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    Predefinito Economia U$A in rovina - VIII

    Dopo la trasformazione dell'economia U$A in un gigantesco Ponzi's scheme (da noi volgarmente definibile "Catena di Sant'Antotnio ") di investimenti finanziari a interesse , i tempi residui - prima dle definitivo dcoppio dlella bolla speculativa sono definiti dalla fiducia degli investitori, dalla tranquillità, dalla diffusione di dati rassicuranti.

    Il dato più agevolmente alterabile è quello del PIL, che viene gonfiato indicando quale crescita reale la crescita nominale, mercè l'esclusione del dato inflazionisrtico (attraverso callide speculazioni sul paniere di riferimento).
    E' un vecchio trucco, che in Italia ha un'antica tradizione : in U$A atualmente il calcolo dell'inflazione è basato su un paniere che comprende telefonini cellulari, radioline e pc (il cui costo scende continuamente per i miglioramenti tecnologici), ed escludendo carburanti, generi alimentari e mutui immobiliari (in tumultuosa crescita negli ultimi due anni per l'aumento del prezzo del petrolio e dei tassi d'interesse). Ciò consente di rappresentare un'inflazione inferiore al 2 %, contro un 4-5 % reale : talchè una crescita nominale del 5 % (che significa stagnazione , e calo del reddito pro capite in un sistema con crescita demografica superiore all'1 % annuo) può essere rappresentata come una crescita del PIL.

    Naturalmente questo artifizio contabile sui dati interni non può giovare alla competititvità, per cui la capacità di esportazione continua a decrescere, ed il deficit commerciale ad aggravarsi. Per questo motivo, l'attenzioen di tutti è concentrata sul dato del commercio estero U$A : solo quando il deficit smetterà di sfondare un record dopo l'altro, si potrà ritenere finita la fase di seprezzamento reale del $uccio.

    Ed infatti il dipartimento del Tesoro a Maggio 2005 ha annunziato, per la prima volta, il calo del deficit U$A !!!!

    Trade Deficit Decreases in May
    The Nation’s international deficit in goods and services decreased to $55.3 billion in May from $56.9 billion (revised) in April, as exports increased and imports decreased. (13 July 2005)

    Importantissima notizia : campeggia in posizione di evidenza sul sito statisticvo federale U$A , Census Bureau :
    http://www.census.gov/foreign-trade/www/index.html

    Peccato che è una bufala !
    E' sufficente consultare i dati del deficit paese per paese, e verso i maggiori fornitori, disponibili sul medesimo sito, per vedere che sì, nel mese di Maggio il deficit è calato di oltre un miliardo di U$D (un paio di punti percentuali scarsi) rispetto ad Aprile : ma è altrettanto vero che a Maggio per la prima volta l'Arabia Saudita non compare tra i dieci maggiori fornitori U$A .
    Evidentemente, un differimento di acquisti (giocando sulle scorte), mentre il deficit mensile verso Cina, Giappone Canada Messico e Germania continua imperterrito ad aumentare.

    Nel periodo Gennaio - Maggio 2004, il deficit globale U$A ascendeva a 234 miliardi di U$D : il che comportò, per il totale del 2004, un deficit finale di 660 miliardi.

    Per Gennaio - Magggio 2005, siamo già a 291 miliardi di U$D di deficit : addirittura un quarto in più dell'anno precedente. mantenendo questo ritmo, il deficit 2005 sfonderà ampiamente il muro degli 800 miliardi di U$D, e del 7 % del PIL globale (e il 50 % del PIL industriale/manifatturero).

    Quindi, mentre il dipartimento statistico U$A tranquillizza i mercati anunciando l'inversione di tendenza ed il calo del deficit U$A, questo accelera la sua corsa. Prima conseguenza del deficit è che tutte le risorse finanziarie finiscono dirottate sul pagamento degli interessi, privadno l'eco nomia della possibilità di investire in manutenzione, infrastrutture, ricerca e sviluppo.

    Prova tangibile del conseguente declino economico e scientifico U$A, è il fatto che nl settore determinante delle pubblicazioni scientifiche (in cui un quarto di secolo fa gli U$A da soli ttoaslizzavano quasi il 50 % del totale mondiale) sono stati superati dalla UE, e presto lo saranno anche dall'area del pacifica (Cina e Giappone),

    PHILADELPHIA and LONDON, July 28 /PRNewswire/ — Over the last two decades, the United States has seen its share of world output of scientific papers steadily decrease, while the collective shares of nations in the European Union (EU) and the Asia Pacific region have increased, according to a recent study published in Science Watch, the bimonthly newsletter of Thomson Scientific, a business unit of The Thomson Corporation.

    The study was conducted using citation data from the more than 8,700 prestigious, high-impact journals archived in the National Science Indicators(R) database.

    U.S. World Share Decreases, EU and Asia Pacific Grow Steadily

    In the mid-1990s, the United States' declining share of world science output was intersected by that of the ascending European Union. Today, the EU has reached almost five percent more than the United States' share. The Asia Pacific region enjoys the most dramatic increase in share percentage, up by approximately 12 percent. If current trends continue, the Asia Pacific region will likely outstrip the United States by 2011.

    In 1981, when the company began tracking the data, the United States accounted for 39.7 percent of the total number of papers published in the world (172,132 papers); the EU accounted for 32.3 percent (139,954 papers); and the Asia Pacific region accounted for 13 percent (56,644 papers). By 2004, the EU accounted for 38 percent of the total number of papers (292,067); the United States accounted for 33.3 percent (256,374); and the Asia Pacific region accounted for 25.3 percent of papers (195,001).

    When looking at individual fields of study, the EU and Asia Pacific nations both produced a higher percentage share in five of the Thomson Scientific indexed fields: Agricultural Sciences, Chemistry, Engineering, Materials Science and Physics.

    Nel frattempo , la crescita dei tassi di interesse U$A rende sempre più oneroso il rimborso dei mutui immobiliari (la cui crescita di volume, con i tassi all'1 %, ha consentito ai consumatori U$A di accrescere i consumi individuali, pur in una fase cdi calo dei salari globali - c.d. jobloss recovery ).
    Naturalmente - lo si è visto con l'Argentina - aumentando i tassi aumentano le possibilità che il debitore si renda insolvente. Ed allora che si fa ?

    Anche questo lo si è visto in Argentina : si cerca di scaricare il bidone sui risparmiatori europei. Illuminante a questo proposito l'articolo apparso sul Corriere della Sera di Martedì 26 Luglio a pag. 26, dal titolo : Freddie Mac, l'intrigo dei bond. Gli americani bussano alla BCE. Gelo all'Eurotower

  2. #2
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    Predefinito Vedute vicinissime ...

    "Gli americani bussano alla BCE - Gelo all'Eurotower"
    "bussano", Decima ? Direi che si sono presentati genuflettenti
    e con il cappello in mano, come quando qualcuno va a chiede
    re un mutuo ... Jackal

  3. #3
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    Predefinito Re: Vedute vicinissime ...

    Originally posted by Jackal
    "Gli americani bussano alla BCE - Gelo all'Eurotower"
    "bussano", Decima ? Direi che si sono presentati genuflettenti
    e con il cappello in mano, come quando qualcuno va a chiede
    re un mutuo ... Jackal
    Il titolo non è mio , eccellente OBH, ma del Corrierone.

    Trattasi comunque di mendicanti che si presentano, anzichè con il regolamentare cappello in mano, con 7.000 testate nucleari ; ed è un dettaglio inquietante.

    14 anni fa il Giappone, per compiacere i desiderata degli accattoni a stelle e strisce, compì praticamente un harakiri economico. E' possibile che sia stata, da parte loro, ingenuità : oppure, per usare la terminologia del Padrino di Mario Puzo, "gli han fatto una di quelle offerte che non si possono rifiutare

  4. #4
    Totila
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    Predefinito

    Grazie Decima. Ora vedremo gli Amati, i
    mr Hyde e compagnia contante, fare i salti mortali per dire che no, tutto va bene...

  5. #5
    Totila
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Vedute vicinissime ...

    Originally posted by Decima Regio
    Il titolo non è mio , eccellente OBH, ma del Corrierone.

    Trattasi comunque di mendicanti che si presentano, anzichè con il regolamentare cappello in mano, con 7.000 testate nucleari ; ed è un dettaglio inquietante.

    14 anni fa il Giappone, per compiacere i desiderata degli accattoni a stelle e strisce, compì praticamente un harakiri economico. E' possibile che sia stata, da parte loro, ingenuità : oppure, per usare la terminologia del Padrino di Mario Puzo, "gli han fatto una di quelle offerte che non si possono rifiutare
    Insomma una rapina a mano armata...

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Vedute vicinissime ...

    Originally posted by Decima Regio
    Il titolo non è mio , eccellente OBH, ma del Corrierone.

    Trattasi comunque di mendicanti che si presentano, anzichè con il regolamentare cappello in mano, con 7.000 testate nucleari ; ed è un dettaglio inquietante.

    14 anni fa il Giappone, per compiacere i desiderata degli accattoni a stelle e strisce, compì praticamente un harakiri economico. E' possibile che sia stata, da parte loro, ingenuità : oppure, per usare la terminologia del Padrino di Mario Puzo, "gli han fatto una di quelle offerte che non si possono rifiutare
    ...a questo punto, se gli straccioni a stelle e striscie dovessero
    usare i sistemi del Padrino presentandosi con 7000 testate nu
    cleari, il Charlemagne prima li "tiene a bada" con la Chirac-ar-mée-de-dissuasion, poi andremo da Volodja a farci dare una
    manina tramite le sue (ancora in funzione) 9000 nespolette...
    ca-va-sans-dire, mon ami ... Jackal, der Oberbefehlshaber

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Vedute vicinissime ...

    Originally posted by Totila
    Insomma una rapina a mano armata...
    Ehi, Tot, lo sa da quanti anni scrivo che la first specialità rico-
    nosciuta dei Pentademens è la rapina (con o senza mano ar-
    mata) ? Dal 1977 pensi un po' ... per esperienze personali !
    Jackal

  8. #8
    Giu' la maschera!
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    Predefinito Re: Economia U$A in rovina - VIII

    Originally posted by Decima Regio
    Nel frattempo , la crescita dei tassi di interesse U$A rende sempre più oneroso il rimborso dei mutui immobiliari (la cui crescita di volume, con i tassi all'1 %, ha consentito ai consumatori U$A di accrescere i consumi individuali, pur in una fase cdi calo dei salari globali - c.d. jobloss recovery ).
    [/I]
    Guarda che i tassi di mutuo sono influenzati da quelli a lungo termine (10-anni titoli tesoro), non dai tassi della Fed quindi il tuo discorso in questo aspetto non fa senso..

    Edit: e il tasso di disoccupazione e' tornato finalmente al 5% (rispetto ai PATETICI 10% nella vecchia europa) con segnali che numerosi sono rientrati nella forza di lavoro (benche', concesso che siamo sotto l'anormale "top" che vedemmo col boom del 2000)
    Mr. Hyde


  9. #9
    Totila
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    Predefinito Finchè c'è guerra c'è speranza...

    Il Prodotto Interno Lordo della Guerra
    Sbancor - Economia 23.03.2004
    Cari rks vi invio una riflessione di Enzo Modugno dal Manifesto del 17 marzo. Inutile dire che la condivido quasi letteralmente. A presto.


    La discussione italiana sulla violenza non ha tenuto conto della doppia natura del militarismo. Per ricordare Paul M. Sweezy, che vi ha dedicato nel 1966 un celebre capitolo di Monopoly Capital, proviamo a tracciarne un percorso di lettura. Indispensabile sostegno del capitalismo - negli Usa ha per base un complesso militare/industriale con 85.000 aziende, vero motore dell'economia - il militarismo svolge in realtà due funzioni essenziali. La prima è più propriamente militare, esibita, repressiva all'interno ed aggressiva all'esterno, come la guerra di rapina e la conservazione e il controllo dell'impero. La seconda funzione è economica, inconfessabile e celata, di sostegno alla produzione con la spesa pubblica militare per fronteggiare le ricorrenti crisi di sovrapproduzione ed evitare il crollo di reddito ed occupazione: riguarda quindi la sopravvivenza stessa del capitalismo. Con il neoliberismo poi questa seconda funzione si rafforza perché, nonostante il rifiuto delle teorie keynesiane e l'abbandono della spesa pubblica civile da parte della maggioranza dei governi europei e di quello statunitense, la gestione della domanda globale è rimasta in realtà saldamente in mano alle amministrazioni Usa con il forte aumento della spesa pubblica militare. Fino a Bush che si definisce «presidente della guerra». Le due funzioni del militarismo non necessariamente si sommano. Se la funzione aggressiva tende alla vittoria e all'annientamento del nemico, la funzione economica invece tende a prolungare lo scontro, evoca il nemico, lo sceglie, lo enfatizza, lo produce se non c'è, per giustificare le spese militari. I Talebani, Saddam Hussein, bin Laden sono stati a lungo finanziati e addestrati dagli Usa. E' singolare che la sinistra non colga questo slittamento di piani: la funzione militare in questo caso è solo mimata, inessenziale, ha la sua verità nell'altra, e si rivelerà l'opposto di ciò che sembrava. Si presenta come militare ma è militarmente priva di senso. Troverà infine la sintesi nella ossessiva esibizione di morte, nella guerra infinita, non nella vittoria.

    Il movimento che manifesterà il 20 marzo ha al suo interno anche questi temi: per questo il rifiuto della guerra è rifiuto politico, un'indignazione morale fondata materialisticamente.

    La prima formulazione teoricamente compiuta della funzione economica del militarismo si deve a Rosa Luxemburg che già nel 1898 la descriveva come una forza «impulsiva, propria, meccanica» destinata a rapida crescita; la sinistra «luxemburghiana» curiosamente trascura questo tema, ma la Luxemburg in polemica con Bernstein riteneva le spese militari indispensabili al capitalismo perché costituivano un mercato addizionale per assicurare alla produzione una nuova domanda più regolare, con un ritmo di sviluppo costante. Spese che erano promosse dagli stessi capitalisti tramite l'apparato parlamentare e la manipolazione operata dalla stampa. Un tema ripreso da Gramsci, che nel `17 denunciava «le trame dei seminatori di panico stipendiati dall'industria bellica che dalla guerra ci guadagna». E non era dietrologia, ma l'analisi del militarismo che ha dominato il `900, keynesismo militare prima che lord Keynes concedesse questo nome. Tocca alle neocolonie fornire quella che è ormai un'importante risorsa per la politica economica Usa: nemici e scenari di guerra a giustificazione delle spese militari.

    «Qualcuno deve pur fare il nemico» aveva avvertito Kissinger alla fine della guerra fredda rivelandone l'essenza e preannunciando il passaggio dall'anticomunismo all'antislamismo. La storia della politica estera degli Stati uniti nell'ultimo mezzo secolo - la lunga serie di insuccessi, le guerre non vinte, la guerra fredda conclusasi solo per l'implosione dell'Urss e la sua continuazione con l'antislamismo - conferma la continua ricerca da parte delle amministrazioni Usa di giustificazioni per una illimitata espansione dell'apparato militare, e dunque conferma il prevalere della funzione economica.

    Gli Stati uniti hanno invaso per due volte, con un volume di fuoco senza precedenti, lo stesso territorio già controllato da un loro ex alleato che tutte e due le volte si è ritirato senza difendersi. Il petrolio viene ignorato la prima volta e sembra anche la seconda, il prezzo è raddoppiato, non c'è stata oil bonanza. Un gruppo di terroristi, seguaci di un ex socio in affari del presidente statunitense, abbatte il World trade center. Invece di affidare il caso alla polizia, l'amministrazione Bush spende 200 miliardi di dollari per costruire un supercaccia invisibile a decollo verticale e stanzia 700 miliardi di dollari all'anno per spese militari tra Pentagono, sicurezza e occupazione dell'Iraq, dove la guerra si sta trascinando con la morte di due soldati in media al giorno.



    Julio Rotemberg e Michael Woodford ritengono, in un saggio apparso sul Journal of Political Economy dedicato agli anni che vanno dal 1947 al 1989, che un aumento delle spese per la difesa fa aumentare la produzione più di quanto riuscirebbe a fare un aumento dei salari reali. Dello stesso tenore la tesi sviluppata dagli economisti Edelberg, Eichenbaum e Fischer della Northwestern University in un saggio apparso sulla rivista universitaria: per ogni dollaro dato al Pentagono, il Prodotto interno lordo cresce di di 3,5 dollari dopo quattro trimenstri. In un saggio scritto a quattro mani, altri due economisti, Valerie Ramey e Mattew Shapiro (Working Paper, Nber 6283), ritengono che nei periodi di maggiore incremento delle spese per la difesa le scelte del governo possono influenzare fino al 50% la formazione del Prodotto interno lordo. Per Roberto Perotti e Olivier Blanchard (Working Paper, Nber 7269) ogni dollaro al Pentagono fa aumentare il Prodotto interno lordo di 2,43 dollari entro un anno e con effetto duraturo.

    Studi insomma che confermano l'efficacia del più devastante rimedio per fronteggiare le crisi economiche che l'amministrazione Bush ha adottato ancora una volta. Il prevalere negli Stati uniti della funzione economica del militarismo comincia infatti nel 1941, quando la grande depressione fu superata subito dopo l'entrata in guerra. Le spese militari avevano fatto il miracolo della piena occupazione e del rilancio della produzione.

    Da quel momento la funzione economica del militarismo diventa la «formula magica» per la sopravvivenza del capitalismo made in Usa, e la guerra fredda il suo paradigma: un sorprendente quarantennale processo di progressiva separazione tra spesa militare e guerra, una tendenza della funzione economica ad autonomizzarsi, a svincolarsi dalla dialettica che la lega a quella militare: anche se è proprio in quest'ultima che fonda la sua efficacia.

    Una tendenza alla separazione tra spese militari e guerre che è diventata possibile grazie alla continua produzione del «nemico» attraverso i mezzi di comunicazione di massa ogni volta che ce n'è bisogno, per non subire lunghe e devastanti depressioni come quella degli anni `30, quando l'economia americana si logorò in attesa che i giapponesi si decidessero ad attaccare. Ciò che lamenta Alberto Asor Rosa, il massimo di comunicazione corrisponde al massimo di disinformazione, in realtà ha consentito al militarismo di accorciare i tempi: ma finché si continuerà a credere alle minacce costruite da quel «ministero della paura» che è il Pentagono, si continuerà a barattare qualche punto del Pil con la distruzione di interi paesi.

  10. #10
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    Predefinito Re: Economia U$A in rovina - VIII

    Originally posted by Decima Regio
    Dopo la trasformazione dell'economia U$A in un gigantesco Ponzi's scheme (da noi volgarmente definibile "Catena di Sant'Antotnio ") di investimenti finanziari a interesse , i tempi residui - prima dle definitivo dcoppio dlella bolla speculativa sono definiti dalla fiducia degli investitori, dalla tranquillità, dalla diffusione di dati rassicuranti.

    Il dato più agevolmente alterabile è quello del PIL, che viene gonfiato indicando quale crescita reale la crescita nominale, mercè l'esclusione del dato inflazionisrtico (attraverso callide speculazioni sul paniere di riferimento).
    E' un vecchio trucco, che in Italia ha un'antica tradizione : in U$A atualmente il calcolo dell'inflazione è basato su un paniere che comprende telefonini cellulari, radioline e pc (il cui costo scende continuamente per i miglioramenti tecnologici), ed escludendo carburanti, generi alimentari e mutui immobiliari (in tumultuosa crescita negli ultimi due anni per l'aumento del prezzo del petrolio e dei tassi d'interesse). Ciò consente di rappresentare un'inflazione inferiore al 2 %, contro un 4-5 % reale : talchè una crescita nominale del 5 % (che significa stagnazione , e calo del reddito pro capite in un sistema con crescita demografica superiore all'1 % annuo) può essere rappresentata come una crescita del PIL.

    Naturalmente questo artifizio contabile sui dati interni non può giovare alla competititvità, per cui la capacità di esportazione continua a decrescere, ed il deficit commerciale ad aggravarsi. Per questo motivo, l'attenzioen di tutti è concentrata sul dato del commercio estero U$A : solo quando il deficit smetterà di sfondare un record dopo l'altro, si potrà ritenere finita la fase di seprezzamento reale del $uccio.

    Ed infatti il dipartimento del Tesoro a Maggio 2005 ha annunziato, per la prima volta, il calo del deficit U$A !!!!

    Trade Deficit Decreases in May
    The Nation’s international deficit in goods and services decreased to $55.3 billion in May from $56.9 billion (revised) in April, as exports increased and imports decreased. (13 July 2005)

    Importantissima notizia : campeggia in posizione di evidenza sul sito statisticvo federale U$A , Census Bureau :
    http://www.census.gov/foreign-trade/www/index.html

    Peccato che è una bufala !
    E' sufficente consultare i dati del deficit paese per paese, e verso i maggiori fornitori, disponibili sul medesimo sito, per vedere che sì, nel mese di Maggio il deficit è calato di oltre un miliardo di U$D (un paio di punti percentuali scarsi) rispetto ad Aprile : ma è altrettanto vero che a Maggio per la prima volta l'Arabia Saudita non compare tra i dieci maggiori fornitori U$A .
    Evidentemente, un differimento di acquisti (giocando sulle scorte), mentre il deficit mensile verso Cina, Giappone Canada Messico e Germania continua imperterrito ad aumentare.

    Nel periodo Gennaio - Maggio 2004, il deficit globale U$A ascendeva a 234 miliardi di U$D : il che comportò, per il totale del 2004, un deficit finale di 660 miliardi.

    Per Gennaio - Magggio 2005, siamo già a 291 miliardi di U$D di deficit : addirittura un quarto in più dell'anno precedente. mantenendo questo ritmo, il deficit 2005 sfonderà ampiamente il muro degli 800 miliardi di U$D, e del 7 % del PIL globale (e il 50 % del PIL industriale/manifatturero).

    Quindi, mentre il dipartimento statistico U$A tranquillizza i mercati anunciando l'inversione di tendenza ed il calo del deficit U$A, questo accelera la sua corsa. Prima conseguenza del deficit è che tutte le risorse finanziarie finiscono dirottate sul pagamento degli interessi, privadno l'eco nomia della possibilità di investire in manutenzione, infrastrutture, ricerca e sviluppo.

    Prova tangibile del conseguente declino economico e scientifico U$A, è il fatto che nl settore determinante delle pubblicazioni scientifiche (in cui un quarto di secolo fa gli U$A da soli ttoaslizzavano quasi il 50 % del totale mondiale) sono stati superati dalla UE, e presto lo saranno anche dall'area del pacifica (Cina e Giappone),

    PHILADELPHIA and LONDON, July 28 /PRNewswire/ — Over the last two decades, the United States has seen its share of world output of scientific papers steadily decrease, while the collective shares of nations in the European Union (EU) and the Asia Pacific region have increased, according to a recent study published in Science Watch, the bimonthly newsletter of Thomson Scientific, a business unit of The Thomson Corporation.

    The study was conducted using citation data from the more than 8,700 prestigious, high-impact journals archived in the National Science Indicators(R) database.

    U.S. World Share Decreases, EU and Asia Pacific Grow Steadily

    In the mid-1990s, the United States' declining share of world science output was intersected by that of the ascending European Union. Today, the EU has reached almost five percent more than the United States' share. The Asia Pacific region enjoys the most dramatic increase in share percentage, up by approximately 12 percent. If current trends continue, the Asia Pacific region will likely outstrip the United States by 2011.

    In 1981, when the company began tracking the data, the United States accounted for 39.7 percent of the total number of papers published in the world (172,132 papers); the EU accounted for 32.3 percent (139,954 papers); and the Asia Pacific region accounted for 13 percent (56,644 papers). By 2004, the EU accounted for 38 percent of the total number of papers (292,067); the United States accounted for 33.3 percent (256,374); and the Asia Pacific region accounted for 25.3 percent of papers (195,001).

    When looking at individual fields of study, the EU and Asia Pacific nations both produced a higher percentage share in five of the Thomson Scientific indexed fields: Agricultural Sciences, Chemistry, Engineering, Materials Science and Physics.

    Nel frattempo , la crescita dei tassi di interesse U$A rende sempre più oneroso il rimborso dei mutui immobiliari (la cui crescita di volume, con i tassi all'1 %, ha consentito ai consumatori U$A di accrescere i consumi individuali, pur in una fase cdi calo dei salari globali - c.d. jobloss recovery ).
    Naturalmente - lo si è visto con l'Argentina - aumentando i tassi aumentano le possibilità che il debitore si renda insolvente. Ed allora che si fa ?

    Anche questo lo si è visto in Argentina : si cerca di scaricare il bidone sui risparmiatori europei. Illuminante a questo proposito l'articolo apparso sul Corriere della Sera di Martedì 26 Luglio a pag. 26, dal titolo : Freddie Mac, l'intrigo dei bond. Gli americani bussano alla BCE. Gelo all'Eurotower
    In qeusto suo post ha fatto due affemazioni false.

    Primo..il dato dell'inflazione..

    Lei scrive:

    "Il dato più agevolmente alterabile è quello del PIL, che viene gonfiato indicando quale crescita reale la crescita nominale, mercè l'esclusione del dato inflazionisrtico (attraverso callide speculazioni sul paniere di riferimento).
    E' un vecchio trucco, che in Italia ha un'antica tradizione : in U$A atualmente il calcolo dell'inflazione è basato su un paniere che comprende telefonini cellulari, radioline e pc (il cui costo scende continuamente per i miglioramenti tecnologici), ed escludendo carburanti, generi alimentari e mutui immobiliari (in tumultuosa crescita negli ultimi due anni per l'aumento del prezzo del petrolio e dei tassi d'interesse). "

    Forse questa affermazione falsa ve la da a bere Blondet..ma basta saperne qualcosina (mica molto...) per l'appunto sapere che viene reso noto sia il dato della Core Inflation che non tiene conto dei dato della benzina ad esempio, sia la non Core Inflation.. che ne tiene conto... questa affermazione-cavolata l'ha fatta anche Blondet in un suo articolo (postato da Totila qualche giorno fa) ..ma prima di spararle cosi grosse, non ci si puo' assicurare un pochino di cosa si sta parlando?

    "Ed infatti il dipartimento del Tesoro a Maggio 2005 ha annunziato, per la prima volta, il calo del deficit U$A !!!!"


    Mi spiace, non e' la prima volta... quindi Lei che secondo lei e' attento e da previsioni ecc ecc.. fa un errore cosi grossolano?


    Altro fattore che ovviamente quindi contraddice quanto da lei affermato... il reddito procapite disponibile rimanente sta aumentando...ma guardi un po'... cosi come le retribuzioni a livello reale... ma guardi un po'...


    All'inizio avevo detto DUE affermazioni non correte... ero stato buono, eccone un altra:

    "Quindi, mentre il dipartimento statistico U$A tranquillizza i mercati anunciando l'inversione di tendenza ed il calo del deficit U$A, questo accelera la sua corsa. Prima conseguenza del deficit è che tutte le risorse finanziarie finiscono dirottate sul pagamento degli interessi, privadno l'eco nomia della possibilità di investire in manutenzione, infrastrutture, ricerca e sviluppo. "

    Peccato che gli investimenti sono in aumento, in molti settori non solo sono tornati ai livelli del 2000 ma li hanno superati.


    Mi fermo qui...


    Secondo lei di questi tempi non dovevamo avere un cambio di 3 a 1 (seocndo lei un anno e poiu' fa diceva che dopo l'ri-elezioni di Bush avremmo avuto un tracollo) ah mi scusi ha riveduito a fien di questo anno... anno dopo anno dopo anno..

    Almeno siete costanti....















 

 
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