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Discussione: La strana coppia

  1. #1
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    Predefinito La strana coppia

    Milano. Il Cav. e l’Ing. si mettono in società in una operazione per metà finanziaria e per metà industriale. Un fondo salva-imprese che sarà varato a breve dalla Cdb Web Tech di Carlo De Benedetti e in cui entrerà Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi. Entro qualche mese nascerà una società quotata in cui Ing. e Cav. deterranno quote di pari percentuale. In questa partita non saranno soli. Interessati a entrare in gioco Diego Della Valle, la Sopaf della famiglia Magnoni, un fondo di investimento americano, la Banca Intermobiliare controllata da un gruppo di famiglie torinesi vicine all’Ing. e “a titolo personale” – recita il comunicato – Luca di Montezemolo, Nerio Alessandri (l’uomo di Technogym) e Arnaldo Borghesi, capo di Lazard in Italia, che sarà peraltro uno degli advisor dell’operazione insieme a Mediobanca e Lehman.
    Sono tre le principali questioni che l’annuncio di ieri – nell’aria da alcune settimane - solleva.
    Prima questione: un’intesa Cav.-Ing. ancorché anticipata da molte indiscrezioni è un fatto di per sè interessante. L’uno e l’altro sono stati avversari praticamente per tutta la vita ma oggi, accomunati dallo status di outsider e dalla notevole liquidità finanziaria, si presentano come potenziali soggetti di un nuovo ordine economico e come leader di una classe intermedia di new comer (anche Diego Della Valle lo è, e da un certo punto di vista lo stesso Luca di Montezemolo).
    Seconda questione. Da tempo si vocifera di un interesse dell’Ing. per i destini dell’auto in Italia.
    Il riflesso condizionato è scattato subito: sebbene il fondo salva-imprese sia destinato a un target di medie dimensioni, sarebbe la Fiat la vera impresa da salvare.
    Terza questione: l’ufficializzazione dell’iniziativa arriva in un momento cruciale per il sistema del potere economico del paese e lo stesso giorno in cui Silvio Berlusconi conferma che sarà il candidato della Cdl alle elezioni di primavera. Secondo alcuni osservatori l’annuncio dell’alleanza con l’Ing. potrebbe essere per il Cav. il primo passo di una nuova vita senza politica, se il prossimo anno dovesse andar male.

    Su il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Editoria a mezzadria.
    Gli accordi parasociali tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per il sistema-paese prevedono, oltre al rilancio di un’iniziativa comune tra i due diversi poli industriali, anche un accordo di collaborazione (o meglio di cooperazione: non si sa mai, c’è sempre Consorte alle porte) nell’editoria.
    Le due parti hanno sottoscritto un patto che riguarda “la Repubblica” e le reti Mediaset. Nove Colonne si pregia oggi di rivelare ai propri lettori i punti salienti della trattativa in corso perché l’Ingegnere e il Cavaliere fanno meglio del Corriere.
    “Resta inteso che il dottor Berlusconi s’impegna nella restituzione delle vecchie glorie consegnando così Paolo Guzzanti, Giorgio Forattini e Ferdinando Adornato a la Repubblica. Nel contempo l’ingegnere De Benedetti – in cambio del ritorno dei suddetti pacchi – concede il transito di vecchie glorie già care alla memoria di Milano Due, ovvero Natalia Aspesi e Enzo Siciliano, già destinati al laghetto dei Cigni”.

    Ingegnere e Cavaliere meglio del Corriere.
    Per non fare magra figura sparagnina, l’Ingegnere invia pure Giorgio Bocca, antesignano di Rete Quattro, cui l’accordo parasociale prevede già l’incarico di “assistente al mausoleo di Macherio”.
    Editoria a mezzadria. “Tra i patti parasociali, scambi culturali tra la Repubblica e Mediaset, si prevede anche un ruolo di mezzobusto per Curzio Maltese a Italia Uno nonché uno da intrattenitore per Eugenio Scalfari”.
    Ingegnere e Cavaliere fanno meglio del Corriere, ma nell’ottica di un proficuo confronto tra esperienze, con la garanzia – ove fosse necessaria – di Walter Veltroni, il Fondatore ha avuto assicurata la doppia conduzione di “Genius” in coppia con Mike Bongiorno. Editoria a mezzadria. L’accordo parasociale prevede che il Cavaliere conceda Alessandro Cecchi Paone all’Ingegnere con compito di fare La Macchina del Tempo nell’Album domenicale. In cambio, De Benedetti s’impegna a convincere Concita Di Gregorio a non parteggiare più per Claudio Scajola, ma di aiutare piuttosto Sandro Bondi nel percorso sentimentale che l’ha portato a scrivere “La civiltà dell’amore”.

    Editoria a mezzadria. Ingegnere e Cavaliere fanno meglio del Corriere. Tra gli accordi parasociali intercorsi, i due poli industriali hanno provveduto a garantire la stretta collaborazione (o meglio, cooperazione: non sia mai, c’è sempre Consorte alle porte), per l’incremento della satira: “Il dottor Berlusconi s’impegna a mandare Carlo Rossella a Repubblica affinché cooperi (Consorte è alle porte) con Michele Serra alla realizzazione di una rubrica quotidiana dal titolo ‘L’amaca a Miami’, dal canto suo l’ingegnere De Benedetti s’impegna affinché pure il quotidiano di Ezio Mauro dia ampio risalto alla Rinascenza pubblicando esclusivamente fotografie del premier inequivocabilmente capelluto. Editoria a mezzadria. Resta tacito che il Cavaliere chiederà alla signora Veronica di chiedere a sua volta a Giuliano Ferrara di non scrivere più che la Repubblica è a largo Fochetti, bensì in viale Cristoforo Colombo.

    Per fare meglio del Corriere, resta inteso che Ingegnere e Cavaliere dovranno poi inventarsi un super sudoku. Per farlo ancora più grande bisognerà fondare un istituto di ricerca. Un presidente onorario è stato individuato in Enzo Bettiza, già vittima di promesse mai mantenute dal dottor Berlusconi. Il suo apporto darebbe senz’altro un sapore slavo al sudoku che è già orientale di suo. De Benedetti, invece, per garantirsi un tocco da Butterfly, preme per Pietro Citati. Chi vincerà? Le parti hanno programmato un incontro di approfondimento. Ingegnere e Cavaliere fanno meglio del Corriere.

    Da il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Mediobanchina

    Roma. Si aspettano nuove intercettazioni che proverebbero l’esistenza di un megaconcerto riguardo alle battaglie per Antonveneta, Bnl e Rcs. Si aspetta, cioè, la conferma di quello che tutti sanno: i nuovi ricchi volevano espandersi. Questo è il succo dello scontro di potere in atto. Dovunque ci sarà dialettica tra vecchio e nuovo, vedremo scintille. In questi giorni sui giornali che si contendono posizioni di potere o soltanto merce giornalistica, è comparsa con frequenza una sigla, Bim, Banca Intermobiliare, piccolo istituto bancario torinese, il cui profilo può fornire alcuni interessanti indizi su che cosa sia la transizione in atto.
    Bim è il punto di incontro tra vecchi e nuovi, secondo Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 Ore; oppure è il nuovo salottino del capitalismo, scrive Franco Bechis, direttore del Tempo.
    Da Bim sono passate alcune operazioni finanziarie riconducibili a Bnl, Antonveneta e Rcs.
    Bim è soprattutto il primo sistema organizzato che raccoglie imprenditori e finanzieri accomunatida una caratteristica: con la sola parziale eccezione di Sergio Pininfarina (che ne controlla il 2,3 per cento), sono – parlandone da capitalisti – uomini di prima generazione, a un passo dall’essere newcomers.
    Bim fa private banking, amministra circa 13 miliardi di euro, nel 2004 ha segnato un utile netto di 33,6 milioni. Controlla l’un per cento del mercato italiano dei fondi di investimento, è al sesto posto nella classifica dei gestori di patrimoni individuali (sopra una soglia di 300.000 euro).
    La banca è detenuta al 50,4 per cento dalla CoFiTo in cui sono presenti i soci che fondarono Bim 25 anni fa, quattro famiglie torinesi: i Segre (commercialisti di Carlo De Benedetti), gli Scanferlin, i Giovannone e i D’Aguì.
    Nel 1991, alla quotazione in borsa, l’Ing. entrò nel capitale, oggi è al 4 per cento. Il 10 per cento della banca è nelle mani di un socio strategico, il gruppo finanziario belga-olandese Fortis. Un altro 3 per cento è di una fondazione benefica Umano Progresso, riconducibile ad Angelo Abbondio, uno dei padri dei fondi comuni in Italia.
    Gli altri soci sono uomini nuovi, o nuovissimi:
    il 2,4 per cento è di Sergio Piantelli, l’ex editore di Tuttosport, il 2,3 per cento di Pininfarina, il 2,2 per cento della Premafin di Salvatore Ligresti; quote del 2 per cento sono controllate dal patron di Air Dolomiti Alcide Leali (uno dei pochi imprenditori italiani –insieme a Lupo Rattazzi – ad aver fatto soldi con gli aeroplani), da Luca di Montezemolo e dall’immobiliarista Danilo Coppola, entrato tre anni e mezzo fa.
    La Bim possiede: il 100 per cento di due società di gestione; il 50 per cento di Bim-Vita, il cui socio paritetico è Sai-Fondiaria, cioè Ligresti; il 50 per cento del fondo Alternative (l’altra metà è controllata da una società debenedettiana, la CdB Web Tech, sulla cresta dell’onda perché è la scatola finanziaria da cui dovrebbe nascere il fondo salva-imprese MeC, la creatura in comune tra il Cav. e l’Ing.). Infine detiene direttamente il 5 per cento di Cdb Web Tech e per ragioni istituzionali il 7 per cento di Borsa Spa.
    Ne è presidente Bruna Segre, uno dei punti di riferimento finanziari della comunità ebraica torinese. Ma è stato l’ad Pietro D’Aguì a convogliare sulla piccola banca quella truppa che va da Coppola a Ligresti, ed è lui l’ideatore della Bim come modello di aggregazione, e in prospettiva come potenziale veicolo di ricambio del sistema finanziario italiano.
    Un po’ per questa ragione – un interesse sospeso tra la sociologia e le aspettative di potere- Bim viene considerata l’embrione della futura camera di compensazione del capitalismo italiano.
    A determinarne lo status di grande promessa concorre naturalmente il rapporto con Cdb Web Tech e la presenza nel suo capitale di Luca di Montezemolo, il presidente di Confindustria che si ritrova in società con De Benedetti essendone stato avversario.

    Il malumore dei duri e puri
    Il progetto di De Benedetti va oltre Bim. Con MeC punta a un’operazione molto ambiziosa, incidere sul riassetto del potere economico, invitando al tavolo da gioco tutti gli uomini che hanno caratteristiche simili a quelli di Bim: imprenditoria energica e se possibile newcomerismo di qualità. La gravità della minaccia per gli attuali equilibri di potere è evidente: prima i malumori per l’incesto Ing.–Cav. dei duri e puri di entrambi i sistemi di alleanze, poi i dubbi che, secondo il Corriere della Sera, avrebbe espresso proprio Montezemolo sull’iniziativa, visti i movimenti di De Benedetti sul titolo Cdb Web Tech. Ma per il secondo giorno consecutivo i calcoli del Corriere sul capital gain dell’Ing. sono diversi da quelli del Sole 24 Ore: 4 milioni di euro per il primo 107.000 euro per il secondo. Il più importante alleato di LCdM, Diego Della Valle, promesso socio in MeC con una quota pari a quella di Ing. e Cav. ha per l’iniziativa interesse immutato.
    Dice al Foglio: “è una operazione industriale importante per l’economia del paese, e non ci saranno implicazioni politiche. Altrimenti non avrei accettato nemmeno di parlarne”.

    Da il Foglio

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Giornali con il magone

    Roma. Anche i grandi giornali hanno i loro tormenti. Soffrono, per un po’ tacciono, oppure parlano parlano parlano, qualche volta ridono anche, s’imbarazzano molto, poi cercano di farsi passare il magone, spesso consolandosi, vendicandosi con le afflizioni altrui.
    Così il Corriere della Sera, che con un po’ di tormento e molta prontezza chiede da lunedì scorso le dimissioni di Antonio Fazio (e certo non è tenuto a mantenere la linea precedente, quella di Stefano Folli, per cui ogni attacco al governatore della Banca d’Italia era considerato un insopportabile attacco alle istituzioni), ha il grande imbarazzo di mostrare, con gli editoriali di Dario Di Vico, ostilità aperta agli “assaltatori” di Rcs, con in testa quello Stefano Ricucci che fino all’altro giorno diceva di volere addirittura lanciare un’Opa, un’offerta pubblica di acquisto, per fare di Rcs una polpetta e inghiottirsi tutto in un solo boccone, compreso il grande Corriere.
    E soffre di paura il Corrierone, paura di sembrare particolarmente interessato all’uscita di scena di Fazio e di tutti quelli che Fazio protegge. Ci soffre parecchio, per questo imbarazzo, ma ora cerca di divertirsi e dimenticare Ricucci, Gnutti, Fiorani, rimestando gli altri tormenti, evidentissimi, dell’altro grande giornale, la Repubblica.
    Il tormento del patto Berlusconi-De Benedetti, tormento sul quale nessuno a Repubblica riesce scherzare, tormento di lettere di protesta, tormento di questione morale perduta per sempre.
    “Il diavolo e l’acqua santa”, ha scritto ieri Ezio Mauro, diavolo Berlusconi e De Benedetti acqua santa, ora soci in affari, e certo il magone a Repubblica è forte.
    Tanto da volerne scacciare anche l’immagine, e infatti la notizia, sabato scorso, è stata confinata nelle pagine economiche, e la foto che accompagnava il servizio ritraeva De Benedetti, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Marina Berlusconi. Pubblicare la foto del diavolo in persona accanto all’editore puro e combattente del Gruppo Espresso, che adesso rassicura tutti:
    “Continuerò ad oppormi a lui nelle elezioni e in ogni competizione futura, non abbiamo parlato di politica o di giornali…Non c’è alcun altro accordo tra noi”, sarebbe stato troppo doloroso.

    Il martellamento di Libertà e Giustizia
    Al Corriere hanno riso molto, dicono firme autorevoli, e mentre Dario Di Vico consiglia a Bankitalia di copiare dalla Rai e il tormento cresce, nei due giornali afflitti da magone si assiste al rovesciamento dei ruoli, e alla risonanza del non detto: di solito è a Repubblica che piace insistere sulla demolizione giudiziaria, stavolta invece tocca al Corriere piazzare in apertura l’appello dei Ds per le dimissioni di Fazio, mentre Ezio Mauro si trova a scrivere calma ragazzi, ha ragione De Benedetti, è soltanto un investimento comune, siate liberali accidenti.
    E non dice, non nomina nemmeno in una riga il Corriere della Sera, accenna agli avvoltoi “infastiditi dal successo del nostro giornale” ma non fa i nomi, non scrive quel che tutti al giornale vanno dicendo da martedì: come si permette Piero Ostellino di prenderci in giro così, di tirar fuori Mackie Messer per fare del sarcasmo contro il Fondatore?
    Perché al Corriere hanno scelto con un po’ di crudeltà di utilizzare il personaggio preferito da Scalfari nel descrivere Berlusconi, hanno usato il mascalzone di Bertolt Brecht, il quale, del resto, diceva “Cos’è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca?”.
    E allora Ezio Mauro ha difeso Scalfari e tutte le battaglie identitarie e moralizzanti, ma, hanno notato alcuni importanti giornalisti di Repubblica, sopraffatto dal tormento si è dimenticato di aggiungere un capoverso d’ironia che magari gli avrebbe salvato la faccia, un sorriso sui due grandi nemici che si stringono la mano, un accenno allo sconvolgimento improvviso nell’universo ideale, quello eternamente diviso fra buoni e cattivi.
    “Però il Corriere ci sta calcando un po’ troppo la mano”, dicono a Repubblica, e in effetti da cinque giorni il giornale di Paolo Mieli non fa che intervistare componenti allarmati di Libertà e Giustizia, una specie di martellamento, un chiodo fisso.
    Sandra Bonsanti, Paolo Sylos Labini, Alessandro Amadori, Roberto Zaccaria. E li spinge a parlare di immoralità, di economia senza etica (e anche di freddo alla schiena dopo le intercettazioni su Fazio; e di danno al paese). E intervistandoli mette in mostra il disorientamento e il “Berlusconi non avrai il mio scalpo” della Bonsanti.
    A Repubblica si sono irritati molto, e subito vendicati, tanto per provare, anche loro, a scacciare il magone: se Libertà e Giustizia deve essere, cioè tortura morale continua, allora almeno hanno strappato al Corriere l’intervista a un editorialista di via Solferino, il politologo Giovanni Sartori, che faceva da garante di Libertà e Giustizia e si è appena dimesso:
    “Non accetto il connubio tra Berlusconi e De Benedetti”.
    Ognuno cerca come può di uscire dai tormenti: liberarsi di Fazio, liberarsi di Berlusconi, perdonare De Benedetti.
    Intanto sembra ricominciata la sana guerra tra il Corriere e la Repubblica.
    Se è così, evviva.

    Da il Foglio

    saluti

 

 

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