Vi e’ di piu’. Dopo aver constatate certe modificazioni esterne (dette anche paravariazioni) che un tipo puo’ subire per cause varie, senza pero’ che si trasmettano ereditariamente, si formula l’importante distinzione fra il gene ed il suo fenotipo. Il “gene” e’, per dire cosi’, una potenzialita’: e’ la forza che da’ origine ad un tipo, od ad una serie di tipi, che possono oscillare entro determinati limiti. La forma esteriore (esteriore in senso generale, perche’ la teoria dell’eredita’ applicata all’uomo considera non solo le caratterisitiche morfologiche fisiche, ma anche le doti psichiche), che volta per volta scaturisce dal “gene”, infatti, puo’ esser varia e, in apparenza, essa puo’ allontanarsi dal tipo originario normale fino all’irriconoscibilita’. Questa forma esteriore si chiama fenotipo. Nelle specie naturali si e’ constatato che le modificazioni riguardanti il fenotipo non toccano l’essenza. Sotto influenze estranee ad esso (soggettivo o d’ambiente) la potenzialita’ del gene si comporta quasi come sostanza elastica: sembra perdere, entro certi limiti, la sua forma; ma la riprende, non appena cessa la sollecitazione, nei tipi cui esso da’ luogo nelle generazioni successive. Un esempio tipico tratto dal mondo vegetale: la primula cinese a temperatura normale produce fiori rossi, in un ambiente surriscaldato produce fiori bianchi. Si metta in una serra una pianta di queste primule e se ne trapiantino sempre di nuovo i semi in un ambiente surriscaldato: si avranno, nella serie delle nuove piante, sempre fiori bianchi. Ma dopo un tempo a piacere, si prenda il seme di una di queste piante e lo si pianti in una ambiente a temperatura normale. Verra’ fuori una piainta coi fiori rossi, come la sua progenitrice. La variazione del fenotipo e’ dunque non essenziale, ma transitoria ed illusoria: La potenzialita’ sussiste intatta, conforme al tipo originario.
Ereditarie, non sono le forme esteriori in se’ stesse, bensi’ delle potenzialita’, dei modi costanti di reagiere, eventualmente in modo vario, in corrispondenza a circostanze varie, ma sempre in conformita’ a certe leggi…….
E’ falso che l’ambiente determini l’individuo e le razze. L’ambiente – sia naturale, sia storico, sia sociale, sia culturale – puo’ solo influire sul fenotipo, vale a dire sul modo esteriore e contingente di ma nifestarsi, nel singolo od in un dato gruppo di certe tendenze ereditarie e di razza, che restano sempre l’elemento primario, originario, essenziale, incoercibile. (J. Evola, Indirizzi per una educazione razziale, Ed. di Ar, Aprile 1979)