La Lega Nord entra nell'Anci
Oggi l'assemblea dei sindaci per rinnovare i vertici
L'Udc: «Annacqueranno le rivendicazioni»
La presidenza veneta resta al Pdl: Dal Negro succede a Mengotto
VENEZIA. Assemblea dei sindaci veneti aderenti all'Anci, oggi a Este (Accademia dell'Artigianato, inizio ore 14,30). Sono 540 su 580 Comuni del Veneto. Se la politica si occupasse dei cittadini, dovrebbero fare più notizia della poltrona pericolante di Galan, di cui si parla a giorni alterni.
Tanto più che stavolta una notizia c'è: nel direttivo dell'associazione entrano anche i sindaci della Lega. Finora erano rimasti fuori. Non solo: remavano contro. «Dicevano che pagare l'iscrizione all'Anci significava buttare via i soldi - ricorda Toni Guadagnini, vicesindaco di Crespano, inventore della rivendicazione del 20% Irpef, contrastata dalla Lega ma firmata da 400 sindaci veneti-. Adesso entrano perché è arrivato il controordine da Roma». Il contrordine è l'accordo raggiunto tra Co.Nord, l'associazione dei sindaci della Lega, e l'Anci nazionale. Anci assorbirà Co.Nord: almeno questo sarà un vantaggio, o no? «Prevedo solo peggioramenti - risponde l'irriducibile Guadagnini -. I leghisti non entrano per aumentare il livello di rivendicazione ma per annacquarlo con il solito coretto che il federalismo risolverà tutto».
Cattivissimo il Guadagnini. Ciò non toglie che, almeno per Anci Veneto, l'ingresso della Lega sia il coronamento di un percorso avviato dal presidente uscente Vanni Mengotto, Pdl, già sindaco di Este: «La mia linea era tendere alla gestione unitaria, tanto che ho voluto subito un sindaco leghista nel direttivo». Chi era? «L'Ampelia Berto, sindaco di Bressanvido. E l'altro caposaldo è stato la separazione tra i problemi amministrativi e quelli politici all'interno dell'associazione, che è molto cresciuta nell'erogazione dei servizi. Non abbiamo avuto alcuna remora nei confronti del governo, né quello precedente né quello attuale».
L'accordo nazionale tra Co.Nord e Anci è stato trasferito a cascata in campagna, ci si passi l'espressione, da un gruppetto di plenipotenziari: Marimo Zorzato del Pdl, Massimo Bitonci della Lega, Antonio De Poli dell'Udc e Pier Antonio Tomasi con Paolo Fortin per il Pd (il primo sindaco di Marco, il secondo ex di Selvazzano). Questo direttorio ha applicato il manuale Cencelli corretto per i sindaci, che altro doveva fare: tot voti alle ultime elezioni, tot posti nel listone dei 60 consiglieri che l'assemblea di Este dovrà eleggere oggi. C'è già l'accordo per il nuovo presidente: «Quello veneto tocca al Pdl - spiega Marino Zorzato - mentre ad esempio l'Anci della Lombardia andrà alla Lega». Chi è il prescelto per il Veneto? «La nostra indicazione è per Giorgio Dal Negro, sindaco di Negrar, provincia di Verona». Prima di diventare sindaco, Dal Negro è stato assessore comunale a Verona nella prima giunta Sironi. Professionalmente viene dal commercio, è presidente dell'associazione macellai: mestiere che gli verrà utile, se bisognerà affilare le armi contro il governo cinico e baro. Ce ne sarà bisogno: lo ammette perfino Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella, deputato e componente della commissione bilancio. «E' giunta l'ora che Tremonti la smetta con le sue considerazioni estemporanee sui sindaci - piazza lapidario -. Per lui servono solo a speculare sulle lottizzazioni. Invece deve modificare il patto di stabilità, altrimenti per i Comuni sarà un disastro». Ma secondo altri sindaci non basterà, tanto che si annuncia un'altra invasione a Roma il 21 ottobre. Stavolta con i leghisti in prima fila, si suppone
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