La vittoria dei cattolici e del movimento anti-referendario è indiscutibile nelle proporzioni.
L'invito a rimanere a casa oppure ad andare al mare (se il tempo fosse stato più clemente) è riuscito a passare tra gli italiani molto di più del messaggio di chi proponeva di dividere e di dividersi attraverso il referendum sui contenuti della legge 40.
Massimo Franco, oggi, dalle colonne del Corsera azzarda un'analisi, affermando che il non voto di ieri e oggi costituisce la fine dello strumento referendario, come mezzo di democrazia diretta a disposizione dei cittadini italiani.
In effetti anche i più ottimisti, nonostante tutto, dovranno convenire con la necessità di rilanciare il referendum dopo 10 anni di quorum mancanti e di milardi di euro dei contribuenti andati miseramente in fumo.
Dobbiamo, ad esempio, tornare a discutere della questione del quorum, istituto del tutto mal interpretato a livello costituzionale, utilizzato per giustificare la mancante partecipazione al voto da parte dei cittadini. Curioso modo di interpretare il pensiero di De Gasperi o di Terracini, che probabilmente oggi si rivolterebbero nella tomba sentendo a giudizio di alcuni di aver legittimato, con la Costituzione del '48, l'astensione.
In un Paese che vuole dare valore al parere dei cittadini, bisogna eliminare quei vincoli di partecipazione, diventati oramai troppo stretti e che rischiano di ridurre il ruolo degli individui all'interno di uno Stato, a semplice merce da acquistare da parte dei politici.
Il Parlamento pertanto ancor prima di muoversi per modificare la legge 40, dovrà riflettere sul significato politico della consultazione odierna, rinnovando lo strumento per eccellenza di democrazia diretta, dandogli nuovo lustro mediante l'eminazione del quorum.
Se vogliamo veramente avere a cuore il valore dell'espressione del cittadino all'interno di uno Stato non possiamo fare altrimenti, ecco perché darsi una mossa fin da domani nel mondo politico sarà fondamentale.
Liberale
P.S: Affido ad un altro post la mia valutazione sui motivi che hanno portato alla sconfitta dei promotori del Sì al referendum abrogativo contro la Legge 40.


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