L'ennesimo colpo di mano di Berlusconi
di Giorgio Panattoni e Giuseppe Giulietti
Per questo governo, quando si tratta di televisione, non esiste più alcuna regola: si fa quello che più conviene al padrone.
E’ il caso della pay per view, oggi importante per le trasmissioni delle partite di calcio sul digitale terrestre sulle reti Mediaset.
E’ evidente a tutti che si tratta di programmi televisivi, come tutti gli altri, anche per alcuni decisivi motivi. Perchè vengono irradiati sui canali televisivi normali. Perché vengono trasmessi al posto di altri programmi televisivi, che vengono così oscurati. Perché se non fossero programmi televisivi, altri soggetti potrebbero irradiarli senza oneri.
Perché al momento dell’acquisto i diritti acquisiti sono stati chiamati diritti televisivi, come è ovvio. Invece no! …
Il Governo ha fatto ricorso al testo unico sulla televisione, strumento di armonizzazione della legislazione vigente per evitare duplicazioni e rendere chiare e univoche le norme di riferimento, per tentare la ennesima forzatura, naturalmente a beneficio di Mediaset.
I programmi televisivi relativi al calcio, la pay per view della quale stiamo parlando, sono stati classificati come servizi individuali a pagamento della società della informazione, fuori quindi dai programmi televisivi.
Una cosa solo burocratica, una scelta semantica?
Neppure per sogno!
Con questa definizione si aggira il limite antitrust previsto dalla legge, che stabilisce che nessun soggetto può possedere più del 20% del totale dei programmi televisivi, analogici più digitali, a diffusione nazionale.
E Mediaset è ovviamente fuori legge, perché possiede ben più del 20%.
Allora che si fa?
Si cambia definizione dei programmi pay per view, e li si esclude dal conteggio dei programmi, usando uno strumento amministrativo di sistemazione del corpo di leggi esistenti, attuato per decreto dal Governo.
Ma non basta.
Sia il Consiglio di Stato, sia la Corte di Giustizia Europea si sono già espressi sulla materia, affermando chiaramente che le trasmissioni pay per view sono programmi televisivi a tutti gli effetti.
Ma un conto sono le leggi, un conto sono gli interessi del presidente del Consiglio, come più volte dimostrato in questa legislatura.
Il Parlamento deve esprimere il parere richiesto sul testo unico sulla televisione. Chiederemo di portare il caso all’attenzione della Autorità per le Comunicazioni prima di procedere, perché riteniamo questa ennesima forzatura inaccettabile e fuori legge.
La speranza è che questo paese torni ad essere un paese civile e legale, anche per le televisioni.
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