Dopo la trasformazione dell'economia U$A in un gigantesco Ponzi's scheme (da noi volgarmente definibile "Catena di Sant'Antotnio ") di investimenti finanziari a interesse , i tempi residui - prima dle definitivo dcoppio dlella bolla speculativa sono definiti dalla fiducia degli investitori, dalla tranquillità, dalla diffusione di dati rassicuranti.
Il dato più agevolmente alterabile è quello del PIL, che viene gonfiato indicando quale crescita reale la crescita nominale, mercè l'esclusione del dato inflazionisrtico (attraverso callide speculazioni sul paniere di riferimento).
E' un vecchio trucco, che in Italia ha un'antica tradizione : in U$A atualmente il calcolo dell'inflazione è basato su un paniere che comprende telefonini cellulari, radioline e pc (il cui costo scende continuamente per i miglioramenti tecnologici), ed escludendo carburanti, generi alimentari e mutui immobiliari (in tumultuosa crescita negli ultimi due anni per l'aumento del prezzo del petrolio e dei tassi d'interesse). Ciò consente di rappresentare un'inflazione inferiore al 2 %, contro un 4-5 % reale : talchè una crescita nominale del 5 % (che significa stagnazione , e calo del reddito pro capite in un sistema con crescita demografica superiore all'1 % annuo) può essere rappresentata come una crescita del PIL.
Naturalmente questo artifizio contabile sui dati interni non può giovare alla competititvità, per cui la capacità di esportazione continua a decrescere, ed il deficit commerciale ad aggravarsi. Per questo motivo, l'attenzioen di tutti è concentrata sul dato del commercio estero U$A : solo quando il deficit smetterà di sfondare un record dopo l'altro, si potrà ritenere finita la fase di seprezzamento reale del $uccio.
Ed infatti il dipartimento del Tesoro a Maggio 2005 ha annunziato, per la prima volta, il calo del deficit U$A !!!!
Trade Deficit Decreases in May
The Nation’s international deficit in goods and services decreased to $55.3 billion in May from $56.9 billion (revised) in April, as exports increased and imports decreased. (13 July 2005)
Importantissima notizia : campeggia in posizione di evidenza sul sito statisticvo federale U$A , Census Bureau :
http://www.census.gov/foreign-trade/www/index.html
Peccato che è una bufala !
E' sufficente consultare i dati del deficit paese per paese, e verso i maggiori fornitori, disponibili sul medesimo sito, per vedere che sì, nel mese di Maggio il deficit è calato di oltre un miliardo di U$D (un paio di punti percentuali scarsi) rispetto ad Aprile : ma è altrettanto vero che a Maggio per la prima volta l'Arabia Saudita non compare tra i dieci maggiori fornitori U$A .
Evidentemente, un differimento di acquisti (giocando sulle scorte), mentre il deficit mensile verso Cina, Giappone Canada Messico e Germania continua imperterrito ad aumentare.
Nel periodo Gennaio - Maggio 2004, il deficit globale U$A ascendeva a 234 miliardi di U$D : il che comportò, per il totale del 2004, un deficit finale di 660 miliardi.
Per Gennaio - Magggio 2005, siamo già a 291 miliardi di U$D di deficit : addirittura un quarto in più dell'anno precedente. mantenendo questo ritmo, il deficit 2005 sfonderà ampiamente il muro degli 800 miliardi di U$D, e del 7 % del PIL globale (e il 50 % del PIL industriale/manifatturero).
Quindi, mentre il dipartimento statistico U$A tranquillizza i mercati anunciando l'inversione di tendenza ed il calo del deficit U$A, questo accelera la sua corsa. Prima conseguenza del deficit è che tutte le risorse finanziarie finiscono dirottate sul pagamento degli interessi, privadno l'eco nomia della possibilità di investire in manutenzione, infrastrutture, ricerca e sviluppo.
Prova tangibile del conseguente declino economico e scientifico U$A, è il fatto che nl settore determinante delle pubblicazioni scientifiche (in cui un quarto di secolo fa gli U$A da soli ttoaslizzavano quasi il 50 % del totale mondiale) sono stati superati dalla UE, e presto lo saranno anche dall'area del pacifica (Cina e Giappone),
PHILADELPHIA and LONDON, July 28 /PRNewswire/ — Over the last two decades, the United States has seen its share of world output of scientific papers steadily decrease, while the collective shares of nations in the European Union (EU) and the Asia Pacific region have increased, according to a recent study published in Science Watch, the bimonthly newsletter of Thomson Scientific, a business unit of The Thomson Corporation.
The study was conducted using citation data from the more than 8,700 prestigious, high-impact journals archived in the National Science Indicators(R) database.
U.S. World Share Decreases, EU and Asia Pacific Grow Steadily
In the mid-1990s, the United States' declining share of world science output was intersected by that of the ascending European Union. Today, the EU has reached almost five percent more than the United States' share. The Asia Pacific region enjoys the most dramatic increase in share percentage, up by approximately 12 percent. If current trends continue, the Asia Pacific region will likely outstrip the United States by 2011.
In 1981, when the company began tracking the data, the United States accounted for 39.7 percent of the total number of papers published in the world (172,132 papers); the EU accounted for 32.3 percent (139,954 papers); and the Asia Pacific region accounted for 13 percent (56,644 papers). By 2004, the EU accounted for 38 percent of the total number of papers (292,067); the United States accounted for 33.3 percent (256,374); and the Asia Pacific region accounted for 25.3 percent of papers (195,001).
When looking at individual fields of study, the EU and Asia Pacific nations both produced a higher percentage share in five of the Thomson Scientific indexed fields: Agricultural Sciences, Chemistry, Engineering, Materials Science and Physics.
Nel frattempo , la crescita dei tassi di interesse U$A rende sempre più oneroso il rimborso dei mutui immobiliari (la cui crescita di volume, con i tassi all'1 %, ha consentito ai consumatori U$A di accrescere i consumi individuali, pur in una fase cdi calo dei salari globali - c.d. jobloss recovery ).
Naturalmente - lo si è visto con l'Argentina - aumentando i tassi aumentano le possibilità che il debitore si renda insolvente. Ed allora che si fa ?
Anche questo lo si è visto in Argentina : si cerca di scaricare il bidone sui risparmiatori europei. Illuminante a questo proposito l'articolo apparso sul Corriere della Sera di Martedì 26 Luglio a pag. 26, dal titolo : Freddie Mac, l'intrigo dei bond. Gli americani bussano alla BCE. Gelo all'Eurotower![]()




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