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    Predefinito Linea politica e questione morale

    La guerra dei nastri
    ANDREA COLOMBO
    Ipersonaggi sono nuovi, il quadro già visto. Si profila l'ennesima battaglia a colpi di dossier e di inchieste, accuse e illazioni. L'equa distribuzione di intercettazioni da parte del principale quotidiano nazionale, un colpo a destra e uno a sinistra, riflette la dinamica che accompagna da oltre un decennio l'interminabile transizione italiana. Si ripropone sempre uguale a se stessa, che si tratti di corruzione nel presente o di ricostruzioni faziose e propagandistiche del passato. Consiste nel derubricare il confronto politico a mera faccenda giudiziaria. Sia chiaro: la cosiddetta «questione morale» esiste, anche se per la verità attiene alla sfera della politica assai più che a quella dell'etica. Riguarda i rapporti ambigui tra le centrali del potere economico-finanziario e quelle del potere politico, di entrambi i poli. Autorizza a sospettare l'edificazione di un sistema basato su un conflitto di interessi a media intensità, certo meno sfrontato e fragoroso di quello incarnato da Silvio Berlusconi e tuttavia endemico e pervasivo. Meno vistoso ma proprio per questo anche più pericoloso, e in prospettiva più devastante.

    La «questione morale» esiste, ma più che con i codici etici e prima che con quelli penali andrebbe affrontata sul piano della politica. Richiederebbe risposte e ricette tali da contrastare la finanziarizzazione selvaggia del capitalismo italiano. Imporrebbe interventi progettuali di ampio respiro da parte di una politica capace di assumersi le proprie responsabilità: inclusa quella di prendere posizione nello scontro tra modelli diversi di capitalismo e di orientare le trasformazioni del sistema produttivo italiano. Incluso anche l'obbligo di rimettere in discussione la fede nel ruolo sempre e comunque salvifico delle leggi del mercato.

    E' una crisi che andrebbe affrontata con scelte coraggiose sul piano della tassazione delle transazioni e delle plusvalenze. Esigerebbe una riforma della banca centrale certo non limitata alla tardiva richiesta delle dimissioni del suo governatore: come se il problema potesse essere ridotto ai limiti una gestione personale e non riguardasse le dinamiche profonde dell'istituzione stessa.

    La «questione morale» esiste, ma nonostante il nome è prima di tutto un'emergenza politica, e dalla politica andrebbe affrontata. La guerra estiva che si sta combattendo a colpi di nastri e contronastri, di intercettazioni ambigue e frasi rubate, lascia invece intravedere sviluppi opposti. E' sin troppo facile profetizzare che alla fine, ancora una volta, la magistratura sarà delegata, unica e sola, ad affrontare nodi che sarebbe compito e dovere della politica sciogliere.

    L'azione delle magistratura di fronte al prospettarsi di reati, va da sé, è sacrosanta. E tuttavia non costituisce di per sé un rimedio. Alle origini della crisi attuale c'è prima di tutto una latitanza della politica, la sua abdicazione di fronte ai compiti di scelta, controllo e orientamento che dovrebbero connotarla. La stessa latitanza che si conferma nel ridurre la crisi attuale a faccenda da risolversi a colpi di intercettazioni o di avvisi di garanzia
    (da "Il manifesto" del 13 agosto 2005)




    Condivido in pieno l' articolo: secondo me, è giusta l'azione della Magistratura contro chi ha commesso reati penalmente accertabili ma è ancora più giusto censurare politicamente (è questo per me è la cosa fondamentale ) chi, pur non avendo commesso reati penalmente accertabili, ha una linea politica che consiste nel contraporre (ma anche nel mescolarsi a) finanza "rossa" con finanza "bianca", gruppi di potere contro gruppi di potere, assecondando lo strapotere di pescecani di Borsa (a cominciare dal caso Colaninno/Telecom), i quali agiscono senza alcun rispetto delle regole e delle Leggi e sguazzando nella "finanziarizzazione" dell'economia di un paese che sempre di più ha una struttura produttiva debole se non in via di estinzione, senza innovazione e non competitiva (cosa di cui i nostri "modernizzatori" di "sinistra" non si preoccupano affatto). Essi, invece, per smania di modernità" e di "omologazione" stanno costruendo un altro "confltto di interessi", non plateale come quello di Berlusconi, ma ancora più pericoloso, perchè mette in discussione la stessa "ragione sociale" dell'esistenza di una sinistra. E' di questo, cioè della linea politico-economica, che si dovrebbe discutere: altrimenti, per ogni caso "intercettato" dalla Magistratura, ce ne saranno dieci (o cento, visto l'andazzo) che andranno avanti indistubati.

  2. #2
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    Bufera sull'operazione Unipol-Bnl
    Consorte rivela rischi di «dissanguamento». La «tegola» di Guido Rossi trova consensi tra gli esperti


    Le intercettazioni sull'Unipol sono state acquisite dalla procura di Roma che le ha allegate all'inchiesta sui tecnici di Bankitalia.
    BRUNO PERINI
    Adesso la bufera politica e finanziaria si sposta su Unipol e sulla sua scalata alla Bnl. Mentre l'affare Bankitalia-Antonveneta è ormai competenza della magistratura ordinaria e i destini di Antonio Fazio, salvo un improbabile atto di coraggio del governatore, si decideranno in sede governativa, (e non come si illude Fassino con una soluzione bi-partisan), il ciclone politico e giudiziario che si è abbattuto sul sistema bancario italiano si dirige ora sull'operazione di acquisizione della Banca Nazionale del Lavoro lanciata dal numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, dopo che la compagnia assicurativa della Lega delle Cooperative, con una modalità più che discutibile, ha acquisito i pacchetti Bnl degli immobiliaristi e dei Caltagirone, consentendo loro di realizzare una plusvalenza speculativa straordinaria. Anche ieri il Corriere della Sera ha pubblicato una montagna di intercettazioni telefoniche che rivelano un intreccio molto forte tra i protagonisti dell'affare Bnl, l'Unipol e quelli della scalata all'Antonveneta. In molti casi sono gli stessi personaggi ad agire e talvolta sembra che le due scalate siano decise su tavoli comuni, ma da un primo sguardo alla documentazione in mano agli inquirenti non emerge quell'azione di concerto, vietata dal Testo Unico del Tesoro, che la Consob e la magistratura hanno individuato nella scalata di Giampiero Fiorani e concertisti vari all'Antonveneta. E' vero che la procura di Roma ha voluto acquisire tutte le carte e le intercettazioni raccolte dalla procura di Milano sui rapporti tra Bankitalia e Unipol ma per il momento nell'inchiesta romana, che riguarda il ruolo dei tecnici di Bankitalia nell'affare Antonveneta, non si intravedono per Unipol responsabilità di carattere penale o civile. Questo non significa che l'Unipol viaggi in acque tranquille. Anzi, nonostante Giovanni Consorte abbia fatto di tutto per accelerare i tempi dell'operazione su Bnl, da Bankitalia e dalla Consob non sono ancora arrivate le autorizzazioni per procedere all'offerta pubblica di acquisto e non è detto che, in questo clima, arrivino tanto rapidamente e siano positive. Invece l'amministratore delegato di Unipol ha fretta, le banche estere, a fronte di una situazione così incerta, rischiano di tirare i remi in barca, accrescendo così i margini di rischio dell'operazione. Dalle intercettazioni telefoniche si ha la sensazione che la compagnia di assicurazione sia border line in quanto a capacità di finanziare l'opa. Dai colloqui con Gnutti emerge infatti il timore di un dissanguamento finanziario: «Togliamo la banca dal listino - dice Consorte - ci lavoriamo sopra come delle belve per due o tre anni poi la rimettiamo in Borsa e portiamo a casa i soldi. Altrimenti questa operazione ci dissangua tutti». Non basta. Sono ancora da definire i tempi e l'importo del previsto aumento di capitale di Unipol. «In considerazione della natura e delle caratteristiche dell'Opa della quale l'aumento di capitale è a supporto, stante anche la necessità di dover ancora definire compiutamente i tempi di esecuzione e l'ammontare dello stesso, è ritenuto opportuno - si legge in una nota del cda di Unipol - che la decisione circa l'effettiva deliberazione dell'aumento di capitale venga attribuita al consiglio di amministrazione». Tra l'altro sull'operazione Unipol è caduto una micidiale fulmine scagliato a sorpresa del professor Guido Rossi. In un parere, affilato come un coltello, l'avvocato di diritto societario definisce nulla l'operazione Unipol-Bnl se la compagnia assicurativa non cambierà lo statuto della società nel quale si definisce la ragione sociale a carattere prevalentemente assicurativa. Ma se questo avvenisse - aggiunge Guido Rossi - l'Unipol dovrebbe far fronte al diritto di recesso di quegli azionisti che non sono interessati all'attività bancaria e che potrebbero quindi passare all'incasso. Un'ipotesi che renderebbe ancora più pesante finanziariamente l'opa su Bnl. Il parere di Guido Rossi, tra l'altro, ha trovato il consenso di avvocati ed ex banchieri. «Direi proprio che l'acquisto di Bnl da parte dell'Unipol è possibile soltanto modificando lo statuto.», ha detto Franco Bonelli, professore di Diritto commerciale, condividendo pienamente il parere pro-veritate scritto dal professor Guido Rossi su richiesta di alcuni azionisti di minoranza dell'Unipol. «Il primo comma dell'articolo 2361 è molto chiaro», ha dichiarato Bonelli all'agenzia Radiocor. Ancora più esplicito Giampiero Cantoni, esponente di Forza Italia ed ex presidente di Bnl: «Guido Rossi ha perfettamente ragione. Con l'acquisto di Bnl il gruppo Unipol, di fatto, diventa prevalentemente bancario e cambia la sua natura».
    (da il manifesto 13 agosto 2005)


    Come si vede, la finanza è la finanza e basta: non esiste la finanza "rossa" e quella "bianca" o di qualsiasi altro colore. Non si capisce, quindi, per quale motivo per Unipol dovrebbe essere lecito trovare escamotages per aggirare (se non peggio) la legge e per altri, invece, no, in più continuando Unipol ad usufruire di benefici fiscali non più giustificati da nessun motivo "sociale" (nel senso di scopi "sociali " delle cooperative), all'atto pratico.

    Ps: non credo che Guido Rossi, uomo di sinistra moderata e avvocato di diritto societario, sia un pericoloso estremista, forse è solo una persona perbene.

 

 

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