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Il Monte Sinai e i dieci comandamenti
Nel corso dei secoli, le ricerche archeologiche, ovviamente temute e avversate dalle autorità religiose, sono sempre state mantenute da queste sotto stretto controllo e dovevano godere della loro approvazione per poter beneficiare d'una sovvenzione.

Nel 1891, in Gran Bretagna, fu creato "The Egypte Exploration Fund". Sulla prima pagina del documento si può leggere che lo scopo della sovvenzione era quello di riuscire a chiarire o ad illustrare la storia raccontata nel vecchio testamento. In poche parole, questo voleva anche dire che tutto quello che non trovasse corrispondenza con la storia ufficiale non sarebbe stato pubblicato e che in tal caso i fondi sarebbero stati ritirati.
Sir Flinder Petrie, un celebre egittologo professore all'università di Londra, inoltrò, allo scopo di poter esplorare la regione del Sinai, una richiesta di fondi che ebbe esito positivo.

Ciò che tormentava Petrie era la storia del Monte Sinai e dei dieci comandamenti. Come tanti altri studiosi, non capiva come mai gli Israeliti si fossero trovati nel sud del Sinai dopo avere lasciato il delta del Nilo per andare in Palestina. Un percorso di questo tipo sarebbe stato difficile da spiegare in quanto la strada sarebbe risultata molto più lunga, con l'aggravante della totale inospitalità della regione in questione. Basta guardare una cartina geografica per rendersi conto che il Monte Sinai si trova in prossimità della punta di un triangolo con la testa capovolta. Il percorso più logico dovrebbe prevedere il passaggio nella regione nord del Sinai.
Il libro dell’esodo fornisce molti dettagli sul percorso seguito da Mosè che dal delta del Nilo, passando per la terra di Goshen, arrivò nel Sinai e, attraverso le regioni selvatiche di Shur e Paran, raggiunse la terra di Midian.
Sir Petrie sapeva anche che, ai tempi di Mosè, il Monte Sinai non si chiamava così e che questo nome fu attribuito al monte dai monaci greci nel quarto secolo d.C., vale a dire 1700 anni dopo l’epoca di Mosè.
Infatti, il libro dell’esodo parla prima del Monte Horeb, poi del Monte Sinai e infine di Horeb, che significa "deserto". Fu facile per Sir Petrie identificare il Monte Horeb, che si chiama oggi Monte Serabit el Khadi; nel mese di marzo del 1904, insieme alla sua squadra, diede inizio alle ricerche.
L'anno dopo, Sir Petrie stese un rapporto completo sulle sue scoperte, ma dovette informare i sottoscrittori del fondo "The Egypte Exploration fund" che tale rapporto non sarebbe mai stato pubblicato e che i fondi erano stati ritirati.

Sir Petrie aveva trovato qualcosa di molto imbarazzante per la chiesa: un enorme tempio egiziano che, stando al messaggio trasmesso dai geroglifici in esso contenuti, era stato utilizzato ai tempi del faraone Sneferu il cui regno risaliva al 2600 a.C. circa.
Gli esploratori furono molto colpiti dal ritrovamento di un enorme crogiolo per uso metallurgico che all'epoca avrebbe sicuramente fatto un rumore tremendo e avrebbe fumato come un vulcano.
Quello che avevano trovato era il laboratorio d'alchimia del faraone Akhenaton e delle diciotto dinastie di faraoni precedenti: un tempio laboratorio. Secondo la bibbia, è sul Monte Sinai che Geova si rivela a Mosè, mentre secondo il libro di Jasher, è Jethro, il grande prete alchimista egiziano che Mosè incontra e che risponde "Sono colui che è" alla domanda "chi sei?"

Solo successivamente, Jethro trasmetterà ciò che noi chiamiamo oggi "i dieci comandamenti" che di fatto appartenevano al patrimonio egiziano e che si possono trovare menzionati nel libro dei morti. Si trattava di una confessione rituale del Faraone che diceva: "non ho ucciso, non ho rubato, ecc." tradotto successivamente come "non uccidere, non rubare ecc."
I salmi del re Davide e il libro dei proverbi di Salomone (Wise words of Salomone) erano stati copiati, e tradotti in ebraico parola per parola partendo da scritti di un saggio egiziano chiamato Amenemope. Gli originali, conservati al British Museum di Londra, risalgono a più di 2000 anni prima di Salomone.