Il “Professore” punta molto sul gioco di squadra e garantisce per la fedeltà di Bertinotti

Il leader dell'Unione: se vinco avrò in eredità una situazione economica disastrosa. Se serve chiederò sacrifici al Paese



ROMA – Stavolta non si può dire che l'intervista di Prodi
(nella foto piccola in alto) sulla sua «realtà» di homo novus in politica, pronto a rimboccarsi le maniche per far uscire il paese dalla situazione economicamente pesante in cui l'ha ridotto Berlusconi, trasmessa ieri da La 7, sia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ma se le sue parole sono riuscite gradite all'Unione alla ricerca di un balsamo per guarire le ferite aperte nei giorni scorsi da Parisi e la questione morale, sono state invece combustibile per la polemica – mai estinta – con il centrodestra. Parla, il professore bolognese, ad Alain Elkann del compito che lo attende se il centrosinistra vincerà le elezioni del 2006: «Mi troverò di fronte ad una eredità che è la peggiore immaginabile. Crescita zero da anni, bilancio dello Stato in situazione disastrosa e immagine all'estero al minimo storico: è in questi momenti che si deve fare appello all'unità del paese». Una situazione, aggiunge, «che peggiora ogni giorno»: da qui l'obiettivo di tornare al governo per significare «una novità assoluta» e per assicurare il cambiamento. Non ha dubbi, sulla ricetta per uscire dalla crisi: «Chiederò comportamenti coerenti. Sono abbastanza emiliano per non pensare a lacrime e sangue. Se i sacrifici sono necessari per degli obiettivi che si debbono chiedere, ma quelli che chiedono sacrifici per dimostrare così di essere forti e potenti non hanno capito nulla della natura umana e della vita». Baby-politico – Prodi si definisce un baby-politico («sono in politica solo da 10 anni») ma anche «testone» e «autorevole». «Testone», perché «quando ho un obiettivo lo voglio raggiungere». Il concetto di baby-politico lo ha poi strettamente collegato a quello di autorevolezza che, a suo giudizio, conta ben più dell'autorità. «La prima volta che sono stato in Giappone mi hanno rivolto una domanda inusuale: “ma lei in Italia ha autorità o potere?”, risposi che avevo più autorità che potere. Perché autorità vuol dire anche “autorità morale”». Comunque, precisa, «non ho potere, non ho un partito mio. L'altra volta – ha detto facendo riferimento alla precedente esperienza italiana – potevo contare su 6-7 parlamentari mieie il potere si conquistava di volta in volta sul campo: il potere garantito non ho mai saputo cosa fosse...».
Sul ring – Quanto alla politica intesa come lotta dura, senza esclusione di colpi, Prodi ha osservato: «Uno non fa il pugile se gli si gonfiano gli occhi e allora cambia mestiere. In politica è importante avere un atteggiamento psicologico di serenità di fronte agli avvenimenti, non reagendo immediatamente alla provocazione, facendo un esame freddo dopo la sconfitta».
Le primarie – Competitor di Berlusconi? «Forse».... E' lo stesso leader dell'Unione a creare un po' di suspance, quando ha affermato: «Mi è capitato di ricoprire questo ruolo che forse mi porterà ad essere il contendente del Polo delle Libertà alle prossime elezioni. Chi vince le primarie propone un programma e sarà compito suo sentire i problemi di tutta la coalizione».
La squadra – Il “Professore” è fermamente convinto che una volta al governo potrà contare su una squadra di ministri «forte e coesa. Governare vuol dire dirigere una squadra con un ruolo che è un misto tra l'allenatore e l'assistente sociale: in un governo moderno non vince il solitario...». «Fare la squadra non vuole mica dire avere giocatori tutti uguali – ha sottolineato – ma far andare nella stessa direzione persone che hanno sfumature e pesi diversi, affidare a ciascuno il suo compito, ma per andare nella stessa direzione». Il leader dell'Unione si è detto fiducioso sulla lealtà di Bertinotti, e alla domanda se anche il leader del Prc farà gioco di squadra, ha risposto: «Se firma, sì. Ne sono assolutamente sicuro».
Famiglia-tribù – Prima il Prodi politico, poi il Prodi intimo che parla della sua numerosa famiglia definendola una «tribù» (ottavo di nove figli). Una famiglia «affiatata», una madre piena di energia e di una «autorità straordinaria», alternata ad una altrettanto grande «dolcezza». «Ci si ritrova sempre in estate, per le feste comandate e si parla molto, anche per ore, ma sempre con l'allegria tipica degli emiliani che cercano di affrontare i problemi» con un certo disincanto. «Non mancano i momenti difficili» e in famiglia c'è spazio anche per qualche «divergenza» di opinione. Prodi non si considera un padre severo e, nonostante gli impegni politici, ha detto di non aver mai voluto spostare la casa da Bologna «per lasciare spazio» alla moglie e ai figli. Ha anche parlato del suo nuovo ruolo di nonno, una esperienza «molto bella».

(domenica 7 agosto 2005)



.bellissimo il passaggio in cui si definisce "novità assoluta"...........