In uno dei suoi torrenziali discorsi, Fidel Castro ha giustificato le aggressioni e gli arresti degli oppositori che si erano riuniti nei giorni scorsi per reclamare la democrazia.
L’opposizione e la dissidenza, ha detto, a Cuba non esistono, ci sono solo “mercenari e traditori”.
In seguito alle riunioni di dissidenti al porto dell’Avana il 13 luglio e di fronte all’ambasciata francese il 22, le squadracce del regime hanno compiuto nelle loro case spedizioni punitive, definite dal dittatore cubano “actos de repudio”. Nel suo linguaggio “il popolo, indignato con atti di tradimento così sfacciati, è intervenuto con la sua espressione di fervore patriottico e non ha permesso a nessun mercenario di agire”, e ha aggiunto che “sarà così per quante volte sia necessario, quando traditori e mercenari superino di un millimetro quello che il popolo rivoluzionario è disposto a permettere”.
Nello stesso discorso Castro si è quasi scusato per aver tollerato in primavera una riunione pubblica di oppositori, ma ha garantito che “i tempi della tolleranza sono finiti”.
In realtà nessuno si era accorto che fossero mai iniziati.
Nel paradiso castrista, in realtà non va tutto così bene. Castro ha dovuto scusarsi per l’inefficienza della rete elettrica, che ha provocato interruzioni di energia da 7 a 12 ore al giorno negli ultimi due mesi.
Per questo i cubani dovranno avere “un po’ di pazienza”, in attesa che si realizzino le previsioni di successi economici annunciate dal regime, di una crescita economica del 9 per cento l’anno.
Intanto restano al buio, ma hanno la soddisfazione di sapere che i “traditori” che osano criticare una così eccellente situazione, vengono tenuti in carcere.
L’Unione europea aveva sospeso il mese scorso le sanzioni contro Cuba. Si era lasciata convincere dal fatto che non fosse stata dispersa una riunione di dissidenti.
Secondo Bruxelles significava l’avvio di una politica più tollerante.
Ora è Castro a chiarire come stanno le cose. Chissà se la sonnolenta eurocrazia se ne renderà conto.
Il Foglio
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