"ESERCITAZIONI ANTI-TERRORISMO"? PER FAVORE, NO
di Maurizio Blondet
Il ministro degli interni Giuseppe Pisanu
Questo è un appello ai lettori.
Ci saranno delle esercitazioni anti-terrorismo in Italia, è stato detto en passant, nel quadro della brillante operazione che ha portato all'arresto di Osman Hussein qui da noi.
Chiunque sia in grado di farlo, dovrebbe cercare di sapere: dove, come, e soprattutto quando si svolgeranno; se vi partecipano "consulenti" stranieri, ditte di sicurezza private, agenzie di pubbliche relazioni; se sì, di quale nazione.
E' urgente.
Il 7 luglio, nella metropolitana di Londra, era in corso un'esercitazione che simulava un attacco bioterroristico: stesse stazioni e stessa ora dell'attacco reale.
L'11 settembre, in USA, erano in corso almeno cinque esercitazioni aeree: e non mancarono di produrre l'opportuna confusione nelle torri di controllo.
A Londra, era stato commissionato a condurre l'esercitazione, da un ignoto cliente, un ex agente di Scotland Yard: il quale, in perfetta buona fede, stupefatto, ne ha parlato a caldo alla BBC5.
Non c'è ragione di dubitare della buona fede del nostro ministro degli Interni.
Ma occorre stare attenti: chiunque può essere giocato da esperti della strategia della tensione.
L'arresto del mancato terrorista del fallito attentato a Londra del 21 luglio ci conferma nella primissima impressione: che il secondo attentato potesse essere stato architettato per coprire le tracce del primo, vero e sanguinoso.
Vi sono stati coinvolti due gruppi totalmente diversi: pakistani i primi, somali o eritrei i secondi.
Entrambi appaiono pedine inconsapevoli; saremmo pronti a profetizzare che non si scoprirà alcuna relazione tra loro.
La dimensione del secondo attentato è ridicolmente più meschina: esplosivo non esploso, terroristi in fuga, uno di loro catturato...a casa del fratello a Torpignattara.
E un vicino somalo ha aperto la casa ai nostri agenti, aveva le chiavi.
I veri terroristi scompaiono dentro reti di protezione precostituite, non a casa di parenti.
E reti di questo tipo ne esistono da mezzo secolo almeno: Gladio blu e Gladio rosse, "stay behind" di ogni marca.
Ho memoria di presunti terroristi di destra che si resero latitanti e trovarono accoglienza, per dire, in ville di proprietà della sorella di un'alta personalità "atlantica" francese, e poi in Baviera sotto la protezione di alti esponenti della DC bavarese.
Io, e probabilmente voi, non sapremmo dove latitare, come mantenerci nella latitanza, di che vivere nella clandestinità: esattamente quello che è successo a Osman Hussein. Abbandonato a se stesso dopo l'attentato, è finito a Torpignattara dal fratello.
Quello che i media definiscono il "rapido successo" delle nostre ottime polizie può avere anche lo scopo di gettare qualche piccolo osso ai segugi.
Sono pronto a scommettere che, dopo la "brillante operazione" che ha fatto luce sul secondo e minimo attentato di Londra, del primo attentato gravissimo non sapremo più niente.
Quelle indagini che portavano in Pakistan, fin dall'inizio faticose e piene di vicoli ciechi (leggi: depistaggi), usciranno dall'orizzonte –radar dell'opinione pubblica. Non se ne parlerà più.
E ora l'annuncio di esercitazioni antiterrorismo che si svolge in Italia ci crea la penosa sensazione che il pericolo, da noi, sia stavolta concreto.
E' difficile dire come possano essere riconosciute tali esercitazioni.
L'inventore di "esercitazioni invisibili" fu – come raccontò Curzio Malaparte in "Tecnica del colpo di Stato" – Leone Trotzski.
Mesi prima della rivoluzione bolscevica, ottomila uomini del partito comunista, "rivoluzionari di professione", ossia agenti stipendiati, si prepararono a prendere possesso dei gangli del potere tecnico: centrali elettriche e telefoniche, stazioni ferroviarie, acquedotti.
In abiti civili, anonimi, inavvertiti, entravano negli edifici; osservavano i luoghi e la loro disposizione; prendevano posizione; poi uscivano.
Era facile passare inosservati nel caos delle metropoli russe in quei mesi, affollate di soldati disertori e sediziosi, di contadini accesi dai discorsi dei demagoghi improvvisati, di "masse" speranzose e cupide nella rivoluzione.
Ma le "masse" non servono a niente, per Trotzki e i suoi professionisti: o solo come rumore di fondo.
Nel giorno stabilito, gli ottomila di Trotzki si presentarono nei luoghi di cui sapevano tutto: stavolta armati.
Sopraffecero facilmente gli addetti di ferrovie, telefoni, centrali elettriche.
E ne presero il posto: erano tutti specialisti di elettricità, telefoni, ferrovie.
Quando il governo legittimo – il governo Kerenski e i suoi ministeri – cercarono di telefonare ai comandi delle truppe rimaste fedeli fuori Mosca, si accorsero di non poterlo fare: dall'altro capo del filo rispondeva il centralinista sovietico di turno, che non passava la chiamata.
Il governo, i ministeri, non furono attaccati direttamente; furono semplicemente amputati dei loro nervi, degli apparati tecnici senza cui il potere è una testa senza corpo.
Questo è solo un esempio.
Anche i rapinatori di banche fanno "esercitazioni invisibili": mesi prima di una rapina sorvegliano la filiale-bersaglio, entrano ed escono, guardano i dettagli necessari, telecamere di sorveglianza, facce degli impiegati, posizione delle casseforti.
In genere, nessuno si accorge di nulla,
Fino all'ora X.
di Maurizio Blondet
www.effedieffe.com


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