Chi c’è dietro l’attacco a Fiorani e alla nuova finanza padana?
Gianluigi Paragone
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Di fronte alle accuse di Al Qaeda, le vicende di Fiorani sono davvero poca roba. Quelle promesse da Al Zawahiri, vice di Osama Bin Laden, sono bombe vere, sono bombe che uccidono: sono la conferma che è in atto una guerra di civiltà. Apparso in tv biancovestito e con un bel fucile kalashnikov, questo barbuto signore ha promesso agli americani e agli inglesi ancora morte e terrore. Come se quello che stanno combinando in giro per il mondo non fosse nulla. L’Italia, l’ha lasciata indietro: c’ha pensato il vice premier Fini a ricordarci però che, sulla base delle ricostruzioni delle intelligence, non si sono dimenticati di noi.
Di fronte, dunque, a una guerra che è guerra, usare termini militari e belligeranti per raccontare lo scontro di potere che è in atto in questi giorni e che vede coinvolti Fazio, Fiorani, Gnutti, Ricucci e via intercettando, mi imbarazza un tantino: cercherò di non abusarne. Ecco perché ho scelto di buttarla sul cinematografico, pescando il titolo di un gran film. Avrei voluto fare un bel fotomontaggio sulla locandina del film The Untouchables - Gli Intoccabili ,ma poi mi sono ricordato che la squadra capitanata dall’agente del fisco Eliot Ness, interpretato da Kevin Costner, era composta dai buoni. E gli intoccabili cui pensavo io non li vedo granché bene nella parte dei buoni. O meglio, buoni lo sono: buoni a difendere gli interessi loro e di quella Roma dei poteri forti che ha dichiarato guerra alla nuova generazione di imprenditori-investitori-banchieri. Così, nel gioco della celluloide abbiamo abusato del motto storico Roma Ladrona, Roma Padrona modificandolo in Roma Padrina… E un po’ padrina, questa Roma dei poteri forti lo è per davvero. Più vado avanti nella lettura delle intercettazioni e più mi domando: qual è lo scandalo? C’è un reato in ballo? Ci sono illeciti? Io non ne vedo, almeno a oggi… C’è un bluff in agguato? Non mi sembra proprio, anzi mi sembra che Fiorani fosse e sia pronto a comprarsi la Antonveneta, tra l’altro con un’offerta superiore a quella degli olandesi. Cosa c’è di storto allora? C’è, ci sarebbe, la decisione di Fazio di favorire una cordata piuttosto che un’altra: nessuno mi convince che il Governatore della Banca centrale debba essere il notaio di una partecipazione. Anzi, il Governatore ha tra i suoi compiti attuali anche quello di indirizzare la politica del credito. Se pertanto Fazio avesse giocato una partita politica, non ci vedo nulla di strano.
E chi ha, o avrebbe, favorito il numero uno di Bankitalia? Una cordata fatta da marziani, fatta da carneadi: il più noto è un tale che ha sposato Anna Falchi (e solo per questo gli aggiungo dieci punti nella mia personalissima graduatoria). Ma Ricucci (…quello della Falchi), Fiorani, Gnutti e gli altri che conosceremo man mano nel corso di questa estate, non sono dei parvenu agli occhi di quella Roma dei poteri forti. Il numero uno di Capitalia, Cesare Geronzi, per esempio, conosce bene Gianpiero Fiorani visto che loro due erano tra i settanta invitati alle nozze d’argento dei coniugi Fazio. Così come non posso credere che l’establishment finanziario non avesse preso le misure a un tizio che da tempo manifestava l’intenzione di scalare Rcs. Uno ci può anche non credere (e infatti non ci credevano…) ma almeno quattro informazioni in croce le prendi. E sono certo che le hanno prese. Quanto a Gnutti: beh, il ragazzo bresciano non è nuovo a scalate da prima pagina.
Il fatto è che finché non vede, Roma non crede. E soprattutto non crede che qualcuno possa scalare alcunché senza la benedizione del salotto. Loro, invece, l’hanno fatto. Da ragazzi terribili quali sono, hanno sfidato il Palazzo: Fiorani s’è messo in testa di fare la grande banca del Nord fondendo la ex Popolare di Lodi con Antonveneta, e Ricucci di comprare azioni su azioni del Corriere della Sera. La stanno pagando. Anche a caro prezzo.
Gli hanno messo addosso la magistratura, la stampa e la finanza dei salotti buoni, quella dove si trovano a proprio agio il Signore di Capitalia Geronzi, Luca “Liberaebella” Montezemolo, l’uomo dei pallini alle scarpe Della Valle, un certo Caltagirone (che ha venduto le sue azioni in Rcs e Bnl, giusto in tempo: bravo, navigato o anche informato?) e poi i grandi capi delle altre banche Unicredit e Banca Intesa. Tutta gente che ha un dòmino di affari, di business, di intrecci da salvaguardare, da difendere dagli attacchi di chi si mette in testa di fare il pierino della finanza. Di fare una banca del Nord vera, vicina agli interessi del territorio, e alle imprese padane. Questo voleva fare Fiorani e questo poteva farlo fino a quando il sistema romano non s’è messo di traverso, “servendosi” di Abn Amro, gli olandesi nel capitale proprio di Capitalia, Geronzi.
Ecco perché continueremo a stare al fianco di questo progetto e tiferemo per Fiorani, difendendo gli interessi di quei correntisti e investitori che hanno creduto al suo progetto di una banca locale in grado di sfidare i giganti del credito e del capitale. Davide contro Golia. Padania contro Roma. La piccola impresa contro la grande finanza che tiene in ostaggio l’economia. Fiorani e Gnutti contro Geronzi e Montezemolo e tutti gli altri.
E poi, se questi pierini stanno mettendo così tanta paura ai signori del Fighetta Style vuol dire che i palazzi romani non sono ancora inespugnabili. Intercettato, Fiorani dice: “Sì perché la prima chiamata è arrivata all’avvocato da Abn Amro ieri sera, ma prima che lo sapessi io, eh? Quindi hanno delle talpe lì dentro, quindi, ma lì è Cardia, no? Lì è chiaramente Cardia, è Cardia che è al servizio di qualche potere forte”. Sarà vero? Sarà falso? Mi piacerebe poter leggere tabulati analoghi in cui, come è successo per Fazio, compare anche il pensiero del presidente di Consob. Fiorani dice che si sentiva ricattato: da chi? È possibile che in una vicenda così complicata solo l’utenza di Fiorani fosse necessario sottoporre a intercettatazione? È vero, come ha scritto il direttore del Tempo, Franco Bechis, che si parla anche di Geronzi e di De Benedetti? Se sì,perché è coperto da segreto?
Troppe cose non tornano per buttar giù dalla torre la finanza padana. Siamo certi che i nostri pierini non molleranno tanto facilmente. Non gliela daranno vinta ai salotti cui hanno dimostrato di essere allergici. Sentite infatti cosa dice Ricucci a Gnutti a proposito di Tronchetti Provera. «…Ma tu l’hai letta stamattina l’intervista di quel deficiente di Tronchetti Provera su La Repubblica di stamattina?”. Gnutti: “No”. Ricucci: “E leggitela, va! Che parla de me e de te...C’è tutta l’intervista del dottor Tronchetti Provera, che loro sono il salotto sano...”. Gnutti: “Ah, ah!”. Ricucci: “C’ha quarantacinque miliardi di euro di debiti...il salotto sano lui c’ha!”. Gnutti: “Pensa te”. Ricucci: “Ma è una roba incredibile, no?”. Gnutti: “Eh sì, ma viene, viene a miti consigli anche lui, eh?”. Ricucci: “Ah sì? E quando però?”. Gnutti: “Eh, l’anno prossimo”. Ricucci: “Ah, l’anno pro...cominciamo a diglielo subito...”.
Ricucci non sbaglia affatto quando schernisce i salotti sani, aperti a chi ha quarantacinque miliardi di euro di debiti… Salotti sani: figurati quelli viziati… E, secondo voi, quando uno ha 45 miliardi di euro di debiti può reggere a lungo? Le bettole che frequentiamo noi giornalisti dicono che si può anche pensare di vendere, quando si hanno tutti quei debiti che penzolano sulla propria testa. Già se ne parla; vedremo fra quanti giorni comincerà il balletto anche sulle vicende di Telecom. Le bettole dicono che De Benedetti sarebbe molto interessato: pensa se lo facesse con Berlusconi... La Sinistra che fa? S’impicca all’ulivo?
Già, perché dalle parti dell’Unione ormai è tutti contro tutti. Giusto ieri Arturo Parisi, l’uomo di Prodi, ha parlato di questione morale sul Corriere della Sera (chissà se è un caso che il giornale sia più anti Fazio oggi di quando migliaia di risparmiatori ne chiedevano la testa, Lega compresa, per non aver vigilato sui crack Parmalat e Cirio). Parisi ha solfeggiato di morale, ha filosofeggiato su Petruccioli nuovo presidente della Rai (di fatto gli ha detto che è sdraiato su Berlusconi), ha bacchettato D’Alema per le aperture su Unipol, ha strizzato l’occhiolino alla magistratura e ha contestato ovviamente De Benedetti. Parisi, ieri mattina, credo che non abbia fatto in tempo a finire di rileggersi la sua memorabile intervista che lo hanno chiamato a decine per dirgli, in soldoni: ma che cacchio hai detto? Infatti per tutta la giornata di ieri, il povero Parisi è stato fustigato sulle agenzie con dichiarazioni di suoi stessi alleati.
La cosa non sorprende: come dicevo, nell’Ulivo è un tutti contro tutti. C’è D’Alema che difende la scalata di Unipol su Bnl, tanto da azzardare un discorso di razzismo per le accuse a questa operazione; e poi si ritrova che Rutelli è il primo... razzista che contesta le cooperative evolute in banche. Ci sarebbe anche Tonino Di Pietro che ragiona ancora come se fosse un pubblico ministero e sulla vicenda Unipol non s’è capito se sta con D’Alema e le cooperative o con Rutelli, Parisi e i moralizzatori.
Quali altre stelle brillano nel firmamento della Sinistra, vediamo un po’… Ah sì, hanno Pecoraro Scanio, Agnoletto, Casarini e D’Emre che sfilano con i no global senza fare tante distinzioni tra chi si limita a urlare slogan e chi invece arriva a colpire i simboli della globalizzazione. Ma hanno anche Mastella. Hanno de Benedetti che fa affari con Berlusconi e Prodi che invece Berlusconi lo sfida. Hanno Veltroni che tifa per Sky ma hanno Petruccioli che, questa è l’accusa della Sinistra, fa i favori a Berlusconi, padrone di Mediaset. Hanno Cossutta il comunista e hanno Enrico Letta il riformista. Ma la cosa che più fa ridere sono le accuse a Bertinotti il quale, gli hanno contestato i no global, usa i post it prodotti da una multinazionale. Certo c’è da ridere, fino a quando non pensi che a questi rischiamo di consegnare in mano il Paese! E allora ci sarebbe da piangere.




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