Dopo il burqa al bando le tuniche. Gentilini: sotto può esserci un terrorista
Lo «sceriffo» di Treviso vieta i caftani
Nuova crociata del vicesindaco leghista. «Anche i musulmani vestano in giacca e pantaloni o interverranno i vigili»
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Ha anche elaborato un decaloghino contro quella «piovra» che è l’Islam, regole di sicurezza ma anche manuale di stile e bon ton a beneficio degli extracomunitari «ospiti» nel Trevisano. Ci sono i divieti - come quelli per il burqa e il chador e naturalmente per l’infido camicione - ma anche i precetti positivi: «I musulmani devono girare in giacca e cravatta».
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Chi passeggia per piazza dei Signori deve rispondere a caratteristiche ben precise. Si richiede eleganza e buonumore: «Noi vogliamo che le facce di coloro che calcano il territorio italiano siano solari. Non voglio né burqa, né chador, né mascherine: voglio poter guardare negli occhi i miei cittadini». Un’eccezione, tutt’al più, per gli occhialoni fascianti, tanto amati dalla gente italica. Non manca un problema di identità sessuale: «Sotto il chador ci potrebbe essere un uomo al posto di una donna: perché ci sono tanti uomini che assomigliano a donne». Che le esternazioni anti-immigrati di Gentilini siano sincere e non dettate da fini elettorali è indubitabile. Ne fanno fede le tante iniziative lanciate negli anni, prima tra tutte l’eliminazione delle panchine dalla stazione: «Così quelli non ci mettono il culo sopra».
Poi c’è stata qualche allusione al possibile utilizzo di vagoni piombati e simili. E infine, il perentorio invito: «Spariamogli addosso, come ai leprotti». Gentilini è contento del lavoro svolto a Treviso. E alla Padania confessa: «Mi vorrebbero sindaco in numerose città d’Italia, della Francia, dell’Inghilterra e della Russia». Naturalmente, il sindaco ombra di Treviso è contrario al diritto di voto agli immigrati, gente inaffidabile, anzi «fluidificante», che «ora è qui, ora è là». Allo sceriffo veneto non piacciono per nulla i phone center: «Sono casini boreali, alterano l’equilibrio della zona». Non solo: «Ci sono cellule dormienti che si svegliano proprio lì». Tra l’altro, in questi covi gli immigrati «hanno agevolazioni vergognose sul prezzo delle telefonate». Non che lui sia contrario all’uso del telefono per gli extracomunitari, per carità: «Ma per telefonare ci sono le cabine». E comunque, perché il concetto non sfugga e non ci siano più dubbi, sia ben chiaro questo: «Quelli non ce li voglio qui: che vadano a dormire nei deserti o sui pozzi di petrolio»
Che dire...la 180 voleva essere una buona legge, ma gli effetti collaterali si fanno sempre notare piu' dei benefici.
Per quello li nemmeno l'arresto sarebbe sufficiente.
Cristiano




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