, promossa insieme alla Banca Mondiale presieduta da Paul Wolfowitz. Si tratta del programma chiamato “Decennio per l’integrazione dei rom”, lanciato il 2 febbraio scorso e che dovrebbe interessare soprattutto i Paesi balcanici dove esiste una presenza consistente di questa pseudo-etnia dai contorni indefiniti e che spesso ha creato problemi sociali e di ordine pubblico, aggravatisi dopo il collasso dei regimi preesistenti. Come emerge dalla cartina siamo di fronte a cifre rilevanti, anche se le indagini statistiche spesso forniscono numeri discordanti (ad esempio per quanto riguarda la Romania, alcuni demografi danno un totale di circa 3 milioni di individui, mentre secondo la studiosa franco -romena Dana Diminescu questa cifra andrebbe drasticamente ridimensionata scendendo a poco più di 500.000 unità, come recitano anche certi dati ufficiali) e già questo crea un grave problema per l’identificazione di persone atavicamente riluttanti a integrarsi nel consorzio della società civile obbedendo alla sue regole, suscitando così l’inevitabile diffidenza e rigetto da parte delle popolazioni locali. Il nomadismo, il rifiuto di un lavoro stabile, la logica tribale del clan che prevale sulle leggi dello Stato, i legami con la criminalità più o meno organizzata e con quella politica (in Romania non pochi zingari erano nel libro-paga della Securitate, in Jugoslavia fiancheggiavano gli “irregolari” serbi nella loro azione di “pulizia etnica”), a volte organici, a volte temporanei, sono tutti fattori che rendono questa pseudo-etnia un fattore di destabilizzazione che può essere utilizzato per finalità tutt’altro che filantropiche. In gran parte dislocati lungo l’asse Danubio- Mar Nero, nella polveriera balcanica che è lungi dall’essere bonificata, possono diventare in qualunque momento una carta da utilizzare nella definizione degli equilibri geo-politici in quell’area strategica per i nostri interessi e per quelli dell’Europa centro-orientale, condizionando i governi locali (soprattutto romeno e bulgaro), ancora in una fase di difficile transizione, ma che si apprestano nel giro di un anno e mezzo a entrare nella Ue, sia pure a certe condizioni. Una volta aperte le frontiere nulla più impedirà a queste moltitudini di fluire verso occidente, aggravando problemi di sicurezza e diventando una variabile pericolosa nell’attivismo cinico e spregiudicato che le lobbies mondialiste conducono sul teatro europeo, per realizzare il progetto “Melting pot Europa” come recita il titolo di un sito promosso da TeleradioCity, Radio Sherwood e Comune di Venezia (sic!). Che Soros e i suoi amici non esitino a giocare molto pesante, lo abbiamo già verificato, che siano in grado di utilizzare i nomadi e i problemi da essi creati, per condizionare pesantemente anche i governi dell’Europa occidentale, grazie alla rete di collaborazionisti presenti nei media, nelle istituzioni locali e centrali, e in certi ambienti catto-progressisti, non appartiene al regno della fantapolitica, ma è una possibilità concreta. Già vediamo alcuni preoccupanti segnali, sta a tutti costoro dimostrare, con i fatti, che ci stiamo sbagliando, e che il nostro è solo un rozzo allarmismo leghista.
di Augusto Zuliani




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