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  1. #1
    Finzas a s'indipendentzia!
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    Sardigna - "Deris, troppu chitto. Cras, troppu tardu. S'unicu tempus est oe." Indipendentzia!!!
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    Predefinito Lettera a Indipendentzia Repubrica de Sardigna.

    Lettera a Indipendentzia Repubrica de Sardigna.

    Ciao a tottus,
    sono circa due anni che non prendo parte ad una discussione politica sul web, e in un certo senso questa è la prima volta che lo faccio non da militante di questo o di quel movimento politico o associazione culturale, ma semplicemente da elettore. In tutto questo tempo di cose ne sono davvero successe tante, ed è chiaro che se si sta così a lungo lontano dalle prime file non si colgono appieno tutte le sfumature; ma io non ho mai smesso di interessarmi di politica, e anche se solo dalle retrovie, mi sono ugualmente fatto un’idea su quanto è accaduto all’indipendentismo in questi due anni. La nascita di Irs e la velocità con cui ha conquistato la simpatia ed il consenso di una vastissima fetta dell’elettorato indipendentista e “non solo”, hanno a parer mio dimostrato che l’aspirazione all’indipendenza nazionale dei sardi, non è relegata a ruolo di stampella o ruota di scorta dell’ormai logoro autonomismo di stampo sardista, ma che anzi, l’indipendentismo è in continua evoluzione e crescita, in quanto idea viva e massima aspirazione di libertà di un popolo, altro che utopia irrealizzabile…. di questo se ne sono resi perfettamente conto anche i nemici dell’indipendenza nazionale, quelli che per intenderci, difendono i loro piccoli e squallidi privilegi economici e sociali, conquistati a discapito degli interessi della collettività e derivanti dalla sudditanza cui è soggetta la “regione sardegna” nei confronti dello stato italiano. Per dirla brevemente credo che Irs abbia contribuito enormemente a cambiare l’atteggiamento di molti sardi nei confronti dell’indipendentismo, attraverso una moderna forma di espressione politica, ma soprattutto tracciando una linea di demarcazione netta fra quanto rappresentato storicamente dall’autonomismo e dal federalismo sardista e l’indipendentismo, che di fatto è tutt’altra cosa!!! È ovvio che c’è ancora molto da fare e che la strada da voi appena intrapresa è lunga e non priva di ostacoli, ma questo è certamente il modo giusto per cominciare, quindi vi faccio i miei più sinceri complimenti.
    Tuttavia sono molte le domande che vorrei porvi affinché siano chiare anche le “sfumature” che forse non sono stato del tutto in grado di cogliere; mi auguro pertanto che questo mio intervento possa suscitare un dibattito sereno ed amichevole ma soprattutto delle risposte esaurienti.
    Prima di passare alle domande, devo però fare una doverosa premessa: per come la vedo io, Irs non è il solo ed unico movimento indipendentista sardo; non si può certo far finta che Sardigna Nazione Indipendentzia non esista. Di recente ho frequentato qualche riunione nella sezione di Sassari e posso dire di aver toccato con mano che anche lì c’è grande entusiasmo e voglia di fare e che non mancano nuove elaborazioni politico-teoriche.
    Secondo me attualmente la differenza tra i Irs e SNi è puramente concettuale; faccio un esempio affinché sia più chiaro ciò che intendo dire: il primo non si definisce nazionalista, mentre il secondo si, ma entrambi affermano di lottare per l’indipendenza nazionale e per la riqualificazione della nostra cultura. Detto questo, si dovrebbe cercare di comprendere quali significati e quali valori vengono attribuiti dai due movimenti a questi termini; significati e valori che non possono essere enunciati attraverso semplici slogan, ma che vanno accuratamente spiegati, perché è proprio su tali spiegazioni che si dovrebbe attuare una propaganda politica seria. Può non essere affatto negativo che esistano due movimenti indipendentisti, sempre che questi siano abbastanza maturi da rivolgersi all’elettorato sardo mettendo in luce le proprie peculiarità ed evitando di scadere in inutili e sterili polemiche del tipo: “noi siamo i veri indipendentisti e voi invece no!” (Chi è abilitato a dare la patente di indipendentismo?) I sardi sapranno scegliere coscientemente e sceglieranno chi risulterà più convincente e credibile; possiamo starne certi!
    Ai movimenti indipendentisti spetta il difficile compito di presentare strategie e progetti politico-economici sui quali si regga l’idea dell’indipendenza nazionale. Altrimenti la lotta sarà vana e senza sbocco. Dico questo anche perché non credo affatto che sa “cussenzia de sos sardos” sia stata completamente rimossa, semplicemente la gente comune (giovani, anziani, lavoratori, disoccupati, casalinghe ecc.), non vuole essere ulteriormente presa per il culo, quindi vota chi “promette loro in cambio qualcosa…” della serie: “votami che ti procuro un lavoro”….. ed ecco perché la stragrande maggioranza dei sardi preferisce ancora i partiti italiani: per clientelismo e per paura di finire - qualora decidessero di imboccare altre strade -, dalla padella alla brace.
    La sfida è tutta nostra! Lo ripeto:l’indipendentismo può vincere solo se saprà essere C R E D I B I L E ! ! !
    Personalmente ho sempre sostenuto che feste, slogan, bandiere, striscioni, blitz, manifestazioni ecc. siano assolutamente indispensabili in quanto danno “visibilità”, ma che da soli non siano comunque sufficienti a spiegare le ragioni della lotta. È necessario elaborare e discutere programmi economici, politici e sociali. Bisogna dimostrare, dati alla mano, che in Sardigna le risorse non mancano affatto, e poi spiegare come s’intende utilizzarle, altrimenti non si crea un vero movimento di liberazione nazionale ma solo un movimento di protesta. Per dirla tutta ritengo che si dovrebbe prospettare al popolo sardo un nuovo modello di società, nel quale sia possibile vivere bene, liberi e felici; proprio così, liberi e felici, perché la gente deve smetterla di pensare che gli indipendentisti vogliono far campare i sardi a pane e patate….. e voi in proposito come la pensate?
    Su quali presupposti intendete muovere i passi verso la liberazione della nostra terra? È o non è opportuno a parer vostro affrontare tematiche economiche “prima di” e “per” arrivare all’indipendenza?
    Per concludere vorrei dire che sabato 30 luglio ero presente con alcuni amici a S.Cristina de Paule a Sa Festa Manna de Irs, e non credo fosse solo per la suggestione del luogo che si respirava davvero un aria di festa….
    A menzus biere,
    Su tempus est oe, indipendentzia!!!

    Zuanne
    Giovanni Fara

  2. #2
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    Predefinito

    Caro Giuanni mi sembra un pò riduttivo leggere le differenze tra sn e irs in questo modo.
    Io e te siamo stati in Sardigna Natzione tanti anni fa e non credo ic sia bisogno di ricordarti tutto ciò che in questi anni sn ha prodotto sia in termini di elaborazione sia in termini di azioni pratiche...


    Te ne riporto una del 99 sulla quale non è mai stata fatta autocritica....
    si chiamava casa comune dei sardi, non aveva nulla di indipendentista ed è servita solo a distruggere l'entusiasmo di tante persone che ci credevano veramente.
    I patentini di indipendentismo non li può dare nessuno... ma la storia e gli atti rimangono.


    --------------------------------------------------------------------------
    Documentu base de naschida de sa CASA COMUNE

    Le delegazioni del PSD’Az, dell’UDR, del Nuovo Movimento e di Sa Mesa (sardigna natzione, costituente sardista ecc) hanno concordato una comune proposta di progetto politico da sottoporre ai propri organi di Partito, trovando convergenze sui seguenti punti:
    - fare riferimento nella propria azione agli interessi esclusivi del popolo sardo, dei suoi diritti nazionali e delle sue libertà ed opportunità individuali;
    - iniziare un percorso per la costituzione di un nuovo soggetto politico di tipo confederativo, la “Casa Comune dei Sardi”, per partecipare da protagonisti nell’Unione Europea, con una propria soggettività politica;
    - attivare l’Assemblea Costituente dei Sardi, da eleggere con voto proporzionale puro, per la formulazione della nuova Carta Costituzionale sarda.
    Oggetto irrinunciabile di tale nuova Carta dovranno essere:
    - soggettività politica anche di rilevanza internazionale;
    - fiscalità e zona franca integrale, finalizzata al riequilibro delle sperequazioni territoriali;
    - competenza culturale con riferimento al recupero e tutela complessiva di ogni espressione della cultura sarda, alla Scuola di ogni ordine e grado,alla formazione, alle risorse tradizionali ed alla potestà sui beni culturali;
    - autogoverno del territorio e dei mari territoriali, delle risorse energetiche e naturali, dei trasporti e delle comunicazioni.
    La forma organizzativa della nuova Regione dovrà organizzarsi attraverso:
    - esaltazione della specialità;
    - il principio di sussidiarietà e solidarietà;
    - una riforma elettorale che, in vista della volontà esplicita degli elettori consenta la realizzazione di forme di governo stabili, nel rispetto delle articolazioni dell’elettorato e del più esteso principio di rappresentanza.
    La Casa Comune dei Sardi è aperta alla partecipazione di singoli e di movimenti, associazioni e partiti, che ne condividano i principi ispiratori e gli obiettivi, e che non abbiano statuti incompatibili con tali principi.
    La convergenza riscontrata per il perseguimento del progetto politico non comporta automatiche adesioni a contingenti accordi per dare un governo alla Regione.
    Cagliari, 13 luglio 1999
    -----------------------------------------------------


    finzas a sa repubrica
    itz.

  3. #3
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    Predefinito ...dimenticavo!

    mi fa molto piacere rileggerti su un forum a distanza di anni...

    spero di avere presto occasione per discutere con te "cara a cara" delle altre questioni!

    A s'intender sanos!

    itzoccor



    p.s. seo frantziscu sanna

  4. #4
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    Predefinito Re: Lettera a Indipendentzia Repubrica de Sardigna.

    Originally posted by zuanne
    Lettera a Indipendentzia Repubrica de Sardigna.

    Ciao a tottus,
    sono circa due anni che non prendo parte ad una discussione politica sul web, e in un certo senso questa è la prima volta che lo faccio non da militante di questo o di quel movimento politico o associazione culturale, ma semplicemente da elettore. In tutto questo tempo di cose ne sono davvero successe tante, ed è chiaro che se si sta così a lungo lontano dalle prime file non si colgono appieno tutte le sfumature; ma io non ho mai smesso di interessarmi di politica, e anche se solo dalle retrovie, mi sono ugualmente fatto un’idea su quanto è accaduto all’indipendentismo in questi due anni. La nascita di Irs e la velocità con cui ha conquistato la simpatia ed il consenso di una vastissima fetta dell’elettorato indipendentista e “non solo”, hanno a parer mio dimostrato che l’aspirazione all’indipendenza nazionale dei sardi, non è relegata a ruolo di stampella o ruota di scorta dell’ormai logoro autonomismo di stampo sardista, ma che anzi, l’indipendentismo è in continua evoluzione e crescita, in quanto idea viva e massima aspirazione di libertà di un popolo, altro che utopia irrealizzabile…. di questo se ne sono resi perfettamente conto anche i nemici dell’indipendenza nazionale, quelli che per intenderci, difendono i loro piccoli e squallidi privilegi economici e sociali, conquistati a discapito degli interessi della collettività e derivanti dalla sudditanza cui è soggetta la “regione sardegna” nei confronti dello stato italiano. Per dirla brevemente credo che Irs abbia contribuito enormemente a cambiare l’atteggiamento di molti sardi nei confronti dell’indipendentismo, attraverso una moderna forma di espressione politica, ma soprattutto tracciando una linea di demarcazione netta fra quanto rappresentato storicamente dall’autonomismo e dal federalismo sardista e l’indipendentismo, che di fatto è tutt’altra cosa!!! È ovvio che c’è ancora molto da fare e che la strada da voi appena intrapresa è lunga e non priva di ostacoli, ma questo è certamente il modo giusto per cominciare, quindi vi faccio i miei più sinceri complimenti.
    Tuttavia sono molte le domande che vorrei porvi affinché siano chiare anche le “sfumature” che forse non sono stato del tutto in grado di cogliere; mi auguro pertanto che questo mio intervento possa suscitare un dibattito sereno ed amichevole ma soprattutto delle risposte esaurienti.
    Prima di passare alle domande, devo però fare una doverosa premessa: per come la vedo io, Irs non è il solo ed unico movimento indipendentista sardo; non si può certo far finta che Sardigna Nazione Indipendentzia non esista. Di recente ho frequentato qualche riunione nella sezione di Sassari e posso dire di aver toccato con mano che anche lì c’è grande entusiasmo e voglia di fare e che non mancano nuove elaborazioni politico-teoriche.
    Secondo me attualmente la differenza tra i Irs e SNi è puramente concettuale; faccio un esempio affinché sia più chiaro ciò che intendo dire: il primo non si definisce nazionalista, mentre il secondo si, ma entrambi affermano di lottare per l’indipendenza nazionale e per la riqualificazione della nostra cultura. Detto questo, si dovrebbe cercare di comprendere quali significati e quali valori vengono attribuiti dai due movimenti a questi termini; significati e valori che non possono essere enunciati attraverso semplici slogan, ma che vanno accuratamente spiegati, perché è proprio su tali spiegazioni che si dovrebbe attuare una propaganda politica seria. Può non essere affatto negativo che esistano due movimenti indipendentisti, sempre che questi siano abbastanza maturi da rivolgersi all’elettorato sardo mettendo in luce le proprie peculiarità ed evitando di scadere in inutili e sterili polemiche del tipo: “noi siamo i veri indipendentisti e voi invece no!” (Chi è abilitato a dare la patente di indipendentismo?) I sardi sapranno scegliere coscientemente e sceglieranno chi risulterà più convincente e credibile; possiamo starne certi!
    Ai movimenti indipendentisti spetta il difficile compito di presentare strategie e progetti politico-economici sui quali si regga l’idea dell’indipendenza nazionale. Altrimenti la lotta sarà vana e senza sbocco. Dico questo anche perché non credo affatto che sa “cussenzia de sos sardos” sia stata completamente rimossa, semplicemente la gente comune (giovani, anziani, lavoratori, disoccupati, casalinghe ecc.), non vuole essere ulteriormente presa per il culo, quindi vota chi “promette loro in cambio qualcosa…” della serie: “votami che ti procuro un lavoro”….. ed ecco perché la stragrande maggioranza dei sardi preferisce ancora i partiti italiani: per clientelismo e per paura di finire - qualora decidessero di imboccare altre strade -, dalla padella alla brace.
    La sfida è tutta nostra! Lo ripeto:l’indipendentismo può vincere solo se saprà essere C R E D I B I L E ! ! !
    Personalmente ho sempre sostenuto che feste, slogan, bandiere, striscioni, blitz, manifestazioni ecc. siano assolutamente indispensabili in quanto danno “visibilità”, ma che da soli non siano comunque sufficienti a spiegare le ragioni della lotta. È necessario elaborare e discutere programmi economici, politici e sociali. Bisogna dimostrare, dati alla mano, che in Sardigna le risorse non mancano affatto, e poi spiegare come s’intende utilizzarle, altrimenti non si crea un vero movimento di liberazione nazionale ma solo un movimento di protesta. Per dirla tutta ritengo che si dovrebbe prospettare al popolo sardo un nuovo modello di società, nel quale sia possibile vivere bene, liberi e felici; proprio così, liberi e felici, perché la gente deve smetterla di pensare che gli indipendentisti vogliono far campare i sardi a pane e patate….. e voi in proposito come la pensate?
    Su quali presupposti intendete muovere i passi verso la liberazione della nostra terra? È o non è opportuno a parer vostro affrontare tematiche economiche “prima di” e “per” arrivare all’indipendenza?
    Per concludere vorrei dire che sabato 30 luglio ero presente con alcuni amici a S.Cristina de Paule a Sa Festa Manna de Irs, e non credo fosse solo per la suggestione del luogo che si respirava davvero un aria di festa….
    A menzus biere,
    Su tempus est oe, indipendentzia!!!

    Zuanne
    Giovanni Fara
    Giòva, c'è un pvt x te!! Ciao
    CCS - SNI

  5. #5
    w i punkillonis
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    Predefinito

    Salude Zuanne Fara, sa pregunta chi pones tue, o menzus, una de sas preguntas, suntis istadas postas in s'atobiu politicu de sabadu a manzanu in sa festa manna.

    e sa resposta zusta a sa pregunta..
    "Per dirla tutta ritengo che si dovrebbe prospettare al popolo sardo un nuovo modello di società, nel quale sia possibile vivere bene, liberi e felici; proprio così, liberi e felici, perché la gente deve smetterla di pensare che gli indipendentisti vogliono far campare i sardi a pane e patate….. e voi in proposito come la pensate? "

    ..si dda at zada su tziu cadelanu chi fiat faeddande in cue in cuddu momentu (iscusae ma non mi ammento comente si narat).

    Issu faeddande de comente approciare sos problemas de dognia die 'e sa zente at respostu de faeddare cun sa zente arrejonare, donzi die, e non faer comente faent sos de manca chi cando ddu est unu problema sotziale issos ponent sos cartellos in dde nanti e gherrant tantu pro gherrare, ma pois, da die a pustis di nde affuttin ( a nau propriu diasi)

    tando pro prima cosa toccata a partire faeddande cun sa zente, de s'attera toccat a faer una seria progammazione economicu sotziale, ma chi non che cuminzet cun categorias betzas destra/manca o capitale/proletari ma chi seberet sas chi funtis sas cosas chi sa zente cheret e bivet.

    paret chi in custa manera sos cadelanos suntis arrenessos a faer cracchi cosa de bonu.

    Adiosu
    L

  6. #6
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    In genere evito di scrive in italiano nel forum (nessun problema in merito! anzi...) ma mi viene il dubbio che tu possa non capire alcune mie affermazioni in sardo, quindi sequiterò in questa lingua.

    In su casu chi tue cumprendas bene su fabeddu nostru, naramilu gai a sa prossima sico chin sa tratta dae mene isseperada.

    tu dici:
    Bisogna dimostrare, dati alla mano, che in Sardigna le risorse non mancano affatto, e poi spiegare come s’intende utilizzarle, altrimenti non si crea un vero movimento di liberazione nazionale ma solo un movimento di protesta.

    sono perfettamente d'accordo. ed è qui che sta la differenza tra iRS e il resto.

    Sganciandoci in maniera radicale dal giogo culturale e dalla visione politica sardista, si chiude l'era della rivendicazione, si chiude l'era dei piagnistei e del "se non ci trattate bene ve lo facciamo vedere noi", mettiamo fine alle fin troppo lunghe balordaggini e leggede sulla Sardegna come luogo di RESITENZA per farla diventare un luogo di ESISTENZA.
    INDIPENDENTZIA REPUBBRICA DE SARDIGNA è a oggi l'unico movimento politico che proietta e aziona un reale PROCESSO DI LIBERAZIONE NAZIONALE al di fuori degli schemi unionisti e, mi sia concesso, svilenti giochi dell'autonomismo.

    Per i programmi politici nello specifico ti rimando a WWW.INDIPENDENTZIA.NET e se dopo averli letti vorrai discutere con noi di qualche passaggio in particolare, credo che troverai solo porte aperte al dialogo.

    FINZAS A S'INDIPENDENZIA, E PUSTIS!!
    ZiuTreZo

  7. #7
    Finzas a s'indipendentzia!
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    Predefinito

    [QUOTE]Originally posted by Itzoccor
    [B]Caro Giuanni mi sembra un pò riduttivo leggere le differenze tra sn e irs in questo modo.
    Io e te siamo stati in Sardigna Natzione tanti anni fa e non credo ic sia bisogno di ricordarti tutto ciò che in questi anni sn ha prodotto sia in termini di elaborazione sia in termini di azioni pratiche...





    Caro Frantziscu, non era davvero mia intenzione fare analisi riduttive o superficiali; infatti quando nel mio intervento parlo di differenze tra Irs e SNi, semplicemente lo faccio guardando al presente e non al passato. Ricordo perfettamente che spesso le aspettative dell’elettorato indipendentista e degli stessi militanti di Sardigna Nazione sono state deluse dall’attuazione di strategie politiche che non riflettevano in maniera chiara e decisa la volontà del movimento di condurre il nostro popolo all’indipendenza nazionale. Il tentativo di creare una piattaforma politica che unisse in un unico schieramento elettorale autonomisti, federalisti e indipendentisti ha creato soltanto confusione e disorientamento, finendo tra l’altro per avvantaggiare quelle forze politiche di destra, centro e sinistra che in Sardigna hanno sempre schernito l’indipendentismo, talvolta criminalizzandolo o accusandolo di essere un fenomeno marginale, privo di reale consenso e “progettualità”. Certo che non è possibile essere credibili quando si rinuncia ai propri principi in nome di una “unità” fondata sulla condivisione del niente. Gli indipendentisti NON DOVREBBERO cercare alleanze elettorali con chi indipendentista non è, questo dovrebbe essere ovvio, ma purtroppo in passato non sempre lo è stato.
    Cosa assai diversa è avviare un dialogo con la società civile o anche con quelle forze politiche che richiamandosi al sardismo, dimostrano o hanno dimostrato di voler agire nell’interesse del nostro popolo. Quindi sarebbe stato giusto aprire un dialogo per spingere i sardi verso la coscientizzazione o più semplicemente per risvegliare le “coscienze assopite”, e non per cercare di creare coalizioni elettorali più o meno fallimentari e prive di senso.
    Credo che su questi punti la pensiamo nello stesso modo.
    Sai bene che queste sono le principali cause che hanno portato me e atteros cumpanzos fuori da Sardigna Nazione; anche prima che nascesse Irs. Non intendo certo negare i fatti! Ma è innegabile che dentro SNi vi sia grande entusiasmo e voglia di fare, questo l’ho visto e sentito con i miei occhi e le mie orecchie; e anche dalla lettura degli interventi sui forum si capisce chiaramente che il dibattito interno e l’elaborazione politica sono ripresi a circolare… probabilmente un po’ di autocritica nei confronti del passato è stata fatta, e dagli errori si può imparare molto.
    Quando nel mio intervento parlavo di “differenze” non mi riferivo all’agire pratico ma al significato che viene attribuito a termini quali “liberatzione natzionale”, “natzionalismu”, “indipendentzia” ecc. Se ho fatto questo tipo di discorso, lo ripeto, è perché ritengo che la CREDIBILITA' di un movimento politico nasca dalla chiarezza e dalla completezza dei programmi e degli obbiettivi che questo si pone. Questo discorso mi porta inevitabilmente a fare un’ulteriore considerazione personale: come si può cercare di convincere i sardi a lottare per la loro indipendenza senza una seria programmazione economico sociale??? Non si può!!! Non si può!!!
    Frantziscu, spero anch’io di avere presto l’occasione di parlare faccia a faccia con te.
    Saluti indipendentisti.
    Zuanne

  8. #8
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    Predefinito Unu ringraziamentu mannu pro sa disponibilidade a su confrontu politicu! :)

    Originally posted by ZiuTreZo
    In genere evito di scrive in italiano nel forum (nessun problema in merito! anzi...) ma mi viene il dubbio che tu possa non capire alcune mie affermazioni in sardo, quindi sequiterò in questa lingua.

    In su casu chi tue cumprendas bene su fabeddu nostru, naramilu gai a sa prossima sico chin sa tratta dae mene isseperada.

    tu dici:
    Bisogna dimostrare, dati alla mano, che in Sardigna le risorse non mancano affatto, e poi spiegare come s’intende utilizzarle, altrimenti non si crea un vero movimento di liberazione nazionale ma solo un movimento di protesta.

    sono perfettamente d'accordo. ed è qui che sta la differenza tra iRS e il resto.

    Sganciandoci in maniera radicale dal giogo culturale e dalla visione politica sardista, si chiude l'era della rivendicazione, si chiude l'era dei piagnistei e del "se non ci trattate bene ve lo facciamo vedere noi", mettiamo fine alle fin troppo lunghe balordaggini e leggede sulla Sardegna come luogo di RESITENZA per farla diventare un luogo di ESISTENZA.
    INDIPENDENTZIA REPUBBRICA DE SARDIGNA è a oggi l'unico movimento politico che proietta e aziona un reale PROCESSO DI LIBERAZIONE NAZIONALE al di fuori degli schemi unionisti e, mi sia concesso, svilenti giochi dell'autonomismo.

    Per i programmi politici nello specifico ti rimando a WWW.INDIPENDENTZIA.NET e se dopo averli letti vorrai discutere con noi di qualche passaggio in particolare, credo che troverai solo porte aperte al dialogo.

    FINZAS A S'INDIPENDENZIA, E PUSTIS!!
    ZiuTreZo



    ZiuTreZo, ti ringrazio molto per la tua disponibilità al dialogo e al confronto politico, penso proprio che non mancheranno le occasioni per scambiare le nostre opinioni. Ho già cominciato a leggere alcuni documenti, che saranno senz’altro di stimolo per nuove discussioni.
    L’idea di trasformare la Sardigna in luogo di “esistenza” è molto bella, se lo scopo è quello di riscoprire noi stessi, uomini e donne che hanno alle spalle un passato ricco di storia, cultura e civiltà, e davanti invece, un futuro nel quale vivere in una società giusta, solidale e democratica; una società rispettosa verso la dignità umana, una società che non sfrutta e devasta, ma che utilizza le risorse della natura con equilibrio, nel rispetto dell’ambiente e del suo ecosistema, una società viva dunque, e aperta al confronto con il resto del mondo.
    Quanto al presente, dovremmo forse dire che in Sardigna c’è una “resistenza passiva” piuttosto che “attiva”, ovvero una resistenza incapace di reagire di fronte alla distruzione del nostro tessuto economico e all’annientamento della nostra cultura. Quello che abbiamo costruire è un presente di lotta, una lotta pacifica naturalmente, senza armi distruttive, una lotta che metta in campo le nostre migliori capacità, che restituisca a ognuno di noi il giusto valore e la giusta dignità. Tutto questo è possibile, ma come dici tu, “solo al di fuori degli schieramenti unionisti e degli svilenti giochi dell’autonomismo!”

    Se nel tuo prossimo intervento intendi scrivere in sardo, fai pure; io lo capisco abbastanza bene, anche se purtroppo non lo so né scrivere né parlare correttamente, perciò seguiterò ad utilizzare la lingua itagliana.

    Finzas a s’indipendentzia!!
    Finzas a sa Repubrica!!

    Zuanne

  9. #9
    Finzas a s'indipendentzia!
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    Predefinito

    tando pro prima cosa toccata a partire faeddande cun sa zente, de s'attera toccat a faer una seria progammazione economicu sotziale, ma chi non che cuminzet cun categorias betzas destra/manca o capitale/proletari ma chi seberet sas chi funtis sas cosas chi sa zente cheret e bivet.

    paret chi in custa manera sos cadelanos suntis arrenessos a faer cracchi cosa de bonu.

    Adiosu
    L [/B][/QUOTE]



    Ciao Lutzianu, anche io sono fermamente convinto che si deve parlare con la gente; perché è assolutamente necessario conoscere le aspettative dei sardi nei confronti di un movimento che intende gherrare pro s’indipendentzia nazionale!
    Quanto ai problemi di tutti i giorni, francamente mi pare che siano ben visibili, sotto gli occhi di tutti: moltissimi giovani hanno sempre più difficoltà a trovare un lavoro e quando lo trovano è “precario”, ossia a tempo determinato, quindi scelgono di partire per il continente (sarebbe più corretto dire che scelgono di “emigrare”), la dove c’è sicuramente maggiore possibilità di trovare una occupazione stabile, e dove costruirsi un futuro; tanti anziani hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese perché la pensione fornita dae s’itaglia è decisamente troppo bassa: ci sono nonni e nonne che, anche dopo essersi spaccati la schiena lavorando per un’intera vita, prendono poco più di 500,00 euro al mese. Le famiglie non riescono a far quadrare i bilanci perché il costo della vita è sempre più caro…. Insomma, sono questi i problemi di tutti i giorni, quelli che ci fanno stare male, quelli che non ci fanno dormire sonni tranquilli, quelli per cui abbiamo una paura fottutta del presente e del futuro! …..e questi sono solo alcuni, forse i più gravi! Dunque cosa si può fare? Bhe, tanto per cominciare bisogna chiedersi perché succede tutto questo.
    L’approccio alle problematiche sociali ed economiche deve essere fatto ovviamente in chiave moderna, tenendo conto che la società sarda è piuttosto variegata e che non esistono solo due classi ben distinte, tipo “operai/capitalisti” o “braccianti/latifondisti”, ma questo non ci deve impedire di comprendere che le condizioni economiche di vasti strati della società sarda stiano inevitabilmente pagando il prezzo di politiche economiche inaccettabili! Se è possibile non parlare di “proletariato” poiché il termine ad alcuni pare un po’ obsoleto, non è possibile fare altrettanto nei confronti del capitalismo! È perfettamente inutile girarci attorno, il capitalismo è come una centrifuga il cui effetto è quello di “rendere precaria” la società, spogliandola della sua ricchezza e dei suoi beni, che a sua volta finiscono dritti dritti nelle grinfie di chi controlla il meccanismo, un elite di maiali!
    A questo punto rinnovo la domanda: che tipo di società costruiremo, se otterremo l’indipendenza nazionale, se otterremo ciò per cui ci battiamo? Una Repubrica Sarda, la cui economia nasce e si sviluppa nel pieno rispetto dell’ambiente, nella più completa tutela del lavoro, in base ai principi della solidarietà e di un’equa distribuzione della ricchezza? Oppure vogliamo una Repubblica Sarda che rifletta in piccolo gli stessi mali de custa merda de Repubrica Itagliana?
    Guarda che non sto dicendo che dobbiamo costruire una società comunista, ma semplicemente una società più giusta, più solidale, più democratica, più a misura d’uomo.
    Ti ringrazio per aver risposto al mio intervento.
    Saluti indipendentisti!
    Finzas a sa libertade, finzas a sa Repubrica!!!

    Zuanne

  10. #10
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    "La sfida che noi vogliamo proporre, e non pecchiamo di presunzione, è progettare un'isola con nuovi valori che può insegnare al mondo come si può vivere in Sardegna in maniera diversa al di fuori di questo mondo allucinato, veloce e rapido. Proponiamo un'economia dolce ed una felicità semplice".


    A me queste parole (di Gavino S.) mi fanno star bene, mi danno un senso di tranquillità, di giusto, di sereno... e danno a intendere che tipo di società iRS ha in mente nella futura Sardegna.

    ciao Zuanne, sono gianluca, ben venuto o ben tornato

 

 
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