Un po' di materiale e discussione sull'argomento?


Un po' di materiale e discussione sull'argomento?
Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.


Che era un terzomondista, influenzato da quel tipo di pensiero durante la sua permanenza a Parigi.
Anticolonialista, anti-europeo, contro i bianchi e solidale con gli afroamericani.
A quando anche Louis Farrakhan e Pol Pot? :see:
carlomartello


IRAN: BERLUSCONI, E' PREOCCUPAZIONE PIU' GRANDE
Roma, 3 dic. - (Adnkronos) - L'Iran "rappresenta la preoccupazione piu' grande" condivisa da Italia e Russia. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa congiunta che ha tenuto a Villa Madama con il Presidente russo, Dmitry Medvedev.
"Ci siamo particolarmente soffermati" su questo tema, ha quindi aggiunto Berlusconi, riferendo i contenuti del vertice italo russo appena concluso, e in cui i leader dei due Paesi, aveva sottolineato poco prima il capo del governo italiano, si sono "trovati d'accordo su tutto: su ogni tema le visioni sono perfettamente identiche". Martedi' la Russia ha lasciato trapelare la sua posizione favorevole all'introduzione di nuove sanzioni economiche contro l'Iran.
Libero News - IRAN: BERLUSCONI, E' PREOCCUPAZIONE PIU' GRANDE
Per non citare le esternazioni di Silvio Berlusconi contro Ahmadinejad, definito "un pazzo".
Il P.E. non sembra tanto filoiranianoanzi è Medvedev che sta rivedendo con pragmatismo quella politica che legava particolarmente la Russia all'Iran degli ayatollah. :sofico:
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 14-12-09 alle 02:12


Berlusconi "apre" all'Iran L'ambasciatore a Palazzo Chigi - esteri - Repubblica.it
Berlusconi "apre" all'Iran
L'ambasciatore a Palazzo Chigi
di VINCENZO NIGRO
Berlusconi "apre" all'Iran L'ambasciatore a Palazzo Chigi
Il presidente iraniano Ahmadinejad
ROMA - E' stato Silvio Berlusconi in persona a benedire la svolta diplomatica italiana che presto vedrà Franco Frattini volare in Iran per incontrare il ministro degli Esteri Mottaki e il capo negoziatore nucleare Jalili. Una benedizione confermata dagli italiani alla diplomazia iraniana con un segnale chiaro, l'udienza accordata ieri a Palazzo Chigi all'ambasciatore iraniano Mostafa Doulatyar, direttore generale per l'Europa del suo ministero. Per più di dure ore l'ambasciatore iraniano ha visto il consigliere diplomatico di Berlusconi, per discutere dell'invito a Frattini, di Afghanistan e naturalmente anche di relazioni bilaterali tra il governo Berlusconi e quello di Mahmoud Ahmadinejad.
L'intreccio di incontri, missioni, telefonate e trattative riservate delle ultime settimane è abbastanza complicato, e in qualche modo va ricostruito per comprendere la sostanza di questa svolta diplomatica italiana. Ma, appunto, la sostanza è questa: il governo Berlusconi, sicuramente il più vicino ad Israele e il più allineato alle posizione americane sull'isolamento dell'Iran, ha capito che continuare a rimanere "allineato" mentre l'amministrazione Obama si preparava comunque ad aprire un negoziato con l'Iran sarebbe stato perdente. Tra l'altro i segnali di freddezza dell'amministrazione democratica per il governo di centro-destra erano stati evidenti: Berlusconi che appoggia Putin e sostiene che la Russia sia stata provocata dagli americani e le parole di Maurizio Gasparri che vede Al Qaeda "esultare" per l'elezione di Obama non potevano ricevere altra risposta dagli Usa se non gelida. Ne ha fatto le spese il ministro Frattini, costretto ad attendere sino ad oggi per incontrare Hillary Clinton a Washington, dopo che il Segretario di Stato ha già visto i ministri di Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Grecia, Polonia e perfino Brasile.
Per questo, e anche per non bruciare inutilmente una tradizione di dialogo dell'Italia con l'Iran, tre settimane fa il ministro degli Esteri ha proposto a Silvio Berlusconi di accelerare sul coinvolgimento politico dell'Iran nella stabilizzazione dell'Afghanistan. Un obiettivo di primaria importanza per gli Stati Uniti democratici, se è vero che l'Afghanistan è "la guerra di Obama" e che difficilmente una stabilizzazione potrà arrivare senza il coinvolgimento iraniano. Frattini pensava a una visita in Iran per sondare gli iraniani e riferire poi ad Hillary Clinton nel colloquio che avrà oggi pomeriggio, ma Berlusconi ha suggerito al suo ministro di invertire l'ordine delle visite. Prima Washington e poi Teheran.
"Certo, c'è il nostro interesse alla stabilizzazione dell'Afghanistan", ha detto ieri a Repubblica l'ambasciatore Dolatyar, "e per questo vediamo con favore non solo l'idea della conferenza di Trieste e la nostra possibile partecipazione, ma anche un serio lavoro di preparazione. Per questo il ministro Mottaki venerdì sera al telefono ha invitato il ministro Frattini a Teheran".
La svolta diplomatica italiana è stata messa in atto proprio mentre Germania, Gran Bretagna e Francia (i tre europei del gruppo 5+1) hanno fatto sapere ieri di prepararsi a nuove sanzioni economiche e personali contro il regime iraniano. "Quella delle sanzioni è una via che l'Italia non intende abbandonare tradendo la comunità internazionale", ha commentato ieri un ambasciatore italiano, "ma noi crediamo che un negoziato politico vada comunque tentato, e verificare l'atteggiamento dell'Iran sulla vicenda afgana sarà importante e decisivo".




Dalla parte dei popoli messi in catene dall'uomo bianco, come diceva egli stesso giustificando la liberazione degli ostaggi di colore del consolato americano e trattenendo solo i bianchi. Più in generale Khomeyni faceva leva sugli "oppressi": i ciandala di tutto il mondo.
Infatti il khomeinismo è diffuso non solo in ampie zone dell'Africa occidentale e dell'America meridionale ma anche presso certi circoli terzomondisti degli immigrati in Francia.
Durante la permanenza in Francia Khomeyni fu significativamente influenzato dal pensiero della rivoluzione francese e dall'anti-imperialismo di sinistra della Parigi sessantottina.
Tutto ciò sarebbe servito a Khomeyni per spostare la diatriba teologica con i sunniti - che accusano gli sciiti di eresia - sul piano dell'attivismo politico e della lotta contro gli europei prima e gli israeliani poi, cosa che l'Iran continua a fare ancora oggi attraverso Hezbollah, che non è presente solo in Libano ma anche in Africa e in Sud America.
L'agenzia da noi inserita è la più recente, e non viene affatto contraddetta per altro da questo articolo di Repubblica. Frattini è stato in Iran? Ma nessun politico italiano - tranne Prodi :gluglu: - ha incontrato Ahmy, che a Roma col suo amico diversamente pigmentato dell'ex-Rhodesia è stato totalmente boicottato dal centro desta.
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 14-12-09 alle 02:32


Vallo a dire a tutti gli imprenditori italiani che fanno affari con l'Iran. Incontrarsi con Ahmadinejad è sconveniente per la nostra posizione, ma non credo che Berlusconi non incontra Ahmadinejad perché hanno avuto la rivoluzione komeinista. Ergo di cosa stiamo parlando?


Che Khomeyni politicamente è avverso all'Occidente, identificato ora con Israele, ora con l'America, ma anche con le Crociate, l'Inquisizione, il colonialismo, etc. fino eventualmente alle leggi contro l'immigrazione clandestina o contro le moschee e i minareti (visto che è il massimo che l'Europa può permettersi).
Che lo Shah era largamente preferibile ad un mullah maomettano istigatore del Terzo mondo: 'protettore' dei Cristiani nominato dal Papa, amico dell'Europa e della sua cultura; Khomeyni ha spezzato quei legami (che erano più con l'Europa, che con l' "american way of life") per legare il destino dei persiani a quello dei loro storici nemici e invasori arabi.
carlomartello


Non dimentichiamoci la Bosnia, contro "la tricea d'Europa", volontari khomeinisti a bizzeffe contro i patrioti serbi che difendevano la loro terra dalle grinfie dell'islam alleato dell'imperialismo angloamericano.
L' Hezbollah sbarca in Bosnia
Accordo segreto tra Izetbegovic e Teheran per l' invio di armi e uomini
I musulmani di Bosnia rafforzano i loro legami militari con l' Iran. Lo scorso 15 novembre secondo quanto hanno rivelato fonti croate al "Corriere" Baker Izetbegovic, figlio del presidente bosniaco, ha compiuto una missione riservata a Teheran. Al centro dei colloqui un ampliamento dell' aiuto bellico da parte degli ayatollah ai bosniaci con l' invio di sistemi anti carro, lanciarazzi e lanciamissili anti aerei portatili del tipo Stinger o Strela. Izetbegovic ha esaminato, inoltre, la possibilita' di ospitare unita' dell' Hezbollah il movimento libanese pro iraniano che dovrebbero aggiungersi al contingente di 400 guardiani della rivoluzione khomeinisti da tempo attivi in Bosnia come istruttori e ai famosi volontari islamici del "Terzo corpo". Il piano bosniaco condiviso ampiamente dai dirigenti di Teheran e' quello di creare una forza d' urto, ben addestrata e motivata, da impiegare sui fronti di guerra piu' "caldi" ed oltre le linee serbe. Per alimentare le linee di rifornimento dei bosniaci, che non dispongono di sbocchi al mare ne' di grandi aeroporti, gli iraniani puntano sulla collaborazione interessata dei croati. Armi e uomini arrivano con aerei cargo sia allo scalo di Zagabria che nell' isola di Krk, grande snodo di tutti i traffici illegali. Per aggirare i gia' deboli controlli internazionali, i carichi vengono spesso presentati come "aiuti umanitari". Teheran, in passato, non ha mai nascosto il proprio impegno al fianco dei fratelli musulmani. Considerando l' assistenza alla Bosnia islamica un dovere religioso, i dirigenti khomeinisti hanno piu' volte ribadito che la strategia iraniana nella regione non esclude affatto l' invio di materiale bellico. Ma non c' e' solo la guerra nella ex Jugoslavia ad interessare Teheran. Fonti di intelligence occidentali affermano che nell' ambasciata iraniana in Crozia, guidata da Muhammad Javad Asayesh, opera da tempo un funzionario con il compito di arruolare seguaci e coordinare operazioni segrete in Europa. In particolare questi agenti dovranno assistere, in futuro, gruppi estremisti a colpire nei Paesi occidentali "i nemici della rivoluzione islamica".
Pagina 8
(11 gennaio 1995) - Corriere della Sera
L' Hezbollah sbarca in Bosnia
In inglese: Khomeini and Izetbegovic: Islamic Radicals
Iran and Kosovo
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 14-12-09 alle 03:27


Di fronte alla domanda infine su quali fossero stati i maggiori amici della Bosnia Erzegovina durante la guerra, Izetbegovic compone un curioso mosaico: "Gli Stati Uniti e l'Iran, i primi sul piano politico, il secondo su quello materiale. Sullo stesso piano ci sono anche l'Arabia Saudita, la Turchia, la Germania e la Malesia. Verso la Bosnia Erzegovina hanno avuto un comportamento amichevole il presidente Clinton, gli uomini di governo dell'Iran, il re Fahd, il presidente Demirel, il cancelliere Kohl, il premier Mahathir."
Osservatorio sui Balcani - Izetbegovic, il “nemico essenziale”
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 14-12-09 alle 03:32