Quello che segue è la traduzione (un po’ riassunta ma fedele) delle prime pagine del libro “The Garland of Letters” di Arthur Avalon”; libro che, in inglese, si può scaricare liberamente a questo link:
Arthur Avalon - ( by John Woodroffe Garland of Letters Studies in the Mantra Shastra
Il riassunto era a mio uso e consumo ma quanto riportato è il pensiero dell’autore, non il mio.
La parola sanscrita vāk (in Latino Vox) deriva dalla radice Vach che significa“Parlare”.
Il nome femminile Vāk pertanto significa letteralmente sia voce che suono, anche nel caso in cui il suono sia un rumore emesso da oggetti inanimati.
Ha perciò lo stesso significato di un altro termine utilizzato in sanscrito per indicare un suono: SHABDA.
Quest'ultimo termine spesso è usato in correlazione alla parola ARTHA che è l’oggetto indicato dal suono. PRATYAYA invece è l'apprendimento mentale che avviene tutte le volte in cui la mente ritiene l’immagine di un oggetto (fisico o psichico) e l'associa ad un determinato suono o parola.
SHABDA = suono
ARTHA = oggetto
PRATYAYA = associazione mentale tra un determinato suono o parola ed un oggetto, sia esso un oggetto fisico o “materiale” o più semplicemente un’idea od oggetto mentale.
Questa associazione avviene sempre su tre diversi livelli di profondità:
PARĀ = Supremo o causale. Comprensibile alla mente come "volontà divina",
SŪKSHMA = Sottile, relativo allo stato di sogno o al piano mentale del singolo individuo.
STHŪLA= Grossolano. Il mondo fisico degli oggetti e dei suoni materiali.




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iaociao:

