a me risulta ad esempio che la notizia sopra sia na balla...In origine postato da Flora
Guarda, lo sapevo che arrivavi tu...
Io non sono contraria agli ogm a priori, ma notizie come quella sopra e successivi insabbiamenti mi fanno rizzare i capelli.
I benefici degli ogm, tutti per ora di natura economica, sono solo ed escusivo appannaggio di chi ne possiede il brevetto...
"Tutto ebbe inizio il 10 agosto 1998, a Londra, con un lancio dell'agenzia Reuters. Il dibattito intorno all'opportunità d'adottare gli organismi geneticamente modificati vedeva già da tempo gli ambientalisti schierati contro la comunità scientifica. Quel giorno, però, avvenne un fatto destinato a mutare tutto quanto. "Le patate geneticamente modificate possono danneggiare il sistema immunitario dei ratti, secondo le dichiarazioni di un ricercatore britannico che mette in dubbio la sicurezza della nuova tecnologia alimentare", scandivano le prime righe del comunicato. Il professor Arpad Pusztai del Rowett Institute di Aberdeen (Scozia) aveva lanciato una bomba i cui effetti, come una sorta di nube tossica che tutto contagia e tutto rovina, stanno ancor oggi avvelenando il clima già rovente. In realtà, emergerà in seguito che lo studioso aveva rilasciato parole improvvide e inutilmente terroristiche; che tutti i suoi sospetti erano infondati o, peggio, artatamente esagerati. Per questa ragione, verrà cacciato dal suo istituto.
Il danno, però, era ormai fatto, e le ricerche di Pusztai torneranno periodicamente a sventolare sul pennone del verdismo più retrivo. Ed è proprio alla ricostruzione di questo dialogo tra scienziati e militanti ambientalisti ch'è dedicato l'ottimo lavoro di Anna Meldolesi, Organismi geneticamente modificati. Storia di un dibattito truccato, uscito per i tipi di Einaudi nel 2001. Il messaggio che n'emerge con forza è che pregiudizi infondati e paure a-scientifiche sono stati spacciati per Verità con la "V" maiuscola. Incredibilmente, lo spazio riservato ai "tecnici" - a quanti, cioè, conoscono davvero le cose di cui parlano - è andato progressivamente assottigliandosi, per cedere il passo a ciarlatani privi di credibilità, protagonisti in cerca d'autore, e politicanti della peggior risma. "Se l'opinione pubblica crede che le modificazioni genetiche possano avere effetti imprevedibili e pericolosi - nota l'autrice - forse è anche perché i governi del vecchio continente inneggiano continuamente al principio di precauzione e promuovono moratorie ingiustificate sui prodotti dell'ingegneria genetica vegetale".
A questo va aggiunta la facile demagogia contro le "multinazionali brutte e cattive", e il gioco è fatto. Paradossalmente, però, bisogna osservare che, almeno fino a un certo limite, sono state proprio le multinazionali a scavarsi la fossa. Se l'ingegneria genetica è nata, inizialmente, grazie alla creatività degli outsider, di piccole e coraggiose società, appena i "giganti" hanno intravisto la possibilità d'un lucroso business non si sono limitati a dedicare fondi e investimenti alla ricerca, né ad acquistare brevetti o intere aziende. Allo scopo di limitare la concorrenza, hanno dato il via a una serrata attività di lobbying, volta a imporre una minuziosa regolamentazione e infiniti controlli, aumentando così vertiginosamente i costi dello sviluppo e ponendo, di fatto, una insormontabile barriera all'ingresso.
Questi pachidermi si sono così trovati vittima dell'eterogenesi dei fini: hanno fornito agli avversari delle biotecnologie un ottimo argomento su cui fare leva. Se la ricerca richiede sì numerose verifiche, allora davvero il suo oggetto dev'essere pericoloso per la salute e per l'ambiente. E' in queste condizioni che s'è arrivati, il 29 gennaio 2000, al summit sulla biosicurezza di Montreal. Che s'è concluso, com'era ampiamente prevedibile, con una sconfitta su tutti i fronti: "non solo gli ogm sono usciti da Montreal con l'etichetta ufficiale di ‘presunto colpevole', ma la stampa ha dato grande risalto al fatto che le ragioni dell'ecologia avessero finalmente guadagnato pari dignità rispetto a quelle del mercato sulla scena internazionale".
La domanda, tuttavia, resta: a fronte di benefici piuttosto evidenti (uno su tutti: maggiore produttività e capacità di fruttificare in ambiente ostile), gli ogm presentano dei rischi? "Il quadro è complesso - ribatte la Meldolesi - ma su una cosa gli specialisti si sono trovati tutti d'accordo: la maggior parte delle evidenze raccolte fino a questo momento fa ritenere che non esistano pericoli significativi". Anzi: le biotecnologie consentono d'effettuare interventi mirati e di gran lunga più precisi (dunque prevedibili) rispetto alle tecniche utilizzate in passato.
L'aperta demonizzazione di una branca del sapere che, invece, rappresenta una grandiosa opportunità verrà giudicata duramente dalla storia. Tuttavia, oggi sono i consumatori a pagarne il prezzo: sono essi, prima di tutti, che si vedono sottratta una possibilità di scelta a causa dell'indiscussa abilità mediatica dei cosiddetti verdi. "Attivisti e regolatori senza specifiche competenze in materia - denunciano nella prefazione Henry Miller e Gregory Conko - hanno avuto un peso drammaticamente superiore a quello della comunità scientifica, il cui parere dovrebbe essere fondamentale per tracciare un bilancio coerente dei rischi e dei benefici delle nuove tecnologie".


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