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    Predefinito Brutto giorno per tutti i lavoratori

    La Cina sgancia lo yuan dal dollaro e lo rivaluta
    Terminadopo circa un decennio il rapporto di cambio fisso tra la moneta cinese e il biglietto verde

    M. Do.



    La Cina sgancia lo yuan dal dollaro e lo rivaluta. Dopo circa un decennio di cambio fisso con il biglietto verde, Pechino ha annunciato oggi di aver sganciato lo valuta dal rapporto di circa 8,28 nei confronti della moneta statunitense, per poi agganciarla a un nuovo paniere di valute straniere in cui potrà fluttuare in una ristretta banda di oscillazione, pari allo 0,3% rispetto al valore di riferimento fissato. Contemporaneamente lo yuan è stato rivalutato ad un rapporto di circa 8,11 per ogni dollaro Usa. Il nuovo regime di cambi, ha precisato Pechino in un annuncio alla tv di Stato, entrerà in vigore a partire da domani. Le autorità cinesi non hanno però precisato quali valute faranno parte del nuovo paniere di riferimento per il regime di cambi dello yuan.

    La decisione cinese di rivalutare di circa il 2% la sua moneta rispetto al dollaro ha immediatamente scosso i mercati, con lo yen che è balzato da quota 112,43 a 111,39 sul biglietto verde, mentre nei confronti dell’euro è passato da 136,5 a 135,78. Accelerano le borse europee, dopo una mattinata senza spunti significativi. A metà seduta Francoforte sale dell’1,5% mentre Amsterdam dello 0,66%. In progresso anche Parigi (0,86%) e Londra (0,2%), mentre a Piazza Affari il Mibtel riprende quota e guadagna lo 0,46 per cento. Sui listini azionari europei gli acquisti si spalmano un po’ su tutti i settori, in particolare assicurativi, che guadagnano l’1,35 per cento. Ben comprati anche i titoli auto (+1,26%) e le utilities (+1,48), mentre i tecnologici (-2,21%) soffrono i deludenti dati di Nokia e il conseguente tonfo in Borsa (-7%).
    Le notizie che provengono dalla Cina sono accolte con riserbo dalla Banca centrale europea, i cui portavoce non vogliono commentare il fatto. Il presidente del Fondo monetario internazionale, Rodrigo Rato, ritiene invece che il gigante asiatico sia ormai tecnicamente pronto per muoversi verso un tasso di cambio più flessibile. «Siamo convinti che anche loro pensano di essere pronti per una mossa del genere - ha detto Rato - quindi ora si tratta di una decisione politica sul quando agire». Gli alti funzionari del Fondo sono tornati di recente da Pechino dopo le consultazioni economiche annuali con le autoritá del Paese. La valutazione del Fmi sul Paese sará probabilmente discussa dal board dell'istituto di Washington nell'arco delle prossime due settimane. Rato ha fatto sapere che il Fondo ha consigliato caldamente a Pechino di allentare l'ancoramento dello yuan al dollaro, nell’interesse economico della nazione.
    Appena ieri, inoltre, il presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, aveva affermato che la Cina si trova davanti «a rischi seri» per l'economia se non lascia apprezzare la sua valuta. Il numero uno della Banca centrale Usa aveva ribadito la sua posizione, secondo la quale gli Usa non dovrebbero comunque imporre tariffe punitive per forzare la Cina a rivalutare lo yuan.

    •   Alt 

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    Tutti contenti della decisione cinese di sganciare la sua moneta lo yuan dal dollaro. Peccato che la soluzione imposta dagli USA non va a risolvere il vero problema: quello dei diritti dei lavoratori cinesi. Gli imprenditori che vanno a investire in Cina (con sgravi fiscali e una manodopera a prezzi da sfruttamento) continueranno ad approfittare dei lavoratori cinesi, che sono da sempre privi dei normali diritti di lavoro sanciti da tutte le costituzioni avanzate. Un giorno nero per i lavoratori cinesi. Ed anche, purtroppo, per i lavoratori di tutto il mondo. Costretti a competere con una manodopera così economica e priva di tutele. Cosicchè gli altri lavoratori sivedranno corrodere (già lo stanno facendo) tutti i diritti già acquisiti, dalla maternità al tfr, dalla "giusta causa" ai contributi pensionistici. Nel contempo vedranno assottigliarsi stipendi e retribuzioni senza poter opporre una valida resistenza.
    Ancora una volta, invece che esportare i diritti sociali acquisiti e le relative tutele, la grande finanza internazionale e la globalizzazione selvaggia esporteranno solo gli aspetti negativi , accrescendo la povertà. I dazi sociali, che avrebbero imposto tutele e diritti anche per i lavoratori cinesi, sono stati bocciati a vantaggio dello sfruttamento e della speculazione economica e finanziaria.
    Quindi non rallegriamoci troppo.

 

 

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