Pierre Chatov - Novopress Italia



Viviamo, camerati, ore comode e tragiche allo stesso tempo. Ciascun giorno ci vede piombare lentamente, ma inesorabilmente, nel pozzo senza fondo di una noia troppo a lungo nutrita.
L’abiezione accompagna ogni nostro atto. Non possiamo nemmeno permetterci una fuga: non vi sono rifugi ad accoglierci.

L’afflosciamento morale e fisico ci assalta mollemente appena osiamo mettere
piede fuori dal nostro sicuro androne.
I nostri volti crollano nell’"ammirazione” di marciapiedi colmi di spalle caduche e migliaia di salici piangenti che su essi si trascinano.

La stanchezza nel fare sia pure il minimo indispensabile, l’esasperazione nel non essere a carico dello Stato dalla nascita alla morte e di dover ancora vagamente guadagnarsi l’esistenza, spinge le ombre che ci circondano a sputarci in faccia la propria nevrotica abulia.
Ai ristoranti, nei cinema, nei musei o sulla spiaggia, vagano sempre le solite sporche facce di non morti caduti dal letto e pronti a sprofondare in esso al piu’ presto…
Quasi quasi ringraziamo il sistema che riempie il ventre di questi zombie con droghe e giochi, affinché la di loro vacuita’ non si tramuti in spirito omicida volto all’eliminazione degli improbabili esseri originali che ancora rifiutano di conformarsi.

Mai soddisfatto, ma del tutto ostile a qualsiasi cambiamento, l’"italiota” del terzo millennio é un impeccabile codardo che troppo presto rubera’ il titolo al suo omologo obeso nord-americano.

Il nostro Paese da faro dell’umanita’ é ormai divenuto una succursale del supermercato capitalista.
L’Italia ha trasformato la sua gente in un magma informe costituito da aspiranti funzionari ben pasciuti da reality show (specchio che pretende di essere deformante, ma in realta’ é fin troppo fedele…) e volgarmente gaudenti di fronte a manifesti di squallidi Club Med.

Mai un secolo potra’ essere allo stesso tempo cosi’ indolore e cosi’ infame. I bastardi che osano ancora parlare di progresso dovrebbero essere abbattuti come carne da macello.

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