"""""""E' di stamane la notizia che una donna romena, probabilmente psicopatica, ha ucciso tagliandogli la gola, frere Roger priore della comunità ecumenica di Taizè in Francia.

E' evidente che un ortodosso, di fronte a tale episodio rimane sconvolto e senza parole.

Noi che siamo lontani dal modo di pensare di frere Roger siamo profondamente addolorati da una morte così tragica e siamo ancor più addolorati dal fatto che ad ucciderloi sia una fedele romana (probabilmente - ma non èp stato detto ancora) ortodossa.

Questo episodio mi rafforza sulla convinzione che la posizione moderata della nostra Santa Sinodo - attenta a non confondere l'intransigenza dogmatica che un cristiano ortodosso mai può - in nessun caso nè per alcun motivo - mitigare, col fanatismo che in menti deboli o malate può giugere a pensare che l'uccisione possa essere qualcosa che rende gloria a Dio.
Ove l'intransigenza non si associ a quella moderazione che è presupposta da quella che il nostro padre santo Gregorio teologo chiamava "via media e regale" e all'obbedienza evangelica al dettato del Signore che ci vuole miti e portatori della pace, noi possiamo correre il rischio - anche involontariamente - di alimentare fatti come questo.
Mi addolora fino alle lacrime, anche perchè ho conosciuto quando la sua comunita era sul nascere e formata da piochi fratelli ed ho avuto più volte occasione di parlargli frere Roger, e posso testimoniare che era un uomo buono e dal grande cuore che viveva una grande utopia senza rendersi conto del relativismo che questa seminava nelle migliaia di giovani che sempre accorrono a Taizè.
La condanna di un modo di fare non può mai essere la condanna di una persona e tanto meno l'uso della violenza contro alcuno.
Questi episodi rischiano, anche se so che i nostri fedeli sono lontani da forme di fanatismo, di disseminare l'odio nei confronti della Santa Ortodossia da parte di chi ortodosso non è e - nello stesso tempo - di confondere la nostra Santa Chiesa "in resistenza" coi gruppi fanatici presenti nel movimento del vecchio calendario.
Frere Roger nato calvinista e poi pastore era, nel tempo, entrato in comunione con la chiesa romanocattolica.
Ho ritenuto quindi inviare agli amici romanocattolici - nel loro forum - una nota di ferma e vibrata condanna di questo gesto, come sentita e profonda ed isieme doverosa.

Credo che questo doloroso e tragico episodio ci debba ammonire su come fare pastorale -. copntemperando intransigenza e moderazione - giudizio sulle dottrine e giudizio sulle persone - ferma condanna dell'ecumenismo e capacità di dialogare amorevolmente con ogniuno.

Ecco il testo:

""""""""""Ho conosciuto personalmente F.Roger. Nonostante che il mio pensiero voli ora lontano da quello che era suo vorrei fare qui, pubblicamente, due cose, come persona privata e come vescovo ortodosso:

- dichiarare che distinguendo tra il pensiero - che non approvo - e la soggettiva fede e spiritualità posso testimoniare che F.Roger aveva un anima dolcissima, gonfia di amore e di speranza. Tanto gonfia di amore e di speranza che la sua è stata ed è una grande utopia. Il pensiero non fermava il cuore e volava verso un Regno dei Cieli che pensava sulla terra.
Un pensiero alato di un grande cuore.
Sono certo che il Signore, che giudica ciascuno di noi singolarmente giudicherà col suo consueto ed infinito amore.

- dichiarare che se la rumena che ha compiuto il gesto scellerato è una fedele ortodossa, questo non può essere dovuto che alla follia. Ma la follia che si alimenta cool fanatismo il quale è cosa ben diversa dall'intransigenza dogmatica.
Ma vorrei ricordare ai fedeli ortodossi che frequentemente un modo sbagliato di presentare l'intransigenza dogmatica può, in menti deboli o malate - generare atteggiamenti che sono lontane dalla parola del Signore e dal volere della Santa Chiesa.
E' pertanto necessario che l'intransigenza dogmatica sia accompagnata, non solo dalla moderazione dei modi e delle parole, ma dal rispetto profondo, anzi dall'amore per le persone,tutte amate da Cristo senza riserve nel Presepio e nella Croce, che soggettivamente possono essere (e dobbiamo sempre sperare che siano) senza colpa. Questo è l'evangelico "non giudicate. Il giudizio della Chiesa, anche quando condanna gli eretici é sempre, e ripeto sempre, condanna delle dottrine e mai delle persone, il giudizio delle quali spetta a Dio solo.

Di chi pretende di sostituirsi a Dio nel giudicare le singole persone, disobbedendo al comandamento di Cristo, io, vescovo ortodosso, dico: anatema! """"""""""""""""""""