IL CASO In un libro di Tassinari sette storie di personaggi e ambienti raccontano il mondo post-eversivo
L'omaggio a Evola sul Monte Rosa, il rock, l'ecologia
I ragazzi di Casa Pound ascoltano musica, occupano case, organizzano feste La riscoperta di Ipazia, astrologa e filosofa uccisa da fanatici cristiani nel V secolo
FILIPPO CECCARELLI E l'altra destra, quella estrema, anzi la più estrema, che fine ha fatto? Da quel che è dato sapere si è liquefatta, come tante altre esperienze. Ma certo nulla, oggi, può suonarle più estraneo delle dispute sul partito unico, delle mormorazioni del "colonnellume" al bar, del "chiarimento" sollecitato da Storace o del plausibile "ripulisti" che Fini ha in animo di compiere. Pratica semmai l'ascesi alpinistica, questa destra sommersa, ma ancora ben fascista; scopre pensatrici trasgressive dell'età classica; cerca la "vera" Tradizione nell'Islam delle danze sufi. Occupa case, non paga l'affitto; organizza concerti rock e fa teatro sui testi di Violante; celebra la mistica del sangue e del suolo in un'ecologia vissuta in modo più sacrale che spirituale. Si fa intervistare. All'apparenza sembra fuoriuscita dalla politica; nella sostanza continua a esplorarne gli ambiti più misteriosi e incustoditi. Ad esempio: non ha smesso di coltivare la religione della morte, con il che, a distanza di mezzo secolo, e indossando un mantello adeguatamentre nero, decine di anonimi militanti vanno a fare la "Guardia d'onore" alla tomba di Mussolini, a Predappio. Nella cripta del cimitero, davanti al busto del "Capoccione": restano lì in piedi, immobili, per ore. Il Duce come uno degli antichi Lari; la "tanatofilia", o passione per la morte, vissuta come l'unico privilegio che consente "una comunione reale con il popolo semplice". Parola di Gabriele Adinolfi, già fondatore di Terza Posizione, e per questo costretto a restarsene per vent'anni fuori dall'Italia. Fini e gli altri di An hanno conosciuto abbastanza bene questo mondo. Hanno attraversato l'incendio senza ustioni definitive. Sui massacri degli anni di piombo - sul male che i neofascisti fecero ad altri e anche su quello che si fecero - il giornalista e studioso Ugo Maria Tassinari, che certamente viene da sinistra ma in questo caso si è trovato a privilegiare un approccio quasi antropologico, ha scritto un libro dal titolo: "Guerrieri. 1975/1982 storia di una generazione in nero" (Immaginapoli, 292 pagine, 15 euro). Volume tanto più interessante quanto più attento agli aspetti meno ovvi dell'estremismo violento di destra: dalle suggestioni esoteriche alla confluenza con le bande della criminalità organizzata. Insieme con la ricostruzione di quel tempo, Tassinari ha prodotto un documentario in dvd, "I colori del nero", che al contrario è interamente dedicato al presente. Sono sette storie esemplari - ognuna contrassegnata da un colore - di personaggi e ambienti della destra post-eversiva; sette nicchie cromatiche che resistono e reagiscono a loro modo a una società complessa e irrimediabilmente deideologizzata. Si parte dunque con il bianco delle cime innevate. Trascorsi 11 anni in carcere per concorso morale in omicidio (lancio di granate contro agenti di Ps in una manifestazione del 1973), Maurizio Murelli mostra le immagini della spedizione, a quota 4.200 metri, per rendere omaggio alle ceneri di Julius Evola, seppellite nel ghiacciaio del Monte Rosa. La scalata come disciplina del sé, recupero di una dimensione profonda della comunità ("camerateria"), sperimentazione del limite, qualcosa che sta tra le arti marziali e la guerra di trincea. Roba molto maschile, viene da pensare. Ma subito si passa al rosa. Compare sul video una studiosa, Alessandra Colla, ex collaboratrice di Franco Freda, che ha riscoperto e "lanciato" la figura storica di Ipazia, un'astrologa e filosofa uccisa da fanatici cristiani nel V secolo. Il dato curioso è che la martire pagana Ipazia è divenuta - indipendentemente dai suoi scopritori - un'icona non solo femminista, ma anche gay. Senza nulla togliere alla sconsolata severità della Colla sul modo in cui ancora oggi a destra considerano la donna: "o angelo del focolare o riposo del guerriero". Quindi il rosso. Se non fosse per il poster del giovane Mussolini - e un po' pure per la rosa che vi compare sotto a mo' di altarino - i ragazzi di "Casa Pound" non si distinguerebbero troppo dai loro coetanei dei Centri Sociali. E invece questi sono fascisti. Ma come quegli altri ascoltano musica, occupano case, organizzano feste, teorizzano l'immoralità della pigione. Il verde chiaro ecologico, la natura come visione spirituale, muove l'ispirazione di Fabrizio Zani, teorico e pratico dello spontaneismo armato, condannato all'ergastolo per omicidio e dal 2004 in libertà condizionata. Seduto su un prato parla di aborigeni, d'indiani d'America e della Madre Terra. Studioso di etnos, fa anche a tempo a prendersela con Borghezio. Sulle tracce di René Guenon, il filologo Claudio Mutti, pure lui più volte arrestato per terrorismo (e poi prosciolto), mostra il catalogo della sua casa editrice, la prima in Italia ad aver pubblicato Khomeini, e spiega com'è stato possibile che un segmento minimo e però significativo del neofascismo abbia finito per abbandonarsi, o sottomettersi all'Islam. Il punto d'arrivo è sempre il sacro, così come il colore della deriva islamistica è il verde scuro. Nere, che più funebri non si potrebbe, sono le sequenze sulla Guardia d'onore al sepolcro del Duce. Mentre il viola della penitenza e del riscatto ben si adatta a Mario Tuti, che ha tre omicidi alle spalle, ma dentro sembra molto cambiato e ha appena finito di mettere in scena "Secondo Qoélet", un testo per attori e detenuti-attori che Luciano Violante ha ricavato dall'Ecclesiaste: "C'è un tempo per uccidere e un tempo per sanare". Racconta Tuti, a braccia conserte, quando Violante voleva arrestarlo, e lui fargli la pelle: "Ci sfiorammo, allora". Si sono rivisti alla prima: "Beh - hanno detto - meglio esserci trovati in questa occasione". Oltre la nostalgia, oltre la guerra, nello spettacolo. Video-fascismo d'attualità: pre-politico, meta-politico, così uguale e così diverso che non si sa più tanto bene come prenderlo, né perché.
Fonte: Repubblica




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