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  1. #1
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    Post Ma che meraviglia di acronimo: -- S.i.l.v.i.o.!--

    tratto da IL CORRIERE DELLA SERA del 28 luglio 2005





    Le Poste portano a casa i testi. Fornitore unico: una società della Mondadori.
    Di Berlusconi "casualmente"....

    di GIAN ANTONI STELLA


    Non è solo Berlusconi, il quale pattuglia appena può antiquari e gioiellerie, a fare regalini agli amici, come il prezioso orologio Longines impacchettato per tutti i deputati l'ultimo Natale.

    Càpita a volte che siano gli amici a fare regalini a lui. Letizia Moratti e le Poste Italiane, ad esempio, per il prossimo compleanno che il Cavaliere festeggia in coincidenza con l'apertura delle scuole, hanno deciso di donargli la possibilità di sbaragliare anche il mercato dei libri scolastici. Uno dei pochi settori, col commercio dei coleotteri o la produzione di mostarda mantovana, nel quale non si era ancora cimentato.

    Cosa rappresentino i libri scolastici è presto detto: con 400 milioni di euro l'anno di fatturato, sono una fetta di un terzo circa dell'intero mercato del libro. Ma, ciò che più conta, sono la boccata di ossigeno che una volta l'anno permette alle piccole librerie sparse per la provincia italiana, dove si vende il 28% scarso di tutti i volumi, di tirare il fiato e non abbassare le saracinesche vinte dalla sciatta indifferenza di un paese che legge poco come il nostro.
    Tanto per capirci: in molti casi, nelle cittadine del Nord come del Mezzogiorno, l'incasso per i testi adottati dalle elementari alle medie superiori può superare il 60% degli introiti annuali.

    Il costo di questi libri imposti agli studenti, del resto, è spesso elevato se non, in certi casi, stratosferico. Basti dire che la «dote» di un ragazzino di prima media può costare oltre 300 euro, quella di un ragazzo delle commerciali intorno ai 350, di un liceale anche 500.

    Un peso che in questi anni di vacche magre può essere, per molte famiglie, esorbitante. Al punto di incidere, nei casi più gravosi, perfino sulla scelta di molti studenti di abbandonare la scuola. Per non dire delle code interminabili che ogni genitore si deve sobbarcare ogni anno per rastrellare tutto il bagaglio editoriale necessario ai figli.

    Va da sé che ogni iniziativa per alleviare questa soma sulle spalle delle famiglie, magari tenendo conto anche delle esigenze delle piccole librerie locali che sono un patrimonio preziosissimo (si pensi alla Calabria, alla Basilicata o al Molise dove sono meno di una ogni 100 mila abitanti) è la benvenuta.
    E così è andata, infatti, con l'iniziativa delle Poste Italiane che, tra cori di consensi, hanno distribuito 5 milioni di locandine e avvisi vari per segnalare agli istituti scolastici e alle famiglie italiane la possibilità di ordinare i testi, via internet o via telefono, per poi comodamente riceverli a casa portati dal postino. Con l'optional di poter rateizzare il pagamento in 12 mesi al tasso del 7.5%. Che non sarà basso, visto che il tetto massimo sarebbe il 7,77%, ma potrebbe aiutare molte famiglie a sopportare meglio l'impatto della spesa supplementare autunnale.

    Fin qui, tutto ok. Ma il bello deve ancora arrivare...

    A chi hanno deciso di affidare l'operazione, infatti, il ministero della Pubblica Istruzione e le Poste Italiane?
    Voi direte: avranno fatto una gara d'appalto. Macché.
    Avranno sentito gli editori? No, tranne uno: indovinate quale. Avranno consultato i librai? Neppure: «Manco una telefonata», spiega furente Rodrigo Diaz, presidente dell'Ali, l'Associazione librai italiani, «abbiamo saputo tutto a cose fatte e tutti i telegrammi mandati alla Moratti o a Letta non hanno avuto risposta. E' stata una cosa sporca».
    Avranno sondato il mercato per vedere chi è il più forte nel commercio di libri on-line? «Assolutamente no», risponde Mauro Zerbini, amministratore delegato di Ibs, gruppo Longanesi, «il nostro è il sito di questo tipo più visitato d'Italia, a giugno abbiamo avuto 991 mila contatti e nel 2004 abbiamo fatturato 13,2 milioni di euro. Ma non abbiamo avuto dal ministero o dalle
    poste neppure una telefonata. Neppure una. Abbiamo saputo tutto a cose fatte».

    Ma allora, come è stato scelto il fornitore di tutto quel bendidio di libri? E' quello che chiede in una interrogazione, tra gli altri, il senatore Stefano Passigli. Il quale, oltre ad accusare la Moratti poiché «il suddetto servizio postula che Poste Italiane abbiano ottenuto dal ministero la lista delle adozioni dei testi con largo anticipo su tutte le librerie», ha anche presentato un esposto ad Antonio Catricalà, l'ex segretario generale di Palazzo Chigi nominato presidente dell'Autorità per la concorrenza e il mercato. ( )

    Il fortunato fornitore prescelto per il businness è infatti «Bol».

    Una società di vendita di libri on-line che fattura meno della metà di Ibs (5,5 milioni contro 13,2), ha meno della metà dei contatti internet (a giugno 434 mila contro 991 mila) ma, per pura coincidenza, appartiene alla Mondadori. Cioè alla casa editrice di proprietà del «principale» di Letizia Moratti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

    Che le Poste Italiane vogliano bene al capo del governo non è un mistero. Prima di questo piacerino, per dire, avevano già fatto un accordo per mettere a disposizione di Mediolanum, la banca del premier, i loro 14 mila sportelli col risultato di trasformare una banca virtuale, quale era fino ad allora quella presieduta da Ennio Doris, nell'istituto di credito con la maggiore copertura territoriale.
    Non bastasse, Massimo Sarmi, l'amministratore delegato etichettato come vicino ad An e in particolare a Gianfranco Fini, era arrivato al punto di invitare a Roma il capo del governo, poco prima di Natale, all'inaugurazione del più bello e avveniristico ufficio postale d'Italia.
    Un gioiellino che ruotava intorno al Sistema Informatico Livelli Virtuali di Integrazione Operativa.
    Ma che meraviglia di acronimo: S.i.l.v.i.o.!......


  2. #2
    Proletario
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    Sarebbe a questo punto interessante sentire l'opione di chi sostiene che il conflitto d'interessi sia una mera invenzione della sinistra.

  3. #3
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    In Origine Postato da Proletario
    Sarebbe a questo punto interessante sentire l'opione di chi sostiene che il conflitto d'interessi sia una mera invenzione della sinistra.
    Ma certo che lo è, Silvio è un nome comunissimo.


  4. #4
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    MA CHE VI LAMENTATE A FARE ????
    è IL LIBERISMO ALLA BANANA QUESTO ........
    CHE ANCORA NON SIETE IN GRADO DI APPREZZARE IN TUTTA LA SUA PORTATA ...... ALLA PROSSIMA LEGISLATURA SARà ANCORA PIù RIGIDA E SCORTICANTE
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
    Fiamma dell'Occidente
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  6. #6
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    un'altra incredibile puzzonata che passerà inosservata o quasi come tutte le altre....da conati
    passerà la nottata.....

  7. #7
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    In Origine Postato da nun63
    un'altra incredibile puzzonata che passerà inosservata o quasi come tutte le altre....da conati
    Il problema è che è come la grandine. Sono saltati tutti gli argini. Il monopolista è ovunque. Semplicemente in Italia non c'è più uno spazio di mercato libero, neache nelle cose più normali. Qualunque cosa che non sia targata Berlusconi o che entri potenzialmente in concorrenza con le sue società è esclusa a priori dal mercato. Ci siamo avviati ad una sorta di comunismo privato. Mi fanno ridere e piangere i bananas che si dichiarano liberali.
    L'ho scritto diverse volte, ma non per scherzo: si parla tanto di Bertinotti come di un comunista più o meno radicale, ma molte delle sue proposte in materia economica hanno un'impostazione decisamente più liberista, in termini di concorrenza e benefici per i consumatori, di tutta la politica economica realizzata da questo governo.
    Qualunque liberale vero non dovrebbe avere dubbi che anche Bertinotti per lui sarebbe un'alternativa migliore di Berlusconi.

  8. #8
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    In Origine Postato da Nelson
    Il problema è che è come la grandine. Sono saltati tutti gli argini. Il monopolista è ovunque. Semplicemente in Italia non c'è più uno spazio di mercato libero, neache nelle cose più normali. Qualunque cosa che non sia targata Berlusconi o che entri potenzialmente in concorrenza con le sue società è esclusa a priori dal mercato. Ci siamo avviati ad una sorta di comunismo privato. Mi fanno ridere e piangere i bananas che si dichiarano liberali.
    L'ho scritto diverse volte, ma non per scherzo: si parla tanto di Bertinotti come di un comunista più o meno radicale, ma molte delle sue proposte in materia economica hanno un'impostazione decisamente più liberista, in termini di concorrenza e benefici per i consumatori, di tutta la politica economica realizzata da questo governo.
    Qualunque liberale vero non dovrebbe avere dubbi che anche Bertinotti per lui sarebbe un'alternativa migliore di Berlusconi.
    d'accordissimo, il tizio ha le mani in pasta in tutti i settori "sensibili" del paese e guarda caso quando si deve prendere una decisione non ricordo che sia mai stata fatta una scelta contraria ad uno degli interessi del nanetto..anzi... e riprova di questo è che in anni di grama le sue aziende continuano a macinare utili sempre maggiori....come dicevo una puzzonata dietro l'altra....
    passerà la nottata.....

  9. #9
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    In Origine Postato da Ronnie
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    S.I.L.V.I.O. V.I.C. !!!

 

 

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