Le aveva dimenticate da anni, ormai. Ammosciate e rinsecchite, inutilizzate e messe in vetrina solo al salotto buono di Vespa, per darsi un tono, per far vedere che c'erano, per far sembrare.
Di fatto Fini è stato un eunuco incallito da più di dieci anni, e le palle non le aveva più. Vuoi per debolezza di carattere, per mancanza di coraggio, per pigra accondiscendenza o per scelte di comodo, il presidente di An si distingueva per abbaiare alla luna, per piegare il capo, per non riuscire mai a mordere. Alla fine, gettato il sasso, tirava sempre indietro la mano (tremula...), e mandava avanti i Follini allo sbaraglio a farsi sbranare.
Povero Fini, che per tenere a bada un partito brontolante aveva promosso tutti a vice-capo. Per stare in pace e godersi le sue belle crociere sotto al sole aveva distribuito ministeri e sottogoverno in abbondanza. E per continuare le vacanze anche al lavoro si era procurato la nomima a giramondo istituzionale, alias ministro degli Esteri.
Ma come tutti gli uomini deboli di carne e di cuore, ha messo un piede in fallo. O meglio ha messo il fallo.... beh, insomma. Diciamo che ha fatto una cavolata politica sui referendum. Per fare l'eroe con le signore bionde o per convinzione, comunque l'ha fatta grossa.
E così i colonnelli han trovato il modo di insorgere. A modo loro, si capisce. Prima con le risse verbali. Poi con il chiacchiericcio triviale che accompagna le bevute tra maschi. "Non ha le palle", "Non sa trattare", "E' malato e tremante".
La vendetta del capo è arrivata a sangue freddo: vertici azzerati e partito in mano ad uno sconosciuto.
Questo sì che è fascismo. Con le palle maiuscole.
Chissà che Ciarrapico non ci ripensi....




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