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  1. #1
    Senatore e Magno Pilastro
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    Predefinito La sfinanziaria del governicchio.

    Abbiamo saputo che, con 70.000 euri LORDI all'anno(il ché di netto fa circa 3500 al mese) siamo nababbi.
    Come tali dovremo piangere, in quanto proprietari (almeno potenziali) di un panfilo di 60 metri.
    Intanto deputati e senatori si aumentano le prebende, già lautissime. Loro non piangono.
    A proposito di conflitto di interessi! I parlamentari si votano le prebende.
    E a proposito di panfili e velieri, il senatore Cirno, che non può votarsi le prebende, ha almeno manipolato il truculento manifesto di Rifondazione Komunista. Che sia conflitto di interessi anche questo?



    Che altro dire? Abbiamo preso le piattole!
    Ricorriamo al MO.M (Movimento Mavaffanc...)

    Questo ed altri graffianti fotomontaggi nel mio sito di satira politica
    http://utenti.lycos.it/Cirno
    Visitatelo!
    Vostro Cirno.

  2. #2
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    Predefinito

    Ottimo! Senatore Cirno!


    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSIONE

    di OSCAR GIANNINO

    Lo sciopero dei giornali per mettere il silenziatore al più grande imbroglio di Prodi & C.


    Caro direttore, l'ho scritto dal primo giorno della formazione del governo, ai lettori di Finanza& Mercati e di Libero, che con Vincenzo Visco alle Finanze avremmo riavuto di fronte il più lucido e temibile avversario di chi pensa che viene prima l'individuo e poi lo Stato, prima la crescita e poi la ridistribuzione, prima la libertà e poi quel minimo di vincoli necessari a tenere in piedi il consorzio civile. La scommessa è vinta, caro direttore. La prima Finanziaria del governo Prodi-bis è una esplosione nucleare statolatrica. Contraddice una serie di impegni assunti dall'Unione e dai suoi leader in campagna elettorale, e dunque tradisce in primis il proprio stesso elettorato. È stata preceduta da mesi di finti confronti tra parti e controparti, ma perpetrando solo all'ultim'ora sul tavolo tre espropri uno più grave dell'altro, e approfittando del connivente sciopero della stampa, perché il Paese sapesse solo troppo tardi e a cose fatte. È la definitiva disillusione di chi pensava che Tommaso Padoa-Schioppa potesse essere il punto di riferimento ragionevole di un'ala riformista del centrosinistra capace di tenere a bada l'ala antagonista. Consegna all'Italia il triste primato di essere l'unico Paese dell'Ocse che decide in maniera autolesionista di andare controcorrente, e di rimettere mano a una risalita massiccia del prelievo fiscale su persone e imprese, quando da un quindicennio cresce di più chi abbassa le imposte. Vediamo di dare al lettore esempi concreti per far capire che le accuse non sono mosse da spirito di contrapposizione, ma si basano su dati di fatto. Oggi a Milano Prodi e Padoa-Schioppa spiegheranno ai giornali "amici" che la loro Finanziaria è tutt'altra cosa rispetto alla macelleria di cui li accusiamo. Si diffonderanno nel chiarimento dei 33,4 miliardi di euro in cui si articola la manovra. Ma delle loro riaggregazioni invito apertamente a diffidare. Il segno della Finanziaria è l'aggravio fiscale: i 10 miliardi di contenimento della spesa pubblica sono sopravvalutati, mentre nascono nuove Agenzie come quella per l'autonomia scolastica ed è ridicolo visto il centrosinistrra non ne ha mai voluto sentir parlare. Alla cifra di 33,4 miliardi si giunge non certo per rispettare il tetto di deficit del 3% contrattato con Bruxelles - sarebbe bastata una cifra pari a un terzo della manovra - bensì per avere decine di miliardi aggiuntivi a disposizione del governo, da contrattare col sindacato e amministrati dai cosiddetti «incentivi alla crescita». E come si arriva alla maxi stangata espropriatrice? Attraverso tre plateali sbugiardamenti di impegni che l'Unione aveva preso. Fino a poche ore prima del Consiglio dei ministri a coloro che gli crede vano Visco spergiurava che l'aggravio del prelievo sulle persone fisiche avrebbe riguardato solo coloro che avevano più di 70 mila euro l'anno. In tutta la campagna elettorale l'Unione ha gridato che non avrebbe mai ritoccato le aliquote dell'ex Irpef. Ebbene Visco e l'Unione mentivano: tutte le aliquote sono state riviste, e gli aggravi iniziano a riguardare i 9 milioni di soggetti che hanno un reddito tra 15mila e 26.500 euro - che passano da un aliquota dal 23 al 27%; penalizza un milione e mezzo di contribuenti che stanno tra i 28mila e i 33.500 euro di reddito - che passano da un'aliquota del 33 a una del 38%; e altri 600 mila, tra i 55mila e i 75mila euro di reddito, che passano da un'aliquota del 39 a una del 41%; infine tartassa al 43% (invece che al 39), i 250mila compresi tra 75mila e i 100mila euro di reddito. Sono 11 milioni di contribuenti colpiti da aggravi di aliquote sul reddito, e gli aumenti partono da una fascia bassissima. Dice Visco che il meccanismo delle detrazioni riequilibra la progressività maggiore introdotta nel sistema: in realtà le detrazioni azzerano la propria portata tra i 40 e i 50 mila euro di reddito. Il colpo basso sul tfrSecondo colpo bassissimo a sorpresa: l'esproprio del Tfr alle imprese. Fino a 24 ore prima del Consiglio dei ministri la stessa Confindustria è stata mantenuta all'oscuro del furto colossale di liquidità che lo Stato compie ai danni dei suoi iscritti e di tutte le altre imprese. Anticipando al 2007 la riforma del Tfr il governo Prodi non farà decollare i fondi complementari privati che servono tanto al mercato finanziario: sapendo che sarà lo Stato a incamerare il 65% dell'inoptato e contando sul fatto che lo Stato stesso certo non fallisce, i lavoratori saranno scoraggiati a optare per i fondi, e alla Tesoreria di Stato passeranno tra i 6 e i 9 miliardi di euro l'anno. È pura contabilità creativa, tanto che la stessa Finanziaria è costretta a mettere le mani avanti perché bisognerà vedere che cosa dirà Eurostat, di queste risorse acquisite dalle imprese allo Stato per finanziare opere pubbliche e incentivi allo sviluppo. Per le imprese è una doppia mazzata: hanno visto ridursi nel 2007 a metà del 60% dei 5 punti promessi lo sgravio Irap poco più dunque del punticino che era stato considerato, quando lo aveva ridotto il governo Berlusco ni - ma in più si vedono rapinate di liquidità nelle loro mani a costo bassissimo. Padoa-Schioppa nella conferenza stampa di palazzo Chigi ha seraficamente osservato che le imprese non hanno da lamentarsi: quelle risorse le possono ottenere dalle banche. A costo più che doppio del 3% del Tfr, però: e con ciò il governo fa contente le banche, mettendosi più che in pari con il minor cuneo fiscale loro negato. Il doppio regalo alla Fiat. Fermiamoci ancora un momento sulle imprese: in Finanziaria tutte vengono deluse e vedremo ora quali più colpite, però ci sono due sorprese-regalo a favore della Fiat. È ovvio che la supertassa sui Suv e il maxisgravio sulla tassa d'immatricolazione dei veicoli ad emissione Euro4 è un regalo indiretto alla Fiat, visto che non produce supercar ed è forte nelle utilitarie. Ma il regalo vero è lo strappo alla riforma Maroni che viene fatto concedendo alla Fiat la mobilità lunga a spese della collettività in deroga alla riforma pensionistica, ciò che giustamente il governo Berlusconi, il ministro Maroni e il sottosegretario Sacconi avevano sempre negato a Torino. Per i signori di Confindustria, veder premiata solo l'azienda del loro presidente è una bella lezione. I farmaceutici si beccano una bella scoppola tutta per loro, visto che si taglia di 800 milioni il loro margine annuale. I concessionari autostradali sono freddati per decreto, dal momento che Di Pietro ottiene la riscrittura imperativa e non contrattata dei meccanismi tariffari sin qui vigenti. Sarà contento Montezemolo, insieme ai sindacati confederali, ma per tutti gli altri imprenditori l'alternativa è tra la notte fonda, e la delusione amara. Veniamo poi al terzo esproprio: quello sul lavoro autonomo. Per l'intera campagna elettorale la Margherita ha predicato che si sarebbero innalzati solo i contributi al lavoro parasubordinato, per lottare contro il precariato. Bugia assoluta: oltre che su parasubordinati di 3 punti, i contributi salgono di oltre 2 punti anche per i milioni di lavoratori autonomi. Salgono persino di uno 0,3% per tutti i dipendenti, tanto per non smentire che il segno della manovra è incassare il massimo di risorse. Ma se si somma la prima mazzata a tutti i redditi medi italiani, la se conda alle imprese che non siano a Torino e producano automobili, la terza all'Italia di chi lavora in proprio, e infine la potatura generale che si dà a tutto il risparmio inalzando al 20% il prelievo sui Bot, plusvalenze azionarie e compravendite di titoli, ecco che il segno politico della finanziaria di Visco diventa inequivocabile. Romano fa contenti i sindacati È una manovra che fa felice Epifani e Montezemolo. Che getta polvere negli occhi di chi vive con 15-20 mila euro l'anno, per carità milioni di italiani rispettabilissimi, ma che per il resto consegna all'Italia la bandiera di unico Paese bolivarista d'Europa. Se pensate che a ciò si aggiungono nuove imposte locali - come la "tassa di scopo" che potranno raccogliere i Comuni per costruire opere pubbliche - che si reintroduce il mussoliniano capo-caseggiato, visto che il condominio diventerà sostituto d'imposta per i lavori fatti in appalto da terzi, se immaginate che cosa potrebbe capitare visto che ogni Comune potrà assumere semplici diplomati per renderli ispettori fiscali e ficcare il naso nei vostri affari, se aggiungete che naturalmente i denari per i contratti dei dipendenti pubblici sono raddoppiati rispetto al "tetto invalicabile" posto inizialmente da Padoa-Schioppa, siete solo a un cinquantesimo degli aggravi scritti nella finanziaria fiscal-comunista che vi aspetta dietro l'angolo. Maurizio Sacconi ha contato 58 diversi aggravi. Io di mio sono a più di 70. E ancora non ho capito bene se davvero possiamo dormire sonni tranquilli sul fronte delle successioni e donazioni, che nel testo della Finanziaria c'erano sotto forma di imposta di registro con franchigia ristrettissima sulla prima casa, e praticamente risibile su tutto il resto con aliquote da incubo. Mi auguro che il centrodestra ora sappia che cosa fare. Ma, in ogni caso, ci dovremo pensare noi, anche e per primi se da soli. Spieghiamolo a tutte le Unioni industriali provinciali di Confindustria, il bel capolavoro che coi loro giornali hanno regalato all'Italia, l'odio riservato a chi cresce di più, scoraggiato, e rapinato dal governo. Mi dispiace ma io lo dichiaro: di fronte a questo, evadere la rapina di Stato è pura autodifesa. Irriducibile battaglia di libertà. *Vicedirettore Finanza&Mercati
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    Insomma la questione è una e può sembrare pure banale, tanto che la manifestava già persino uno pseudoecnomista come Luigi Spaventa: se di 33 MLD di euro solo 8 vengono da tagli (necessariamente tagli dato che di ripensamenti della natura della spesa pubblica nenache a pensare con questa maggioranza come avevano più volte denunciati i Riformatori Liberali fin dalle prime battute della campagna elettorale)gli altri 25 devono essere trovati con le tasse; e siccome 25 MLD di euro non sono noccioline devono essere "spalmati" (come si dice in gergo orrendo) su una platea di milioni di contribuenti (questo a prescindere dalla ben nota propensione del viceministro Visco ad azzannare ben precise categorie di sudditi, pardon contribuenti).

  4. #4
    Senatore e Magno Pilastro
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    ...non solo. Gran parte dei c.d. "tagli" sono a carico degli enti locali, massimamente dei Comuni, che per far fronte inaspriranno gli esistenti balzelli e ne istituiranno di nuovi, sempre a carico degli stessi sfigati (sinonimo di contribuenti da lavoro dipendente, quelli che non possono scappare). Così la stangata sarà doppia anche sulla prima casa di abitazione.
    E' un'infamia deleteria (e perciò delenda): prova ne è che i sindacati e la sinistra massimalista applaudono.
    La finanziaria l'ha scritta Epifani!
    Prodi appare solo una testa di...turko.

  5. #5
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    La parola "macelleria sociale" con questa manovra acquista un significato tutto nuovo...

  6. #6
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    mio appunto che riguarda l'aumento della tassazione sugli impieghi di capitale (che solo quella massa di capre bisognose di esorcismo e assetate di sangue dei comunisti poteva ribattezzare col demenziale termine "rendite Finanziarie").
    Mi piace ricordare una coincidenza che mi mette il sorriso in un frangente che farebbe venire da piangere: il mio professore di politica economica Mario Talamona ed io negli stessi giorni e indipendentemente l'uno dall'altro ribattezavamo questa misura come "tassazione della Chimera".
    L'aumento della tassazione sugli impieghi azionari di capitale è una misura, specie nelle motivazioni che ne danno i comusti, completamente sbagliata e seguire i paesi più esosi su questa linea è semplicemnete demenziale per l'Italia che ha un complessivo svantaggio negli investimenti provenienti dall'estero.
    Inoltre questo provvedimento penalizza le imprese italiane nella ricerca di capitale per finanziare i piani di crescita e nel mutamento della compagine proprietaria ciò che aggrava una situazione che è già penalizzante per le imprese italiane dal lato del credito bancario (tanto che a voler essere malandrini si potrebbe pensare che la disponibilità del presidente del consiglio nell'avallare questo provvedimento fiscale non sia dettata solo da motivazioni squisitamente politiche ma anche dalle sue "aderenze" con i grandi banchieri autoctoni). In effetti la vicinanza tra Romano Prodi e i banchieri, soliti noti, è attestata da molti altri indizi: dal placet a fusioni bancarie eminentemente difensive sul territorio nazionale, al ruolo affidanto alle banche nella poltica di lotta all'evasione, al concerto occulto nei piani neo-dirigisti sulle imprese considerate di interesse nazionale (con una strana strategia ex-post).

  7. #7
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    Predefinito metto pure questo che avevo postato sul mio forum magari vi interessa

    La finanziaria della spesa pubblica

    --------------------------------------------------------------------------------

    Eugenio Scalfari, decano dei giornalisti italiani, chiede di essere d'accordo sulle cifre della finanziaria del governo Prodi ma poi non le da e si perde in un'articolessa di aliquote che non danno il senso della finanziaria, quel giudizio sintetico che sembrava invocato dalla richiesta di numeri.
    Ci pensa però il prof Giavazzi a fare le pulci all'"ottimo" ministro Padoa Schioppa, in un articolo che si innesta in un alveo oramai consolidato da che si è passati dalla campagna elettorale alla dura esperienza di governo del centro-sinistra. Scrive il prof Giavazzi che la finaziaria doveva operare una correzione dello 0,8 % del Pil, un cifra non "impossibile" se confrontata alle correzioni del passato. Aggiungiamo noi che questa correzione dovrebbe avvenire in uno scenario positivo della dinamica delle entrate tributarie.
    ciò significa in termini assoluti circa 15 MLD di euro.

    Ma la manovra come licenziata dal governo ammonta a 33,4 MLD di euro. si scopre allora che il governo del rigore introduce nuove spese per la non irrilevante cifra di 13 MLD di euro CIOE' UN IMPORTO PARI ALLA CORREZIONE APPORTATA. A CONTI FATTI NON C'E' ALCUNA CORREZIONE STRUTTURALE DEI CONTI (ANZI PIU PROBABILMENTE L'EFFETTO A LUNGO TERMINE SARA' QUELLO DI CREARE PESANTI DEFICIT COMPENSATO NEL BREVE DALLA DINAMICA POSITIVA DELLE ENTRATE). A noi sorge immediatamente la domanda: di che genere di spesa si tratta?
    misure per il rilancio dell'economia? NO a quello dovrebbe essere dedicati i 5,5 MLD di euro destinati al c.d. taglio del cuneo fiscale, nella misura, cioè, di circa la metà di quanto promesso (ma forse meno).
    Come sottolinea il prof Giavazzi c'è nella manovra la continuazione di una tendenza negativa della spesa pubblica, il finaziamento privilegiato dei settori meno produttivi segno a tutta prima del permanere del potere ricattotorio dei sindacati in quei settori (Non a caso la Cigl ha brindato alla finanziaria e Cisl e Uil hanno espresso mugugni di circostanza dettati più che altro da ragioni di contesa per la visibiltà tra sigle sindacali

    Non ci pare che il ministro Padoa Schioppa abbia nulla di che brindare se dovessi ancora prendere per seri i suoi tragici appelli estivi.

  8. #8
    SENATORE di POL
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    Già.... il signor Eugenio Scalfari....quello che da "liberale" nei primi anni cinquanta profetizzava l'imminente scomparsa dell'economia di mercato e il trionfo del collettivismo, e qualche anno prima fu addirittura redattore del foglio "Roma Fascista".


    Saluti liberali

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    Già.... il signor Eugenio Scalfari....quello che da "liberale" nei primi anni cinquanta profetizzava l'imminente scomparsa dell'economia di mercato e il trionfo del collettivismo, e qualche anno prima fu addirittura redattore del foglio "Roma Fascista".


    Saluti liberali
    Che piacevoli ricordi......

  10. #10
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi.....


    "I Vangeli apocrifi di Padoa-Schioppa

    di OSCAR GIANNINO


    Caro direttore, ascoltando a Montecitorio Tommaso Padoa-Schioppa, ho provato per lui sincera compassione. Ma poi mi si è tramutata in sdegno, quando ha toccato un punto che è sacro, sacro da tutti i punti di vista. La compassione gli è sinceramente dovuta, perché negli anni alle nostre spalle Padoa-Schioppa ha servito molto bene il Paese, quando stava in Banca d'Italia come quando era banchiere centrale europeo a Francoforte. Sul funzionamento del libero mercato temperato da una regolazione pro-concorrenza, sulla natura della moneta come sul sistema internazionale dei pagamenti, le sue idee forza erano quelle di un liberale mite di carattere ma forte di tempra. Per questo lo compiango, nel toccar con mano come la sua mitezza lo abbia reso vittima dei suoi compagni di strada, ben altrimenti motivati a ristabilire la centralità dello Stato, e determinati con la Finanziaria 2007 a realizzare in un sol colpo il maggior reperimento di risorse dall'economia nazionale che si sia mai visto in Italia dall'avvento del centrosinistra organico di Nenni e Fanfani, 24 anni fa. Il tutto per finanziare nuovi strumenti pubblici, contrattati col sindacato, amministrati centralmente e secondo discrezionalità politica. È quello, il significato politico prevalente della Finanziaria, e assistere al travisamento di un liberale in statalista induce a compassionevole tristezza, come tutte le volte in cui un nostro amico non resiste alle tentazioni delle cattive compagnie. La stessa tristezza che induceva, ieri, la lettura sul Corriere della sera della reazione che Padoa-Schioppa non ha avuto animo di scrivere con la propria penna, affidandola invece al proprio capo di gabinetto. Una reazione che eludeva tutte le osservazioni di Francesco Giavazzi proprio sul punto dei 18 e oltre miliardi di euro raccolti con nuove imposte per fondi d'intervento pubblico discrezionale a 360 gradi, per limitarsi a dire che il deficit tendenziale di quest'anno non sarà del 3,6% ma del 3,8% del Pil. Come mai il derubato piange? Eppure, proprio mentre faceva scrivere al Corriere che il deficit di quest'anno è esattamente al punto in cui Tremonti aveva dichiarato che fosse, lasciando il ministero, ieri Padoa-Schioppa ha omaggiato i suoi tristi sodali, dichiarando di aver trovato una finanza pubblica in terapia intensiva. E si è poi prodotto in una serie di dichiarazioni una più stupefacente dell'altra, a proposito della raffica di nuove imposte e aggravi introdotti in finanziaria (e attenzione, perché Vincenzo Visco ha in canna ancora due decreti delegati in materia fiscale, mica è finita qui). «Non capisco chi guadagna milioni e si lamenta», ha detto per esempio l'ex banchiere. E perché mai, mi sono chiesto passando dalla compassione allo stupore, in nome di che cosa accettare questo schizzo di puro odio sociale? A parte il fatto che per autonomi, commercianti, professionisti e piccoli imprenditori gli aggravi cominciano da poco più di 30mila euro l'anno di reddito e non certo da incassi milionari, ma se per caso una banda di rapinatori irrompe in una villa forse che il ricco derubato non ha diritto a resistere, e deve considerare l'esproprio a mano armata un'equa misura di giustizia sociale? Già so che cosa dirà a questo punto la banda dei tassatori travestiti da agnellini di giustizia. Osserverà che il solo fatto che io paragoni il governo e lo Stato a una banda di rapinatori mi colloca di per sé nella malabolgia degli anarco-individualisti, degli spregiatori di ogni vincolo di solidarietà sociale e di tutela dei deboli. Ebbene la mia risposta è no: neanche per sogno, non sono e non siamo calpestatori del sacro vincolo che obbliga noi tutti a contribuire alle funzioni pubbliche. Ma il problema è quello della misura, cari Padoa-Schioppa e tristissimi suoi colleghi. Proprio ieri sulla Voce.info, sito di riferimento degli economisti liberal che votano sinistra e non certo destra, economisti di vaglia come Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra - assai stimate da Visco - ricordavano che il 42% di pressione fiscale ufficiale attuale va invece letta come di dieci punti superiore, visto che il Pil è corretto verso l'alto all'origine dall'Istat comprendendovi il sommerso, mentre le tasse noi le paghiamo solo sull'emerso. La Finanziaria degli statalisti aggrava il prelievo sui noi che già paghiamo, per questo è ingiusta, e farà schizzare la pressione fiscale "vera" dal 52% attuale al 55 o al 56%: e a queste percentuali è giusto definirla a tutti gli effetti per quella che è, cioè una rapina bella e buona. Per di più condita da quell'odio sociale verso chi più ha perché più ha rischiato e realizzato, di cui ho colto ieri sorprendenti tracce nella parabola contro i ricchi dell'ex liberale Padoa-Schioppa. Lo stupore è poi però divenuta indignazione, caro direttore, quando il ministro dell'Economia per giustificare la stangata fiscale non ha trovato niente di meglio che rifugiarsi dietro la Bibbia, e ha scomodato il settimo comandamento per rivoltare la frittata. Opporsi a un esproprio di Stato superiore al 50% del reddito legalmente accertato e prodotto, non sarebbe secondo il ministro allontanare le mani rapaci delle lobby e dei sindacati che vogliono più denari da cogestire insieme ai politici, ma sarebbe invece allungare le mani nelle tasche dello Stato. Non saremo noi i rapinati ma i rapinatori, secondo il ministro. È bene allora che Padoa-Schioppa ripassi il Testo Sacro. Nell'antico Israele esisteva una festa, Rosh Hashaná La-Ilanot ovverosia il Capodanno degli �?lberi, che legava il 15 del mese di Shevat al pagamento delle tasse secondo la legge di Dio e dei tributi dovuti al Tempio. Il calendario era diviso in cicli di sette anni, e in ogni anno bisognava prelevare una "decima" sul prodotto agricolo. Era più equo il fisco della Torah La "prima decima" spettava ogni anno ai Leviti. Sul prodotto che rimaneva dopo il prelievo si applica una seconda decima; ma nel primo, secondo, quarto e quinto anno tale decima rimaneva al produttore, sia pure con l'obbligo di consumarla a Gerusalemme per sostenerne l'economia; nel terzo e sesto anno veniva invece versata ai poveri. In sette anni, dunque, gli ebrei pagavano una sola volta il 19% del reddito, due volte ne versavano direttamente il 10% ai poveri mentre il governo attuale ha annullato il meccanismo del 5 per mille, sostituendo lo Stato alla libera scelta individuale di chi deve essere aiutato - e quattro volte non pagavano imposte ma erano tenuti al sostegno della domanda interna tramite una percentuale di consumi fissi sul reddito: francamente, un mix assai più intelligente del nostro attuale, quello della Torah. E se poi Padoa-Schioppa si rifà invece al Nuovo testamento, all'arcifamoso brano della Lettera ai Romani di Paolo in cui sta scritto "rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto; a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto", sono duemila anni che i Padri della Chiesa hanno spiegato che la chiave sta nel passaggio in cui l'aspostolo afferma "per questo dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio". In quanto devono commisurare appunto la propria funzione alla giustizia e alla misura che in Dio si riassume. Dire come ha fatto il ministro che viola il precetto evangelico chi si oppone all'esproprio di più del 50% del reddito per compiacere sindacati, partitanti e Montezemolo con la sua Fiat, non è solo un errore. È una bestemmia. *vicedirettore Finanza&Mercati
    "


    Saluti liberali

 

 
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    Ultimo Messaggio: 24-04-05, 00:27

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