Dioniso e Demetra, Iside e Mitra, riti notturni di iniziazione e pratiche orgiastiche, danze e musiche estatiche. A Roma, al Colosseo, per la prima volta una grande mostra racconta i culti misterici dell’antichità, con un repertorio di oltre 70 opere
Roma - Il visionario Omero li decantava, il pragmatico Aristotele li liquidava come esperienze da cui non si imparava niente, lo scrittore Apuleio, invece, si divertiva a sperimentarne tutti i riti iniziatici. Cesare li tollerava, ma Augusto ne proibì le cerimonie nei templi. Lo storico Clemente Alessandrino ne ha rivelato la parola d’ordine per accedervi, una sorta di password dei nostri tempi, ed Erodoto ne ha documentato tutte le cerimonie orgiastiche. Il commediografo Aristofane ne derideva le pratiche di castità e digiuno, mentre il drammaturgo Euripide ne celebrò la mistica suggestione. Silla, Cicerone e Marco Antonio ne erano dei veri fan e gli imperatori Claudio e Caligola ne vollero fare quasi dei culti ufficiali. A corte de’ Medici, i neoplatonici fiorentini Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano li sfoggiavano nei giochi allegorici. Mozart li celebrava in modo subliminale nel Flauto magico. E chissà se l’ex Police Steward Copeland, da anni oramai appassionato della pugliese Notte della Taranta, sa che quei balli invasati del Salento sono loro figli. Sono i “culti misterici” del mondo antico, quei fenomeni di religiosità esoterica alternativa al culto ufficiale, professati in gran segreto - se rivelati, pena la morte o la confisca dei beni - di notte, cui si accedeva con iniziazioni individuali, uomini e donne, schiavi e ricchi, senza distinzione di sesso o ceto sociale. Esperienze di eccitazione mistica per conquistare un contatto col divino, sulla scia dei dilemmi atavici dell’uomo sul significato della vita e sulla speranza di una salvezza.
Culti che hanno brulicato dall’epoca omerica al tardo impero romano, valicando i confini delle poleis greche per sedurre sempre più adepti in una dimensione ecumenica globale, e che ora vengono raccontati per la prima volta in una grande mostra “Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma”, che invade per sei mesi, dal 22 luglio all’8 gennaio, il secondo ambulacro del Colosseo, e che segna il debutto alla guida della Soprintendenza archeologica di Roma di Angelo Bottini, succeduto ad Adriano La Regina. Una rassegna che vuole documentare un patrimonio dell’antichità legato all’impalpabile emozionale, all’esperienza indicibile e ineffabile della divinità, e costruito materialmente su cerimonie, rituali, danze e cortei. E per fare questo raccoglie un repertorio di 70 selezionati pezzi provenienti da musei esclusivamente dell’Italia centro-meridionale, dove sfilano statue, idoli, teste e busti, frammenti di crateri, affreschi, altari, rilievi, vasi dipinti, epigrafi, un’oggettistica variegata made in Magna Grecia dove la decorazione figurativa riesce a rivelare quel mistero e quel segreto.
Scenografie di riti orfici e dionisiaci, protagonisti dei misteri eleusini, frame di pratiche oracolari, il tutto incastonato in un allestimento che in armonia col tema della mostra punta alla suggestione del visitatore, dove la parata di splendidi pezzi archeologici è scortata da un tappeto di suoni e lingue antiche, voci fuoricampo che leggono testi antichi, videoproiezioni che ripercorrono l’affabulazione dei misteria fin nell’attualità. Si comincia con gli oracoli, la risposta dello scalpitante mondo greco-romano al mistero del futuro. Un potere illuminante intriso di femminismo ante-litteram, perché esercitato da una donna, la profetessa o sacerdotessa che parlava per conto della divinità, elargendo oscuri vaticini in uno stato di trance. Lo documenta la splendida “Fanciulla di Anzio” proveniente da Palazzo Massimo, identificata come la Pizia di Delfi.
Ci si inebria con Dioniso-Bacco e i suoi riti estatici e processioni orgiastiche di giovani seguaci iniziati, Menadi, Satiri, Sileni, che esaltati dal suono di flauti e timpani raggiungevano l’estasi - l’essere fuori di sé - e l’entusiasmo - l’avere il dio dentro di sé. Un culto che godette dei favori in alte sfere politiche se si pensa che nel 500 a.C. Scila, re degli Sciti, si fece iniziare e partecipò alle processioni. Repressi dal Senato romano nel 186 a.C. furono riammessi da Cesare, per non parlare dell’arte nelle catacombe cristiane che recuperò quelle figure salvifiche. E degnamente ricco appare il repertorio in mostra, con pezzi come l’altare istoriato con danze di Menadi della Centrale Montemartini, vasi attici e italioti, sarcofagi dal Museo archeologico di Napoli. Intrigante è anche tutto il complesso mitico-rituale dei misteri eleusini, nome che deriva da Eleusi, città attica vicina ad Atene, sede del culto esoterico-iniziatico a Demetra, dea del grano. Non altro che la festa di primavera e delle stagioni, dove i partecipanti all’iniziazione commemoravano la sofferenza di Demetra - Cerere nel culto romanizzato - per il ratto della figlia Kore - Persefone - da parte di Ade - Plutone - e, per intercessione di Zeus, il suo temporaneo ritorno sulla terra.
Culti agrari della fertilità, del ciclo vitale delle stagioni, della protezione dei raccolti che si diffusero ampiamente nella Magna Grecia, in Sicilia, Calabria, Puglia. A rievocare il culto in mostra, la celebre Urna Lovatelli dal Museo Nazionale Romano, e soprattutto i pinakes, le tavolette votive in terracotta con rilievi policromi rinvenuti a Locri, sulla costa ionica della Calabria, accostate all’Acrolito Ludovisi, la testa colossale, trovata a Roma ma di sicura provenienza locrese, probabilmente l’Afrodite del tempio in contrada Marasà riedificato dopo il 477 a.C., appartenente alla statua costruita secondo la tecnica acrolitica, usata per raggiungere grandi dimensioni statuarie, dove solo le membra scoperte erano di marmo o pietra e le restanti di legno. Fino alle tre maestose sculture fittili delle Grandi Dee rinvenute nel santuario di Ariccia, vicino Roma, ora conservate al Museo delle Terme, in forma di busto, cioè nel loro simbolico riemergere dagli Inferi.
E si chiude il percorso con i culti misterici orientali che, anche grazie ad Alessandro Magno, arrivarono dalla Siria, dalla Persia, dall’Egitto a sedurre schiere di adepti, forti delle loro organizzazioni capeggiate da sacerdoti. Dall’Asia Minore ecco Cibele, signora della natura selvaggia e indomabile, scortata da fieri leoni al suono di crotali e flauti, insieme ad Attis,il suo giovane e bellissimo figlio e sposo, signore del mondo vegetale e della fecondità stagionale. Ed ecco Iside, dall’Egitto, partita alla ricerca del cadavere dello sposo, il re Osiride fatto a pezzi dal fratello Seth e dispero nel Nilo, è regina del cielo e della terra, delle leggi e della giustizia, patrona dell’agricoltura e della navigazione, dell’amore e della maternità, che reca in grembo il figlio Horus destinato a governare in terra, mentre Osiride nell’Oltretomba.
Dalla Persia, Mitra, dio del cielo diurno, dell’ordine cosmico e etico, amico benefico, soccorritore degli uomini giusti, nemico dei malvagi. Culto monoteistico che richiama la tradizione cristiana. Un’opera su tutte, a documentare l’esotismo di questi misteria, il famoso idolo di bronzo rinvenuto dal santuario del Gianicolo (Roma) dedicato a divinità siriache - la cui ultima fase risale al IV secolo d.C. - che rappresenta una figura maschile, il cui corpo è avvolto da sette spire di un serpente, allusive alle sette sfere celesti. Forse è l’egiziano Osiride, forse il siriaco Adone, divinità, comunque, legata al ciclo delle stagioni, che nasce e muore ogni anno, immagine clou dell’allegoria della morte e della rinascita del seguace prima e dopo l’iniziazione.
(Laura Larcan)
Notizie utili - “Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma”, dal 22 luglio all’8 gennaio 2006, Colosseo, piazza del Colosseo, Roma. La mostra è curata da Angelo Bottini.
Orari: fino al 31 agosto tutti i giorni, 8,30-19.15; dal 1 al 30 settembre 8,30-19; dal 1 al 29 ottobre 8,30-18,30; dal 30 ottobre all’8 gennaio 8,30-16,30. Chiuso 25 dicembre e 1 gennaio.
Ingresso: intero €10, ridotto €6.
Informazioni: tel. 0639967700.
Catalogo: Electa.




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