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  1. #1
    Totila
    Ospite

    Predefinito Gli USA sono alla frutta.

    www.demetrainvestimenti.com

    Gli eccessi creati da Greenspan

    Deve essere dato credito a Greenspan. Togliendo dai guai la S&L Association nel 1990 ha contribuito alla creazione della bolla speculativa sui mercati emergenti nel 1994 che ha portato alla crisi messicana. Nel soccorrere il Messico, con l’aiuto del Segretario del Tesoro di allora, Rubin, ha prodotto l’accumulo di debiti sui mercati emergenti sfociati nella crisi della Russia e nel tracollo dell’hedge fund LTCM nel 1998. Ha soccorso l’ormai moribondo sistema finanziario con una enorme iniezione di liquidità dando vita così alla più grande bolla speculativa della storia – quella del Nasdaq nel 1999-2000.

    Greenspan fino ad allora era stato soprattutto un gran creatore di bolle, ma ne creava solo una alla volta, in tempi diversi ed in diverse parti del globo.

    Questa volta ha il merito di essere stato il primo banchiere nella storia del capitalismo ad aver ideato e contribuito alla creazione delle bolle speculative del credito (eccessiva produzione di liquidità), nel mercato azionario e obbligazionario( conseguenza dell’eccessiva liquidità immessa nel sistema), nel settore immobiliare(causato dall’abbassamento spregiudicato dei tassi di interesse).

    Numerose altre bolle speculative hanno di conseguenza infestato il sistema economico mondiale: nei mercati azionari ed obbligazionari dei paesi emergenti, sui mercati valutari australiano, neozelandese e sudafricano, in vari mercati immobiliari del globo, nei prezzi delle commodities, e da ultimo, negli investimenti di capitale in Cina che stanno crescendo a tassi di oltre il 40% all’anno.

    Inoltre, come conseguenza del crescente deficit commerciale Usa, pari al surplus commerciale dei paesi asiatici, ha anche portato all’esplosione delle riserve monetarie delle banche centrali asiatiche.



    Quando la Federal Reserve espande il credito (acquista cioè titoli di stato) lo fa avvalendosi di banconote stampate a costo zero, si ha come conseguenza, una riduzione dei tassi di interesse. Questo nuovo credito prodotto beneficia i primi fruitori di beni che hanno più soldi a disposizione e possono acquistarn a prezzi bassi. Come questo credito entra nel sistema i prezzi si alzano e gli ultimi fruitori del credito se ne avvantaggiano meno dei primi in quanto nel frattempo i prezzi sono aumentati. In breve, queste iniezioni di liquidità ridistribuiscono la ricchezza da chi riceve il credito per ultimo a chi lo ha ricevuto per primo. Questo credito distoglie fondi alle forze produttive reali a favore di attività speculative mettendo in moto il cosiddetto “boom economico”.



    L’unico modo per non danneggiare l’economia consiste nell’evitare di espandere il credito a dismisura. Quello che fanno i terroristi a chi ama la pace, Greenspan lo fa alla moneta “onesta”, la quale non dovrebbe perdere il suo potere d’acquisto. Egli è per l’onesto risparmiatore l’uomo più pericoloso della terra!



    Qual’è stato l’effetto della più aggressiva riduzione dei tassi di interesse? I debiti dei cittadini americani sono passati dai 128 miliardi di dollari nel gennaio 2001 al record storico di 326 miliardi nel maggio 2004: si tratta di debiti che non producono reddito, ma portano con sé solo il peso di essere ripagati con gli interessi.

    I debiti industriali e commerciali, i quali stimolano la crescita dell’economia, sono andati riducendosi dal 1,1 trilione di dollari del 2001 a 870 miliardi nel 2004.

    Per cui la Fed ha aiutato milioni di cittadini ad indebitarsi in modo improduttivo e non ha facilitato gli imprenditori nell’usare il meccanismo dell’indebitamento per portare lo sviluppo economico. L’espansione del credito orchestrata dalla Fed, ha dato impulso all’origine di “cattivo credito” a discapito di quello “buono”.



    Tutta questa liquidità non ha dato un reale contributo all’economia USA, la quale è nelle condizioni di un eroinomane che ha bisogno di dosi sempre più massicce per stare a galla. Greenspan crede forse che per evitare la sbornia bisogna continuare a bere?

    Il problema infatti è che gli USA necessitano di somme sempre crescenti di liquidità per mantenere a galla i mercati azionari ed immobiliare i quali supportano la spesa dei consumatori.

    Cosa accadrà quando il boom del settore immobiliare americano, alimentato da bassissimi tassi di interesse, arriverà alla fine?

    Questa è una domanda importante perché i consumi in America dal 2000 a oggi non sono stati il frutto né dell’aumento degli stipendi, né della spesa per investimenti, ma solo dall’inflazione del mercato immobiliare che ha permesso alla gente di fare mutui sempre più grandi e di spendere così i prestiti concessi dalle banche ogni anno pari all’aumento di valore annuo delle loro case.

    Il rialzo dei tassi di interesse è il fattore decisivo che segnalerà la fine dell’illusione americana e l’inizio della resa dei conti.





    Un' intervista controcorrente

    Sono poche le voci oggi che sanno riconoscere i problemi che si stanno profilando all’orizzonte e che non hanno niente da perdere, perché non succubi del potere dominante, dal lanciare un grido di allarme riguardo alla situazione economica mondiale, legata al destino di quella statunitense. Questa è quella di un economista che parlò del crollo del Nasdaq mesi prima che avvenisse. Anticipò il collasso delle Tigri Asiatiche nel 1998 e avvisò di inganni nei conti societari molto prima dell’affare Enron.

    Data la rilevante serie di accurate anticipazioni, sempre contrarie a quelle degli economisti in linea col governo, penso che la seguente intervista con lui debba essere letta in modo attento.



    Dom: Nel 1997 lei avvisò della presenza di potenziali gravi problemi per le economie “dei miracoli” (e molto indebitate) del lontano oriente. Cosa lo portò a lanciare l’allarme?

    Ris: Il loro boom (espansione) era indotto dall’eccessiva disponibilità di credito. Si indebitarono molto per produrre più del necessario.

    Dom: Sempre la solita storia…

    Ris: Si, banconote in rapido aumento, crescita del credito disponibile e i tipici sintomi delle economie surriscaldate: inflazione, speculazione ed eccessi finanziari

    Dom: Nel 1998 disse: “ L’economia americana rallenterà bruscamente”. Cosa vide?

    Ris: Gli utili societari stavano vacillando, la aziende favorivano l’uso di alchimie finanziarie, la speculazione più sfrenata e l’uso improprio dei derivati. I risparmi e la formazione del capitale erano molto bassi.

    Dom: Poi anticipò lo scoppio della bolla tecnologica ed il crollo del mercato. Come fece?

    Ris: Nella storia le grandi follie speculative sono legate alle innovazioni che generano una grande euforia popolare. E’ accaduto anche con internet e con esso si ebbe il sempre presente eccesso di credito disponibile.

    Dom: Alla fine del 2000 era diffusa la convinzione che l’economia USA fosse destinata ad un “atterraggio morbido”. Quali erano le sue idee allora?

    Ris: Scrissi che gli eccessi di credito presenti a fine anni ’90, così come i disequilibri economici e finanziari, erano molto maggiori di quelli dei primi anni ’80 e perfino di quelli degli anni ’20.

    C’era solo bisogno di guardare all’enorme deficit commerciale ed al tasso dei risparmi prossimo allo zero.

    Dom: Fu questa la peggiore bolla del credito della storia?

    Ris: Assolutamente si.

    Dom: Cosa disse dell’immediata ripresa che allora tutti anticipavano?

    Ris: Scrissi che sarebbe stata una gran sorpresa la velocità dell’indebolimento dell’economia americana.

    Dom: Come mai?

    Ris: I profitti stavano crollando, le aziende erano molto indebitate e riducevano le loro spese e i loro investimenti. C’erano ovunque seri problemi.

    Dom: Eccoci ad oggi. L’economia americana entrerà in recessione di nuovo?

    Ris. Si, una profonda debolezza dell’economia statunitense è il grande shock che scuoterà il mondo.

    La discesa del dollaro diverrà un incubo.

    Dom:Come può esserne così certo? La maggior parte degli economisti vede la ripresa?

    Ris: Sono sbalordito dal basso livello del pensiero economico attuale. Processi economici accettati da tutte le scuole di pensiero per più di duecento anni sono sconosciuti, scartati o capovolti. Il fatto è che esistono problemi strutturali che escludono la possibilità di una crescita sostenibile.

    Dom: Quali sono?

    Ris: Il declino dei profitti, il crollo record dei risparmi e degli investimenti, un indebitamento ed una spesa dei consumatori senza precedenti, un enorme deficit commerciale e livelli record di debito dovunque.

    Dom:Come mai nessun economista parla come lei?

    Ris: Economisti, politici e la gente comune vogliono negare la gravità della situazione economica e finanziaria.

    Dom: Perché?

    Ris: Il problema principale è una mancanza di comprensione e la fiducia cieca nell’onnipotenza della Federal Riserve.

    Dom:La Fed ha abbassato drasticamente i tassi. Nel passato ha funzionato…

    Ris: Questa recessione è molto diversa da tutte quelle accadute nel dopoguerra. Non è stata causata dal rialzo dei tassi, ma da un insostenibile eccesso di spese che si è lasciato alle spalle un sistema finanziario indebolito.

    Dom: Dice che i tassi bassi non funzioneranno?

    Ris: Per la prima volta dal dopoguerra l’economia USA ed il mercato sono scesi nonostante la più aggressiva riduzione dei tassi e la maggior creazione di credito di sempre. Le forze che deprimono oggi l’economia sono radicalmente diverse da quelle che hanno prodotto le passate recessioni.

    Dom: In che modo?

    Ris: La riduzione dei profitti è la causa maggiore.

    Dom: La Fed ha ridotto i tassi per stimolare la spesa. La gente se ne sta avvantaggiando, non è vero?

    Ris: Giusto. L’America sta affrontando la recessione aggiungendo eccessi di spesa.

    Dom: Non possono i consumatori con le loro spese tenere a galla l’economia?

    Ris: La fiducia dei consumatori sta venendo meno. Nessuno vuole crederlo, forse perché non ci sono altre soluzioni.

    Dom: Non sono in aumento i guadagni dei consumatori?

    Ris: No, è molto che non salgono e molta della loro crescita è venuta dalla riduzione delle tasse.

    Dom:Per cui la spesa dei consumatori potrebbe fermarsi?

    Ris: Si, specialmente se essi devono aumentare i loro risparmi.

    Dom:Perché?

    Ris:Ogni aumento dei risparmi rallenta la crescita economica ed i profitti societari. Finora i consumatori hanno posticipato il giorno del giudizio indebitandosi ancora di più. Molto di questo debito non potrà essere ripagato.

    Dom:Come lei dice, i consumatori hanno fede nelle autorità monetarie. Ecco perché continuano a spendere.

    Ris: Questa fede è stupefacente. Va oltre i fatti. E’ basata sulla capacità della Fed di creare banconote senza limite, sul prestito e la conseguente spesa sconsiderata dei consumatori.

    Nessuno pare capisca gli enormi eccessi da ambo le parti e come essi siano responsabili della prossima catastrofe economica.

    Dom: Concordo con lei. La gente non riconosce le avvisaglie del brutto tempo.

    Ris: E’ ora che lo facciano. Il mondo non ha mai sperimentato una tale distruzione di capitali in borsa, così come i profitti e le spese per investimento delle società non sono mai calate così tanto dalla depressione degli anni ’30. Inoltre non c’è nulla all’orizzonte che presagisca qualche miglioramento.

    Dom: Perché la spesa per investimenti è così importante?

    Ris: Perché essa crea la domanda, l’occupazione, i profitti ed anche porta a ripagare i debiti. Ricordi sempre che la formazione di capitale è strategica per la prosperità generale.

    Dom: Cosa sta provocando la riduzione dei profitti che prosciuga la spesa per gli investimeti?

    Ris: Una causa sono le riduzioni dei costi fatte dalle società i quali sortiscono l’effetto desiderato opposto sui profitti, cioè li riducono. La spesa per investimenti è la sorgente degli utili, non la spesa dei consumatori. La riduzione della spesa degli investimenti riduce i profitti. Profitti maggiori non vengono dalla riduzione generale dei costi. Inoltre le società si sono molto indebitate e le spese degli interessi sui prestiti rappresentano oggi il 100% dei profitti, contro il 23% del 1997.

    Dom:I soldi presi in prestito non sono stati forse destinati agli investimenti per dare utili?

    Ris: Molto pochi hanno preso quella direzione. La maggior parte è stata spesa per acquisizioni di altre società, fusioni, e riacquisto di azioni proprie, non aggiungendo niente alla capacità produttiva.

    Dom: Questi soldi presi in prestito non hanno aiutato a fare profitti?

    Ris: No, mentre i profitti calavano le società hanno devastato i loro conti.

    Dom: Cos’altro ha ridotto gli utili?

    Ris. Il più importante freno è stato il deficit commerciale USA il quale è volato in quattro anni da 100 a 500 milioni di dollari l’anno. Ciò ha diretto le spese dei consumatori dai beni prodotti in patria a quelli esteri, deprimendo i guadagni delle società americane ed aiutando quelli delle imprese estere.

    Dom: Cosa implica il declino dei profitti per il mercato?

    Ris: Le azioni americane sono molto sopravvalutate. La peggiore parte della discesa dei mercati deve ancora accadere e porterà con sé la totale distruzione del benessere finanziario creato dalla bolla economica degli anni ’90.

    Dom: Alcuni anni fa si parlava di una nuova era, di una crescita senza fine. Cosa è andato storto?

    Ris: Il nuovo capitalismo USA non ha funzionato. I manager erano focalizzati sul creare valore per gli azionisti attraverso il riacquisto delle azioni, riduzione dei costi, fusioni e acquisizioni; si comportarono come se avessero tutto da guadagnare nel breve termine e nulla da perdere nel lungo periodo. Questa strategie ha portato i prezzi azionari a valori assurdamente elevati mentre gli effetti sull’economia sono stati distruttivi.

    Dom: Perché?

    Ris: Queste strategie non portano profitti, non creano nuove imprese. Il benessere è causato dalla nascita di nuove società, non dagli aumenti di produttività. E’ solo la spesa per investimenti e non la spesa dei consumatori che porta alla crescita economica.

    Le società hanno usato i soldi per l’ingegneria finanziaria, e per speculare in derivati piuttosto di adoperarli per costruire nuove industrie. Inoltre hanno falsificato i bilanci e lo continuano a fare.

    La maggior parte dei profitti delle società dell’alta tecnologia derivarono da enormi guadagni sui mercati azionari.

    L’importanza delle nuove tecnologie per creare benessere è stata molto sovrastimata.

    Dom: Cosa può provocare la presenza di enormi livelli di debito?

    Ris: Le società hanno un maggior difficoltà ad accedere a nuovo credito e rischiano il fallimento.

    Dom:Cosa ne pensi del basso tasso di risparmi?

    Ris: Essi sono la condizione indispensabile per la crescita economica. Sono stati sperperati per pagare le spese che i consumatori non potevano permettersi dal solo loro stipendio.

    Dom: Come mai per la maggior parte degli economisti i risparmi così bassi non sono un problema?

    Ris: C’è un rifiuto generale nell’affrontare la realtà.

    Dom: Cosa succede ai paesi con un basso tasso di risparmi?

    Ris: Essi hanno pochi investimenti, paghe limitate e profitti magri.

    Dom: Gli economisti del governo e la Fed dicono che non bisogna risparmiare, ma che bisogna spendere.

    Ris: Non penso si possa cambiare un vizio in virtù.

    Dom: Perché no?

    Ris: Il credito crea capacità di spesa dal nulla. Il credito da solo non può sostenere a lungo la crescita economica. Il debito deve essere ripagato. Quando la maggior parte del debito è usata per scopi non produttivi come i consumi e la speculazione, si arriva ad una grave crisi. Il sistema finanziario USA è in precarie condizioni. E’ una casa di carte basata sull’eccesso di credito e sulla speculazione. Bisogna prepararsi per una recessione severa e protratta proporzionale agli eccessi record accumulati nella precedente fase di espansione.

    L’eccesso di credito e i bassi tassi di interesse hanno solo posticipato l’inevitabile crisi.

    La Fed e le altre banche centrali non possono porvi rimedio. Il destino dell’economia americana e della sua valuta, il dollaro, è segnato.

  2. #2
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    Predefinito Vedute da lontano e da vicino ...

    Mah, direi che il Grespy assomiglia tanto a quell'altro tizio che
    ha inventato la "finanza screativa". Jackal

  3. #3
    Cavaliere d'oro
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    Predefinito Re: Gli USA sono alla frutta.

    Originally posted by Totila

    Gli USA sono alla frutta.



    Ti piacerebbe eh
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  4. #4
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    Totila, chi controlla Fallujah?

  5. #5
    Totila
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    Originally posted by IlikeUSA
    Totila, chi controlla Fallujah?
    Gli americani, of course. Oddio, di tanto in tanto qualche marines ci rimette la pelle: incidenti, elicotteri che cadono per guasti meccanici, scontri fra macchine, fuoco amico...
    Insomma a Fallujia regna la pace. Eterna.

  6. #6
    Cavaliere d'oro
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    Originally posted by Totila
    Gli americani, of course. Oddio, di tanto in tanto qualche marines ci rimette la pelle: incidenti, elicotteri che cadono per guasti meccanici, scontri fra macchine, fuoco amico...
    Insomma a Fallujia regna la pace. Eterna.
    Per i terroristi sicuramente.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  7. #7
    Totila
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    Originally posted by Rick Hunter
    Per i terroristi sicuramente.
    Be', secondo il Pentagono 1800 marines sono caduti per difendere gli interessi delle multinazionali in Iraq. Ovviamente questa è la cifra ufficiale. I morti in realtà sono intorno alle 9.000 caduti. Peggio che in Vietnam, considerando che sono passati solo due anni dalla fine della guerra.

  8. #8
    Cavaliere d'oro
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    Originally posted by Totila
    Be', secondo il Pentagono 1800 marines sono caduti per difendere gli interessi delle multinazionali in Iraq. Ovviamente questa è la cifra ufficiale. I morti in realtà sono intorno alle 9.000 caduti. Peggio che in Vietnam, considerando che sono passati solo due anni dalla fine della guerra.

    Apperò, vedo che le tue fonti al di sopra di ogni sospetto ne sanno più del Pentagono.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  9. #9
    Totila
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    Originally posted by Rick Hunter
    Apperò, vedo che le tue fonti al di sopra di ogni sospetto ne sanno più del Pentagono.
    No no...Il Pentagono conosce benissimo il numero delle perdite; ma siccome non sono fessi come durante la guerra in Vietnam, ha chiuso con i media al fronte e le notizie vengono filtrate...

  10. #10
    email non funzionante
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    Originally posted by Totila
    No no...Il Pentagono conosce benissimo il numero delle perdite; ma siccome non sono fessi come durante la guerra in Vietnam, ha chiuso con i media al fronte e le notizie vengono filtrate...
    Cioè a te danno quelle vere, e a noi quelle false.

 

 
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