Da noi il terrorista è già un bravo ragazzo(ilriformista)


Fateci caso: appena arrivato (e arrestato) in Italia, Hamdi Adus Issac, alias Osman Hussain, uno dei terroristi che aveva portato il tritolo tra i pendolari londinesi, uno che poteva fare tra i venti e i trenta morti innocenti, ha già assunto le sembianze del bravo-ragazzo-che-ha-sbagliato. Lo interrogano i magistrati e, in tempo reale, se ne conoscono le dichiarazioni sui giornali, tutte rassicuranti, «non volevo fare una strage, era solo un atto dimostrativo, con al Qaeda non c’entro niente».

Vi è capitato per caso di leggere i verbali degli interrogatori ai suoi complici arrestati in Inghilterra? No, lì non usa. Qui da noi, invece, usa. Sui giornali esce tutto, dalle intercettazioni agli interrogatori. Poco importa se con quelle dichiarazioni l’imputato tende a smentire la tesi espressa da Scotland Yard, che cioè i quattro hanno agito per uccidere, solo che non ci sono riusciti. Poco importa che sia stata la stessa Scotland Yard, con il suo lavoro investigativo, a consegnarci un pericoloso terrorista. Il nostro buonismo non arretra nemmeno di fronte alle dure esigenze della cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo.

La costruzione di una personalità giovane e tormentata che merita clemenza è già in corso. La foto della bella ed elegante e moderna avvocatessa che dice: mi ha accettato come avvocato, nonostante sia donna e bella e vestita all’occidentale, che galantuomo. La ex fidanzata del muretto che racconta il suo «filarino» adolescenziale col futuro terrorista, che era così bello, così buono, così dolce, che lo chiamavano Bambi, uno che pensava solo a rimorchiare, altro che fondamentalismo islamico. Uno di noi, insomma, un quasi italiano. E come può, un quasi italiano, essere un «cattivo»? C’è da meravigliarsi se la stampa inglese comincia a temere che ce lo vogliamo tenere qui, invece di restituirlo alla loro giustizia, e che con lui saremo clementi, molto clementi, come merita un bravo-ragazzo-che-ha sbagliato-ma-non-voleva-far-male? E che magari, tra qualche anno, ce lo troviamo in un reality show, dal titolo «Bambi e la bomba»?