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  1. #1
    sacher.tonino
    Ospite

    Post Ayn Rand - Rothbard Archists - Anarchists

    E' Rothbard a svincolarsi da Rand; o Rand, a restare nell'alveo nell'anarcocapitalismo minimalista?

    Rand, a tutti gli effetti, è una radicale; Rothbard non finisce per radicalizzare un estremismo?

  2. #2
    RenzoAudisio
    Ospite

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    Personalmente ormai non credo più che l'anarchia, o anche solo un sincero anarcocapitalismo, possa essere il frutto di una radicalizzazione del liberalismo, passando attraverso una radicalizzazione progressiva del proprio pensiero ed una minimalizzazione dello Stato.
    Ho dovuto finire per convincermene, anche se il mio percorso effettivamente è stato casualmente quello. Ma solo il contatto con altre forze libertarie federaliste ed anarchiche classiche, mi ha persuaso che rinunciando allo Stato ed al Governo per la libertà dell'individuo, bisogna necessariamente porre anche una pietra tombale sul liberalismo almeno come condizione sistemica della società.
    Ayn Rand effettivamente rappresenta solo un liberalismo molto radicale, ma per me anche Rothbard in molti aspetti non si "sdoganò" del tutto, e forse per questo subì un riflusso conclusivo... reazionario rispetto ai libertarians più radicali di lui.
    E' altres' vero che tutti quanti abbiamo da imparare sia dalla Rand che da Rothbard.

  3. #3
    sacher.tonino
    Ospite

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    Originally posted by RenzoAudisio
    Personalmente ormai non credo più che l'anarchia, o anche solo un sincero anarcocapitalismo, possa essere il frutto di una radicalizzazione del liberalismo, passando attraverso una radicalizzazione progressiva del proprio pensiero ed una minimalizzazione dello Stato.
    Ho dovuto finire per convincermene, anche se il mio percorso effettivamente è stato casualmente quello. Ma solo il contatto con altre forze libertarie federaliste ed anarchiche classiche, mi ha persuaso che rinunciando allo Stato ed al Governo per la libertà dell'individuo, bisogna necessariamente porre anche una pietra tombale sul liberalismo almeno come condizione sistemica della società.
    Ayn Rand effettivamente rappresenta solo un liberalismo molto radicale, ma per me anche Rothbard in molti aspetti non si "sdoganò" del tutto, e forse per questo subì un riflusso conclusivo... reazionario rispetto ai libertarians più radicali di lui.
    E' altres' vero che tutti quanti abbiamo da imparare sia dalla Rand che da Rothbard.

    Per quel poco che ne sò, la Rand tracciò un interessante sistema filosofico, che poi non era un sistema, bensì l'esistenza oggettiva per l'esistenza oggettiva; La Rand non si pose mai come rivoluzionaria Americana, bensì come intellettuale scomoda come scomodi sono i Radicali in Italia, perchè politici colti ed intelligenti...

    Non mi avventuro nel pensiero libertario, perchè altrimenti farei ridere, dato la mia ignoranza in materia, nonostante la mia pregevole biblioteca di testi interessanti...

    A mio avviso, la grandezza della Rand, stà nel fatto che essa non propone movimenti politici che cambieranno il mondo, ma
    una radicalizzazione dell'empirismo aristotelico, donando all'uomo una sorta di metro infallibile per misurare la realtà: cioè, i fatti.

    Partendo dai fatti, il resto viene di conseguenza...
    Per quanto riguarda la rinuncia dello Stato, ti invidio, per la tua posizione intransigentemente libertaria...

    Io mi trovo in un punto della mia vita che politicamente non sò più cosa pensare e che pesci prendere...


    Da adolescente mi innamorai delle prassi marxiste e socialiste, poi sono passato ad un liberalismo di sinistra, poi ad un centrismo liberale quasi classico...ora mi stò tuffando nella lettura di testi libertari...

    Forse sono semplicemente un Pannelliano, e non lo voglio ammettere, nel frattempo, ho messo sù l'avatar di Giovanni Calvino, il vero creatore del Capitalismo transnazionale...
    saluti
    Antonio

  4. #4
    sacher.tonino
    Ospite

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    ...ho cambiato avatar

  5. #5
    RenzoAudisio
    Ospite

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    Le dittature sono fuori legge. Ogni Nazione libera aveva il diritto di invadere la Germania nazista e, oggi, ha il diritto di invadere la Russia sovietica, Cuba o qualsiasi altra gabbia di schiavi. Che una Nazione libera scelga di farlo o meno, è una questione del suo interesse, non di rispetto di diritti inesistenti di una gang al potere. Non è un dovere di una Nazione libera, liberare altre Nazioni a costo di sacrificarsi, ma una Nazione libera ha il diritto di farlo, quando e se sceglie di farlo. (Ayn Rand da "La virtù dell'egoismo")
    Vedi un po' te se ad esempio non è una proposizione sistemica questa...

  6. #6
    sacher.tonino
    Ospite

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    Originally posted by RenzoAudisio
    Vedi un po' te se ad esempio non è una proposizione sistemica questa...
    cattivello

    ...comunque Rand è una grande, non c'è che dire...

  7. #7
    -
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    Originally posted by sacher.tonino

    Da adolescente mi innamorai delle prassi marxiste e socialiste, poi sono passato ad un liberalismo di sinistra, poi ad un centrismo liberale quasi classico...ora mi stò tuffando nella lettura di testi libertari...

    Anche io, ma il tutto in un anno e mezzo di tempo -da 17 a 19.

    Ayn Rand non la posso soffrire però, ho letto metà di Atlas Shrugged nonchè "for the New intellectual", ma...
    We place no reliance
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    Our Aim is Religion.

  8. #8
    RenzoAudisio
    Ospite

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    Originally posted by Mastea
    Anche io, ma il tutto in un anno e mezzo di tempo -da 17 a 19.

    Ayn Rand non la posso soffrire però, ho letto metà di Atlas Shrugged nonchè "for the New intellectual", ma...
    Non so perchè tu non la possa soffrire, ma per essere più tollerante, e capire meglio gli autori, ti posso dare il consiglio di inquadrare sempre e molto bene ciascun autore nella sua epoca e più precisamente nella loro storia personale.
    Se non si capisce l'epoca e la storia di un autore, non lo si potrà mai capire ed apprezzare appropriatamente (nè nel bene nè nel male).
    Pur certo che tu conosca quella della Rand, te la riassumo brevemente qui di seguito (aiutandomi a piene mani con uno scritto di Magni):


    Alissa Zinovievna Rosenbaum, figlia di un farmacista ebreo nasce il 2 febbraio del 1905 a San Pietroburgo, primogenita di tre sorelle, di una ricca e borghese famiglia ebrea.
    Vive i primi anni della sua vita nel periodo più tormentato del suo Paese, e proprio nella Capitale,divenuta un calderone in cui ribollivano tutte le idee che avrebbero plasmato, nel bene e nel male, il XX secolo.
    La Russia di allora, per usare i termini di Isahia Berlin, stava scegliendo se essere una società orientale, chiusa a "riccio" nelle sue convinzioni e dogmi, o una società occidentale, aperta al mondo e curiosa come una "volpe".
    La Rosenbaum, anche grazie alla sua formazione familiare cosmopolita, si invaghì dell'Occidente e del suo modello culturale fin dai primi anni delle scuole superiori e non cambiò mai idea, anche quando le speranze per un'occidentalizzazione della Russia finirono nel sangue in seguito alla rivoluzione comunista.
    A quattordici anni amava Victor Hugo e odiava il misticismo di Tolstoj, caratteristico misticismo russo, che se non fu direttamente responsabile dell'affermazione del regime comunista, fu comunque un freno all'affermazione del razionalismo e dell'individualismo occidentale.
    Quella mentalità utopistica e nonviolenta non fu affatto di aiuto quando, nel 1917, il giovane governo democratico russo (che i Rosenbaum sostenevano attivamente), appena scalzato lo zarismo, si dovette battere contro la violenta presa del potere dei comunisti.
    A quindici anni, Alissa Rosenbaum incominciò a vedere in prima persona quale era il vero volto del nascente regime bolscevico: infatti la sua famiglia fu perseguitata da subito, e ridotta poco dopo in miseria con la confisca della loro attività commerciale.
    L'esperienza della dittatura, della fame ed il terrore delle deportazioni in Siberia segnano profondamente Ayn Rand.
    Riuscì a fuggire, assieme ai suoi, in Crimea, una regione della Russia che era stata liberata dai Bianchi (corpi di volontari che si battevano nel nome di una variegata coalizione di anticomunisti) e solo così poté completare il suo ciclo di istruzione in un liceo libero e non condizionato dall'ideologia marxista-leninista.
    In quel piccolo angolo di Russia non ancora sovietizzata poté innamorarsi della filosofia di Aristotele e decise di specializzarsi in filosofia, anche se la sue grandi passioni rimanevano il cinema, la letteratura e anche i fumetti, che plasmarono il suo stile letterario fatto di eroi veramente eroi e cattivi veramente cattivi.
    Quando, nel 1921, anche la Crimea fu conquistata dall'Armata Rossa, dovette rassegnarsi a tornare alla sua città natale, ribattezzata Pietrogrado (poi sarebbe diventata Leningrado). L'università di filosofia lasciava qualche spiraglio di libertà di insegnamento, tanto che, da studentessa, Alissa Rosenbaum poté sviluppare un rapporto di amore/odio nei confronti del suo secondo filosofo di riferimento: Friedrich Nietzche, da cui attinse l'individualismo estremo e l'ateismo, ma di cui rigettò il relativismo etico.
    Sviluppò anche un odio profondo per Kant, che nella Russia bolscevica incominciava ad essere studiato solo come il progenitore dell'idealismo di Hegel, a sua volta visto come padre spirituale del metodo dialettico di Marx.
    Il filone Kant-Hegel-Marx (che i professori sovietici completavano con Lenin) divenne poi il bersaglio privilegiato delle polemiche della giovane filosofa.
    Nel 1924, Alissa Rosenbaum pareva aver accantonato il suo anticomunismo viscerale per diventare il prototipo della perfetta studentessa sovietica: laureata con il massimo dei voti in filosofia, lavorava come guida nei musei di Leningrado e come ricercatrice nell'Istituto per le Arti Cinematografiche, la stessa istituzione in cui si stava forgiando la nuova generazione dei registi del socialismo reale, Eisenstein in testa.
    Forse per quest'apparente adesione al nuovo regime, il ministero dell'istruzione le permise di viaggiare.
    Più precisamente andò a Berlino, poi in Francia e infine a Chicago, per trovare i suoi parenti, con un permesso di studio di sei mesi. In realtà la giovane filosofa non aveva cambiato le sue idee e soprattutto non aveva alcuna intenzione di ritornare nell'Unione Sovietica e una volta negli Stati Uniti fece perdere le sue tracce.
    E fu così che nel 1926 a soli 21 anni riesce a fuggire negli Stati Uniti anche per perseguire il sogno di diventare scrittrice, e dove effettivamente dopo inizi difficili riuscirà ad affermarsi come sceneggiatrice per Hollywood.
    Cambiò il suo nome nell'anagramma Ayn Rand (anche per evitare rappresaglie alla sua famiglia rimasta in ostaggio in Urss) e si trasferì ad Hollywood, seguendo il suo sogno di diventare una sceneggiatrice.
    Fu un periodo in cui dovette arrangiarsi con lavori umili, mentre imparava bene la lingua della sua nuova patria. Senza cittadinanza (la ebbe solo quando si sposò nel 1931, dopo cinque anni) e senza soldi, alle sue difficoltà pratiche si aggiunsero anche quelle ideali: a partire dalla crisi del 1929, negli Stati Uniti si diffusero a macchia d'olio le idee del socialismo e (fra gli intellettuali) anche una profonda simpatia per il modello sovietico.
    Fuggita dall'Urss, la Rand si ritrovava di nuovo in mezzo agli apologeti dei suoi ex persecutori.
    La sua forte carica polemica nacque soprattutto per questo motivo, in quanto circondata da gente che ignorava la vera natura del totalitarismo o lo elogiava apertamente.
    Non stupisce che, vent'anni dopo, durante il maccartismo, la Rand non solo non si oppose alla "caccia alle streghe", ma partecipò attivamente alla denuncia dei comunisti alla Commissione per le Attività Anti-Americane.
    Dopo aver scritto alcune sceneggiature, più o meno fortunate, la Rand, nel 1929 incominciò a lavorare sul suo romanzo autobiografico We, The Living (Noi Vivi), pubblicato solo nel 1936 da McMillan, dopo che la firma di Ayn Rand si era diffusa come autrice dello spettacolo di Broadway Night of January 16. We the Living fu il primo grande squarcio nel buio della realtà sovietica, allora considerata ancora un "mistero circondato da un enigma", per usare le parole di Winston Churchill.
    Il romanzo autobiografico spalancava una finestra su un mondo misero, fatto di individui costretti a rinunciare del tutto alla propria personalità per barcamenarsi in una vera giungla fatta di ricatti reciproci e lunghe attese frustranti, terrore e abusi di potere. Ben prima di "1984" di George Orwell, We the Living mostra senza filtri la vita quotidiana in un regime totalitario e l'impossibilità di viverla senza sporcarsi o essere sopraffatti.
    Concluso lo sfogo autobiografico, la Rand decise che era giunta l'ora di incominciare ad esporre le sue idee filosofiche, ma sempre sotto forma di romanzo, così da renderle accessibili all'uomo medio. Nel 1937 scrisse Anthem, una novella di fantascienza ambientata in un mondo apparentemente molto antico (simile a Sparta), in cui gli individui devono rinunciare alla loro identità per fondersi in una collettività dominante. Solo alla fine si scopre che, in realtà, quel mondo non era antico: era il risultato di secoli di totalitarismo che avevano annientato il progresso umano da tutti i punti di vista. Lo stesso anno, la Rand incominciò a lavorare su The Fountainhead, la storia di un architetto che combatte contro lo stile classicista, allora egemone, per dare vita ad un'arte razionale, che esprima lo scopo e lo spirito della costruzione. Il protagonista, nel realizzare il suo lavoro, non accetta alcun compromesso, a costo di immiserirsi e di esser processato. The Fountainhead è l'elogio dell'uomo "così come dovrebbe essere" ed è, allo stesso tempo, carico di critiche contro l'etica dell'altruismo e la cultura politica socialista.
    La "fonte meravigliosa" altro non è che la mente umana che, lasciata libera di zampillare, è alla base della vita e del progresso. Il romanzo fu rigettato da dodici editori perché troppo scorretto sul piano politico, poi venne pubblicato nel 1943 e i suoi diritti venduti alla Warner Bros per un adattamento cinematografico.
    Il 1943, il momento di massima espansione dei regimi totalitari in Europa e in Asia e di massima espansione dello statalismo in America, fu l'anno in cui la Rand concepì il suo romanzo filosofico che la rese celebre, il suo equivalente di Così parlò Zarathustra di Nietzche. Il primo titolo che diede alla sua "creatura" fu Sciopero. Il suo progetto, che era quello di presentare tutta la sua filosofia in un romanzo, durò per quasi quindici anni di lavoro ininterrotto, prima solitario, poi anche con la collaborazione dello psicologo ebreo Nathaniel Blumenthal (poi Nathaniel Branden) e della moglie Barbara Weidman, con cui fondò un suo circolo intellettuale. Nel 1957 il romanzo fu pubblicato con il titolo definitivo di Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante). Trama fantascientifica (ambientato ancora in un futuro collettivizzato, come Anthem), personaggi molto simbolici e lunghi dialoghi hanno permesso alla Rand di far leggere ad un vasto pubblico tutta la sua filosofia: una metafisica della realtà (la realtà esiste, oggettivamente, a prescindere dalla mente umana), un'epistemologia della ragione (l'uomo apprende con l'esperienza e formula concetti astratti), un'etica egoista (è giusto che l'uomo, nelle sue scelte, anteponga la sua volontà a quella altrui), una filosofia politica capitalista radicale (lo Stato deve essere ridotto ad una funzione minima e finanziato volontariamente) e un'estetica romantica (l'artista deve esprimere coerentemente la sua visione dell'uomo e della realtà).
    La sua filosofia, elaborata e messa alla prova in dibattiti infiniti nel circolo culturale fondato con l'aiuto di Nathaniel Branden fu battezzata "Oggettivismo".
    L’essenza di questa filosofia oggettivista è il diritto dell’uomo a perseguire la propria realizzazione, per mezzo della propria razionalità, rapportandosi con gli altri individui attraverso lo strumento dello scambio volontario.
    Per la Rand la ricerca del successo e della felicità non è un crimine, né un peccato, ma invece rappresenta lo scopo morale più alto e legittimo della vita di una persona.
    Vengono quindi rifiutate quelle filosofie politiche e morali che vedono invece nell’uomo un ingranaggio di una macchina, un oggetto sacrificale da immolare in nome dell’interesse di entità superiori, che siano lo Stato, la collettività, la natura o la divinità.
    La stessa Rand avrebbe preferito battezzare il suo pensiero "Esistenzialismo" (dal primo pilastro della sua filosofia, "l'esistenza esiste"), ma la definizione era già usata dai suoi contemporanei filosofi francesi e tedeschi che sostenevano idee praticamente opposte alle sue. Il termine "oggettivismo" è l'opposto letterale di "idealismo": come l'idealismo presuppone che sia la mente a creare la realtà, l'oggettivismo, al contrario, presuppone che la realtà esista indipendentemente dalla mente. Mentre elaborava la sua filosofia, Ayn Rand fu molto influenzata, nel campo della teoria economica, dalle idee liberiste sviluppate dalla Scuola Austriaca.
    Tuttora la filosofia politica ed economica di Ayn Rand è considerata una delle più coerenti applicazioni delle teorie di Ludwig Von Mises.
    Contrariamente a quanto si possa pensare della pigrizia intellettuale degli Americani, un libro filosofico come Atlas Shrugged divenne subito un best seller. Attirata l'attenzione, fatta presa sulle masse, la Rand incominciò la sua opera di proselitismo, sempre stando ben lontana dalle università, dove le idee socialiste e relativiste importate dall'Europa avevano già conquistato l'egemonia culturale.
    Dopo un periodo di lezioni private e pubblicazione di pamphlet e articoli (divennero famosi soprattutto i suoi editoriali contro la politica di Kennedy sul Los Angeles Times), fu fondata la prima struttura di divulgazione, l'Istituto Nathaniel Branden e poi, dal 1962, fu pubblicato il primo periodico di studi oggettivisti, The Objectivist Newsletter che, dal 1966, fu ribattezzato The Objectivist.
    Ad ogni aspetto della filosofia oggettivista, la Rand dedicò un saggio di filosofia.
    La metafisica e l'epistemologia furono spiegate in Introduction to Objectivist Epistemology, l'etica in The Virtue of Selfishness, la politica in Capitalism: The Unknoown Ideal e l'estetica in The Romantic Manifesto: tutti libri di filosofia, scritti in un linguaggio comprensibile a chiunque e soprattutto molto forti nei toni, ben lontani dalla pacatezza delle pubblicazioni accademiche.
    Gli anni che vanno dal 1960 al 1968 costituiscono il periodo di massima popolarità di Ayn Rand e di maggior diffusione delle sue idee.
    Faceva presa, soprattutto, la filosofia politica radicale proposta dagli oggettivisti: la tassazione è immorale, lo Stato è un male quasi mai necessario, la ragione e la scienza devono sconfiggere ogni forma di irrazionalità, il banchiere e l'imprenditore sono figure da onorare quanto i letterati e i filosofi, la politica dell'appeasement e del compromesso è un suicidio, la natura deve essere trasformata per creare benessere.
    In un periodo di piena rinascita del movimento intellettuale conservatore, l'Oggettivismo fu una vera bomba intellettuale: offriva una sponda laica e individualista a coloro che si opponevano alla sinistra, ma che non si ritenevano conservatori; era una filosofia profondamente anti-progressista, ma allo stesso tempo non aveva nulla di reazionario, al contrario faceva del progresso tecnologico di una società libera il suo vessillo.
    Naturalmente attirò l'ira e l'attenzione sia dei conservatori (che la giudicavano una pericolosa filosofia individualista che mirava a disgregare la società), sia dei progressisti (che la vedevano come la filosofia degli squali capitalisti e dei guerrafondai anticomunisti). Gli anarco-individualisti, confinati in accademie o in ambienti politici marginali, videro in Ayn Rand un'innovatrice dei loro ideali, anche se la Rand rifiutò sempre di confondersi con loro. Il movimento libertario contemporaneo, fondato dall'economista Murray Rothbard, nacque dai seminari di Ayn Rand (Rothbard era un suo allievo), ma fu sempre avversato dalla filosofa russa: ella si opponeva fermamente all'idea di una società anarchica e soprattutto vedeva nel movimento libertario un pericoloso alleato della nuova sinistra, soprattutto nelle sue battaglie contro il supposto "imperialismo" americano. Le idee politiche dell'oggettivismo, invece, ebbero presa sul popolo del Partito Repubblicano e anche sullo stesso presidente Barry Goldwater, che si ispirò molto alle idee della Rand nella sua campagna (fortemente anti-statalista) del 1964, la stessa campagna in cui si formò anche il giovane Ronald Reagan.
    Appare veramente strano che, nel 1968, al massimo della sua popolarità e proprio alla vigilia della battaglia culturale più dura contro la nuova sinistra emergente, l'Istituto Nathaniel Branden si sia sciolto. Le cause della rottura (personale e pubblica) di Ayn Rand con i coniugi Branden sono tuttora in discussione ed è ancora un argomento imbarazzante per gli ex membri dell'Istituto ancora vivi e attivi. Probabilmente la stessa Rand non aveva alcuna intenzione di fare della sua filosofia la base di un movimento di massa, bensì era suo interesse prioritario preservare il suo pensiero così com'era e tramandarlo solo a quelli fra i suoi discepoli che erano disposti ad accettarlo alla lettera.
    Lo scioglimento dell'Istituto Nathaniel Branden non significò affatto la fine dell'Oggettivismo, ma solo quella del suo peso politico e la sua graduale perdita di popolarità nell'opinione pubblica. Ayn Rand assunse la direzione della rivista The Objectivist, poi ribattezzato The Ayn Rand Letter a partire dal 1971 e continuò a tenere lezioni e seminari ovunque. Nel 1970, alla Casa Bianca, presenziò all'investitura del suo fedele allievo Alan Greenspan, tuttora presidente della FED. Nel 1971 pubblicò The New Left: The Anti-Industrial Revolution, che è la critica liberale più completa e organica che sia stata scritta sui movimenti ecologisti e terzomondisti della nuova sinistra. Nel 1974, con Philosophy, who needs it, la Rand spiegò che la filosofia era alla base di tutte le altre discipline. Nel 1981 pubblicò il suo ultimo grande lavoro di filosofia morale: The Sanction of the Victims. Nell'articolo dimostrava come il potere assoluto si reggesse solo in forza della legittimazione, più o meno consapevole, di una massa di vittime. Il totalitarismo, per questo motivo, è molto fragile: se gli si nega ogni legittimazione, collassa. La Rand morì nel marzo del 1982.
    Il pensiero randiano è sintetizzato nella migliore delle sue forme espressive in “La rivolta di Atlante” (1957), un monumentale romanzo che narra l'inarrestabile declino distopico di un’America sempre più collettivista e la conseguente rivolta di un gruppo di uomini e donne di ingegno che rifiutano di mettere le proprie doti ed il proprio impegno al servizio del socialismo e decidono invece di gettare le basi di una società nuova saldamente ancorata a quei principi del capitalismo che l’America ha rinnegato.
    “La rivolta di Atlante” presenta nella sua forma compiuta una nuova filosofia politica e morale fondata sulla difesa del capitalismo, della ragione e dell’individualismo e per la quale la Rand sceglie il nome di Oggettivismo.
    A questo romanzo seguirono negli anni successivi svariati saggi, articoli sui giornali e conferenze in tutta l’America, con un impegno costante in prima linea nella battaglia delle idee che è proseguito fino alla scomparsa della scrittrice nel 1982.

  9. #9
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    Grazie ma sì, la conoscevo

    Credo che il sistema della Rand, paradossalmente, non sia sufficientemente obiettivo. Fallisce non riuscendo a raggiungere i suoi stessi standard. La stessa Rand parla di libertà intesa come "il diritto di agire sul nostro solo giudizio" ma - dato che nessuno possibilmente conosce ogni outcome (non mi viene il termine italiano ) della soluzione proposta - nessuno può giudicare l'agire degli altri. Ed è proprio qui la fallacia commessa dalla Rand, dato che lei giudica, e secondo un oggettivismo rigoroso è irragionevole giudicare le strategie di un altro soggetto.
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  10. #10
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    Originally posted by sacher.tonino
    cattivello

    ...comunque Rand è una grande, non c'è che dire...
    Non passo spesso sul POL, e tantomeno su questo forum (senza pregiudizi, ho idee differenti e basta ) però può interessarvi che la Rand è finita su due romanzi.

    ACQUA, LUCE, GAS (trilogia dei lavori pubblici) di Matt Ruff (Fanucci): il romanzo è una satira fantascientifica in cui la Rand è resuscitata grazie ad un programma informatico ed è la principale consulente dell'eroina di turno. Non viene trattata benissimo, ma sempre con il confronto dialogico, affettuosa ironia.

    QUELL'ANNO A SCUOLA di Tobias Wollf (Einaudi Stile Libero): questa è una vicenda autobiografica nella quale la Rand è invitata come conferenziere in un liceo americano e parla di fronte a ragazzi e insegnanti (sigaretta sempre accesa). Tobias all'inizio si è innamorato de "La fonte meravigliosa" e dei suoi eroi, poi però, dopo l'incontro con la scrittrice, così piena di sé e rabbia col mondo, torna ad un vero scrittore che la Rand odia: Hemingway. Gli eroi della Rand sono fuori dal mondo, fumettistici, quelli di Hemingway saranno pure impotenti (parole della scrittrice) però soffrono e sentono l'esistenza altrui.
    No, qui la Rand è trattata proprio male, e non ci fa una bella figura.
    Ciao.

 

 
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