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Discussione: vak o la parola

  1. #1
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    Predefinito vak o la parola

    Quello che segue è la traduzione (un po’ riassunta ma fedele) delle prime pagine del libro “The Garland of Letters” di Arthur Avalon”; libro che, in inglese, si può scaricare liberamente a questo link:
    Arthur Avalon - ( by John Woodroffe Garland of Letters Studies in the Mantra Shastra
    Il riassunto era a mio uso e consumo ma quanto riportato è il pensiero dell’autore, non il mio.

    La parola sanscrita vāk (in Latino Vox) deriva dalla radice Vach che significa“Parlare”.
    Il nome femminile Vāk pertanto significa letteralmente sia voce che suono, anche nel caso in cui il suono sia un rumore emesso da oggetti inanimati.
    Ha perciò lo stesso significato di un altro termine utilizzato in sanscrito per indicare un suono: SHABDA.
    Quest'ultimo termine spesso è usato in correlazione alla parola ARTHA che è l’oggetto indicato dal suono. PRATYAYA invece è l'apprendimento mentale che avviene tutte le volte in cui la mente ritiene l’immagine di un oggetto (fisico o psichico) e l'associa ad un determinato suono o parola.
    SHABDA = suono
    ARTHA = oggetto
    PRATYAYA = associazione mentale tra un determinato suono o parola ed un oggetto, sia esso un oggetto fisico o “materiale” o più semplicemente un’idea od oggetto mentale.
    Questa associazione avviene sempre su tre diversi livelli di profondità:
    PARĀ = Supremo o causale. Comprensibile alla mente come "volontà divina",
    SŪKSHMA = Sottile, relativo allo stato di sogno o al piano mentale del singolo individuo.
    STHŪLA= Grossolano. Il mondo fisico degli oggetti e dei suoni materiali.

  2. #2
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Nei testi, quando ci si riferisce a Parā-Vāk s'intende lo Stress Causale o Causa Prima. (Stress in inglese è spinta, pressione … ) Qui è inteso come "impulso iniziale di manifestazione". In termini di Pratyaya, è l’immaginazione del cosmo, lo srishti-kalpana (immaginazione che crea) o manifestazione d'Ishvara: questa è la “parola divina”. E' "Vāk".
    Nel Brahman trascendente ed inerte (Paramātma) o Paramashiva non ci possono essere né il Suono, né oggetti conosciuti come diversi dal «Sé», di conseguenza che non ci si può distinguere alcun nome (Nama) né forma (Rupa). In questa Calma Infinita sorge un “punto di stress metafisico” o Bindu o Shakti Ganibhuta (prima degli elementi) che, nella manifestazione, si produrrà come le forze multiple dell'universo. Questa “energizzazione” è la causa degli Jīvātma e, come Jīvātma, è l'esperienza del mondo nella sua dualità di soggetto ed oggetto. Questo è il “Gioco” di Shakti nell'Etere/Coscienza (Chidākāsha) in questo modo ciò che è Trascendente ed Immanente sembra come cancellato quando la seconda condizione appare. Questa è la creazione (Srishti) o, più propriamente l'apparente sviluppo della manifestazione.

    Per definire "Shristi", si usa la locuzione "creazione del o dei, mondo/i operata dal brahman". Frase che non esprime pienamente questo processo. La creazione, nel senso cristiano esclude la nozione che Dio sia una causa materiale, essendo il “creato” uscito fuori da una preesistente materia amorfa (il caos), non fuori dalla sostanza divina.
    La creazione coinvolge un aspetto d'assoluta novità (prima non esisteva nulla al di fuori di Dio). La parola "creazione" si usa solitamente con queste riserve. L'Atman, nella forma di Potenza (Shakti), sviluppa la sua potenzialità.
    Questa Srishti sopporta un tempo (Sthiti) che è detto giorno di Brahmā dopo di questo c'è, secondo alcuni, un completo Riassorbimento nel Sé della manifestazione (Mahapralaya): così com'è cominciata, dovrà finire. Altri affermano che non ci sia un tale Mahāpralaya, che un qualche universo sia sempre esistito, sebbene un mondo od un altro possano essere scomparsi. Nel Mahāpralaya, il secondo stato, quello dello sviluppo della manifestazione, è contenuto in potenza nell'indifferenziata e non manifestata Māyā Shakti.

    Lo Shabda-brahman è il giubilo della felicità di Shiva. Prorompe come se già fosse nell'eterna Calma sempre-esistente, come il rumore delle onde sul calmo bacino dell’oceano, o come lo spruzzo di una fontana che cade di nuovo nelle acque da cui proviene. Questo concetto della "parola divina" è primordiale. Nella Bibbia Dio "parla" (Fiat Lux) e grazie alla sua Parola la “Cosa” appare. Così la parola israelitica per Luce è " Aur”. La Genesi dice: ”Dio disse: Sia la luce (Aur) e Luce(Aur) fu. La Parola Divina è concepita nelle Sacre scritture degli Ebrei come un potere creativo.
    Una fase di pensiero più vicina a noi mostra un aspetto del Sé Supremo quale Persona che crea. Così noi abbiamo il Sé Supremo ed il Logos: Brahman e Shabda-brahman. In greco, Logos vuole dire il pensiero e la parola che denota l'oggetto di pensiero (come fa Aparashabda). Per Eraclito, Logos era il Principio a cui è sottoposto l'universo. Per gli Stoici era l’anima del Mondo: il principio che unisce tutte le forze razionali che lavorano nel mondo. Secondo Platone, il Logos era l’immagine primitiva e super-sensoriale o modello delle cose visibili. Filone Alessandrino, influenzato dal Platonismo e dalle altre filosofie Elleniche, combinò tra loro queste due concezioni. Lesse nel Vecchio Testamento e nella Teologia ebrea di un Essere intermediario fra il Dio Creatore (quello di cui si è parlato prima) e l'universo molteplice. Questo intermediario era il Logos. Secondo Filone, le Idee plasmarono la Materia. Dio produsse prima il mondo intelligibile delle Idee che erano “modelli” del mondo fisico. Benché in se stesso non fosse nulla, il Logos fu l'autore del mondo ideale. Nel modo in cui un architetto progetta nella sua mente il piano di una città (Polis) e così produce la vera città secondo l'ideale, così Dio agì quando creò il mondo attuando questa Megalopoli (Brahmānda).

  3. #3
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    L'Autore del quarto Vangelo accolse queste idee dandogli espressione in modo di rendere servizio alle necessità teologiche cristiane. È stato affermato che l'adozione di questa nozione nel testo di S. Giovanni non era una mera copia, ma un libero adattamento ed una Cristianizzazione dei Logotipi di Philone. Secondo l'Evangelista, il Logos è una Persona che era di fronte alla creazione ed, egli stesso, Dio. È la Potenza della Saggezza Esterna che procede dalla Divinità non manifestata per lo scopo dell'attività del mondo e nel mondo, è il Logos Endiathetos o la saggezza divina ed immanente. Il Logos, attraverso il quale fu creato il mondo, divenne carne (Avatāra), fu manifestato come uomo (Verbum caro factum est). Lui è il Figlio che è Gesù Cristo, colui che nella pre-esistenza paradisiaca era stato chiamato il Logos e che, dopo la Sua incarnazione come uomo, Gesù. Il Cristo, che non era né profeta né superuomo ma Pūrņāvatāra di Dio. Il Logos è la rappresentazione perfetta di Dio nel Figlio. In Gesù c'era identità di essere con Dio. Il quarto Vangelo apre in modo imponente, "all'inizio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio".

    Queste sono le stesse parole dei Veda: All'inizio c'era il Brahman, con Lui c'era Vāk o la Parola. Questa viene descritta come se fosse un secondo Ente, perché ella esiste solo potenzialmente nel Brahman incondizionato, da cui viene "emessa" o determinata come Śakti; e la Parola è Brahman. Vāk è così una Śakti o Potenza del Brahman che è uno col possessore del Potere (Śaktiman). Questa Śakti che era in Lui è con Lui alla creazione, si evolve nella forma dell'Universo pur restando inalterata come Śakti Suprema.

    È sempre possibile che il pensiero umano possa svilupparsi indipendentemente in modi molto simili. Non è nemmeno del tutto improbabile un'influenza dell'India sul mondo occidentale, tale che i seguaci di Philone ed i Neo-platonici e le stesse concezioni di San Giovanni fossero, almeno in parte, indebitate con un'origine indiana, ma nonostante ci siano punti generali di somiglianza, ce ne sono altri di differenza per i quali l'accuratezza esige attenzione. Così il Brahman è la causa materiale del mondo, il Logos cristiano no. Per il Cristianesimo sarebbe un dualismo.
    Vāk non è una Persona della Trinità ma è la Madre della Trimurti che è Brahma, Vişńu e Rudra. Perchè Lei è la Śakti Suprema, una cosa sola con il Brahman.
    La piena incarnazione è un concetto dell'Induismo, ma nella forma di Jiva, Vāk non è l'incarnazione di una persona storica ma di tutti gli uomini, esseri e cose. La Parola come Vāk divenne carne, non in una particolare data od in un particolare luogo o persona storica. Apparve ed ora appare nella carne e nelle altre forme di materia ed in tutti gli esseri limitati o Jiva, ognuno dei quali può direttamente, attraverso i Veda realizzare direttamente il Brahman, che è Śakti, è la parola di Vāk. Nel Cristianesimo Gesù solo era Dio in forma umana. Gli altri non lo erano, non lo sono e mai non potranno diventare Dio.

    Vāk manifesta se stessa – che è il Brahman, in quell'esperienza spirituale che è il Veda. L'universo è la conseguenza del Desiderio Divino (Kāma) o della Volontà (Icchā ). Kāma sul piano fisico denota fra le altre cose, il desiderio sessuale: nel senso più alto è il primo impulso creativo dell'Uno nel voler diventare molti, in questo modo si moltiplica in tutte le creature. Desiderio terreno ed impulso di riproduzione sono però solo manifestazioni limitate di quell'impulso primario. La Volontà divina lavora continuamente ed in ogni momento attraverso il desiderio sessuale ed individuale per mantenere stabile la creazione dell'universo. Il Kāma divino è eterno ed è l'origine di tutte le cose. Così Parmenide che parla d'Eros o Amore, disse: "Prōtision mĕn ěrota theūn nětīsato panton". (Lui concepì Eros, il primo di tutti i Dei). Questo è l'Eros divino attraverso il quale le cose sono in divenire; (Platone Symp. 5-6). La Figlia di Kāma è Vāk. Costei, come Volontà divina, parla la Parola Divina, grazie alla quale l'universo esiste.

  4. #4
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Nell'Atharvaveda (IX-2) Kama è celebrato come un grande Potere, superiore a tutti i Deva. La Figlia di Kama è chiamata “La Vacca che i saggi chiamano Vāk-virat, ” questa è Vāk nella forma dell'universo. All’inizio c'era il Brahman e con Lui era Vāk. Nel Veda è detto: -questo Essere (Purusha = Prajāpati) disse volendolo “Possa io essere molti. Possa io essere propagato.” Così stimolò la sua energia: Vāk. Lei fu prodotta da Lui e pervase tutto ciò che esiste.".....
    …. L'Unione del Volere e della Parola era la potenza della creazione, tutte le cose erano presenti nell’indifferenziata massa del Grande Utero (Mahāyoni) della Madre di tutti (Ambikā ). Questa Potenza divenne attuale, quando l'universo fu manifestato, ed alla sua dissoluzione Shakti, come tutto l’universo rientra nel Brahman e rimane uno con Lui (Chit).
    Nel frattempo Lei pervade, come Spirito immanente, la mente e la materia che sono le Sue forme temporali. Nella Brihadāranyaka Upanishad è scritto: " Da Vāk e Atmā furono create tutte le cose, i Veda, i metri poetici, i Sacrifici e tutte le Creature.”. Prima fu prodotta la scienza sacra Vaidika.
    ... Vāk è la sostanza del mondo intero; poiché esisteva prima del mondo (Jagat) ed è Shabdaprabhava = precede l’esistenza del suono. Nel Rig -Veda è scritto: "Io (Vāk) ho creato l’uomo, io amo eccedere possente e fare di lui il Brāhman, un Rishi, un Saggio - " Questa è Vāk, l’iniziatrice dei Rishi, fatto che è noto agli uomini: " Col sacrificio loro seguirono il patto di Vāk e la trovarono entrando nella via dei Rishi”.I Rishi chiamarono i loro Inni in vari modi; fra altri anche col nome di Vāk. Tutti però sono per loro una manifestazione di Vāk.
    Vāk è una cosa sola con il Brahman, con Shiva e con Shakti. Nella Brihadāranyaka Upanishad è detto: “ Il brahman è conosciuto da Vāk. Vāk è il supremo Brahman”. Nel Mahabarata è scritto: ”Guarda Sarasvati la madre dei Veda che mi sostiene. Lei questa grande Shakti, è una con Mahesvara.
    ...........
    Diversi testi associano Vāk come sua shakti, al Deva delle creature (Prajāpati), chiamato Pashupati nello Shaiva Shastra,
    Citando Shangkarāchāriya: "Nella Sua mente Lui si unì con Vāk.". Così in questo sutra, ma in molti altri versi, il Veda dichiara che la creazione fu preceduta dalla Parola, dalla quale è prodotto l'universo intero dei Deva e la vita sulla terra: organica ed inorganica. Se si sostiene che il mondo fu prodotto dal Brahman, come si può sostenere che sia stato prodotto dalla Sua Parola? La creazione fu preceduta dalla Parola. Così Shamkarāchārya insegna che, quando un uomo vuole realizzare un suo proposito, prima chiama alla mente il significato della parola che esprime la sua idea, poi procede nell’effettuare il suo scopo. Questa analogia per spiegare come le parole dei Veda, prima manifestarono nella mente divina e poi crearono gli oggetti quali loro risultato. Così il testo Vedico dice " Emettendo Bhùh (la parola “terra”) lui creò la terra (Bhùmi) " e così via.
    Questo significa che tutti i mondi e gli esseri che li popolano furono manifestati o creati dalla parola " Bhùh " in precedenza pensata nella Sua mente.

  5. #5
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Tenendo conto che le analogie umane sono necessariamente imperfette:
    In Ishvara, inteso come Ente Causale, è presente un unico principio che, quando sarà manifestato darà luogo a Shabda, Artha e Pratyaya e che perciò li coordina. Per gli scopi dell'esposizione, noi possiamo affermare che lo Srishti-kalpana d’Ishvara (quel che il Logos immagina e, in un certo senso “crea”) è una frazione del Pratyaya (apprendimento) che Lui Stesso (Ishvara) ha del proprio Anandamaya o Beatitudine causale e interiore.
    Frazione che include tutti i corpi manifestati, sottili e grossolani. Il suo Parashabda (suono supremo) coinvolge come effetto ogni shabda, ed il Suo Artha è l’azione Causale che da inizio allo sviluppo di Prakriti Shakti e che è esperimentato in tutti gli elementi (Vikriti) e nelle cose che sono combinate da questi
    VĀK è lo Shabda sia nello stato sottile come Mātrikā (Madhyama Vāk) che nello stato grossolano come suono fisico (Vaikhari Vāk).Vaikharī Vāk è la forma più grossolana di Vāk, quella delle lettere parlate (Varna) con cui si pronunciano i Mantra.

    Perché l'uomo, unico tra tutti gli animali, può parlare? Cos'è che causa la parola o il discorso e che spinge a conoscere tutte le cose nell'universo. Altrimenti, cos'è che sprona all'apprendimento mentale (Pratyaya)? Quest'ultimo letteralmente significa “andare verso”o sviluppare l'oggetto della mente. Quella causa è la Devi Sarasvati suprema, la Madre dei Veda e dei Mondi. E’ Lei che si manifesta come nome (Nāma) e forma (Rûpa): è l'universo, composto dal nome e dalla forma. Lei è così: la Shakti Suprema, è difficile darle un titolo, qualsiasi cosa si possa dire di lei è presa in ogni modo da una delle sue produzioni, così come ogni parola che manifesta un discorso.
    Lo strumento musicale (Viňa), attributo di Sarasvati, denota tutti i suoni (Shabda) di cui Lei è la Madre. Bianchi sono i suoi indumenti e la bianchezza trasparente è il colore dell’Akāsha (etere) e della Buddhi. Il suo nome significa “flusso” o “moto” (Saras). Lei è così, suprema, perché è l'attività (Shakti) dell'immobile Shiva o Brahman. E' l'unica mattatrice del mondo manifestato dalla Shakti dinamica, è dentro ed attorno al rigido Etere che apparve alla creazione col suono che ruggisce “Hang”. E' Lei che tutto sostiene in un insieme solido e ordinato e che muove l'universo intero con il suo fluire.
    Secondo la scienza, l’Etere non ha le imperfezioni che noi attribuiamo alla materia È proprietà di quest’ultima quella di diventare vecchia, decadere, finire. L'energia, come esiste nell'Etere, rimane immutata: è l'inalterabile ed immobile Etere imperituro che è Vajra: duro, stabile, perpetuo, inalterabile.
    Vajra è la manifestazione statica del Brahman inalterato, in cui il Brahman dinamico, come flusso di Sarasvati scorre e si muove. All’inizio fu lo Shûnya, spazio vuoto dove ogni movimento si acquieta. Come nel Bramanesimo il concetto d’Akāsha è trasferito all'idea del Brahman come Chid-ākāsha. Così l’etereo Shûnya nel monismo buddista e settentrionale è considerato come sTongpa-nyid (Shûnyatā ) stadio precedente l'Ultimo, oltre tutte le categorie.
    Sarasvati è il brahman dinamico. Lei ed il suo “consorte”, il brahman statico o Brahmā , nascono sull’Hamsa (cigno) che non è " uccello " materiale, ma il nome naturale della funzione vitale che si manifesta come espirazione(Hang) ed inspirazione (Sah), respiro o Prānabija in tutte le creature che respirano (Prāni). Lei è di nuovo la Divina nell'aspetto come Saggezza e Conoscenza, è la Madre dei Veda che è la summa d’ogni conoscenza riguardo al brahman e all'Universo. È la Parola dalla quale tutto nacque ed esiste in quello che è il Suo grande utero (Mahāyoni). Non per nulla gli uomini adoravano Vāk o Sarasvati come Potere Supremo.

  6. #6
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Grazie zucchetta, questo me lo stampo e poi lo leggo
    A dire il vero ho apprezzato molto anche gli scritti da te postati nel thread I Sette Saggi

    iaociao:
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

  7. #7
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    il materiale postato sulle matrika/pleiadi era solo un "collaggio" tra wikipedia italiano ed inglese, non c'è molto materiale in giro su queste sei-sette signore ma io penso che rappresentino l'ultima vestigia del più antico dei culti. Da qualche parte ho letto che i riti in loro onore potevano essere fatti indossando solo indumenti di antilope... ma non ho più riferimenti su ciò e non so più neanche se si trattava delle matrika o delle pleiadi ...
    Evidentemente il mio mentale ha gia raggiunto ciò che si chiama "vacuità"
    ... è solo che mi ha lasciato indietro!

  8. #8
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Ottimo Zucchetta, ci voleva.

    Un piccolissimo e insignificante dettaglio, la traslitterazione della parola sanscrita può essere sia trascritta con VĀK che con VĀC. Questo per chi volesse proseguire le sue ricerche.
    Ultima modifica di Dorjiev; 27-11-09 alle 20:52

  9. #9
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio
    Questo per chi volesse proseguire le sue ricerche.
    Leggere: Questo per chi volesse proseguire le ricerche.
    Ultima modifica di Dorjiev; 27-11-09 alle 21:23

  10. #10
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    Predefinito Rif: vak o la parola

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    Quello che segue è la traduzione (un po’ riassunta ma fedele) delle prime pagine del libro “The Garland of Letters” di Arthur Avalon”; libro che, in inglese, si può scaricare liberamente a questo link:
    Arthur Avalon - ( by John Woodroffe Garland of Letters Studies in the Mantra Shastra
    Il riassunto era a mio uso e consumo ma quanto riportato è il pensiero dell’autore, non il mio.

    La parola sanscrita vāk (in Latino Vox) deriva dalla radice Vach che significa“Parlare”.
    Il nome femminile Vāk pertanto significa letteralmente sia voce che suono, anche nel caso in cui il suono sia un rumore emesso da oggetti inanimati.
    e non è la ninfa Egeria che sibila il suono silenzioso che diviene legge perenne e lettera " s" detta latinamente la serpentiforme alle orecchie di Numa pompilio il legislatore ?
    e c'è bisogno di guardare lontano ?
    non conosci la gran dama del lago assisa sui monti ?
    zucchetta, occhio alle storture volute. e guardati sotto i piedi !
    diffida di tradizioni che non hanno la continuità necessaria ......
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 28-11-09 alle 00:28
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

 

 
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