I SONDAGGI DEL CAVALIERE "MEGLIO IL MAGGIORITARIO" / Con il proporzionale maggiori rischi di sconfitta
LA riforma elettorale proporzionale non convince Silvio Berlusconi anche perché gliela bocciano i suoi sondaggi riservati. Quelli nelle mani del premier sostengono che, se si cambiasse sistema di voto, il centrodestra non aumenterebbe le sue modeste chances di vittoria alle Politiche del 2006, Semmai, qualche speranzuccia in più di battere gli avversari gliela darebbe proprio il tanto bistrattato Mattarelltun. Che a questo punto tanto vale tenere.
Premessa; il Cavaliere non attinge più a un solo ricercatore di fiducia, come faceva ai tempi eroici di Gianni Pilo e di Luigi Crespi, ma addirittura a cinque centri di rilevazione. Alcuni (Ispo, Ipsos, Istituto Piepoli) hanno un ricco contratto di consulenza istituzionale con Palazzo Chigi, che può permetterselo grazie a un apposito budget creato sei anni fa all'epoca del governo D'Alema; i loro studi vengono filtrati dal portavoce berlusconiano, Paolo Bonaiuti, che se li esamina prima di trasferirli sul tavolo del premier. Altri istituti (Eurisko) riforniscono di dati Forza Italia, e per quella via il Capo ne viene costantemente informato; altri ancora (in particolare Euromedia, diretto dalla quaranterme brillante Alessandra Ghisleri) coltivano un rapporto diretto col premier, suggerendo volta a volta gli argomenti cui gli elettori sembrano più sensibili, Nell'insieme, un brain trust di tutto rispetto.
Ebbene: sfogliando una montagna di grafici, torte e tabelle, Berlusconi è arrivato alla conclusione che ancora non tutto è perduto, Certo, se si votasse oggi, la Casa delle libertà verrebbe congedata dagli elettori senza un grazie, poiché nelle intenzioni di voto l'Unione è davanti con un vantaggio che oscilla fra i 3 punti virgola qualcosa stimati da Nicola Píepoli e i 5 punti di Nando Pagnoncelli. Su questo dato d'insieme tutti i ricercatori più o meno concordano, così come non v'è dubbio che Romano Prodi è in fuga, per usare un gergo sportivo a lui caro, con Berlusconi che arranca (secondo un impietoso Piepoli) a oltre 15 punti di distacco nel gradimento personale come leader.
Fermandosi a questo punto, la partita potrebbe considerarsi chiusa, Sennonché qui cominciano i distinguo, e i motivi di conforto per il premier che si è convinto di possedere qualche buona carta. Anzitutto, le stime non comprendono le formazioni cosiddette minori. Il Nuova Psi, possibile alleato, vale circa un punto. la Nuova De più o meno altrettanto, e così pure Alternativa sociale della Mussolini. Sommando i picciotti dì Lombardo, alcune liste di pensionati e gruppi locali, secondo la Ghisleri non ha tutti i torti Berlusconi quando ai propri seguaci annuncia (come ieri sera) che "siamo praticamente pan".
E qui scatta il congegno elettorale. Pagnoncelli ha assemblato insieme, in una mega-simulazione di cui ovviamente il premier è stato subito informato, 70-80.000 interviste ad altrettanti elettori effettuate nell'arco di molti mesi, Il tutto è stato integrato dai risultati delle Regionali, e suddiviso infine per i 475 collegi uninominali della Camera. Sorpresa: con il Mattarellum il vantaggio sicuro della sinistra sarebbe di soli 20 seggi, Che potrebbero salire a 60-70 nel caso in cui Prodi riuscisse a vincere la battaglia dei collegi in bilico (un centinaio secondo l'Ipsos e addirittura 150 nelle stime di Giuliano Urbani, cui Berlusconì ha dato il compìto di sovrintendere l'analisi dei trend). Nel quartier generale berlusconiano ne hanno dedotto che a questo punto tanto vale giocarsela fino infondo, passare al proporzionale per qualche piccolo sconto avrebbe poco senso.
I calcoli di Pagnoncelli vengono confermati da Euromedia: perfino con il sistema elettorale attuale l'unione vincerebbe, si, ma non in modo travolgente. Prodi sarebbe nelle mani di Bertinotti e di Martella, Con Berlusconi che potrebbe addirittura ribaltare il verdetto se gli riuscisse di spostare poche migliaia di voti, in qualche caso centinaia, in ciascuno dei collegi di frontiera. Dove più che l'alta politica conterà la militanza. «Basta cartelloni pubblicitari», ha suggerito al premier la Ghisleri, «meglio tornare agli uomini-sandwich».
Ugo Magri
La Stampa 28-07-2005




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