La privatizzazione è uno dei cardini della politica del premier
Si spaccano i liberaldemocratici, un ministro si è dimesso
Riforma Poste, Koizumi battuto
Camera sciolta, voto a settembre
Junichiro Koizumi durante la seduta decisiva
TOKIO - Il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi ha sciolto oggi la Camera bassa (Camera dei deputati) per elezioni anticipate, che quasi sicuramente si terranno l'11 settembre, comunque non oltre 40 giorni da oggi. La decisione è contenuta in un documento del Consiglio dei ministri, che si è aperto subito dopo la bocciatura alla Camera alta (Senato) del disegno di legge della privatizzazione delle Poste, uno dei punti cardine delle riforme del governo liberaldemocratico.
Prima della decisione, Koizumi ha esonerato il ministro dell'agricoltura Yoshinobu Shimamura, che si detto contrario allo scioglimento, rifiutandosi di sottoscriverlo, ed ha assunto l'interim. Tutti gli altri ministri hanno apposto la loro firma al decreto, anche se durante le lunghe discussioni alcuni di loro si erano detti contrari.
Koizumi aveva dichiarato che avrebbe preferito "essere ucciso", piuttosto che rinunciare alla speranza di privatizzare le Poste. Il voto sulla riforma - bocciata con 125 voti contrari contro 108 favorevoli - ha evidenziato quanto profonda sia la spaccatura nel partito di governo nel paese del Sol Levante. D'altra parte, in Giappone, la privatizzazione delle Poste trova molti oppositori. L'opinione pubblica non vede di buon occhio lo stravolgimento di un ente considerato tra i più sicuri ed efficienti. Koizumi e in generale i sostenitori dell'economia di mercato ne fanno invece un passaggio fondamentale della loro programma liberista.
Koizumi è apparso indifferente, addirittura sorridente davanti alla bocciatura. Quasi la desiderasse. "Il mio compito è quello di distruggere il vecchio partito liberaldemocratico conservatore e di crearne uno nuovo, dedicato alla riforme". Ma se il premier, in carica dal 2001, spera di ottenere dal voto un nuovo, più forte, mandato, il Partito democratico, all'opposizione, vede la consultazione come una grande opportunità.
Il tutto è accaduto al termine di un'ardua battaglia, frutto della complessa legislazione nipponica. La Costituzione attribuisce infatti al primo ministro il potere di sciogliere la Camera dei deputati, che ha un mandato di cinque anni, mentre il Senato, che dura sei anni, è intangibile. Il decreto di scioglimento comunque, per entrare in vigore, deve essere controfirmato da tutti i ministri. Curiosamente, ad essere sciolta è stata la Camera dei Deputati, che il mese scorso aveva approvato la riforma, mentre resta in carica il Senato, che l'ha bocciata.
Le Poste giapponesi sono di fatto la più grande banca del mondo. Allo stesso tempo, rappresentano nel Paese una vera e propria istituzione. Nei villaggi e nelle campagne, la mansione di capo dell'ufficio postale è un ruolo che dinastico, che si tramanda da padre in figlio.
(8 agosto 2005)




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