Le due società, intestate a un prestanome, erano nelle mani
di Pasquale Casillo, imprenditore campano sotto inchiesta per mafia
Calcio e camorra, operazione Gdf
sequestrate Avellino e Salernitana
Pasquale Casillo
NAPOLI - Le società erano intestate a una testa di paglia, ma il padrone era sempre lui, Pasquale Casillo. La Guardia di finanza di Napoli ha eseguito questa mattina il sequestro preventivo dell'Avellino calcio e del 50 per cento della Salernitana, e di due altre società non sportive. La misura cautelare è stata emessa dal Tribunale del riesame di Salerno. L'ex presidente del Foggia dei tempi d'oro di Zeman, ora imputato per associazione a delinquere di stampo camorristico, si sarebbe accordato con un prestanome per eludere le misure preventive a lui applicate.
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, sono nate dalla denuncia di Aniello Aliberti, presidente della Salernitarna, su presunte attività di estorsione nei suoi confronti da parte di Pasquale Casillo. Gli uomini del Gico di Napoli hanno scoperto che l'intera proprietà dell'Avellino e il 50 per cento della Salernitana erano state fittiziamente intestate ad Aliberti per eludere la legislazione antimafia.
I finanzieri hanno ricostruito i passaggi di proprietà avvenuti nelle quote azionarie dei due club, utilizzando anche intercettazioni telefoniche e perquisizioni. Tutto ciò, secondo gli investigatori, ha fatto emergere il ruolo di socio occulto rivestito da Casillo nelle società calcistiche e la fittizia intestazione ad Aliberti di quote e azioni, che di fatto erano a disposizione di Casillo. E' stato accertato anche il pagamento da parte di Aliberti di circa 9 miliardi di vecchie lire a Casillo, sulla base di accordi fiduciari tra i due.
L'Avellino, promosso quest'anno in serie B, è stato interamente rilevato, l'anno scorso, dagli imprenditori Marco e Massimo Pugliese. La Salernitana Sport Spa, di cui è titolare sempre Aliberti, non è stata iscritta al prossimo campionato di B per problemi di bilancio. Ora si sta lavorando, attraverso le procedure del "lodo Petrucci", alla creazione di una nuova società cittadina che riparta dalla serie inferiore.
Le indagini si sono concluse con la richiesta di rinvio a giudizio per Pasquale Casillo, Aniello Aliberti, Anna Maria Ambrosio (moglie di Casillo), Emilio Ragosta (nipote di Casillo) e Francesco Del Mese. E' stato invece condannato, a un anno di reclusione, Stefano Monachesi, che ha patteggiato la pena.
(25 luglio 2005)




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