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    Smile Papa Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa)

    Joseph Ratzinger, eletto Papa, ha scelto il nome di Benedetto XVI. Ha quindi spiegato il motivo della sua scelta,l'ammirazione per due grandi personaggi del passato: san Benedetto e Benedetto XV.

    Dedichiamo questo thread alla figura, purtroppo poco nota, di Papa Benedetto XV.

  2. #2
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    La Famiglia dei Della Chiesa



    Giacomo Della Chiesa, figlio del marchese Giuseppe Della Chiesa e della marchesa Giovanna Migliorati, nacque il 21 novembre 1854 in un palazzo che la sua famiglia possedeva a Pegli, dove la madre si trovava per un periodo di riposo. (primi pannelli)

    Il parto avvenne al settimo mese di gravidanza; alcuni giorni dopo il lieto evento, il bambino fu condotto a Genova, dove venne battezzato nella chiesa di S. Maria delle Vigne (v. Registro dei Battesimi e pannello). Numerosi biografi di questo Pontefice sostengono che la sua nascita avvenne a Genova e non a Pegli, non tenendo conto del particolare episodio.

    La famiglia del padre discendeva dalle celebri famiglie di Berengario II e di papa Callisto II, mentre la madre discendeva dalla famiglia di papa Innocenzo VII. I genitori del futuro Papa contrassero matrimonio nella parrocchia di S. Stefano a Genova, presso l’altare della Madonna della Guardia ivi venerata, ed è per questo che in quella chiesa fu affrescato dal Bevilacqua nei pressi dell’altare Benedetto XV che prega dinanzi all’ edicola della Vergine di Monte Figogna nei Giardini Vaticani. (v. Devozione del Papa per la Madonna)



    Circa le origini della famiglia dei Della Chiesa si legge in un antico manoscritto:

    "Quantunque si trovino di questo nome altri in Piemonte, altri nel Monferrato et per quasi tutte le Città Lombarde, penso nulla di meno che cominciassero nella Città di Milano sino a’ giorni di S. Ambrogio, che sono trascorsi più di Mille e Duecent’anni. Gli Historici di Milano ci accertano che havendo quel Santiss. Dottore - S. Ambrogio - il Temporale e lo Spirituale governo della Città e dell’Emilia e della Liguria, in Milano ordinò alcuni Capitani, i quali havessero da difender la Chiesa da gl’ insulti dei Miscredenti Ariani, che all’hora nell’insubria erano molto potenti.Di questi alcuni hanno poi sempre ritenuto il nome di Campioni della Chiesa ."


    Sappiamo perciò che la Famiglia Della Chiesa arrivava da Pasturo in Valsassina, scese a Milano, combattè coraggiosamente ed i suoi figli furono nominati Cavalieri della Chiesa (IV secolo d.C., epoca di S. Ambrogio)



    Nel 1700 la famiglia aggiunse al cognome "Della Chiesa" il nome dei due feudi ricevuti in quell’ epoca - La Tour e Utelle - situati rispettivamente nelle belle valli di Tinée e Vésubie. Con la rivoluzione francese, nel 1789, cessarono i diritti sui feudi ma rimase sempre il diritto al nome "Della Chiesa della Torre d’ Utelle".





    Gli antichi Della Chiesa furono paggi e dame di Corte sotto i Savoia.

    Giacomo Della Chiesa seguì i suoi studi a Genova (dov’era la residenza dei Della Chiesa in Salita S. Caterina) frequentando il liceo nel Seminario Arcivescovile e infine la Facoltà di legge all’Università, dove nel 1875 si laureò in giurisprudenza; l’Università di Genova ricordò con una lapide l’illustre scolaro, con un busto e con la trasformazione in biblioteca dell’aula.

    Quando attratto dalla vocazione ecclesiastica si trasferì a Roma, entrò come seminarista al collegio Capranica e frequentò la facoltà di teologia presso l' Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdotedel 1878 e il giorno di Natale celebrò la sua prima Messa. Dopo l’ordinazione si iscrisse all' Accademia dei Nobili Ecclesiastici per seguire dei corsi di specializzazione.

  3. #3
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    Giacomo Della Chiesa pastore del gregge di Cristo



    Dal 1882 al 1886 lo troviamo a Madrid, segretario particolare del Nunzio mons. Rampolla. E’ superfluo far rilevare come nelle mansioni ricoperte si diportò egregiamente. Una nota, fra le altre, lo rendeva amabile al popolo: la sua generosità. Durante una epidemia colerica spagnola fu visto ripetutamente tutto sollecito per i poveri ammalati e per le elargizioni ripetute era stato soprannominato dagli spagnoli "il prete dalle due lire", essendo tale la somma che dava a ciascuno dei poveri che lo assediavano.

    Quando il Rampolla fu nominato segretario di Stato egli lo seguì a Roma, dove svolse dal 1887 al 1889 la funzione di "minutante" della Segreteria di Stato per gli Affari ordinari e - dopo una breve parentesi a Vienna in qualità di inviato con incarichi speciali (1889-1890) - fu addetto agli Uffici della Segreteria di Stato vaticana dal 1901 al 1907.

  4. #4
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    Il Della Chiesa a Bologna


    Nominato arcivescovo di Bologna (pannelli) il 4 ottobre del 1908, proprio quando le discussioni di modernismo e antimodernismo entravano nella fase più acuta, egli da fine e accorto diplomatico si tramutò in zelante e infaticabile pastore: compì subito una visita pastorale in tutte le parrocchie della diocesi, convocò un Congresso diocesano (novembre 1909) per individuare i mezzi più idonei per l’insegnamento della dottrina cristiana, fulcro dell’ educazione giovanile; il 4 ottobre 1910 fece uscire il primo numero del Bollettino della Diocesi di Bologna.

    La memoria dell’Arcivescovo Della Chiesa non rimase solo legata al cuore del popolo e del clero cittadino, ma restò affermata in monumenti imperituri, come la Chiesa del S. Cuore e i nuovi Seminari. Con la erezione di nuove parrocchie fuori dal recinto delle antiche mura avviò un vasto piano diretto a provvedere alla cura spirituale di quelle popolazioni. Da quel momento in poi i Bolognesi dimostrarono grandi prove d'affetto verso il loro pastore e queste aumentarono ancora quando cominciarono a sentirsi in mezzo al popolo i benefici di un clero tutto migliorato. Una delle migliori qualità che il Della Chiesa fece rifulgere a Bologna fu infatti quella di avere circondato il suo clero del più intenso affetto di padre. Riceveva a qualunque ora i suoi sacerdoti interessandosi a tutti i loro bisogni, confortandoli ed eccitandoli a buone opere, rallegrandosi con loro, qualche volta anche piangendo con loro. Animo aperto ad una estimazione esatta delle cose, ugualmente lontano dalle affrettate condanne come dalle facili approvazioni, non insisteva troppo su certi dettagli secondari che sogliono preoccupare le anime piccine. Conscio delle sue gravi responsabilità non scaricò mai su altri l’adempimento dei suoi doveri.

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    Il Cardinale Giacomo Della Chiesa eletto Papa


    Il 25 maggio 1914 Pio X lo creò cardinale del titolo dei Santi Quattro Coronati. Quando egli giunse a Roma per prendere possesso del suo "Titolo" il 4 giugno 1914, il papa era gravemente ammalato e non faceva sperare in un miglioramento. Pio X morì il 20 agosto 1914 e il 31 agosto iniziò in Vaticano il conclave. Il Cardinale Giacomo Della Chiesa fu eletto al decimo scrutinio e prese il nome di Benedetto XV in memoria di Prospero Lambertini, già arcivescovo di Bologna e poi papa col nome di Benedetto XIV. La sua elezione fu accolta con una generale sorpresa, in quanto non si era forse mai verificato che un cardinale, creato da poco più di tre mesi, fosse eletto Papa.

    La situazione internazionale era esplosa e non consentiva perdita di tempo e sovrastrutture inutili; in considerazione della delicatezza e gravità del momento il papa si mostrò pronto a svolgere la sua alta missione pastorale.

    Subito dopo la sua elezione con risolutezza dispose che la sua incoronazione avvenisse non nella Basilica di San Pietro ma, più modestamente, nella cappella Sistina; e questo per dare al rito un significato puramente religioso affinchè si evitasse tutto quanto sapesse di festeggiamento; partecipò personalmente la sua elezione ai Capi di Stato; prese conoscenza immediatamente della situazione finanziaria ed economica della S. Sede, con l'intento di disporre nella giornata stessa della sua elezione le somme da destinare ad elemosina; organizzò l'orario di lavoro per sè e per i suoi segretari; pensò di iniziare trattative con il Governo italiano per decidere la delicata questione dell' Exequatur; fece diramare un comunicato stampa per spiegare che l’incoronazione veniva celebrata nella Sistina per riguardo allo stato di guerra in cui era già coinvolta gran parte dell’Europa.



    Queste furono le disposizioni più importanti che, insieme a molte altre, Benedetto XV diede nell'arco di una giornata con molta determinazione. Debole e malaticcio di salute, ma forte d'animo e di carattere, ebbe ingegno vivo, memoria eccezionale e animo generoso. D’indole piuttosto vivace, a volte impetuoso, venne a governare la Chiesa in un momento di grande tensione, scatenatasi sia sul piano culturale che su quello politico, militare, internazionale.

    Benedetto XV si impegnò a riportare la giustizia e l'unità religiosa all' interno della Chiesa e di pacificare l' Europa in lotta durante la prima guerra mondiale.

    Il popolo lo chiamò ancora per molti anni dopo la sua morte "il Papa": chi lo conobbe durante la sua pastorale episcopale e soprattutto negli anni del suo Pontificato ricorda che le cose, specialmente quelle più importanti, le diceva con il silenzio, che è stato forse la sua qualità interiore più fine, il segreto della forza comunicativa della sua parola. Era però un silenzio vivo, il suo: era ascolto, raro, specialmente della vita e della gente senza ascolto. Ma quando il parlare non era scelta, bensì dovere e impegno difficile, usciva dal suo silenzio, spontaneamente.


    La conferma di ciò la troviamo nei numerosi atti apostolici di cui è stato ricco il suo pontificato. Nella sua prima enciclica, Ad Beatissimi Apostolorum Principis (1 Nov 1914), trattò il modernismo, che aveva aperto un conflitto tra cattolici modernisti e cattolici intransigenti; inoltre fece riferimento alle ingiustizie subite da laici ed ecclesiastici per falsa accusa e al conseguente stato di paura e sospetti formatosi in quel periodo. Premessa una paterna esortazione alla concordia fra cattolici, e dimostrato come la norma di condotta nella Chiesa deve essere data dal Papa e dai Vescovi, non già da privati, egli così s’espresse: "Vogliamo pure che i nostri si guardino da quelli appellativi di cui si è incominciato a fare uso recentemente per distinguere cattolici da cattolici... Il Cattolicesimo in ciò che gli è di essenziale non può ammettere nè il più, nè il meno, o si professa intero o non si professa punto. Non vi ha dunque necessità di aggiungere epiteti...". E poco prima: "Riguardo poi a quelle cose delle quali, non avendo la Santa Sede pronunziato il proprio giudizio si possa,salva la fede e la disciplina, discutere pro e contro, è certamente lecito ad ognuno di dire la propria opinione e sostenerla. Ma in simili discussioni rifuggasi da ogni eccesso di parole, potendone derivare gravi offese alla carità; ognuno liberamente difende la sua opinione, ma lo faccia con garbo, nè creda di poter accusare altri di sospetta fede o di mancata disciplina per la semplice ragione che la pensa diversamente da lui".

  6. #6
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    Benedetto XV e la guerra


    La neutralita' della Santa Sede non fu certo indifferenza o insensibilità; appare chiaramente il contrario dalle molteplici iniziative prese per alleviare ogni sorta di dolori. Accenneremo alle principali: scambio di prigionieri di guerra inabili ai servizi militari (dic.1914); liberazione e scambio dei detenuti civili inabili (gen.1915); ospitalizzazione nella Svizzera e in altri paesi neutrali di feriti e malati (mag.1915); corrispondenza epistolare con gli Italiani delle terre invase; tregue per il seppellimento dei morti sui campi di battaglia (lug.1915); proposte per far cessare ogni azione degli aeroplani fuori delle zone di guerra (marzo1916), per impedire le rappresaglie, le deportazioni delle persone (1 aprile 1917), le requisizioni di oggetti di culto; inviolabilita' delle tombe dei soldati dell' Intesa caduti ai Dardanelli (aprile 1916); innumerevoli condanne a morte per motivi politici condonate o mitigate per l'intervento del papa presso i diversi governi; invii di soccorsi materiali alle popolazioni piu' bisognose e piu' colpite dalla guerra, assistenza spirituale su tutti i campi di battaglia con le piu' larghe agevolazioni; conforti morali e sollecitudini per le nazioni piu' provate dell' Europa e dell’ Asia.

    Per tutte queste opere pietose trovo' aiuto valido nei cristiani di tutto il mondo e nelle diverse Croci Rosse e associazioni di beneficenza.

  7. #7
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    Gli appelli del Papa per la pace



    Per contrastare la guerra il Papa stabilì questo triplice piano: invocazione della fine del conflitto, umanizzazione della guerra, alleviazione delle sofferenze.

    Nel primo appello dell’8 settembre 1914 egli proponeva cinque capisaldi per le trattative di pace:

    1 - sostituzione della forza morale del diritto alla forza materiale delle armi;

    quindi un intesa per la diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti e per la creazione di un istituto internazionale di arbitrato per dirimere le controversie;

    2 - libertà e comunanza dei mari per le comunicazioni dei popoli;

    3 - reciproca condonazione dei danni e delle spese di guerra, salvo casi particolari determinanti da ponderarsi con giustizia ed equità;

    4 - reciproca restituzione dei territori occupati in Francia, nel Belgio e nelle colonie tedesche;

    5 - soluzione delle questioni territoriali fra Italia e Austria, Germania e Francia, con spirito di conciliazione e con riguardo alle giuste aspirazioni dei popoli; ugualmente per l' Armenia, gli Stati Balcanici e la Polonia.

    Il pontefice non voleva una pace dettata unicamente dai vincitori e dai vinti, la quale lasciasse insolute le grandi questioni, ma la pace di popoli liberi e forti, non la pace che lasciasse covare sotto la cenere il fuoco di altre guerre, ma che, soddisfacendo alle giuste aspirazioni di tutti, fosse duratura.

    Data la particolare situazione tra l’Italia e la S.Sede, l’entrata in guerra dell’Italia infatti avrebbe potuto anche determinare una condizione difficile per la S.Sede; e BenedettoXV ne tracciava a grandi linee gli aspetti negativi nell’allocuzione del concistoro del 6 Dicembre 1915. Ma la sua lotta per la pace non ebbe buona sorte.

    Un atto di preventiva sfiducia fu compiuto subito nei confronti di Benedetto XVda parte del governo italiano. Difatti nel Patto di Londra, stipulato segretamente dall’Italia con l’Intesa, il 26 Aprile 1915, e deciso da Vittorio Emanuele III, da Salandra e da Sonnino, fu inserito l’articolo 15 che escludeva la S. Sede da ogni trattativa per la pace.

    Tuttavia, pur nell’amarezza e nella incomprensione, Benedetto XV non cessò né rallentò i suoi accorati messaggi inviati alle diverse nazioni perchè volessero porre fine all’inutile strage. I suoi numerosi discorsi e gli appelli invitavano tutti i Capi delle potenze belligeranti e far prevalere la forza della ragione sulla brutalità della forza delle armi, a rispettare la necessità di comprensione tra i popoli per spianare la via della giustizia e concretizzare l’ecumenismo cristiano. Ma le risposte delle Cancellerie degli Stati belligeranti furono sempre deludenti e l’immagine del papa veniva anche svisata e svalutata.

    Nell' appello del 28 luglio 1915, additando "le piu' belle regioni dell' Europa, di questo giardino del mondo seminato di cadaveri e di rovine", esortò popoli e governi alla pace: "nè si dica che l' immane conflitto non puo' comporsi senza la violenza delle armi. Depongasi il mutuo proposito di distruzione; riflettasi che le nazioni umiliate ed oppresse portano frementi il giogo loro imposto, preparando la riscossa e trasmettendo di generazione in generazione un triste retaggio di odio e di vendetta.

    Perché fin d' ora non ponderare con serena coscienza i diritti e le giuste aspirazioni dei popoli? Benedetto colui che primo alzera' il ramo di ulivo e stendera' al nemico la destra offrendo ragionevoli condizioni di pace.

    L'equilibrio del mondo e la prospera e sincera tranquillita' delle nazioni riposano sulla mutua benevolenza e sul rispetto degli altrui diritti e dell' altrui dignita' assai piu' che in moltitudini di armati e su formidabile cinta di fortezze".

    Ma il più famoso degli appelli del Papa contro la guerra rimane quello redatto in data 1° agosto 1917 e comunicato ai Capi di Stato direttamente o indirettamente solo nel successivo giorno 12 (pannello).

    Eccone i passi più significativi:

    "Chi ha seguito l’opera Nostra per tutto il doloroso triennio che ora si chiude, ha potuto riconoscere che, come Noi fummo sempre fedeli al proposito di assoluta imparzialità e di beneficenza, così non cessammo di esortare popoli e governi belligeranti a tornare fratelli, quantunque non sempre sia stato reso pubblico ciò che Noi facemmo a questo nobilissimo intento. (...) Purtroppo, l’intento Nostro non fu ascoltato: la guerra proseguì accanita. (...) L’Europa così gloriosa e fiorente, correrà, quasi travolta da una follia universale, all’abisso, incontro ad un vero e proprio suicidio? In sì angoscioso stato di cose, dinnanzi a così grave minaccia, Noi, non per mire politiche particolari, né per il suggerimento od interesse di alcune delle parti belligeranti, ma mossi unicamente dalla coscienza del supremo dovere di Padre comune dei fedeli, dal sospiro dei figli che invocano l’opera Nostra e la Nostra parola pacificatrice, dalla voce stessa dell’umanità e della ragione, alziamo nuovamente il grido di pace, e rinnoviamo un caldo appello a Voi, che reggete in questa tragica ora le sorti dei popoli belligeranti, animati dalla cara e soave speranza di giungere così quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale, ogni giorno di più, apparisce INUTILE STRAGE... Ascoltate dunque la Nostra preghiera; accogliete l’invito paterno che Vi rivolgiamo in nome del Redentore divino, Principe della pace. Riflettete sulla Vostra gravissima responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini; dalle Vostre risoluzioni dipendono la quiete e la gioia di innumerevoli famiglie, la vita di migliaia di giovani, la felicita stessa dei popoli, che Voi avete l’assoluto dovere di procurare. Vi ispiri il Signore decisioni conformi alla Sua santissima volontà, e faccia che Voi, meritandovi il plauso dell’età presente, Vi assicuriate altresì presso le venture generazioni il nome di pacificatori."

    Quando gli Imperi centrali cedettero le armi, Benedetto XV si rivolse al presidente degli Stati Uniti, Wilson, scongiurandolo per il sangue del Divin Redentore a far in modo che le condizioni dell'armistizio non fossero una provocazione per i vinti.

    Il I° dicembre 1918 il papa indiceva preghiere in tutta la cristianità, perché i negoziati di pace approdassero a buon fine. Il presidente Wilson purtroppo non seppe tener fede nelle trattative di pace ai punti da lui stesso proposti, anche se i suoi famosi 14 punti programmatici per la fondazione della Società delle Nazioni furono presi dalla "Nota alle Nazioni" di Benedetto XV, capolavoro del diritto alle genti.

    Per quanto il pontefice fosse stato preventivamente escluso dall’intervenire nei negaziati di pace, egli tuttavia inviò a Parigi Mons. Cerretti, a perorare gli interessi religiosi delle Missioni cattoliche sconvolte dal furore bellico nelle colonie.

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    Dalla fine della guerra alla morte


    Benedetto XV non ebbe recriminazioni verso il comportamento tenuto da alcune Potenze nei suoi confronti ma riprese a svolgere l’opera sua umanitaria. Con l’enciclica Pacem Dei munus del 23 Maggio 1920 dichiarava i principi, sui quali deve fondarsi la vera riconciliazione dei popoli per una pace cristiana. E siccome il sentimento nazionalistico ormai vedeva svilupparsi ed acuirsi persino nelle popolazioni extra-europee, con l’enciclica Maximum illud (30 Novembre 1919) intorno alle missioni, esortava vivamente i missionari cattolici a favorire il sorgere del clero indigeno.

    Fu parte integrante del suo slancio missionario il lavoro per l’unità della Chiesa cattolica. BenedettoXV per prima cosa aveva invitato il popolo a pregare, presentando fin dal 1916 una bellissima preghiera, ma non era tutto. Nel 1917 furono istituiti la Congregazione per la Chiesa Orientale e l’ Istituto Pontificio per gli Studi Orientali.

    A ragione fu definito un papa "politico", ma lo fu nel senso più nobile della parola. Egli è stato un grande politico, ed ha saputo imprimere un tenore più elevato alle ambascerie accreditate presso la Santa Sede, tentando di far delle medesime efficaci strumenti della penetrazione dello spirito evangelico nelle Cancellerie di tutti gli Stati. L’opera di Benedetto XV nel campo internazionale segnò dei successi innegabili, rialzando non poco il prestigio della Santa Sede. Allorché egli divenne Papa, appena 14 Stati erano rappresentati presso il Vaticano, quando morì il numero era quasi raddoppiato, e tale che mai in antecedenza era stato raggiunto sotto nessun pontificato

    Non meno incisivo fu il suo impegno politico-diplomatico per la soluzione della Questione Romana, riguardo alla quale ebbe a dire: "Dio sa se io sospiro la conciliazione: soltanto temo a sentirne parlare, poiché appena ne sorge la voce, la si dà come fatta, e le sue acque s’intorbidano e si torna a discordie peggiori di prima!"

    Il 27 Maggio 1917 Benedetto, con la costituzione apostolica Providentissima mater, promulgava il nuovo Codice di diritto canonico.

    Nel 1919 dispose l’abolizione formale del "non expedit", già decaduto di fatto sotto il pontificato del suo predecessore Pio X.

    Sempre nell’intento di concorrere alla pacificazione mondiale e di evitare complicazioni diplomatiche all’Italia, con l’enciclica della Pentecoste 1920 sulla pace BenedettoXV sgombrava il terreno da un altro ostacolo poichè con essa annunciava esser tolto il divieto, in vigore dal 1870, ai sovrani cattolici di far visita al Quirinale e al Vaticano. Nello stesso anno firmò il decreto per la fondazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.

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    La morte del Papa


    Il pontificato di Benedetto xv durò sette anni 5 mesi e 19 giorni.

    MORI’ IL 22 GENNAIO 1922. Queste furono le sue ultime parole: "Se il Signore vuole che noi lavoriamo ancora per la sua Chiesa, siamo pronti; se poi ci dice ‘Basta’, sia fatta la sua volontà". Queste parole di lui morente corrispondono a tutta la sua vita, retta nelle intenzioni e nelle opere.

    Ecco il giudizio di un giornale dell’epoca: "L’ uomo che sta morendo non ha dimenticato, come dicevamo ieri, d’ essere italiano. E la sua altezza morale, che forse domani apparirà più chiara nel cessare dei dissidi e degli attriti del presente, è pur sempre una nuova gloria italica. Possa il suo successore essere degno di lui e perseguire l’ opera di vera pace tra gli uomini di buona volontà, che indubbiamente era il pensiero primo di Benedetto XV. E’ questo l’ augurio che tutti gli Italiani e tutti i credenti devono formulare con anima schietta. E sarà anche il migliore onore che si possa per noi rendere al Pontefice che scompare a mezzo la opera sua ed a cui vogliamo giunga una parola rispettosa e commossa anche da queste pagine".

    Fu sepolto nelle Grotte Vaticane in un sarcofago di marmo giallo, sormontato da una statua di bronzo, opera commissionata allo scultore Giulio Barbieri dall’ arcivescovo di Bologna. Successivamente nel 1928 nella Basilica di S.Pietro gli fu dedicato un monumento, opera di Pietro Canonica. A Costantinopoli, nella capitale dell’ Islam, nel 1919 venne eretto, in suo onore, un grande monumento con una lapide dedicatoria: "Al grande pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o di religione, in segno di riconosenza, l’ Oriente". Il comitato musulmano di Parigi, a nome dei Musulmani d’ Egitto, commemorava il pontefice estinto con queste nobili parole: "Se la sua statua eretta a Costantinopoli, capitale dell’ Islam, ci dà la consolazione di vederlo ognora, la sua anima pietosa, i suoi sforzi per la pace mondiale, il suo profondo rispetto per la giustizia e per il diritto dei popoli alla libertà saranno la pagina eterna nella storia del mondo intero".



    http://www.nives.it/ben/

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