Petruccioli va a casa Berlusconi e (forse) strappa il via libera sulla
presidenza della Rai
Nei prossimi giorni potrebbe risolversi il rebus sui vertici di viale
Mazzini. Al prezzo di uno strapotere dei partiti
Aldo Garzia
Chi decide chi sarà il nuovo presidente della Rai, poltrona vacante fin
dalle dimissioni per protesta di Lucia Annunziata contro il varo della
"Legge Gasparri" e restata vacante pure dopo il recente varo del nuovo
Consiglio di amministrazione?
La domanda sembra ingenua, perché la risposta è scontata: la politica, cioè
i partiti e un eventuale accordo maggioranza-opposizione. In teoria, come
pensa Giuseppe Giulietti (deputato Ds, esperto di Rai), il compito
spetterebbe, come vuole la legge, al ministro dell'economia Domenico
Siniscalco. Ma siccome due proposte del ministro sono state già bocciate,
ecco che la soluzione si può trovare solo per via politica.
Si sa da tempo che uno dei candidati alla presidenza della Rai è Claudio
Petruccioli, Ds, attuale presidente della Commissione di vigilanza della
Rai. Petruccioli, comprensibilmente, ritiene di avere tutte le carte in
regola per il nuovo incarico anche se passerebbe dal ruolo di presidente
vigilante a quello di presidente vigilato dai suoi eventuali ex colleghi
della Commissione parlamentare di vigilanza. Siamo sicuri, infatti, che
Petruccioli, qualora fosse eletto presidente della Rai, si dimetterebbe
dalla sua carica di senatore, anche se - ecco uno dei tanti paradossi - non
esistono incompatibilità formali tra il ruolo di parlamentare e quello di
presidente di viale Mazzini. Chi ha studiato le norme in questione spiega
così anche il fatto che i deputati che sono stati eletti da oltre due mesi
nel Consiglio di amministrazione della Rai non si siano ancora dimessi e
ormai, se mai dovessero compiere quell'atto, lo farebbero a settembre
inoltrato.
Anche quando le norme o le prassi consentono quello che a rigor di logica
non dovrebbe essere permesso, c'è sempre un limite dettato dallo stile e dai
conflitti di competenza. Come va valutata, allora, la notizia che
Petruccioli si è incontrato mercoledì scorso con Silvio Berlusconi nella
residenza privata del premier di piazza Grazioli, a pochi passi da piazza
Venezia a Roma? Facile immaginare, come hanno fatto tutti i cronisti, che
quell'incontro sia servito a discutere della poltrona vacante di presidente
della Rai. Per la verità, Petruccioli ha dichiarato che quella visita era
spiegabile per "dovere istituzionale", dal momento che lui aveva il compito
di illustrare al premier "la situazione di prolungata precarietà nella quale
versano i vertici della Rai".
Chi ha cercato di saperne di più su quell'incontro a casa Berlusconi, ha
ricostruito così il faccia a faccia: ci sarebbero state manifestazioni di
stima da parte del premier nei confronti del presidente della Commissione
parlamentare di vigilanza sulla Rai. Il che avrebbe fatto risalire le
quotazioni di Petruccioli come candidato per la presidenza del servizio
pubblico.
Il rebus sul nome del nuovo presidente dell'azienda di viale Mazzini e su
quello del nuovo direttore generale (poltrona che l'attuale direttore Flavio
Cattaneo dovrebbe finalmente lasciare libera), dicono i bene informati,
potrebbe sciogliersi entro giovedì 4 agosto, data limite per non affrontare
anche l'estate con una vacanza di poteri. A conferma che forse siamo alla
vigilia delle nomine per la presidenza e la direzione di viale Mazzini,
ieri, a margine dei lavori del Consiglio nazionale di Forza Italia, al
premier è stata chiesta un'opinione sull'eventuale accoppiata Claudio
Petruccioli presidente e Alfredo Meocci direttore generale (quest'ultimo è
ex commissario dell'Authority delle Telecomunicazioni). ''Rispondo sempre:
perché no?'', ha replicato Berlusconi, lasciando intuire che sulle due
candidature c'è più di uno spiraglio.
Comunque vada a finire, la giornata di mercoledì ci lascia due
interrogativi. Perché il "dovere istituzionale" di Petruccioli si è dovuto
espletare presso la residenza privata di Berlusconi, invece che a palazzo
Chigi o in una stanza della Camera o del Senato? Petruccioli e Berlusconi
hanno davvero discusso della presidenza della Rai, facendo finta che
Petruccioli non era papabile per quella poltrona?
Tutto questo può sembrare ai più una questione di dettaglio, come la
richiesta che i consiglieri del Cda della Rai tuttora deputati (Giuliano
Urbani, Forza Italia, Carlo Rognoni, Ds; Gennaro Malgieri, An, Giovanna
Bianchi Clerici, Lega) abbiano il buon gusto di dimettersi dai loro scranni
anche se non lo prevede la norma che regola la composizione di quel
Consiglio di amministrazione. Ma non si tratta di dettagli. L'autonomia
della politica dall'informazione resta un problema irrisolto, come del resto
sarebbe bene non discutere in residenze private di problemi di rilevanza
pubblica.
Come facciamo a indignarci, per esempio, alla notizia che Pierferdinando
Casini, presidente della Camera, ha deciso di mettere all'ordine del giorno
di Montecitorio la riforma elettorale dopo un incontro casalingo con
Berlusconi a piazza Grazioli, se poi il presidente della Commissione
parlamentare di vigilanza sulla Rai ripete la visita casalinga motivandola
per "dovere istituzionale" e poi discute perfino a casa Berlusconi della sua
possibile nomina a presidente della Rai?
Noi ci indigniamo sempre. Sia quando il protagonista è Casini (Udc), sia
quando il protagonista è Petruccioli (Ds). Qualcuno, in passato, ci ha
insegnato che le regole valgono per tutti: a destra e a sinistra.
http://www.aprileonline.info/articol...840&numero=313




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