Il disegno di legge che permette lo spostamento dei processi da Berlusconi e Previti da Milano terrà impegnato il parlamento anche di notte.
Il 4 luglio è stata depositata la sentenza che non sposta i processi da Milano.
Il 9 luglio uno zelante UDC ha presentato il disegno di legge che lo rende possibile.
Verrà approvato prima delle ferie. Mai disegno di legge fu più veloce.
Lo hanno decisp Berlusconi, Previti, Schifani, Pecorella e gli altri avvocati di Forza Italia in una apposita riunione.
Complimenti agli uomini del fare.
Corriere della Sera, 22.7.02
Il progetto di legge aumenta le possibilità di chiedere il trasferimento di un procedimento e blocca la sentenza in attesa di decisione
Processi, anche sedute notturne per cambiare
«Legittimo sospetto» sull’imparzialità delle toghe, a rischio i giudizi che riguardano Berlusconi e Previti
ROMA - Cinque convocazioni in due giorni, comprese due sedute notturne, tra martedì e giovedì. Un giorno per sbrigare la proroga del «carcere duro» per i mafiosi, e due per discutere e approvare (secondo le intenzioni della maggioranza) la norma che reintroduce il «legittimo sospetto» sull’imparzialità del giudice tra le cause di trasferimento di un processo da un tribunale all’altro. E sarà proprio questo disegno di legge ad occupare gran parte del tour de force previsto a partire da domani alla commissione Giustizia del Senato. Una proposta nata direttamente dai rivoli dei dibattimenti milanesi chiamati «toghe sporche» dove sono imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti, che evidentemente si vuol trasformare al più presto in realtà; se venisse approvata, i legali del premier e dell’ex-ministro vedrebbero tolti di mezzo un bel po’ di ostacoli sulla strada dello spostamento dei processi, e comunque della loro sospensione in attesa del verdetto della Cassazione. Il disegno di legge firmato dal senatore dell’Udc Melchiorre Cirami è stato presentato due settimane fa, e se saranno rispettati i tempi previsti potrebbe essere approvato dall’aula prima delle ferie estive. La metà del percorso parlamentare in meno di un mese: quasi un record, che ricorda altre leggi foriere di furiose polemiche (come quella sulle rogatorie, approvata un anno fa dal Senato giusto alla vigilia delle ferie estive) e alimenta il dubbio di provvedimenti studiati ad hoc per far varare dal Parlamento ciò che gli avvocati non si riescono a ottenere nelle aule di giustizia.
Tutto nasce, infatti, dall’istanza di rimessione con la quale i legali del premier e degli altri imputati hanno chiesto di non essere giudicati dai magistrati del distretto di Milano, ritenuti non più «liberi» dopo anni di polemiche sulle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Se proprio non siete d’accordo con noi, hanno spiegato i difensori davanti alle Sezioni unite della Cassazione chiamate a decidere, chiedete almeno alla Corte costituzionale di sancire l’incostituzionalità della norma che non prevede il «legittimo sospetto» tra le cause di rimessione del processo; questo perché la legge delega del 1987 contemplava quella circostanza, ma il governo la lasciò fuori dal codice di procedura penale.
La Cassazione non ha nemmeno esaminato se, nel caso dei processi milanesi, il «legittimo sospetto» sull’imparzialità dei giudici sia fondato o meno. Ha però ritenuto «non manifestamente infondata» la questione sollevata dagli avvocati di Berlusconi, e s’è rivolta alla Consulta. Senza sospendere i dibattimenti in corso, come volevano gli avvocati, proprio perché non s’è addentrata nella «valutazione critica della denunciata situazione locale».
Tutto questo è accaduto tra il 30 maggio (giorno della decisione) e il 4 luglio (giorno del deposito delle motivazioni). La risposta della Consulta - che oltre a poter decidere a favore o contro l’incostituzionalità della norma attuale, secondo alcuni potrebbe anche rispedire l’ordinanza al mittente poiché non ha valutato la «rilevanza» della questione nello specifico processo in cui è stata sollevata - è prevista per l’autunno. Ma il 9 luglio il senatore Cirami, citando espressamente l’ordinanza delle Sezioni unite, ha presentato un disegno di legge di tre articoli in cui si prevede: 1) il trasferimento di un processo anche sulla sola base del «legittimo sospetto» dell’imparzialità del giudice; 2) che sollevata la questione il processo si possa sospendere, ma in ogni caso non debba arrivare alle fasi conclusive e alla sentenza (una vecchia disposizione già cancellata dalla Consulta); 3) l’applicazione della nuova norma ai procedimenti in corso.
Anche se Cirami ha dichiarato che il suo testo non nasce per favorire Berlusconi o Previti, bensì per «colmare un vuoto normativo sancito dalla Cassazione», nemmeno il più ingenuo degli ingenui potrebbe negare il nesso tra la proposta e i processi milanesi. E la volontà di risolvere il caso per legge, nel senso auspicato dai difensori, prima che che la Consulta dica la sua. Anche perché se la questione di diritto esiste (ma la «lacuna» lamentata fu sancita con articolate considerazioni di stimati tecnici del diritto, tra cui autorevoli avvocati), è la fretta nel volerla chiudere a far crescere i «legittimi sospetti» di una manovra legata al destino giudiziario del premier e dell’ex-ministro. «E’ stato il gruppo del proponente a chiedermi l’accelerazione» spiega il senatore di An Antonino Caruso, presidente della Commissione giustizia dove l’opposizione annuncia battaglia. «Comunque - aggiunge - è difficile fare previsioni, poiché sono in gioco aspetti politici e tecnici non da poco». Così non da poco, in effetti, da consigliare una discussione meno affrettata. «Ho calcolato che avremo ben sedici ore a disposizione», insiste Caruso.
L’estate calda della «questione giustizia», insomma, prosegue. Sollecitata, secondo cronache non smentite della scorsa settimana, da una riunione tenutasi a casa Berlusconi dove s’è discusso anche della necessità di approvare la legge Cirami al più presto. Presenti, oltre al premier, il responsabile giustizia di Forza Italia Gargani e il capogruppo al Senato Schifani. E poi gli avvocati-deputati Pecorella e Ghedini. E l’onorevole Cesare Previti.
Giovanni Bianconi




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