MUSULMANI IN MOSCHEA? SOLO IL 5%
di Maurizio Blondet
![]()
Musulmani in preghiera
Una notizia, finalmente, da Magdi Allam: solo il 5 % degli immigrati musulmani in Italia frequenta le moschee.
E’ la prova che non c’è nessuna minacciosa sollevazione storica dell’Islam, nessuna fanatica crescente adesione, nessun aumento della devozione guerriera; c’è la degradazione secolarizzante, che colpisce tutte le religioni, Islam compreso. Il 95 % dei musulmani sono nominali, come il 90 % degli italiani sono cattolici nominali.
Su due milioni di islamici, diciamo, sono 10 mila quelli che vanno alla moschea ogni venerdì.
E una percentuale minore di questa minoranza sarà disposta ad atti terroristici, a prendere ordini da Al Qaeda.
Quanti?
Mille?
Duemila?
O solo 200?
Visto lo zelo intercettatorio della nostra giustizia, non sembra impossibile tenerli d’occhio.
Invece l’italiota preferisce la seconda strategia: mettere sotto accusa l’intera comunità musulmana in Italia, farla sentire assediata, minacciarla (a parole), innaffiarla di ostilità, di spropositi razzisti e xenofobi.
Anzi, va di moda l’ostilità contro l’intero mondo islamico.
Un giornale parla dell’acquisto del 5% di una nostra azienda da parte di una finanziaria del Dubai, e si straccia le vesti; gli islamici ci invadono anche finanziariamente.
Quella “pecunia olet”.
Non vale osservare che il Dubai è un protettorato anglo-americano, e il suo emiro è intento a godersi le sue ricchezze in donnine e sale da gioco; è l’Islam alla riscossa.
E’ una strategia utile?
Farsi nemici non necessari, fra gente che ci cuoce il pane (egiziani) e cura i nostri vecchi (badanti), nelle cui mani siamo per tante necessità quotidiane.
E’ il riflesso italiota: “tanti nemici tanto onore”, armiamoci e partite.
Per una volta, finalmente, ci troviamo d’accordo anche con Giuliano Amato, che avverte: “temo il maccartismo anti-islamico”.
Maccartismo è una parola grossa, troppo degna per la stupidità italiota.
Il nostro si alimenta di una paura di massa, da ignoranti: ci hanno avvelenato l’acquedotto, era la voce che correva ieri a Roma.
Siamo capaci di credere a queste voci, che nascono dall’ignoranza di cosa sia un acquedotto, di come sia controllato, di quante tonnellate di veleno ci vorrebbero per infettarlo.
Siamo pieni di paure, perché non sappiamo troppe cose.
E non le sappiamo perché l’italiota non si informa, non si incuriosisce, non legge. Siamo vili, e facciamo la voce grossa.
Abbiamo paura, e ci accresciamo il numero dei nemici.
Se ci disprezzano, possiamo dargli torto?
Molti di questi musulmani se ne sono venuti via dai loro paesi proprio per liberarsi del dittatore locale e dei mullah.
Molti hanno buoni studi, e non si vergognano di fare i panettieri, ritenendo che il lavoro è sempre degno.
I “nostri ragazzi” che non studiano e non sanno niente, non vogliono fare quel mestiere umile (ma ben pagato), pronti però a cadere nel panico quando qualcuno spargerà la voce: ci avvelenano il pane.
Come il popolino della Milano di Manzoni.
Siamo allo scontro di inciviltà.
di Maurizio Blondet




Rispondi Citando
