A CREMONA CON L’AIUTO DELLA CGIL
Ora arrivano le ronde islamiche
Hassan Sadiq, vice amministratore della moschea in odor di terrorismo, lancia la paradossale proposta
Roberto Fiorentini
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«Vorrei riunire marocchini, gente fidata che vigilino sulla città: giorno e notte».
Hassan Sadiq, vice amministratore della moschea, è molto serio quando parla con i fogli locali. Un’idea per battere il terrorismo lui ce l’ha, anche se da quella stessa sua moschea sono usciti, secondo la magistratura italiana e internazionale , almeno sette o otto uomini agganciati a Al Qaeda. L’idea di Sadiq è facile, fin troppo.
Costituire delle ronde islamiche che tengano sotto controllo la città e la liberino proprio dagli immigrati senza permesso di soggiorno che possono diventare pericolosi terroristi. Un’idea va in parallelo a una marcia contro il terrorismo che il marocchino avrebbe mutuato dal vero imam della moschea cremonese quel Mohamed Hassari indagato, fin dal 1998, per il reato prima di associazione a delinquere e poi per terrorismo internazionale.
E così Sadiq ne ha parlato con il segretario della Cgil, Mimmo Dolci, (di nome e di fatto) che si è fatto subito interprete presso il sindaco per avvalorare le iniziative islamiche. Detto, fatto.
Oggi alle 10 e 30 Saqid accompagnato da Dolci saliranno le scale medievali di palazzo per portare al primo cittadino, Giancarlo Corada, le proposte del centro culturale islamico. Del resto Sadiq, operaio all’Arvedi di Cremona, è già sicuro che tutto quello che presenteranno al diessino Corada, sarà accettato di buon grado: «Il primo cittadino - spiega l’islamico - si fida assolutamente di noi».
Da quello che confida al giornale locale, ha solo qualche dubbio sulla data della marcia che dovrà attraversare tutta la città.
«Sarebbe opportuno farla adesso, dopo i fatti di Londra e di Sharm, ma sembra che Dolci non sia troppo d’accordo e la vorrebbe rimandare a settembre; ma io insisto per queste settimane».
Poi Sadiq torna sulle ronde islamiche e sulla loro utilità. «Cremona è una città piccola; noi islamici la possiamo controllare facilmente. Noi conosciamo tutte le facce e possiamo individuarle e quindi segnalarle alla polizia».
Per il 40 enne marocchino le stragi sono da condannare in toto. Sia Londra che Madrid, ma intanto sente le prediche in moschea di Hassan, quel suo connazionale che solamente due anni fa aveva in casa: non solo le riviste di movimenti vicini a Al Qeada, ma anche le oramai famigerate prediche di Abu Qatada Al Falastini l’uomo d’ordine della filiera del terrore a Londra.
Erano suoi gli anatemi contro Roma. Quella città che deve essere presa con le armi e con il fuoco. Dove saranno appese ai suoi alberi le scimitarre e le spade dell’islam, come disse un altro imam della moschea di Cremona, Mohamed Rafik marocchino.
Ma se Sadiq si scaglia contro gli extracomunitari irregolari, la storia ha detto ben altro per quello che riguarda Cremona.
Nel capo di imputazione davanti alla corte d’assise si parla di una cellula gravitante attorno alla moschea di natura radicale e eversiva. Tutti i componenti erano regolari a partire da Ahmed El Bouhali, e a scendere: Mourad Trabelsi, Laagoub Abdelkader, Mohamed Rafik, Faycal Boughanemi, Khalid Kamlich, Najib Rouas, Kamel Hamaraoui, Noureddine Drissi, Mostafa El Kisir, Mohamed Hassari e Rmdhane Ben Othmane Kir.
In diversi momenti, ovvero dal 1998 e fino a tutto il 2004, avrebbero retto la moschea cremonese. Tutti avevano un lavoro regolare, nessuno era un clandestino e in molti erano da almeno dieci anni residenti a Cremona.
Ma Sadiq insiste «non vogliamo gli irregolari». E ancora «Noi musulmani non possiamo più stare nelle nostre case». L’ennesima strampalata vicenda si commenta da sola.
[Data pubblicazione: 26/07/2005]


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