Torino, tre avvisi di garanzia per i responsabili dell'azienda
Le accuse: disastro doloso e omissioni di cautele infortunistiche
1300 vittime dell'amianto
tremano i vertici di Eternit
I legali degli operai morti chiedono un risacimento di 60mln di euro


Il controllo di una struttura
in Eternit
TORINO - Disastro doloso e omissione di cautele contro gli infortuni: con queste motivazioni la procura di Torino ha inviato tre avvisi di garanzia ai membri della multinazionale Eternit. Sono circa 1300, infatti, gli italiani, che dopo aver lavorato nell'azienda svizzera o nelle sue sedi distaccate, sono morte per delle malattie, come il mesotelioma o l'asbestosi, legate all'amianto.

Secondo il procuratore aggiunto Raffaele
Guariniello, l' amianto veniva impiegato anche al di fuori degli stabilimenti: per la lavorazione di strade, tetti, opere murarie nel cortili, spesso servendosi di materiale di scarto. Questo ha portato a una situazione di pericolo per la "pubblica incolumità": gli abitanti, infatti, sempre secondo la procura, non erano stati avvertiti dei rischi derivanti dall' esposizione al minerale-tossico.

Il procedimento, avviato nel 2003 per chiarire le cause della morte di alcune decine di operai italiani, ha subito oggi una svolta. L'indagine, infatti, riguardava solo l'azienda che si trovava in Svizzera e i rappresentanti italiani di questa. Solo in un secondo momento i pubblici ministeri torinesi hanno voluto estendere i controlli anche alle filiali italiane e ai massimi vertici della multinazionale. Si è arrivati a studiare, così, i casi di 1.300 persone morte a partire dal 1970. E' prima volta che i fratelli Schmidhaeny, imprenditori svizzeri fra i più ricchi del mondo, vengono chiamati per l'interrogatorio.

In Italia gli stabilimenti messi sotto accusa sono quelli di: Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia), Bagnoli (Napoli).

I legali delle vittime dell'amianto in Italia chiedono alla sede italiana di Eternit il sequestro conservativo di 60 milioni di euro, cioè il patrimonio di Stephan Schmidheiny, per risarcire i lavoratori e i familiari colpiti dal mesotelioma.

(23 luglio 2005)