Calano le denunce, aumentano gli infortuni
Una lettura di classe del Rapporto Inail 2004
Il 19/7 è morto precipitando da un'altezza di otto metri. La vittima è Andrea Cattadori, 24 anni, di Stagno Lombardo (Cremona); l'incidente sul lavoro è avvenuto ieri pomeriggio all'azienda 'Cerealicola Rossi srl' di Malagnino (Cremona).
Il giovane aveva interrotto l'intervento di manutenzione che stava eseguendo sul nastro trasportatore ed era salito su una tettoia esterna al capannone. L'eternit ha ceduto e l'operaio è precipitato da otto metri. Cronaca quotidiana (4 volte al giorno, in media).
Tuttavia, secondo il Rapporto Inail presentato il 14/7 a Roma sono diminuiti dell'1,1% i dati tratti dalle denunce di infortuni sul lavoro nel 2004. Complessivamente, sono state 966.568 le denunce, 11 mila in meno rispetto al 2003. In calo anche le denunce di casi mortali (i cui dati - spiega l'Inail - sono peraltro provvisori), passati dai 1.430 del 2003 ai 1.278 del 2004 (ma 40 decessi in più nel settore agricolo e 3 in più tra i dipendenti statali). Si confermerebbe dunque la tendenza calante delle denunce evidenziata già nei due anni precedenti (-1,5% nel 2003 e -3% nel 2002) e una totale inversione di tendenza rispetto al 2000 e al 2001 (che avevano registrato un incremento del +1,1% e del +1,2%).
Tra gli infortuni denunciati 869.629 (-1,2%) si sono verificati nell'industria e nei servizi: ai vertici, il settore delle costruzioni, dei trasporti e delle comunicazioni, dell'industria dei metalli e meccanica. Altri 69.089 infortuni si sono verificati nel settore agricolo (-3,2%) e 27.850 tra i dipendenti dello Stato (+9%). Aumentati, pure gli infortuni in itinere (nel tragitto casa-lavoro) denunciati, che passano da circa 68.700 del 2002, e 74.357 del 2003, ai 77.536 del 2004 (l’aumento è marcato nei servizi, mentre nell’industria c’è un calo).
In controtendenza, inoltre, - si legge sempre nel rapporto - i dati relativi agli infortuni dei lavoratori extracomunitari (1.800.000 risultano assicurati); il cui dato complessivo è pari al 12% del totale delle denunce (115.883), un 6% in più rispetto al 2003 (109.323), e ben il 25% in più rispetto al 2002 (92.746). Con un tasso di incidenza (65 incidenti denunciati su 1000 assicurati) di gran lunga superiore a quello dei lavoratori italiani (40 su 1000). In aumento anche i casi mortali, saliti a 167 (da 120 nel 2002 e 161 nel 2003), che rappresentano il 13% del totale dei decessi (tra i quali spiccano: 33 romeni; 22 albanesi; 18 marocchini).
Complessivamente, dunque, dati che segnano una tendenza positiva, secondo l'istituto. Ma solo all'apparenza. Perchè i dati dell'Inail non tengono conto di tutte le situazioni in cui gli incidenti sul lavoro non vengono neppure denunciati. In sostanza, a non rientrare nei conteggi è tutta la sacca di precarietà che dilaga nel mondo del lavoro. Dai dati risulta che su oltre 33 mila aziende ispezionate sono emersi 24.658 lavoratori in nero e sono stati instaurati 3.875 nuovi rapporti assicurativi per attività mai denunciate. Infatti, esaminando i settori “precari”, ma regolamentati, si scopre la realtà nuda e cruda. Per i “parasubordinati”, l’aumento degli infortuni è costante nel triennio (5.904, 7.179, 7.438); così come per gli “interinali” (ora sostituiti dalla “somministrazione di lavoro”), che hanno subìto, nel 2004, 8.565 infortuni nell’industria e nei servizi (contro i 6.840 del 203 e i 4.126 del 2002), di cui mortali 12 (16 nel complesso delle attività) contro i 7 e i 4 del biennio precedente.
Il calo delle denunce relative all’industria è legato, poi, al calo occupazionale; e soffre eccezioni in singoli settori: per es. sono aumentati gli infortuni femminili nell’agrindustria (da 918 a 953) e soprattutto nella chimica (da 1.284 a 1.430). Anche nei servizi le donne subiscono sempre più infortuni: da 124.266 a 124.473 (Sanità e servizi sociali: da 23.399 a 23.739; Trasporti e comunicazioni [che è in realtà un ramo industriale] da 10.484 a 10.908; Istruzione: da 2.624 a 2.707; ecc.).
Per gli infortuni mortali in genere, gli aumenti spaziano dall’industria del legno (da 10 a 18); conciaria (da 4 a 5); estrazione di minerali (da 11 a 12); pesca (da 4 a 5), per maschi e femmine. Solo femmine, aumentano i decessi nell’alimentare (da 2 a 3); conciaria (da 1 a 2); legno (da 0 a 1); costruzioni (da 3 a 4). Anche nei servizi, abbiamo un aumento dei decessi tra le donne: nel commercio all’ingrosso (da 3 a 4); commercio al dettaglio (da 6 a 11); trasporti e comunicazioni (da 3 a 4); sanità e servizi sociali (da 4 a 9).
La situazione infortunistica, infine, si colora ancor più negativamente qualora si vada a scorporare i dati a livello territoriale. Ad es. in Valle d’Aosta, gli infortuni nell’industria e servizi sono passati dai 2.435 del 2003 ai 2.655 del 2004, e sono aumentati anche nell’agricoltura (203, 230, 231). In Trentino Alto Adige, continuano ad aumentare nel triennio, sia in agricoltura (3.595, 3.673, 3.687) sia nell’industria e servizi (24.350, 25.855, 26.328). In Emilia Romagna sono aumentati gli infortuni nell’industria e servizi dai 125.789 del 2003 ai 127.191 del 2004. In Toscana, aumentano in agricoltura (da 5.496 a 5.625); così come nelle campagne del Lazio (da 2.905 a 2.926). In Puglia, aumentano gli infortuni nell’industria e servizi (da 38.396 a 38.458); così come in Sicilia (da 28.341 a 28.535). Infine, in Sardegna aumentano sia in agricoltura (2.668 nel 2002, 2.731 nel 2003, 2.777 nel 2004), sia nell’industria e servizi (14.524, 14.830, 15.198).
Nelle altre regioni, il dato complessivo calante nasconde le realtà negative provinciali: ad es. in Piemonte, Cuneo e Novara registrano infortuni nell’industria e servizi in crescita; in Lombardia, Milano (da 51.070 a 51.307) e Varese (da 14.257 a 14.475), Cremona e Lodi. In Veneto, fanno eccezione (cioè aumentano gli infortuni denunciati) Rovigo e Venezia. Nell’industria e servizi della Toscana, aumentano gli infortuni a Grosseto e Livorno. Nel Lazio, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. In Abruzzo, Chieti e Teramo. In Campania, Napoli (da 13.174 a 13.571). In Calabria, Cosenza e Vibo Valentia.
Nelle campagne pugliesi, Bari e Brindisi vedono in aumento le denunce di infortunio; idem in Basilicata, a Potenza; in Calabria, a Cosenza e Crotone; in Sicilia, ad Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Trapani; in Campania, ad Avellino; in Abruzzo, a Pescara; in Umbria, a Perugia; in Emilia Romagna, a Bologna e Piacenza; in Liguria, Genova; in Lombardia, Lecco; in Piemonte, Biella, Novara, Verbania, e Vercelli.
Gli aumenti di “omicidi bianchi” si concentrano soprattutto nelle province di Milano (da 56 a 67); Napoli (da 24 a 28); Perugia (da 23 a 30); Cuneo (da 20 a 24); Ferrara (da 13 a 19); Cosenza (da 13 a 18); Piacenza (da 13 a 16); Salerno (da 12 a 16); Foggia (da 11 a 12); Lucca (da 6 a 14); Lecce (da 6 a 7); Latina (da 5 a 12); Macerata (da 5 a 9); Lecco (da 4 a 9); Belluno e Prato (da 4 a 7); Ragusa (da 3 a 8); Brindisi (da 1 a 8). In tutta la Liguria i morti sul lavoro sono passati da 23 a 36 (solo a Genova da 8 a 20, a Imperia da 3 a 7).
In conclusione, una lettura di classe dei dati Inail per il 2004 evidenzia che se le denunce calano di numero, gli infortuni – al contrario – aumentano (1). Uscire di casa per recarsi al lavoro è sempre più un rischio (compreso il tragitto casa-lavoro). Il lavoro salariato è sudore e sangue. Organizzarci e lottare per abolirlo è sempre più urgente ed indispensabile, per salvarci la pelle: finchè siamo in tempo. A farlo.
----------------------------
(1) I dati esaminati concernono i "traumi" non le "malattie professionali". Inoltre i dati Inail non distinguono tra infortuni invalidanti e non: oltre alla tragedia del lavoratore ucciso dal lavoro salariato vi è quella di chi rimane invalido per il resto della sua vita.




Rispondi Citando