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Patta e dirigenti Cgil: appello per una lista unitaria
Appello per la lista "arcobleno" nel proporzionale alle politiche
di Gianpaolo Patta e numerosi dirigenti della Cgil
La partecipazione popolare alle lotte di questi anni ha rappresentato un contributo importante per determinare una condizione di crisi del governo di centro destra. La partecipazione alle manifestazioni di Genova, gli scioperi e le grandi manifestazioni in difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, le iniziative per la pace e contro gli interventi militari in Afghanistan ed in Iraq, le mobilitazioni in difesa dell’autonomia della magistratura hanno espresso delle domande di cambiamento cui la politica è chiamata a rispondere.
Tutti questi momenti di lotta hanno avuto come motivazione iniziale la critica dei valori del pensiero dominante: è la natura, non il denaro, la fonte di ogni ricchezza; il lavoro non è una merce ma un processo tra essere umano e natura e tra esseri umani fondato sulla consapevolezza dei diritti e sulla responsabilità; la cooperazione e la solidarietà tra lavoratori, non l’impresa, sono le condizioni del progresso sociale; la democrazia va difesa ma anche diffusa verso il basso nei luoghi di lavoro e verso l’alto nelle istituzioni internazionali.
Esistono le condizioni per far vivere un movimento politico antiliberista, verde e rosso per dirla nel linguaggio più diffuso.
Ognuno dei punti di mobilitazione rappresenta un obiettivo di un programma comune: la scelta di confermarlo, condividerlo e proporsi di rappresentarlo in modo convergente rappresenta una svolta – che noi riteniamo matura – nella politica italiana. Ognuno dei punti di lotta è oggi di grande attualità e segnerà il futuro della società italiana.
Il ritiro delle truppe militari italiane dall’Afghanistan e dall’Iraq propone la rinuncia alla guerra come continuità della politica, rifiuta la esportazione della democrazia con le armi. Ed oppone un’altra democrazia, quella che richiede la rottura del funzionamento oligarchico dei grandi istituti internazionali, della affermazione di una dimensione continentale della politica che vive sulla partecipazione e sul conflitto e non sui trattati internazionali, che conferma il carattere fondamentale della partecipazione popolare all’esercizio dei diritti attivi ed anche ai diritti passivi da cui è sempre più esclusa, che ritiene il diritto dei lavoratori a chiedere ed esercitare il voto sui contratti che decidono della sua prestazione professionale.
Va cancellata l’ignominia della mercificazione del lavoro imposta dalla legge 30, ma va affermata comunque una politica pubblica che ristabilisca concretamente il primato del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
La completa rivisitazione delle normative sull’immigrazione, a partire dall’abrogazione della legge Bossi-Fini e le chiusure dei CPT, basandosi sul pieno diritto di cittadinanza attiva e passiva e le norme sul diritto d’asilo. Questa politica del lavoro è una condizione importante per cambiare le scelte produttive del paese e ricostruire, finalmente, una politica industriale.
Senza affrontare le questioni ambientali non si darà una risposta allo sviluppo tecnologico e produttivo. Energia, acqua, alimentazione, salute sono i terreni di sfida per l’Italia e per l’Europa.
A maggior ragione, la spesa per grandi opere infrastrutturali si presenta come parassitaria ed antagonista con lo sviluppo, che è sostenibile o non è. Coerentemente, va ristabilito il primato di una scuola pubblica per far crescere conoscenza, cultura per la società nel suo insieme e non per l’impresa. La legge Moratti va abolita.
Va cambiato il sistema dell’informazione italiana.
Vanno difesi e vanno ristabiliti i principi fondamentali della separazione e dell’autonomia dei poteri, contro lo strapotere dell’esecutivo e del suo capo come contro una devolution che rappresenta la rottura della solidarietà nel Paese.
Per queste ragioni, noi sottoscritti avanziamo la proposta che i partiti, le formazioni politiche e quelle sociali e di movimento che pongono alla base della loro esperienza e delle loro proposte politiche il primato della pace, dell’ambiente e della persona che lavora contro il dominio dell’economia e del mercato sulla base delle comuni proposte programmatiche, diano vita, nella parte proporzionale, a una lista unitaria che non metta in discussione né l’esistenza né l’autonomia delle singole forze politiche, né l’alleanza nei collegi uninominali di tutte le forze di opposizione.
Facciamo appello a una mobilitazione positiva della sinistra diffusa per la costruzione dal basso di un movimento per la lista comune delle sinistre di alternativa la quale sappia valorizzare i movimenti di questi anni e sappia rappresentare le ragioni e gli interessi del popolo della sinistra.




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