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Discussione: Come meditare?

  1. #1
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    Predefinito Come meditare?

    Sapreste consigliarmi testi o manuali di meditazione?
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    "dharana dharshan" di swami niranjanananda saraswati

    "meditation from the tantra" di swami satyananda saraswati

    non so se sono stati tradotti in italiano ma di sicuro sono ottimi manuali

  3. #3
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Grazie, spero di trovarne una versione in ITA.
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  4. #4
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    Exclamation Rif: Come meditare?

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Sapreste consigliarmi testi o manuali di meditazione?
    Scusami, ma non si fa così. Non è che si compra un libro e si impara a meditare e poi di quale meditazione stai parlando? Yoga Zen Buddhismo o cos'altro? Comunque se proprio vuoi leggerti un libro sulla meditazione consiglio Concentrazione e Meditazione di Shivananda

    Concentrazione e meditazione. La via più breve per la realizzazione di sé - Saraswati Sivananda Swami - Edizioni Mediterranee - Libro

  5. #5
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Scusami, ma non si fa così. Non è che si compra un libro e si impara a meditare e poi di quale meditazione stai parlando? Yoga Zen Buddhismo o cos'altro? Comunque se proprio vuoi leggerti un libro sulla meditazione consiglio Concentrazione e Meditazione di Shivananda

    Concentrazione e meditazione. La via più breve per la realizzazione di sé - Saraswati Sivananda Swami - Edizioni Mediterranee - Libro
    Meditazione Zen, per la precisione...comunque, scusami, ma non sono esperto in materia...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Meditazione Zen, per la precisione...comunque, scusami, ma non sono esperto in materia...
    Anche se leggendario, l'incontro di Confucio con Lao-tze narrato da Co-hong nel « Si-sien-ciuen », è pieno di significato. Narra Co-hong che Confucio, il quale cercava di irretire Lao-tze nelle sue preoccupazioni circa il costume, la tradizione, la morale e il resto, si ebbe risposte tali che, riferendosi all'incontro, egli non trovò di meglio da dire che: « Reti ed ami afferrano anche i più agili pesci delle oscure acque; nei lacci cadono gli animali della foresta; anche i liberi uccelli sono raggiunti dalla freccia dell'abile cacciatore ma con che cosa mai potremmo noi prendere il dragone che si libra nell'etere, al disopra delle nubi?
    Ed ecco che le massime del « Tao-Te-Ching » scolpiscono gradatamente questa natura del Compiuto, l'Ambiguo, il Sottile, l'Inafferrabile.
    La Via, che è la Via, non è la via ordinaria - comincia cosi, il testo. Il Nome, che è il Nome, non è il nome ordinario. Gli uomini rubano la vita, certo. Stanno fuori dal centro e attirano fuor dal centro le virtù che dovrebbero restare profonde ed invisibili. Ci si costruiscono il fantoccio della « personalità », essi, invece di essere; e ci si aggrappano, contratti, animalmente tenaci: accumulano, assorbono, stringono, « affermano » ad infinitum: Io! Io! Io! La maschera, il ghigno diviene tutto. Non si accorgono che ciò è febbre, errore, mania. La morte, ci sta, dentro alla loro costruzione-guscio. E la morte li stronca. Sono le larve rigettate nel Gran Gioco.
    Ecco che cosa dice il Compiuto: l'affermazione vera, l'individualità assoluta, non è l'affermazione, non è l'individualità conosciuta dagli uomini. Via di corruzione e di illusione è questa, invece. Parlano di possesso, e non sanno che cosa significhi possedere. Parlano di « forza », e non parlano che di una favola. Egli dice: solo perdendosi, l'Io si individualizza; cessare l'« affermazione » per essere realmente individui e Signori dell’Io. Non si può avere mantenendo, non ci si può acuire afferrando. Il Compiuto scompare - così rivela: si vuota, così perviene all'essere assoluto. Per porsi al culmine, vela il suo Io. Prodigando guadagna; donando è ricco. Abbandona, si discioglie, sale, lascia cadere il raggio, abolisce lo splendore, si fissa nell'origine invisibile. Concentrato, consegue - disperso, fallisce. Dal pieno si è spostato al « vuoto », lui: qui sta l'essenza del pieno, come nel vuoto del mozzo la consistenza della ruota; dal movimento, si porta in ciò che, quale causa reale del movimento, è senza moto; dall'essere, in ciò che nella sua non corporeità è non-essere. « Io », « non-Io », « volontà » tutte manie! Il guadagno diviene perdita. Lo sforzo di chi sta sulla punta dei piedi non è elevarsi, né è camminare lo scartare ridicolmente le gambe. Chi si pone in luce resta all'oscuro, chi si ritiene giusto si trova risospinto indietro: mostrarsi è dipendere, guardarsi è decadere, sforzarsi è l'inutile, l'insano, ciò che porta sempre più lungi dal principio. Più « affermi », e più vai fuori, più affermi il niente.
    Se non smetti il gioco della resistenza, del possesso, della tua volontà, non cesserai di essere giocato. La Via è un'altra: volere senza voler volere, agire senza voler agire, compiere senza fare, attuare senza restare l'agente, elevarsi senza dominare. Dritto ma flessibile, chiaro ma non abbagliante - ecco che dice Lao-tze. Essere veramente, è non volere essere. Egli te li rovescia tutti, i « valori ». Di te, che vieni innanzi duro e torvo con la maschera del « superuomo », del « conquistatore », di colui che « si frange, ma non si piega », di te sorride, fine, come per un bambino. Che ingenuo! E ti dice dell'acqua: non vi è nulla al mondo, che come l'acqua sia pronto ad assumere una forma qualsiasi, ma nello stesso tempo non vi è nulla che meglio di essa sappia vincere il forte e il rigido. Essa è indomabile perché a tutto adattantesi: perché priva di resistenza, è inafferrabile. E la « virtù » del Cielo, la imita. Il flessibile trionfa sul rigido, il debole trionfa sul forte. Forte e duro sono i modi della morte, sottile e flessibile sono i modi della vita: quelli sono in basso, questi in alto. Questi dirigono quelli: l'incorporeo compenetra l'impenetrabilità della materia.
    Chi si espone, crea la possibilità di esser abbattuto. L'albero forte viene stroncato... Il fallire è reso possibile dal « volere », la perdita è resa possibile dall'attaccamento, non vi è azione su cui non riconvenga una reazione. Così: buon lottatore non usa violenza, buon vincitore non lotta, buon direttore non dirige, buon camminatore non lascia traccia, buon detentore non ha bisogno di chiudere, buon imprigionatore non usa corde. L'esercito veramente vincitore non deve « combattere » non ha mai ammesso lotta, possibilità di lotta. Senti quanto tutto questo è sconcertante: tu non troveresti presa, non troveresti resistenza e sentiresti tuttavia una forza contro cui non puoi fare nulla, che ti toglie per prima cosa la possibilità della lotta, perché una spada non può colpire l'aria, perché una rete non può imprigionare l'acqua. Questa forza posseggono coloro « che sono stati morsi dal Dragone »: con questa essi dirigono, con questa operano, invisibili e silenziosi. Gli uomini, per essi non sono nulla, come non sono nulla, gli uomini, per le forze impersonali della natura: come strumenti essi li usano, dice Lao-tze, senza conoscere amore o odio, bene o male. Forse il costruttore si comporta diversamente con le pietre che adopera? Il quadrato infinitamente grande non ha più angoli, il recipiente infinitamente grande non ha più capacità, il suono infinitamente acuto non è più udibile, l'immagine infinitamente grande non ha più forma - ecco che ti dice Lao-tze. La non traccia è la traccia del suo Perfetto. Nella vastità della forza del suo spirito, rispetto a quella limitazione che è la coscienza di voi uomini, sembra che appena sappia di essere. Sotto l'aspetto della debolezza, ha la vera forza: si sa potente e sembra debole, si sa illuminato e sembra oscuro, si sa grande e si mostra piccolo, mediocre; ottunde l'acuto, rischiara il confuso, mitiga l'abbagliante, si identifica esteriormente al comune. Progredisce senza avanzare, assorbe senza conquistare, ha senza prendere. Divenendo come tutti, si diversifica da tutti. E va: prudente come chi guada un torrente invernale, vigile come chi sa intorno a sé il nemico, freddo come uno straniero, vanente come fiocco di neve che si scioglie, rude come tronco non dirozzato, vasto come le grandi valli, impenetrabile come l'acqua profonda, chiuso come le altezze solitarie. Giunge senza camminare, penetra senza guardare, compie senza volere, agisce senza fare, sparisce. Senza comandare, si fa obbedire; senza lottare, vince; senza chiamare, trae a sé. Quanto deve essere sconcertante per coloro che hanno il cliché della virilità-muscolo, della virilità-metallo, questo, che è il vero uomo, l'uomo assoluto! Egli assorbe serpentinamente in sé la virtù ambigua della femmina. Ti parla, Lao-tze, appunto della magia invisibile del femminile, che attrae e assorbe felinamente l'atto del maschio: e la congiunge all'immagine delle valli, oscure, nascoste, che traggono irresistibili a sé le acque delle altezze alpestri.
    « La Via, che è la Via, non è la via ordinaria », certo. Sai tu che sono, per esempio, il tuo « eroe », il tuo « martire », il tuo « uomo di carattere »? Creature di vanità, e niente più. « Mi frango, ma non mi piego » tu vuoi dire: per il « bel gesto », per la soddisfazione orgogliosa da far inghiottire al mio « Io », sacrifico la realtà. Quel enfant! I fumi dell'« eroico », del « tragico », lui non li ha, Lao-tze: freddo e lucido, gli importa solamente di compiere. Tu avanzi? Si trae indietro e poi torna, come l'onda: « retrocedere di un passo anziché avanzare di un pollice, fra due combattenti vince quello che non combatte ». Poni l'ostacolo, l'« affermazione »? Egli ti lascia fare, va sotto, ti stronca la radice. Previene ciò che non è ancora manifesto, agisce su ciò che è ancor debole, scioglie la crisi prima che essa scoppi. Si sottrae: intende agire là dove non ci sono condizioni e non ci sono difese, là dove non si crea una « causa », ossia dove non si crea nulla su cui possa ritorcersi un effetto.
    Ti ripete: l'azione, essi non sanno che cosa sia. Oggi c'è la religione dello « sforzo », del « divenire », dell'« atto ». Non il giungere importa, ma il « tendere infinito », la « lotta », l'« aspirazione eterna ». L'azione serve loro per sentirsi, non per compiere. Più sono presi, più sono eccitati e trasportati più sono contenti: così si sentono di più, loro, perché, naturalmente, essi hanno bisogno di « sentirsi »... Che catastrofe il giorno in cui non trovassero più resistenze! Scoppierebbero come quelle bolle d'aria, che sono. E proprio così accade alla morte, quando si sfascia l'astuccio solido del corpo fisico che serviva a « riflettere » la loro coscienza, e il nodo si scioglie e si dilata nell'etere infinito, dove non c'è appoggio e non c'è direzione, dove è il regno del Dragone.
    Livellare, tacere, sparire; la voce, senza parola; la vista, senza l'oggetto; il possesso, senza il contatto; l'atto, senza il movimento. Questa è la via del Tao. Paradosso? non-senso? Tutte parole, piccole mosche che ronzano intorno all'elefante regale. Bada piuttosto, tu che vorresti passare all'altra sponda, a quel che ti dice, lui, Lao-tze il sottile: « Come il pesce non potrebbe vivere abbandonando gli abissi tenebrosi, così l'uomo volgare non conosca l'arma di questa sapienza del Signore ».
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  7. #7
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Meditazione Zen, per la precisione...comunque, scusami, ma non sono esperto in materia...
    Un novizio, appena entrato nel monastero, domandò al maestro Chao-chou:

    "Ti prego, spiegami che cosa devo fare per raggiungere l'illuminazione".
    "Hai mangiato la tua zuppa?"
    "Si."
    "Allora, lava la ciotola."





    Un monaco domandò al maestro Nan-ch'uan:

    "Che cos'è lo Zen?"
    "È la vita di tutti i giorni."
    "E come ci si avvicina ad esso?"
    "Più cerchi di avvicinarti, più te ne allontani."








    Un professore universitario andò a far visita ad un famoso maestro zen. Mentre il maestro in silenzio serviva il the, il professore parlava di zen. Il maestro riempì la tazza del professore fino all’orlo, e continuò a versare. Il professore osservò la tazza che traboccava finchè non riuscì più a trattenersi oltre: "E’ stracolma! Non può contenerne ancora!" sbottò il professore. "Tu sei come questa tazza" replicò il maestro, "come posso mostrarti lo zen se prima non svuoti la tua tazza?"
    Ultima modifica di donerdarko; 07-12-09 alle 12:59
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  8. #8
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    Un professore universitario andò a far visita ad un famoso maestro zen. Mentre il maestro in silenzio serviva il the, il professore parlava di zen. Il maestro riempì la tazza del professore fino all’orlo, e continuò a versare. Il professore osservò la tazza che traboccava finchè non riuscì più a trattenersi oltre: "E’ stracolma! Non può contenerne ancora!" sbottò il professore. "Tu sei come questa tazza" replicò il maestro, "come posso mostrarti lo zen se prima non svuoti la tua tazza?"
    ... E glielo aveva appena mostrato...

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    Dei due tipi di idealismo, quello teologico merita rispetto per i risultati ottenuti, quello razionalistico per le sue intenzioni - H. P. Lovecraft

  9. #9
    .... .....
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Ci sono tanti Maestri..tante meditazioni..tanti libri e spiegazioni..come scegliere..?
    Ascolta..!
    Tanti ti indicheranno la Via..ma come riconoscere quella vera..?
    Bisogna fare la domanda giusta...ascoltare il tuo desiderio più profondo..e se è veramente profondo..ti apparirà anche il mondo più profondo di soddisfarlo..perchè le vette più alte si accompagnano alle valli più oscure..e solo accettando la valle ci appare anche la cima..
    Esistono tanti Maestri perchè la gente è insincera..mena il can per l'aia..
    dice di cercare la pace e la meditazione mentre in realtà ha il proprio cuore pieno di bramosie..lussurie..desideri..voglie..e rimanendo seduti in silenzio..non si soddisfano..ma diventano ancora più potenti..
    Il vero Maestro ti conduce dal buio alla luce..e accetta il tuo buio..lo conosce...e non ti chiede di sopprimerlo..ma di investigarlo..osservarlo..ti mostra tante tecniche che sono gli scalini per salire..ma prima..è necessario scendere..la prova dello specchio..vedere ciò che siamo..
    Chi non è pronto a scendere nei suoi desideri..non è pronto a superarli..a trascenderli..ed è condannato perennemente a prendersi in giro credendo di essere virtuoso e mediattivo mentre è solo represso..
    Di Maestri e tecniche che aiutino che vuol fare chiarezza..allora non ci sono molti(e)..ma qualcuno(a) c'è..e appare per chi è pronto..
    In attesa che ciò avvenga è anche legittimo perdere tempo..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  10. #10
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    Predefinito Rif: Come meditare?

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    Sapreste consigliarmi testi o manuali di meditazione?
    .

    Toh...visitando le vecchie discussioni ho pescato questa che, visto la data in cui è stata inserita, rende tardiva ogni ulteriore risposta.

    Tuttavia... aggiungo lo stesso qualcosa, perchè è un argomento che può sempre tornare di interesse per qualcuno che passa da queste parti più o meno per caso.

    Anni fa , quando mi posi il problema, questo passaggio de " La Faccia Verde" di Gustav Meyrink mi scoraggiò non poco :" Contro questi [ "lo sciame inafferrabile dei pensieri"] la spada della volontà non serve più.Quanto più li colpissi, tanto più furenti t'avvolgerebbero....Invano cercheresti d'imporre a questi sciami l'immobilità. V'è un solo mezzo per fuggirli : salire in uno stato di veglia superiore. Ma il modo di salirvi dovrai trovarlo da solo. E' un cauto e continuo tastare con l'animo e , insieme, una risoluzione ferrea. Non ti posso dir altro. E ricorda che qualunque consiglio che chiunque ti desse per uscir vittorioso da queste lotte tormentose sarebbe un veleno...."

    Avevo 17-18 anni. Trovavo affascinante e terribile insieme l'idea del dominio del proprio pensiero...ma dalle letture avide e poco soppesate di allora mi sembrava l'unica via per iniziare seriamente un percorso di graduale di trasformazione e di "evoluzione spirituale" ( termine allora originale, oggi banalissimo e inflazionato ).

    Non c'era Internet ( era la seconda metà degli anni '80 ) e in giro non sapevo a chi rivolgermi.

    Urgevano "manuali" utili e chiari.

    Ne scovai alcuni fumosi, finchè non mi imbattei in " Esercizi di Concentrazione" di Mouni Sadhu ( che poi scoprii essere lo pseudonimo di un occultista polacco, Mieczyslaw Demetriusz Sudowski, il quale ebbe la fortuna, fra tanto occultismo più o meno farraginoso, di incontrare Ramana Maharshi ).

    Sembrava il libro perfetto. Era un testo che ripresentava, in forma leggeremente modificata, gli esercizi per l'educazione dell'attenzione del Dott. Brandler-Pracht, pubblicati nel 1921 a Lipsia. A parte alcune pratiche preliminari, il fulcro degli esercizi verteva sul tentativo di concentrazione sulla lancetta dei secondi , ben visibile, di una comune sveglia. In tal modo si poteva controllare costantemente quanti secondi di concentrazione assoluta si erano avuti attorno alla lancetta , valutando l'inizio della pratica e la comparsa della prima evidente distrazione. Da qui, poi, si potevano stabilire "ruolini di marcia " per accrescere la durata della concentrazione, fase preliminare di ogni meditazione ( così credevo, allora ).

    Alè, si partiva pieni di entusiasmo. Dopo la mattinata scolastica e il pomeriggio passato a giocare a calcio ( 2-3 partite di fila, allora era uno scherzo..), arrivava il tramonto. Mi appartavo tutti i pomeriggi, sul tardi, per 15, poi 20, poi 30, poi 40 minuti al giorno. Innumerevoli tentativi di "braccio di ferro" con la mia capacità di attenzione. Guadagnavo qualche secondo di concentrazione assoluta, poi lo perdevo, poi lo riguadagnavo. Ero entrato nel tunnel dello "sforzo" volitivo.

    Andai avanti per mesi, ma pian piano mi convinsi che forse avevo sbagliato approccio e modalità di esecuzione.
    Intervenni con alcuni correttivi, che presi dalle monografie del Gruppo di Ur ( come dimenticare quella di “Luce” – Giulio Parise , intitolata “ La concentrazione e il Silenzio “ ? ) e con alcuni scritti di un massone ermetista, scomparso quasi vent’anni fa .

    Tuto ciò , ovviamente, non era sufficiente. Una mente - come quella comune - che rimane passiva per 23 ore al giorno, non può diventare di colpo "attiva" con una seduta di concentrazione. E' troppo abituata a "subire" il flusso delle immagini/avvenimenti del quotidiano. Occorreva riconsiderare l'interro stile di vita, che doveva accordarsi , come un diapason, alle pratiche che mi accingevo a fare.

    E qui la cosa era ( ed è... ) molto più ardua.

    A quel punto la svolta fu l'abbandono di questo stile "autarchico" di ricerca e l'affidarmi a Tradizioni viventi e a maestri. L'incontro con esponenti di una tradizione taoista prima e tibetana poi mi diede l'impulso ad un approccio più serio a queste pratiche.

    Capii la vanità di forzature eccessive, frutto solo del mero sforzo volitivo e senza altra guida se non il buon senso ( che per certuni resta comunque merce rara ).

    L'intervento che è stato quotato di recente ( http://forum.politicainrete.net/2497289-post75.html ) che scrissi con il nick Eliodoro su POL, è il risultato di quel nuovo approccio che adottai anni fa.

    Poi , nella mia ricerca personale, ci sono state e successive evoluzioni, costituite da abbandoni e nuovi incontri su cui è inutile dilungarsi, ma il succo del discorso resta il medesimo.

    Attenzione, non vado in direzione dei pigroni : un certo tirocinio è indispensabile, per chiunque segua qualsiasi Via. Tutte le tradizioni mondiali insistono su ciò e perfino i maestri Zen o Dzog Chen più secchi e drastici avevano alle spalle decine di migliaia di ore di meditazione.

    Le varie Tradizioni, a differenza del fai-da-te, insegnano il giusto approccio all'argomento "meditazione" senza disgiungerlo dal resto della propria vita. Insegnano l'approccio corretto. Insegnano a "sottilizzare" lo sforzo, a renderlo un "non-sforzo". Senza dimenticare l'importanza della "Trasmissione", che in certe Vie è di capitale importanza.

    Per quanto riguarda la domanda iniziale, sulla reperibilità di un "manuale di meditazione" , direi che è innanzitutto essenziale a quale tradizione ci si vuole avvicinare. Una volta fatta questa scelta, oggi, più di ieri, non mancano libri validi con cui cominciare un approccio serio.
    Per un certo primissimo tratto, da soli, si può anche provare a fare qualcosa, sempre tenendo presente quanto detto sopra. Poi è utile collegarsi ad insegnamenti viventi e non solo cartacei. Oggi non è impossibile.

    Ad ogni modo avrei anche io un paio di consigli bibliografici :

    " La Rivoluzione dell'Attenzione " di Alan B. Wallace, Ubaldini editore.

    Uno dei migliori libri in assoluto sull'argomento, scritto con una competenza ed una precisione davvero encomiabili. il libro tratta dei dieci stadi dello Samatha, una Via di attenzione e consapevolezza antichissima che prende le mosse dal respiro naturale. L'Autore è stato , in passato, ordinato monaco buddhista ed ha studiato e praticato sotto i migliori maestri di quella Tradizione.

    Se avessi trovato questo "manuale" venticinque anni fa....

    Altro testo : " La pratica dei Jhana ", di Snyder-Rasmussen, Ubaldini editore.

    Anche qui, con estrema precisione, viene affrontato l'argomento meditazione dello Samatha, secondo un'ottica un po' diversa.

    Infine : " Un'introduzione alla pratica della Contemplazione " di Namkhai Norbu, Shang Shung edizioni.

    Qui si parla dello Shinè dello Dzogchen, una pratica concentrativa-meditativa con fissazione di oggetti esterni e poi senza oggetto.

    Si tratta di tre testi che insegnano un approccio tradizionale corretto alle pratiche meditative specifiche per ciascuna tradizione e, pur occorrendo- come già detto- prima o poi un contatto diretto, forniscono all'"isolato" una serie utilissima di suggerimenti e modalità corrette di esecuzione.

    Mi sento anni luce distante da quegli anni ruggenti in cui trovavo utilissimi M.Sadhu, Ur e letture simili, ma non le rinnego perchè hanno agito da "traghetto".
    Nel frattempo anche queste ulteriori letture/pratiche sullo Samatha che ho citato non sono più , o non del tutto, all'interno della mia ricerca (che si è diramata in altra direzione, ) ma sento che consigliandole potrei evitare a qualcuno di farsi venire dei gran mal di testa fissando sfuggenti lancette d'orologio.....



    R.

    .
    Ultima modifica di eliodoro; 08-10-11 alle 00:04

 

 
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