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  1. #1
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    Predefinito Shri Ramakrishna e la tolleranza religiosa

    Chiedo scusa se nel mio cervello gli argomenti vanno avanti lentamente ed in numero molto limitato. Nei giorni scorsi inseguivo un pensiero che non riuscivo ad esprimere, volevo dire la mia su "l'essere e l'impermanenza". Non riuscendo a mettere a fuoco quello che cercavo di dire sono andata a cercare qualche pensiero altrui che mi aiutasse ad esprimermi meglio ed ho trovato questo, l'ho tradussi per me dagli "Articoli sulla Metafisica" di A.C Coomaraswamy un po' di tempo fa e non credo sia mai stato diffuso in lingua italiana. C'entra poco con l'argomento ma, a me, ha fatto piacere rileggerlo.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Shri Ramakrishna e la tolleranza religiosa

    Shri Ramakrishna e la tolleranza religiosa
    A.C Coomaraswamy

    «Colui che è solo Uno, è chiamato con una moltitudine di nomi»;
    «Un solo Fuoco arde su molti altari»;
    « Egli è conosciuto così come si mostra»; «Come lo si cerca, così lo si trova»;
    «È a causa della Sua grande abbondanza - o a causa del fatto che di lui si può parlare in modi tanto diversi - che viene chiamato con tanti nomi». Queste sono affermazioni prese degli Inni sacrificali del Rig-Veda. A titolo di commento, citiamo San Tommaso d'Aquino, «I molteplici aspetti di questi nomi non sono vuoti e vani, perché a tutti loro corrisponde una realtà unica rappresentata in una maniera molteplice ed imperfetta", (Summa Theologica I.13.4 y 2).
    Niente, magari, impressiona o sconcerta tanto stranamente uno studioso cristiano della vita di Shri Ramakrishna come il fatto che questo indù tra gli indù, senza ripudiare in modo alcuno il suo induismo, bensì solo dimenticandolo momentaneamente, circa nel 1866 si arrese completamente alla via islamica, ripeteva il nome di Allah portava i vestiti e mangiava il cibo di un muslim. Quest'atto di sottomissione a quello che in India si chiamerebbero «le acque di un'altra corrente del fiume unico del verità» risultò solo un'esperienza diretta della Visione Beatifica, non meno autentica che la prima. Sette anni dopo, Ramakrishna provò sperimentalmente allo stesso modo le verità del Cristianesimo. Stette per un tempo completamente assorbito nell'idea di Cristo, e non dava spazio a nessun altro pensiero. Si poteva supporlo un convertito. quello che realmente risultò fu che, sulla base dell'esperienza personale, lui poteva affermare: «ho praticato tutte le religioni, l'induismo, l'islam, il cristianesimo, e ho seguito anche le vie dei differenti rami indù… Un lago ha molte rive. Su di una c'è l'indù che attinge l'acqua con un'anfora, e la chiama jala; su di un'altra il muslim attinge con otri di cuoio, e chiama l'acqua pāni , su di una terza spiaggia il cristiano trova quello che nella sua lingua chiama con il nome di acqua.»
    Una tale comprensione può essere rara, ma è assolutamente normale in oriente: lo spiega bene la Bhagavad Gitā, non c'è nessun Dio all'infuori di Lui, e nel caso in cui un uomo sia veramente l'adoratore di una divinità, è Dio stesso la causa della sua devozione ed il suo frutto… Sotto qualsiasi forma gli uomini Lo cerchino, in quella forma Lui dà loro il benvenuto, perché la via che gli uomini prendono da ogni lato è sempre la Sua. Analogamente il Bhaktamāla (cf. G. A. Grierson, ed., Londra, 1909): "Nessuno ignora le dottrine della propria religione… In conseguenza ogni uomo, nella misura in cui ciò sia in suo potere, aiuta alla lettura delle Scritture, siano quelle della sua propria chiesa, o siano quelle di un'altra confessione." Ed analogamente anche nell'islam, il "Mio cuore è diventato capace di ogni forma… è un convento per i monaci cristiani, un tempio per gli idoli, il posto di pellegrinaggio nella Mecca, le tavole della Torah, il libro del Corano: io seguo la religione di Amore, qualunque sia la via che i Suoi cammelli prendano."
    Una tale comprensione è più difficile, e si può dire anormale per la mentalità dell'umanità occidentale, anche se il cristiano moderno non approva interamente la condotta degli eroi di Carlomagno a Saragozza: — "Entrarono nelle sinagoghe e nelle moschee le cui pareti furono abbattute tutte con magli e con asce: ridussero gli idoli a schegge … Le genti pagane erano condotte in moltitudini alla fonte battesimale, per aggiogarli al giogo di Cristo … Così, dall'oscurità pagana sono stati redenti in cinquemila, che sono ora veri cristiani", È tragicamente vero che per ogni uomo morto in India per la persecuzione religiosa, ne sono morti diecimila in Europa, ed è altrettanto certa l'attività delle missioni cristiane che ancora sottoscrivono con tanta sfacciataggine un programma di conversione con la forza - la forza del denaro, non pagato in contanti, ma speso in educazione ed aiuto medico offerto con motivazioni aggiuntive.
    La "forza", come scrisse Lafcadio Hearn in un'occasione, "è stata lo strumento principale del propagandismo cristiano nel passato, ed è ancora la stessa forza a nascondersi dietro le missioni." Contro l'ottavo comandamento non esistono aggressori più grandi dei missionari: "non dare falsa testimonianza contro il tuo prossimo."
    Tuttavia, non voglio insistere tanto su questo punto di vista, quanto segnalare che proprio perché la tolleranza religiosa non affonda le sue radici in Europa, come in Asia, nella convinzione che tutte le religioni siano vere, si caratterizza piuttosto in una indifferenza crescente verso tutte le dottrine religiose, e ciò non accade perché il cristianesimo manchi di una base intellettuale per la tolleranza espressa verso altre forme di credenza. San Giovanni, certamente, parla della "Vera Luce che illumina tutti gli uomini." Perfino San Tommaso ammette che alcuni dei Gentili che vissero prima della nascita temporale di Cristo possono essersi salvati. Perché come disse Clemente di Alessandria molto tempo prima, c'è sempre stata " una manifestazione naturale di quell'unico Dio Onnipotente, tra tutti gli uomini di pensiero retto."

  3. #3
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    Predefinito Rif: Shri Ramakrishna e la tolleranza religiosa

    Mastro Eckhart parla di "Uno dei nostri più antichi filosofi che trovò la verità molto, ma molto prima della nascita di Dio, prima che ci fosse la fede cristiana come è ella ora", e di nuovo molto più audacemente, "Quelli per cui Dio è diverso in una cosa diversa da altra e per cui Dio è più caro in una cosa che in un'altra, quell'uomo è un barbaro, tuttavia come un bambino che deve imparare." Si noti che "Merlino fece la tavola rotonda come prova della rotondità del mondo perché la tavola rotonda significa in modo diretto il mondo. Perché tutto il mondo cristiano e pagano si restaura nella tavola rotonda … affinché, per quelli che sono fedeli della tavola rotonda la verità del Santo Graal sia ben conosciuta"(Malory, La Morte Di Artù, XIV.2).
    La verità è con Blake quando dice: "Le religioni di tutte le nazioni derivano dalla differente accoglienza del genio poetico, (il vedico «kavitva»)di quella nazione, e questo è chiamato dappertutto spirito di profezia … come tutti gli uomini sono simili, benché infinitamente diversi, così tutte le religioni, e tutto quel che assomiglia alla religione hanno un'unica fonte." Le tradizioni vedica e cristiana non si stancano mai di usare "Verità", "Essere" e "Bellezza", come nomi essenziali e preminenti di Dio. Nonostante, siamo coscienti che in questo mondo umano non si possa avere la conoscenza o espressione concettuale della verità eccetto che in qualche modo; giustamente come non ci può essere una bellezza percettibile eccetto che di qualche tipo. Quello che è vero per tutte le verità, o quello che è bello in tutte le bellezze, non può essere per ciò stesso una di queste verità o bellezze. Come dice Dionisio, "Se qualcuno vedendo Dio comprendesse quello che vede, non vedrebbe Dio stesso, bensì ad una di quelle cose che sono Sue." La credenza nella Rivelazione o Audizione non significa che le parole stesse nelle quali la verità si esprime non contengano la verità, ma piuttosto che la cerchino, perché come dice San Tommaso di Aquino, "Ogni cosa ha verità per natura secondo il grado in cui imita la conoscenza di Dio"; il "nostro intelletto considera Dio secondo il modo derivato dalle creature"; e finalmente, "la cosa conosciuta è nel conoscitore secondo il modo del conoscitore." Tutti i concetti di Dio, ancora più i intimamente adeguati, sono fatti così secondo l'uomo; come dicono in India, "Egli prende le forme che sono state immaginate dai Suoi adoratori." Ma non deve essere concepito come confinato, o pienamente espresso, da nessuna di queste forme perché Egli stesso è l'unica matrice di tutte le forme, e le trascende pur rispettandole tutte, in ognuna delle forme; è da questo punto di vista come più di un maestro cristiano ha affermato che "Niente di vero si può dire di Dio." Il valore dei concetti, di ogni espressione verbale o visibile, è un valore d'uso; per verbum in intellectu conceptum, il concetto ha valore non come una cosa in sé stessa, ma come dispositivo verso una visione essenziale, non in una somiglianza. La bellezza della formula, dell'icona verbale o visuale, per commovente che sia nel vangelo cristiano o nella liturgia vedica, non è fine a sé stessa ma, riferita a chi la usa, è un invito. Il proposito di ogni arte, ed in non minore grado quello di questa arte suprema della teologia, nel che tutte le altre arti, siano letterarie o plastiche, sussistono per excellentiam, è insegnare, dilettare e soprattutto muovere (il docere, delectare, movere di Sant'Agostino).
    Una adesione esclusiva ad un solo dogma, ad un solo gruppo di simboli verbali o visuali, per molto pertinente che sia, è un atto d'idolatria; la verità stessa è inesprimibile. Se l'immagine è di Colui che è l'immagine, i colori e l'arte sono i nostri. Chiunque che pretende che la sua maniera di comprendere e di esporre sia l'unica vera non è animato dalla visione di Dio, ma da orgoglio spirituale. Un tale credente, come dice Ibn`Arabi, "non loda nessuno se non sé stesso, perché il suo Dio è fatto da lui stesso, e lodare l'opera è lodare il suo artefice: la sua eccellenza o imperfezione appartengono all'artefice. Per questa ragione critica le credenze degli altri, egli non lo farebbe se fosse giusto … Se comprendesse il detto di Yunayd, "Il colore dell'acqua è il colore della stoviglia che la contiene", non interferirebbe con gli altri, ma percepirebbe Dio in ogni forma ed in ogni credenza. Ha opinione, non conoscenza: per questo, Dio ha detto: "Io sono dell'opinione che il mio servitore ha di Me", cioè, "Io non mi manifesto a lui se non nella forma della sua fede." Dio, quando ama, è assoluto e non limitato, il Dio di ogni fede religiosa è soggetto a limitazioni, perché è il Dio che è contenuto nel cuore del Suo servitore." Lo Gnostico orientale non può trovare alcun difetto nella dottrina cattolica; giudicata sui modelli vedici, si può dire che il cristianesimo sia vero e bello: vero nella misura in cui una formulazione può essere vera, bello nella misura in cui piaccia, ma distinta dall'Uno nessuna cosa, può essere veramente bella. Inoltre, si può affermare con sicurezza che la parte migliore della dottrina cristiana è presentata esplicitamente in ogni altro dialetto della tradizione primordiale: mi riferisco a dottrine tali come quelle della nascita eterna e temporanea, quella dell'unica essenza e le due nature, quella dell'impassibilità del Padre, quella del significato di quel sacrificio, quella della transustanziazione, quella della natura e della distinzione tra le vite contemplativa ed attiva e tra entrambe e la vita di piacere, quella della distinzione
    tra eterno, atemporale e tempo, e così altro ancora. Volendo almeno cento testi tra scritture cristiane o islamiche, o vediche, taoiste od altre potrebbero essere letteralmente citati, con le loro esposizioni patristiche a dimostrare un accordo stretto, a volte coincidendo anche dal punto di vista verbale. Per citare a caso un trio di esempi, mentre San Gregorio Damasceno dice che "-Quello Che È-, è il principale di tutti i nomi applicati a Dio", nella Katha Upanishad c'è scritto "-Egli è-, solo per questo motivo Egli deve essere appreso". Mentre San Tommaso d'Aquino dice: «si dice che sotto questo sole tutte le cose siano generate e corrotte", il «Shatapatha Brāhmana» afferma che "Tutto sotto il sole è nel potere della morte"; e mentre San Dionisio parla di Quello "per cui il non vedere né conoscere sono realmente il vedere e conoscere", la Jaiminìya Upanishad Brāhmana sostiene che "Il pensiero di Dio per natura non è pensato, se pensa il pensiero Egli non lo comprende." Ogni insegnamento tradizionale usa sia la via affirmativa che la via remotionis, ed in questo senso è d'accordo con Boezio in cui "La fede è un mezzo tra eresie contrarie." Il peccato è definito dal tomistico ed in India nella stessa maniera, come una "deviazione dell'ordine verso il fine." Tutte le tradizioni sono d'accordo nel sostenere che il fine ultimo dell'uomo sia la felicità. D'altra parte, benché si possa avere solo una metafisica, deve esserci non solo una varietà di religioni, ma una gerarchia di religioni, nelle quali la verità è più o meno adeguatamente espressa, in accordo alle capacità intellettuali di quelli che la professano. Questo non significa che si neghi l'esistenza di dottrine eterodosse, certamente condannabili come eresie, bensì solamente che tutte ed ognuna Fede è un'eresia se la si considera come verità assoluta, e non meramente come un indicazione della verità. Il Panteismo, per esempio, è ugualmente un'eresia dal punto di vista cristiano, islamico ed indù; una confusione delle cose come sono in sé stesse con le cose come esse sono in Dio, dell'essenza del partecipante con l'Essenza comunicata, è un errore egregio, e tuttavia non è un errore tanto grande come assumere che l'essere delle cose come sono in loro stesse sia interamente il loro proprio essere.
    La distinzione tra essenza e natura della dottrina del Sāmkhya è vera da un certo punto di vista, e tuttavia è falsa quando la si considera dal punto di vista di una sintesi più alta, come quella del Vedānta; analogamente nel cristianesimo, dove da un certo punto di vista, essenza e natura non sono parte dell'universo anche se nella semplicità della Causa Prima sono un'unica sostanza indivisa. È perfettamente legittimo sentire che una data religione sia più adeguatamente vera che un'altra; sostenere, per esempio, che il cattolicesimo sia più adeguatamente vero del protestantesimo, o l'induismo del Buddismo. Si possono tracciare distinzioni reali: il cristianesimo sostiene, per esempio, che la metafisica, benché più elevata delle altre scienze, sia inferiore alla scienza sacra della teologia; l'induismo è primariamente metafisico, e solo secondariamente religioso, di qui le controversie in quanto al vero significato della "deificazione", e di qui che per quanto un indù possa trovarsi in concordia entusiasta coi dottori dell'angelico e del celestiale, San Tommaso e San Bonaventura, stia molto più a suo agio con alcuni giganti del pensiero cristiano la cui ortodossia è sospetta, voglio dire Eriugena, Eckhart, Boehme, Blake, e meglio ancora con Plotino che coi rappresentanti dell'ortodossia exoterica cristiana; preferire San Giovanni a San Giacomo, più in simpatia col platonismo cristiano che con l'aristotelismo cristiano, scarsamente in simpatia con le teologie protestanti, e molto più vicino alle interpretazioni cabalistiche della Genesi e dell'Esodo che a qualunque altra interpretazione storica. Non vogliamo sostenere l'improprietà di tutte le controversie dogmatiche. Dobbiamo avere presente che compreso dentro della cornice di una fede presumibilmente omogenea si dà per stabilito che le stesse verità devono presentarsi in maniere diverse adeguate all'udienza, e che questa non è una questione di affermazioni contraddittorie, ma il destino dei "mezzi convenienti." Quello che sosteniamo è che tutte le vie convergono; che il Viaggiatore, quando ha percorso una via data, in circostanze normali, raggiungerà prima quel punto in cui ogni progresso finisce— "raggiungendo Dio, tutto i progressi finiscono"—che non tornando indietro per conoscere un'altra strada. Quello che non dobbiamo dimenticare è che nessuno può pronunciarsi sulla verità di una religione che non ha vissuto, come Ramakrishna visse tanto il cristianesimo che l'islam, ed anche l'induismo; e che una volta convinto che solo la propria verità interiore sia quella vera, "È - come osservava ultimamente il Professore C. A. Briggs dell'Università di Drew - la cosa più facile da immaginare prendere i concetti di altre fedi, astrarli dal loro contesti, e demolirli." Per esempio, nell'Islam si potrebbe facilmente definire il cristianesimo come una religione politeistica, partendo dalla osservata affermazione di San Tommaso, che: "Noi non diciamo «L'Unico Dio, perché la divinità è comune a molti", (Summa Theologica I.31.2C). Allo stesso modo, si potrebbe dare facilmente una definizione panteista del cristianesimo partendo da quest'altra frase di San Tommaso, "Una cosa ha essere per partecipazione … dobbiamo considerare … l'emanazione di tutti gli esseri dalla causa universale che è Dio" (Summa Theologica I.44.1 e- I/45.1C).
    Qual è allora in ultima analisi, il valore della religione comparata? Certamente non è convincersi che una fede sia la preparazione per un altra, né condurci ad una decisione su quale sia la "migliore". Ugualmente stili di arte antichi o esotici, potrebbero essere considerati come preparazioni ed aspirazioni verso lo stile proprio di una persona. Non si può neanche considerare il valore di questa disciplina come se conducesse allo sviluppo di un'unica fede sincretista universalmente accettabile che incorpori tutto quello che è "migliore" in ogni fede; una "fede" come questa sarebbe una mostruosità meccanica e senza vita, non unirebbe correnti di acqua viva, bensì una sorta di esperanto religioso. La religione comparata può dimostrare che tutte le religioni germogliano di una fonte comune; sono, come dice Geremia, i "dialetti di un unico linguaggio spirituale." Quindi, non possiamo prendere le formule di una religione ed inserirle in un'altra senza incongruenza. Si può riconoscere che molte formule sono identiche in religioni differenti; confrontare, per esempio, San Tommaso, "La Creazione, è l'emanazione di tutti gli esseri dal non essere, il quale è niente", (Summa Theologica I.45.1C) col vedico "L'Essere è generato dal non essere"( Rig-Veda Samhitā X.72.3), tali paragoni possono essere impiegati validamente, perfino il più ortodosso, come quello che San Tommaso chiama "prove estrinseche e probabili" della validità di un dogma dato. Ma la chiarificazione che risulta quando le formule di una tradizione sono confrontate con quelle di un'altra ha molto più valore di questo. Dunque, come abbiamo già visto, ogni tradizione è necessariamente una rappresentazione parziale della verità proposta dalla tradizione considerata universalmente; in ogni tradizione c'è qualcosa di soppresso, o riservato, od oscuro che, in un'altra, può essere sviluppato in modo più esteso, più logico o più brillante. Per questo, ciò che è chiaro e completo in una tradizione può essere usato per sviluppare il significato di quello che può esser appena un po' più che alluso in un'altra. O perfino, se in una tradizione una dottrina data è stata definitivamente stabilita, una realizzazione del significato di questa definizione può condurre al riconoscimento ed alla correlazione di tutta una serie di affermazioni di un'altra tradizione, in tutte queste è implicita la stessa dottrina, ma che anteriormente non erano stati comprese nella loro mutua relazione. È così un gran vantaggio che ci sia possibile fare uso dell'espressione esemplarismo védico o inversamente, parlare di yoga cristiano fa sorgere immediatamente l'analogia tra la consideratio, contemplatio e raptus di San Bernardo e dhāranā, dhyāna, e samādhi del Sanscrito.
    Molti cristiani, senza dubbio, si sentiranno in forte imbarazzo per l'adesione principale di Shrì Ramakrishna al culto della Gran Madre. Certamente, niente è più abituale di considerare che il cristianesimo, bene o male, aderisce ad interpretazioni puramente maschili dell'essere divino; il culto cristiano parla di un Padre, non di una Madre nel Cielo, mentre in India, l'antico amore della Magna Mater, si mantiene fino ad oggi in termini uguali a quello del Propator. E tuttavia, la dottrina della maternità della natura divina si regge ripetutamente, pur restando molto riservata, nella
    teologia cristiana, fondamentalmente in quella delle "due nature", più esplicitamente in quella delle natività temporanea ed eterna, ed in quella della Generazione del Figlio come un'operazione vitale di principi uniti - "Processio Verbi in divinis dicitur generatio… quae est operatio vitae… et propter hoc proprie dicitur genitum et Filius", (Summa Theologica I.27.2; cf. I.98.2C, "In ogni atto di generazione ci sono un principio attivo ed un principio passivo"). E mentre la "filiazione eterna non dipende da una madre temporale", (idem III.35.5 a 2) come Maestro Eckhart può parlare del "atto di fecondazione latente nell'eternità", e dire che "è Dio che ha il tesoro e la moglie in Sé", e che la "Divinità si manifesta con la Parola", e che la "Sua nascita nella «Maria Spirituale» fu per Dio più gioiosa della natività di Lei nella carne." Quando San Tommaso parla di "quella Natura per il quale il Padre genera", (Summa Theologica I.41.5),, il riferimento è realmente alla Magna Mater, l'Aditi vedica, per non menzionare altri nomi dell'Unica Madonna; vista sotto questo aspetto diventa chiara quell'asserzione, altrimenti oscura, che benché la materia prima "si allontana dalla somiglianza a Dio, nonostante … mantenga una certa somiglianza con l'essere divino", (idem I.14.11 a 3). Certamente, la Natura Naturata "mantiene" una certa somiglianza con la "Natura Naturans, Creatrix, Deus": La Madre Terra con la Madre Natura, Maria nella carne con Maria spirituale. Basti considerare il libro della Genesi I:27,"Secondo l'immagine di Dio, essi furono creati maschio e femmina", in connessione con Galatei 3:28, "secondo l'immagine di Colui che li creò, dove non ci sono maschi né femmine", per rendersi conto che sebbene Essenza e Natura in divinis, siano un'unica sostanza semplice senza composizione; il fatto stesso che i principi uniti possano esemplificarsi è a parte prova che dell'Identità Suprema si possa parlare veridicamente sia come Padre che come Madre, che come Padre - madre, così come nei Veda i "Progenitori" Divini sono indifferentemente "Padri", (pitarā)o "Madri", (mātarā) o come "Quell'Unico Essere, espirato ed inspirato", (tad ekam ānìtavātam, Rig Veda Samhitā X.129.2), dove nessun genere è implicito; cf. "Dove questi due abissi pendono, ugualmente espirati ed inspirati, lì è quell'Essere Supremo" del Maestro Eckhart.
    Possiamo arrivare ad affermare così, in favore di una vera "religione comparata" che per quanto una religione possa essere autosufficiente, se la si segue fino al fine (termine e scopo) a cui si dirige, difficilmente si può disporre di una via tanto piana che non sia, qui e là, illuminata meglio da altre luci che non quella della torcia privata del pellegrino, dato che la luce di ogni torcia è solo una rifrazione della Luce delle luci. Una diversità di rotte non solo è appropriata per una diversità di viaggiatori che non sono tutti uguali, né cominciano a partire da uno stesso punto, ma può essere di incalcolabile aiuto per ogni viaggiatore che possa leggere correttamente la mappa; perché dove tutte le strade convergono, non ci può essere nessuno che aiuti a chiarire la posizione vera del centro del labirinto, "in mancanza del quale stiamo ancora nella dualità." Per questo diciamo che devono essere pure evitate le implicazioni stesse della frase "tolleranza religiosa": la diversità di fede non è una questione di "tolleranza" indesiderata, ma prescrizione divina. E questo è valido perfino se noi crediamo sinceramente che altre fedi siano inferiori alla nostra, ed in questo senso relativamente "brutte": perché come dice Sant'Agostino, "La bellezza ammirabile dell'universo è fatta di tutte le cose. Nella quale, perfino quello che si chiama male, in ciò che è ben ordinato e nel suo posto, è la raccomandazione eminente di quello che è il bene"(Enchiridion XIII), e chi San Tommaso appunta con approvazione, aggiungendo che "L'universo, postulata la creazione presente, non può essere migliore, a causa del bell'ordine dato a tutto da Dio"(Summa Theologica I.48.1 e I.25.6 a 3). Come dice anche Sant'Agostino, non c'è nessun male nelle cose, bensì solamente nel cattivo uso di esse da parte del peccatore" (De doctrina christiana III.12). In quanto al "cattivo uso" da parte del peccatore, chi può assicurarci che non sia per questo che si è detto, non "giudichiate, affinché non siate giudicati?" Nella questione della direzione verso il Regno del Cielo che è "dentro voi", il mondo moderno è molto più privo di volontà di ricerca che predisposto a perdersi in una falsa direzione. Dal punto di vista satanico si potrebbe appena immaginare un'attività migliore che darsi alla "conversione" dei pagani da un corpo di dogmi ad un altro: quello, certamente, non era quello che si intendeva per il mandato, "Andate e predicate il Regno di Dio"—o Dio si sbagliava, quando disse, "Il Regno dei Cieli è dentro voi?"

  4. #4
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    Predefinito Rif: Shri Ramakrishna e la tolleranza religiosa

    i miei schemi mentali mi hanno richiamato alla mente alcune parole del vangelo gnostico di Filippo
    (sul Magister avrei qualcosa da aggiungere ma devo trovare tempo e coraggio)

    11.) I nomi che vengono dati alle cose terrestri racchiudono un grande inganno, perché distolgono i cuori da concetti che sono autentici verso concetti che non sono autentici. Chi sente la parola "Dio" non intende ciò che è autentico, ma intende ciò che non è autentico. Così pure per "Padre" e "Figlio" e "Spirito Santo" e "Vita" e "Luce" e "Resurrezione" e "Chiesa" e tutti gli altri nomi non s'intende ciò che è autentico, ma s'intende ciò che non è autentico.
    A meno che non si sia venuti a conoscenza di ciò che è autentico, questi nomi sono nel mondo per ingannare. Se essi fossero nell'eone, non sarebbero nominati ogni giorno nel mondo e non sarebbero mescolati tra le cose terrestri. Essi hanno la loro fine nell'eone.
    12.) Un solo nome non è pronunciato nel mondo: il nome che il Padre ha dato al Figlio. Esso è al di sopra di tutto. È il nome di "Padre",perché il Figlio non diventerebbe Padre se non avesse rivestito se stesso del nome di "Padre". Questo nome. coloro che lo posseggono lo intendono in verità, ma non lo pronunciano. Invece coloro che non lo posseggono non lo intendono. Ma la Verità ha espresso dei nomi nel mondo a questo motivo: che non è possibile apprendere senza nomi. La Verità è unica e molteplice, e a nostro vantaggio, per insegnarci, per amore, quella Unica, attraverso molte.
    13.) Gli arconti vollero ingannare l'uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone. E poi, se essi fanno loro un favore, li allontanano da ciò che non è buono e li collocano in ciò che è buono, quello che essi conoscono. Perch'essi hanno deliberato di prendere l'uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre.
    ................
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

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    .... .....
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    Predefinito Rif: Shri Ramakrishna e la tolleranza religiosa

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    i miei schemi mentali mi hanno richiamato alla mente alcune parole del vangelo gnostico di Filippo
    (sul Magister avrei qualcosa da aggiungere ma devo trovare tempo e coraggio)

    11.) I nomi che vengono dati alle cose terrestri racchiudono un grande inganno, perché distolgono i cuori da concetti che sono autentici verso concetti che non sono autentici. Chi sente la parola "Dio" non intende ciò che è autentico, ma intende ciò che non è autentico. Così pure per "Padre" e "Figlio" e "Spirito Santo" e "Vita" e "Luce" e "Resurrezione" e "Chiesa" e tutti gli altri nomi non s'intende ciò che è autentico, ma s'intende ciò che non è autentico.
    A meno che non si sia venuti a conoscenza di ciò che è autentico, questi nomi sono nel mondo per ingannare. Se essi fossero nell'eone, non sarebbero nominati ogni giorno nel mondo e non sarebbero mescolati tra le cose terrestri. Essi hanno la loro fine nell'eone.
    12.) Un solo nome non è pronunciato nel mondo: il nome che il Padre ha dato al Figlio. Esso è al di sopra di tutto. È il nome di "Padre",perché il Figlio non diventerebbe Padre se non avesse rivestito se stesso del nome di "Padre". Questo nome. coloro che lo posseggono lo intendono in verità, ma non lo pronunciano. Invece coloro che non lo posseggono non lo intendono. Ma la Verità ha espresso dei nomi nel mondo a questo motivo: che non è possibile apprendere senza nomi. La Verità è unica e molteplice, e a nostro vantaggio, per insegnarci, per amore, quella Unica, attraverso molte.
    13.) Gli arconti vollero ingannare l'uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone. E poi, se essi fanno loro un favore, li allontanano da ciò che non è buono e li collocano in ciò che è buono, quello che essi conoscono. Perch'essi hanno deliberato di prendere l'uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre.
    ................
    Per questo motivo un Maestro che voglia esprimere qualcosa di buono non può far altro che negare tutto il falso buono che ha usurpato il vero buono..come la religione per esempio..
    Tutti i Maestri che hanno indicato nuove vie.. si sono presentati come
    negatori del passato..Buddha negava il Brahmanesimo con le sue caste ..Gesù negava l'ebraismo..Osho nega tutto per riaffermare tutto a un livello superiore..esoterico..essenziale ..principiale....e ciò facendo suscitano le ire del vecchio....che vi vede la negazione di ciò che crede sia la verità....
    Naturalmente negare una parola non significa negare il suo significato buono..anche se alle volte bisogna cambiare la parola stessa ormai degenerata nei cuori di chi potrebbe capirla nel suo significato originale..
    Così per fare un esempio la parola religione è talmente degenerata..che si cerca di sestituirla con religiosità..armonia..sintonia col Tutto..meditazione..ricerca interiore etc..
    Altrimenti dire di essere religiosi equivarrebbe a dire di essere fanatici e fondamentalisti o fideisti..suscitando idee completamente diverse da chi pensa che la religione sia la ricerca del vero senza schemi mentali o ideologie..per trovare ciò che non vive e non muore..oggetto d'esperienza reale e non di fede cieca..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 

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