Sono convinto che è proprio dalla nostra "Area" che occorre ripartire! Quante volte si è fantasticato di impossibili convergenze con gruppi dell'ultra sinistra movimentista?
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Ma poi, nei fatti, si è dovuto amaramente constatare che, soprattutto nell'area dell'estrema sinistra, si è incapaci di abbandonare il "pregiudizio" antifascista e la conseguente tentazione di ricacciarci nelle squallide logiche degli "opposti estremismi".
Anche quella di cavalcare improbabili "fronti unitari di liberazione", resta solo una vana illusione, dalla quale ci dovremmo una volta e per tutte "liberare"!
Ma "ripartire dall'area" non vuol dire rassegnarsi a convivere con i suoi limiti, con i suoi attardamenti ed i suoi pregiudizi.
Vuol dire, al contrario, avviare una vera e propria "rivoluzione culturale" che ne ridefinisca in profondità i riferimenti e le prospettive politiche, avendo ben chiari i problemi e gli scenari del presente. In questa "rivoluzione culturale" dovremmo essere in grado di coinvolgere tutti quegli studiosi, opinionisti politici e culturali, economisti, giuristi, esponenti delle categorie produttive e del mondo scientifico, che si riconoscono, pur se per grandi linee, nelle nostre aspirazioni e nelle nostre battaglie.
Solo da un grande "laboratorio di idee", potranno essere tracciate le nuove direttrice attraverso le quali ridare un ruolo ed un destino alla nostra gente.
Vi rimetto queste riflessioni, con la speranza che, all'interno della cosiddetta "destra radicale", si possa aprire un sereno quanto utile dibattito.
Ita est!




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