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  1. #1
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    Predefinito Ikebana, l'arte giapponese della composizione floreale

    La traduzione letterale della parola Ikebana è “fiori viventi”, ma l’arte dei fiori può essere anche indicata come Kado, cioè “via dei fiori”.

    L’Ikebana è un’arte molto antica, ha le sue origini in Oriente (India, Cina) ma solo nel complesso artistico e religioso del Giappone ha trovato il terreno fertile per il suo sviluppo trasformandosi, da iniziale offerta agli dei, in una multiforme espressione artistica, frutto e riflesso della cultura del momento. Le sue origini risalgono al VI secolo d.C. e cioè al periodo in cui il buddismo attraverso la Cina e la Corea penetra nell’arcipelago nipponico introducendo l’usanza delle offerte floreali votive. In origine l’arte dei fiori era praticata solamente dai nobili e dai monaci buddisti, che rappresentavano le classi elevate del Giappone, e solo molto più tardi si diffuse in tutti i ceti diventando popolare con il nome di Ikebana. Il primo stile, piuttosto elaborato, fu il Rikka che comprendeva la presenza nella composizione di ben sette elementi: i tre rami principali e i quattro secondari. In seguito venne elaborato uno stile più semplice il Nageire. A questo seguì il Seika, una specie di Rikka semplificato, meno austero del Nageire. In epoca moderna ogni scuola adottò un proprio stile personale e si cominciarono ad usare anche vasi bassi dal bordo poco elevato, elementi vari come sassi, rami secchi ed altri materiali naturali. Le scuole più famose, ognuna col proprio stile, sono: Ikenobo, Ohara, Sogetsu.

    Il tratto saliente che caratterizza l’ikebana è probabilmente la predilezione per la linea piuttosto che per la massa o i volumi. Si apprezzano cioè il fluire della linea di un ramo o di uno stelo e il rapporto armonico con le altre linee, mai superflue, di fiori e foglie. Linearità ed essenzialità sono tutt’uno, per cui i pochi elementi s’impongono con la loro bellezza di presenza vegetale unica e singola.
    Il principio è di dire molto con poco: la quantità, la ripetizione, la simmetria sono escluse come inutile eccesso che sommerge e soffoca. La linearità e la semplicità dell’insieme sono poi ulteriormente messe in risalto dal fatto che l’ikebana è per lo più da guardarsi frontalmente, sullo sfondo di una parete, e non da vari angoli.

    Altrettanto importante è l’aderenza al mondo naturale, accettato ed amato in tutti i suoi mutamenti. La composizione suggerisce sempre il tempo e la stagione, così come il continuo crescere e trasformarsi dell’elemento vegetale. Per esempio in primavera la composizione è vigorosa con forti curve, in estate è piena e rigogliosa, in autunno è sparsa e rada, in inverno è come assopita e un po’ malinconica.

    Se non si usano volutamente rami secchi e frutti o semi, come capita per l’autunno e l’inverno, i rami e gli steli preferiti sono di solito quelli con fiori a bocciolo chiuso e foglie in germoglio, non solo perché la linea è così più evidente, non messa in secondo piano dalle altre parti, ma anche perché l’osservatore ha il piacere di vedere boccioli e germogli schiudersi lentamente e di apprezzarne l’intrinseca vitalità.


    (Forma Bunjin)

  2. #2
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    Un ikebana per ogni circostanza
    L’ikebana è anche strettamente legato, in Giappone, alle varie circostanze di ciascuna stagione: ogni festa ha particolari composizioni e le più comuni celebrazioni familiari non sono complete senza un ikebana appropriato. Per il nuovo anno, ad esempio, si usano rami di pino, crisantemi (che non hanno connotazioni funebri e sono fra i fiori preferiti, insieme con i fiori di ciliegio) e bacche rosse, oppure la triade bambù, pino susino, di buon augurio. Per un matrimonio si usa soprattutto il pino, di buon augurio e simbolo di longevità; per la festa delle bambole Hina e delle bambine, all’inizio di marzo, i boccioli di pesco; per la festa dei maschietti, all’inizio di maggio, gli ireos.

    L’impulso maggiore allo sviluppo dell’ikebana nel corso della sua storia è stato dato dal diffondersi della cerimonia del tè nel XVI secolo. Questa, infatti, è impensabile senza una semplice, ma appropriata decorazione floreale nel tokonoma, la rientranza nella parete dove trovano posto anche oggetti d’arte e di solito un rotolo dipinto, che è la parte più importante della stanza.

    Con il tempo l’ikebana si definisce come squisita arte a sé e si diversifica in vari stili, da quello più ortodosso e rigido nelle regole a quello più libero ed estroso, che utilizza anche altri elementi oltre a quelli vegetali, fino ad arrivare addirittura vicino al surrealismo o all’astrattismo.
    Si è anche diffuso, soprattutto dal secolo scorso, lo stile chiamato moribana, cioè “fiori ammassati”, che usa vasi bassi e larghi (suiban) ed ha introdotto maggiore varietà nell’uso della linea e dei fiori. Questo tipo di ikebana può ornare qualsiasi ambiente con qualsiasi tipo di arredamento, ed è forse il più facile da imparare per un occidentale.


    (forma libera)

  3. #3
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    Gli elementi principali
    Gli occidentali hanno sempre insistito sulla quantità e sul colore dei vari elementi, fissando la loro attenzione particolarmente sulla bellezza dei fiori sbocciati. I giapponesi, invece, danno maggiore importanza alla linea della composizione e hanno raggiunto un grado tale di perfezione in quest’arte che lo stelo, le foglie e i rami hanno lo stesso valore dei fiori.
    Il concetto fondamentale dell’arte floreale giapponese, quello che permette di comprenderne il senso, è il suo triplice simbolismo: il Cielo, l’Uomo e la Terra, che formano il quadro in cui s’inserisce l’intera struttura delle composizioni floreali giapponesi.

    L’elemento più importante è lo stelo o gambo che rappresenta il Cielo e che spesso viene chiamato “Primario” o “Shin”. E’ l’asse di tutta la composizione e perciò deve essere molto forte, di lunghezza per lo meno una volta e mezzo le misure del recipiente.

    Vicino al “Primario” vi è il gambo “Secondario” o “Soe”, simbolo dell’Uomo. E’ sistemato in modo da dare l’impressione di spingere lateralmente e in avanti rispetto allo stelo principale e deve essere circa due terzi della lunghezza del ramo “Primario” ed inclinarsi verso di esso.

    Lo stelo “Terziario” o “Hikae”, che rappresenta la Terra, è il più corto; è posto davanti alla base degli altri due o leggermente dal lato opposto. Tutti questi elementi sono saldamente fissati ad un supporto e danno l’impressione di appartenere allo stesso tronco.

    A questi tre rami si possono aggiungere altri fiori per arricchire la composizione, ma la posizione corretta dei tre elementi citati (le misure, lo spazio fra le posizioni e gli angoli di inclinazione ) resta il principio fondamentale di essenziale importanza.

    Rami e steli sono fissati saldamente su una piccola base metallica, per lo più rettangolare o rotonda fitta di chiodi a punta all’insù, chiamata kenzan; ad essi si aggiungono, per ottenere l’effetto voluto, altri rametti, fiori e foglie, in numero dispari e di pochi colori soltanto, che formano due nuovi triangoli.

    “Qui fleurit sa maison fleurit son coeur”, dicono i francesi, e per chi voglia dedicarsi a quest’arte così gentile imparare dal vivo con un maestro è la cosa migliore. Però anche servirsi di un buon manuale, o prendere spunti da un sito Internet, può essere utile per vedere i fiori con occhio nuovo e tentare esperimenti che arricchiscono.


    (Forma Kakitsu)

    fonti:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ikebana
    http://www.lagazzettaweb.it/Pages/ru...atl_04-23.html

  4. #4
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  5. #5
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    A me' non sembrano niente di speciale ste' composizioni
    I giapponesi e' noto che non abbiano il pollice verde...ce l'hanno giallo

  6. #6
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    A me invece piacciono molto, sono lineari, aggraziate e curate. Ci ho anche provato più di una volta a comporre un ikebana, con scarsi risultati devo dire...
    Se mi capita di farne altri provo a postare una foto.

  7. #7
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    Testo scritto da Flora


    A me invece piacciono molto, sono lineari, aggraziate e curate. Ci ho anche provato più di una volta a comporre un ikebana, con scarsi risultati devo dire...
    Se mi capita di farne altri provo a postare una foto.
    Mah...ti diro'...se dovessi regalare ad una ragazza sta' roba qui sotto ho la vaga impressione che come minimo mi sputa in un occhio

  8. #8
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    Testo scritto da DD
    Mah...ti diro'...se dovessi regalare ad una ragazza sta' roba qui sotto ho la vaga impressione che come minimo mi sputa in un occhio
    Questo è anche troppo semplice...
    Ce ne sono di belli, vicino a casa mia c'è un vivaio specializzato, ma io mi accontenterei anche di un fiore singolo...


    (composizione libera)

  9. #9
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    (Ikebana classico)

 

 

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