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    memoria storica di PoL
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    Angry Millenaria 'tradizione' di diritto gettata nel letamaio...

    martedì 14 ottobre 2003, 14:02

    Priebke: spero nella grazia



    [ANSA] - Roma, 14 ott -'Per me e' stata una tragedia personale, ho passato quelle due ore nelle Fosse Ardeatine in trance'.Cosi' il capitano Priebke, fra i responsabili dell'eccidio. E 'mi sono presto scappate dalla memoria perche' era una cosa orribile', ha precisato rispondendo a Bruno Sokolovic a Radioanch'io. 'Dopo - ha aggiunto - fra di noi mai piu' si e' parlato di quello. Ora spero di poter essere liberato per abbracciare mia moglie malata. Per questo chiedo la grazia'. Nel massacro delle Fosse Ardeatine morirono 335 persone





    Comunicato dell'associazione 'Gruppo Controvento'...

    In merito all'intervista ad Erich Priebke effettuata da Mentana durante la trasmissione 'Nel centro del mirino' andata in onda sabato 8 dicembre su canale 5 si precisa quanto segue:

    1) Priebke, che all'epoca [1994] si trovava in Argentina conducendo una vita normale e tranquilla. fu raggiunto da una richiesta di estradizione italiana per il reato di omicidio plurimo che però per l'ordinamento argentino cade in prescrizione dopo 14 anni. Il governo argentino aggirava la richiesta italiana estradando Priebke per un reato differente, quello di genocidio [primo strappo del diritto]

    2) il reato di genocidio é stato introdotto nell'ordinamento giuridico italiano con legge del 9 ottobre 1967 n. 962, dunque in un'epoca posteriore rispetto alla data per la quale si contesta il reato [1944] e Priebke pertanto non doveva essere estradato poiché vige il principio della non retroattività della legge penale [secondo strappo del diritto]

    3) nel 1948 ebbe luogo il processo per la rappresaglia delle Fosse
    Ardeatine. Kappler fu condannato per aver fatto fucilare 15 persone in più [e non per la rappresaglia in sé]. Tutti i sottoposti di Kappler [e questo valeva anche per Priebke] furono assolti il 21 luglio del 1948 per la circostanza di aver obbedito ad un ordine. Nel 1996 invece Priebke fu condannato per tutti i 335
    fucilati [pur essendo già stato assolto nel 1948 per lo stesso capo di imputazione, terzo strappo del diritto] con una pena superiore a quella comminata al suo superiore Kappler [quarto strappo del diritto]

    4) la rappresaglia é una crudeltà ma é una necessità di guerra prevista [ma non regolamentata] dalla Convenzione de L'Aja del 1907. Si dispone infatti che non debba sussistere un eccesso di rappresaglia senza indicarne i termini ed alle proporzionalità

    5) il giorno 1 agosto 1996 Priebke fu prosciolto perché non punibile dal tribunale militare di Roma, ma i correligionari capitolini di coloro i quali uccidono i bambini palestinesi e se ne infischiano delle decine di risoluzioni dell'ONU, decisero di organizzare una vergognosa messa in scena sequestrando letteralmente Priebke nel tribunale assieme al collegio dei giudici e all'avvocato difensore

    6) Priebke non solo non fu rimesso in libertà come la sentenza di un tribunale Italiano aveva stabilito [!] [quinto strappo del diritto] ma dopo l'intervento del ministro di... grazia ed [in]giustizia Flick Flock fu tradotto nel carcere di Regina Coeli sotto misure cautelari speciali [sesto strappo del diritto]. Le più alte cariche dello stato italiano prendevano posizione contro la sentenza mentre addirittura i giudici che avevano applicato la legge e avevano prosciolto Priebke furono sottoposti a procedimento disciplinare [settimo strappo del diritto]

    7) il 7/3/98 dopo tre giudizi per lo stesso capo di imputazione [ottavo strappo del diritto] Priebke fu condannato giungendo a negare qualsiasi attenuante che fu invece riconosciuta nel 1948 [nono strappo del diritto]

    Se queste sono inezie, quisquillie e pinzillacchere da non tenere conto allora siamo giunti davvero alla frutta!... La difesa di Priebke, almeno per quanto riguarda il Gruppo Controvento, non
    appartienea nessuna retorica o ad alcuna ‘demagogia da naziskin’. Priebke non é difeso da noi in quanto ex SS, ma semplicemente perché rappresenta l'ennesima vittima di un potere formidabile, forcaiolo e giacobino [ed asservito a lobbies culturali e religiose ben precise, a quanto sembra dalla
    lettura del libro di Spataro Dal caso Priebke al nazi gold] che va sotto il nome di magistratura. Troppi Signorelli, troppi Enzo Tortora, troppi Priebke ci sono stati affinché noi tutti possiamo dormire sonni tranquilli. Siamo tutti in libertà provvisoria!... E poi Priebke non riscuote la solidarietà di ambienti estremisti o solo degli skinhead. In merito al vergognoso trattamento subito da Erich Priebke ci sono state numerosissime interrogazioni parlamentari da parte di deputati e senatori del parlamento italiano: sen. Michele Amorena, sen. Walter Bianco, sen. Guido Brignone, on. Ettore Bucciero, sen. Giuseppe
    Ceccato, on. Sergio Cola, sen. Adriano Colla, sen. Massimo Dolazza, on. Enzo Fragalà, sen. Luciano Gasperini, sen. Luciano Lago, sen. Donato Manfroi, sen. Alfredo Mantica, sen. Luigi Peruzzotti, sen. Antonio Serena, sen. Massimo Wilde.
    Se costoro fossero semplicemente degli infiltrati di gruppi skin nel parlamento, saremmo curiosi di conoscere ulteriori dettagli in proposito...



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
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    Predefinito Re: Millenaria 'tradizione' di diritto gettata nel letamaio...

    In origine postato da Fecia di Cossato
    sen. Michele Amorena, sen. Walter Bianco, sen. Guido Brignone, on. Ettore Bucciero, sen. Giuseppe
    Ceccato, on. Sergio Cola, sen. Adriano Colla, sen. Massimo Dolazza, on. Enzo Fragalà, sen. Luciano Gasperini, sen. Luciano Lago, sen. Donato Manfroi, sen. Alfredo Mantica, sen. Luigi Peruzzotti, sen. Antonio Serena, sen. Massimo Wilde.
    Se costoro fossero semplicemente degli infiltrati di gruppi skin nel parlamento, saremmo curiosi di conoscere ulteriori dettagli in proposito... [/color]


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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

    Ma pensa te.....quasi tutti parlamentari leghisti, qualcuno non è stato rieletto, il povero Amorena ci ha lasciati, qualcun'altro c'è ancora.....e poi dicono che la lega non è solidarista e garantista....

  3. #3
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    Predefinito

    Ma adesso vedrai. Con il governo dei giusti (e del fare ) anche Priebke avrà giustizia.

    P.S.: Pensy, ti ricordi chi erano quei forcaioli che sventolavano cappi in parlamento?
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  4. #4
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    Predefinito

    In origine postato da Dario
    Ma adesso vedrai. Con il governo dei giusti (e del fare ) anche Priebke avrà giustizia.

    P.S.: Pensy, ti ricordi chi erano quei forcaioli che sventolavano cappi in parlamento?

    Certo che si, e ne avevano anche le sacrosante ragioni...io non rinnego niente di quel periodo, anzi.....e non venirmi a fare la paternale che non mi serve.....sai bene che era una forma colorita per evidenziare chi furono coloro i quali ci hanno ridotto sul lastrico.....guarda che la tua parte non ne è immune, cosa credi.....

  5. #5
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    Predefinito ... sì...

    cara pensiero
    conosco di persona l'ex-onorevole piacentino Adriano Colla, persona di notevole onestà e correttezza. Lui è stato il promotore di una sottoscrizione nazionale per portare il vergognoso caso di Erich Priebke di fronte al tribunale europeo per i 'diritti dell'uomo'. Orbene ad oggi tale 'tribunale' non si è ancora degnato di prendere in cosiderazione tale petizione, non si sà se per esubero di lavoro o per il fatto che un nazista, anche se 'ex', per definizione non è un uomo e il detto tribunale si limita ad esaminare solamente i 'diritti degli umani'...

    un affettuoso saluto!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  6. #6
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    Unhappy ... da parte della 'Associazione parenti' dichirazione dell'altro mondo!...

    Da La Stampa

    Inutile ogni commento, specie per quanto riguarda le ‘motivazioni’ dell’Associazione [ebraica] parenti delle vittime…



    Mandata in onda a Radioanch’io la contestata intervista ad uno dei responsabili delle Fosse Adeatine, dove morirono 335 persone

    Priebke: ‘Mi diano la grazia ma non sento una responsabilità’

    E' stato un ordine di Hitler, impossibile rifiutarsi. Il nazismo era il mio ideale di gioventù, oggi la penso differente.
    Nei giorni scorsi l'Anpi e i familiari delle vittime si erano rivolti a Ciampi e la Rai aveva deciso di sospendere la messa in onda

    14 ottobre

    Roma - ‘Per me è stata una tragedia personale, ho passato quelle due ore nelle Fosse Ardeatine in trance e mi sono presto scappate dalla memoria perché era una cosa orribile’. Così il capitano Erich Priebke, tra i responsabili del massacro delle Fosse Ardeatine dove morirono 335 persone, ha risposto a Bruno Sokolovic in una intervista trasmessa oggi da Radioanch'io. ‘Dopo - ha aggiunto - fra di noi mai più si è parlato di quello, ognuno voleva dimenticare più in fretta possibile. Ora spero di poter essere liberato per abbracciare mia moglie malata in Argentina. Per questo chiedo la grazia’.

    Priebke, che ha 90 anni, giustifica il massacro con le stesse argomentazioni sostenute bei vari gradi di giudizio. ‘Un soldato deve obbedire[…] Prima dell'inizio della rappresaglia il nostro capo ci ha detto: chi ha idea di non sparare allora meglio che si metta subito tra le vittime, per essere fucilato[…] Non posso pentirmi di un fatto che non ho voluto, non volevamo partecipare ed abbiamo protestato. Per questo non sento una responsabilità’ Priebke si dice disponibile ad incontrare i familiari delle vittime. ‘Parlerò con tutti quelli che mi vogliono parlare - dice - Ricevo sempre le visite di una signora parente di una vittima, parliamo sempre amichevolmente. Parlerò anche con altri, con il cuore aperto, anche di quel passato che generalmente non voglio ricordare’. Del nazismo Priebke dice che era ‘il suo ideale della gioventù, oggi la penso differente’ e rimanda al suo libro, dove ha parlato del bene e del male di quell' epoca per conoscere le sue considerazioni. Sullo sterminio degli ebrei dice: ‘è un tema troppo vasto, è spiegato nel mio libro’.

    L'ultima parte dell'intervista riguarda la fuga ed il suo soggiorno in Argentina. Priebke dice di essere stato aiutato da un amico italiano che emigrava in Argentina ‘altrimenti sarei finito in un campo profughi a Roma’. Ad avere il passaporto lo aiutò un vescovo austriaco. ‘L' ho incontrato - ha ricordato Priebke - e quando gli ho detto il mio nome lui ha risposto che gli faceva piacere aiutarmi. Mi ha indirizzato alla Croce Rossa internazionale. Anche mia moglie è venuta a Roma ed ha avuto il suo passaporto insieme ai due bambini e siamo andati a Buenos Aires’. Quanto agli altri criminali nazisti in Argentina secondo Priebke a Bariloche vivono ancora ex-combattenti dell'esercito e della marina, ma non alti gradi. Aggiunge di aver saputo della presenza, a Buenos Aires, di uno stretto collaboratore del ministro Goebbels che su quella esperienza ha scritto un libro.

    Su come funzionasse la rete di protezione degli ex combattenti nazisti in Argentina, l'ex capitano ha detto che c'era una certa tutela, ‘ma non so se era stata predisposta una protezione speciale per Eichmann e Mengele, non lo posso dire. A Bariloche ho avuto un amico che si era trasferito da Buenos Aires e mi ha detto che Mengele ha vissuto di fronte a casa sua con il suo nome. Solamente dopo è sparito dall'Argentina’. Ciò significa che ‘probabilmente l'Argentina non ha saputo chi erano i criminali e chi non lo era. Ma non c'era nessuna organizzazione tedesca che proteggeva questa gente’.

    A una domanda su Einrich Muller, il capo della Gestapo giudicato dal tribunale di Norimberga come l'architetto dello sterminio degli ebrei che non fu mai trovato, Priebke ha risposto che ‘tutte le polizie ed i servizi del mondo lo hanno cercato. Recentemente ho saputo il luogo dove è vissuto fino all'ultimo giorno sotto falso nome, ma non lo voglio dire per ragioni personali’. Rivela qualche particolare sulla fuga di Kappler, che dice di aver appreso quando nel 1978 venne con la moglie in Italia e Germania a trovare la vedova Annaliste. ‘E’ stata aiutata da qualcuno, anche se ufficialmente ha detto di aver agito da sola, e da un giovane familiare. Anche in Germania l'ha aiutata un gruppo di persone, tra cui una che è stata giudicata e assolta dal tribunale militare di Roma’.

    Un giudizio negativo sull'intervista è stato espresso, in diretta, Modestino de Angelis, esponente dell'Anfim. ‘Dall' intervista ho capito qualcosa che avevo capito durante i processi. In linea di massima il signor Priebke è rimasto il nazista di ieri, non ha espresso una parola di cordoglio né un pentimento. Chiediamo che non sia infangata ancora una volta, la memoria dei 335 martiri delle Ardeatine e di tutti coloro che combatterono e si immolarono per un'Italia unica, libera e democratica’. Così l'Anfim, un'associazione che riunisce i familiari dei caduti delle Fosse Ardeatine, alcuni giorni fa aveva subito chesto in una lettera aperta al presidente della Repubblica che non fosse trasmessa dalla Rai, su Radio Uno, l'intervista ad Erick Priebke nella quale l'ex capitano delle Ss chiede la grazia per i crimini commessi. ‘Tale intervista - così l'Anfim, in una nota - risulta un'offesa ai caduti della via Ardeatina che da quasi sessant'anni sono lì sepolti. I familiari delle vittime non hanno ricevuto dai trucidati alcuna delega per eventuali grazie [sic!!!… proprio così!!!… - n.d.r.]’. Il presidente dell'Anfim, Giovanni Gigliozzi, ed i familiari delle vittime, si dichiaravano ‘certi’ che la richiesta di non trasmettere l'intervista sarebba stata accolta e che il presidente Ciampi ‘non li abbandonerà’. L'intervista al criminale nazista era stata così bloccata e non mandata in onda nel programma radiofonico mattutito ‘Inviato speciale’. ‘Per rispettare la sensibilità e il dolore dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine - aveva poi spiegato il direttore di Rai Radiouno e del Giornale radio, Bruno Socillo - e per evitare che il tentativo di fare luce su una delle pagine più buie della nostra storia si trasformi nell'ennesima, inutile polemica, il Gr ha deciso di sospendere la messa in onda dell'annunciata intervista con Erich Priebke, condannato all'ergastolo per aver partecipato alla strage’. Il direttore aveva chiarito che ‘l'intervista era stata realizzata proprio per confermare la nostra funzione di servizio pubblico, volta a dare conto anche della piena assunzione di responsabilità da parte dello stesso Priebke nell'eccidio. Avevamo peraltro già previsto la messa in onda di una serie di interventi dei parenti delle vittime e della comunità ebraica romana’. Socillo stigmatizzava, tuttavia, il fatto che fossero ‘state avanzate richieste di censura preventiva dell'intervista, senza averne ascoltato i contenuti. Resta il fatto - concludeva - che la nostra intervista è un documento di indubbio valore giornalistico, volto a chiarire come e perché l'ex ufficiale nazista, e tanti come lui, abbia potuto compiere atti tanto terribili: la demonizzazione non è mai servita a comprendere le tragedie delle storia’



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    Nobis ardua

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  7. #7
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    Predefinito Re: ... sì...

    In origine postato da Fecia di Cossato
    .... Orbene ad oggi tale 'tribunale' non si è ancora degnato di prendere in cosiderazione tale petizione, non si sà se per esubero di lavoro o per il fatto che un nazista, anche se 'ex', per definizione non è un uomo e il detto tribunale si limita ad esaminare solamente i 'diritti degli umani'
    Pò esse, che un pò esse? Pò esse sì....
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  8. #8
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    Cool ... la bella [scema] e la bestia...

    cari amici
    tutti quanti, presumo con grande soddisfazione, abbiamo costatato che il thread dagli scopi ‘educativi’ […] aperto tempo fa dall’ineffabile nonchè insindacabile ragionier PierFrancesco dall’eloquente titolo Chi non ha letto [e/o capito] le leggi razziali del fascismo ha ripreso a funzionare dopo circa 10 giorni di stasi. L’occasione di questa ‘ripresa’ è stata la ricorrenza del sessantesimo anniversario del rastrellamento degli ebrei romani effettuato da un reparto di SS comandato dal maggiore Dannecker giunto appositamente dalla Germania [Himmler nella circostanza non si fidò di Kappler da lui ritenuto ‘troppo tenero’ nei confronti degli ebrei…]. Nell’occasione il nostro esimio ragioniere ha colto naturalmente al volo l’opportunità di associare logicamente tale evento, una specie di relazione di ‘causa-effetto’ per intenderci, con le leggi razziali emanate da Mussolini oltre cinque anni prima e ci ha postato un articolo del Corriere della Sera scritto da tal Paolo Fallai. Senza voler perdere tempo a commentare lil grado di quoziente intellettivo attribuibile all’autore [o se si preferisce il plurale, agli autori…] di questo accostamento per il semplice fatto che ad una qualunque persona dotata di un minimo di cervello esso è più che evidente, ho trovato interessante la seguente parte dell’articolo che qui riproduco…

    … per questo, proprio oggi, appare terribile il destino di Rosetta Stame, figlia di un uomo massacrato alle Fosse Ardeatine, condannata per aver diffamato Erich Priebke, l’ufficiale che guidò i nazisti nell’impresa di sterminare 335 innocenti. Lei lo avrebbe definito un ‘torturatore’, ma per il giudice non c’erano prove di torture sul corpo straziato di suo padre, Ugo Nicola Stame, trovato mesi dopo l’eccidio nell’informe fossa comune dove i nazisti avevano cercato di nascondere quell’orrore. Nel frattempo il signor Priebke, condannato all’ergastolo per la strage delle Ardeatine, ha trovato tempo e microfoni pubblici per chiedere la grazia e la possibilità di tornare in Argentina ad abbracciare la moglie malata. Sentimenti familiari comprensibili. Anche i 335 morti delle Fosse Ardeatine avrebbero voluto vivere accanto alle loro famiglie, anche Rosetta Stame avrebbe voluto crescere vicino a suo padre. Sono stati molti ieri ad esprimere solidarietà a questa donna minuta e schiva…

    Il singolare episodio di cui si parla, anche se a qualcuno può sembrare incredibile, è accaduto veramente. Rosetta Stame, figlia di un cantante d’opera ebreo fucilato alle Ardeatine, è stata condannata per diffamazione avendo apostrofato Erich Priebke con l’appellativo di ‘torturatore’…

    Condannata per diffamazione a Priebke. Adesioni ad appello

    [ANSAweb] - ROMA, 15 OTT – Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha deciso di aderire all'appello del portavoce della Comunita' Ebraica Riccardo Pacifici per aiutare Rosetta Stame, condannata al pagamento delle spese processuali per aver 'diffamato' Erik Priebke. Alla signora saranno devoluti i fondi residui della raccolta promossa dal Comune di Roma per la ricostruzione di una scuola di Conakry in Guinea. All'appello hanno aderito anche i consiglieri provinciali dei Ds, il deputato del Pdci Gabriella Pistone ed il capogruppo regionale del Pdci Alessio D'Amato. 'Profonda solidarietà' a Rosetta Stame è stata espressa inoltre dai parlamentari dei Verdi Paolo Cento e Loredana De Petris e dal capogruppo del 'Sole che ride' alla Regione Lazio, Angelo Bonelli. Il coordinamento romano e il gruppo comunale di Forza Italia hanno comunicato al presidente della comunita' ebraica di Roma, Leone Paserman, la 'completa disponibilita' per sostenere in tutti i modi e in ogni sede Rosetta Stame'. Intanto Erich Priebke ha reso noto che non chiedera' a Rosetta Stame il pagamento delle spese del giudizio per la condanna inflitta dal tribunale civile di Roma. Anche l'avvocato di Priebke, Lorenzo Borre', ha reso noto che rinuncera' a qualsiasi somma di denaro relativa alla sua funzione di legale dell'ex capitano delle SS.
    .

    I passi sottolineati sono assai significativi e meritano certamente un commento. In primo luogo per costei, ‘vittima’ della giustizia italiana in quanto avrebbe dato ad Erich Priebke del ‘torturatore’ e per questo è stata condannata, si è mossa l’intera giunta della Capitale alla ricerca di sostegno morale in primo luogo, ma anche materiale poiché la condanna comporta in pagamento delle spese processuali che Erich Priebke ha dovuto sostenere. Ovviamente chiunque si aspetterebbe che questi signori, il signor sindaco in testa il cui reddito, fornito dai cittadini di Roma, non deve certo essere tale da portarlo sulla soglia di povertà, mettano mano al portafoglio e organizzino una colletta in sostegno alla povera Rosetta, ultima vittima innocente della ‘barbarie nazista’ … Invece si scopre che a questo ‘nobile scopo’ è stata dirottata parte dei fondi destinata alla costruzione di una scuola in Africa. A questo punto la ‘bestia’ Erich Priebke, ritenendo ingiusto che innocenti bambini africani debbano pagare l’iniziativa irresponsabile di una poveretta non dotata di sufficiente cervello, che fa?… rinuncia a qualsiasi rimborso in denaro nei confronti della Stame e altrettanto fa il suo avvocato

    La morale della favola la lascio al lettore dotato di cervello. Quello che è interessante appurare invece è il perché di questa sentenza così ‘sorprendente’ oltre che naturalmente ‘scandalosa’. E’ quello che farò nel mio prossimo postato…


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    Nobis ardua

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  9. #9
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    Talking ... il più feroce torturatore di via Tasso...



    Veniamo ora a descrivere come è stata costruita nel corso di tre processi la figura di Priebke ‘torturatore’. Assicuro il lettore che, pur nella tragicità, quanto ora descrivo si è veramente verificato in aule giudiziarie del nostro bel paese. Cominciamo col dire chela massima preoccupazione del Pm militare Intelisano, lo spietato accusatore di Erich Priebke, era quella di dimostrare che il ruolo dell’ottantaquatrenne imputato alle fosse Ardeatine era stato in qualche modo più ‘determinante’ di quello degli altri subordinati di Kappler, i quali erano stati assolti nel processo del 1948. Nell’ambito di questo piano tendente ad evitare che lo sventurato se ne potesse tornare in Argentina egli aveva pertento cercato tutte quelle ‘testimonianze’ concordi sul sul fatto che Erich Priebke era, fra tutti i ‘torturatori’ di via Tasso, il più feroce e sanguinario. Ad aprire questa fase del processo doveva essere Maria Teresa Regard, la cui obiettività era dimostrata dal fatto che, partigiana aveva partecipato all’attentato contro l’hotel Flora e dal fatto che era vedova di quel Franco Calamandrei che aveva partecipato all'attentato di via Rasella e che, successivamente catturato, era finito anch’egli in via Tasso:

    ‘… io in via Tasso ci sono stata un mese e lì ho visto cose terribili. Papa Pio XII scrisse un lettera a Kappler per chiedere la grazia per il professor Gianfranco Mattei che poi è morto suicida in carcere. A quanto mi risulta fu lo stesso Kappler a distruggere quella lettera e ad affidare il professore alle ‘cure’ di Priebke, convinto che sarebbe riuscito a farlo ‘cantare’ con i suoi metodi di persuasione fisici e chimici…’

    Questo dunque era ‘quanto risultava’ a questa Maria Teresa, la quale però delle ‘cose terribili’ che aveva visto non ricordava i precisi dettagli. Ecco invece quanto ‘risultava’ a Giovanni Gigliozzi, presidente dell'Anfim:

    ‘… Arrigo Paladini mi confidò che negli interrogatori Priebke lo colpiva nello stomaco e sui testicoli col pugno di ferro…’

    Anche qui dunque ‘confidenze e indiscrezioni’, niente di visto e decrivibile in dettaglio. A rompere la languente monotonia del processo interveniva due giorni dopo un ‘testimone’ non certo più credibile dei precedenti, ma per lo meno un poco ‘fuori dell’ordinario’ : l’ex 007 americano Peter Tomkins, ex-agente ‘Office of Strategic Services’ [Oss, precursore della Cia], l’organizzatore nel 1944 a Roma dell’apparato spionistico anglo-americano che dopo poco tempo doveva essere scoperto e neutralizzato dalla Gestapo. Ecco alcune sue rivelazioni:

    ‘… Priebke era un ufficiale del controspionaggio tedesco. Oltre che delle torture ai prigionieri in via Tasso, si occupava di questioni molto delicate come quando per ordine di Himmler si mise a frequentare Edda Ciano, la primogenita di Mussolini, nel tentativo di recuperare i famosi diari di Galeazzo Ciano prima che venissero portati in Svizzera…’

    Interessante, soprattutto per i suoi risvolti ‘da romanzo’, anche se totalmente irrilevante ai fini processuali, il racconto fatto da Tomkins di una brillante operazione da lui condotta a termine, nella quale spiegava come aveva ‘beffato Priebke alla grande’:

    ‘… ero a Roma per organizzare una rete clandestina quando, il 3 marzo '44, fu arrestato Maurizio Giglio, l’uomo che custodiva le nostre radio. Ci nascondemmo ai Parioli, in via Fauro, e per dare una sembianza di normalità organizziamo una festa con alcune ragazze. Poi arrivò una telefonata: era un'amica della padrona di casa che voleva partecipare al party assieme a un conoscente, un capitano delle SS. Io dissi a Franco Malfatti: ‘Se rifiutiamo, quello si insospettisce’. Con un coltellaccio in tasca, andammo a prendere i nuovi invitati. Quando tornammo, si suonava, si ballava, si giocava a chemin de fer. Ci sedemmo in cucina e preparai un'omelette à la Saint Michel per il nuovo arrivato. Restammo in compagnia delle ragazze fino alle tre, e per tutto il tempo quel capitano non fece altro che interessarsi alle grazie prosperose di una di esse. Poi lui se ne andò e io chiesi: ‘Ma che genere di capitano è?…’ Malfatti rispose: ‘E’ Priebke, quello che ci sta cercando, quello del controspionaggio’…’

    Se ora dobbiamo prendere per buona la ‘testimonianza’ di Tomkins [è evidente che in gran parte è con ogni probabilità ‘gonfiata’ a puro beneficio dell’uditorio] possiamo certamente concludere che Erich Priebke, per quanto riguarda l’aspetto della ‘professionalità’, non era sullo stesso piano di James Bond, il quale in quell’occasione avrebbe prima pensato al ‘dovere’ [ovvero avrebbe ‘sbudellato’ Tomkins] e poi al ‘piacere’ [sondando la ‘disponibilità’ della formosa fanciulla]. Certo che da questo a ‘feroce aguzzino e torturatore’ differenza ce n’è, e non poca… Forse conscio di questo, Tomkins abbandonava i discorso sulle sue ‘eroiche gesta passate’ e riprendeva la sua ‘testimonianza’ tesa a dimostrare, per chi avesse avuto ancora dei dubbi, tutta la ‘indole malvagia’ di questa SS:

    ‘… era uno di quei nazisti che facevano un solo lavoro: cercare di catturare le spie come me e torturare quelli che sapevano qualcosa di noi. Lo facevano tutto il giorno assieme alle bande Koch e Pollastrini, tutta gente immonda. Usavano [si badi bene che si riferisce a Koch e Pollastrini, non alle SS di via Tasso – n.d.r.] la corrente elettrica sui genitali dei prigionieri, li stendevano su un letto di chiodi o, come è successo a Giglio, stringevano la testa di quei poveretti con un cerchio di ferro per fargli uscire fuori gli occhi…’

    Quando Tompkins ebbe finito restavano da sentire altri tre ‘testimoni’. Bianca Riccio, che da bambina fu costretta ad assistere all'arresto in casa di sua madre, dichiarava semplicemente:

    ‘…l'ufficiale tedesco si chiamava Erik Priebke…’

    Più dettagliata la dichiarazione di Teresa Mattei, sorella del professor Gianfranco Mattei, che nel carcere di via Tasso si era suicidato:

    ‘… Kappler disse all'inviato di monsignor Montini [il futuro Papa Paolo VI n.d.r] che contro il ‘comunista Mattei’ sarebbe stato usato ‘il tenente Priebke che saprà farlo parlare con mezzi fisici e chimici’. Gli fecero iniezioni che gli elevavano la febbre a 40 gradi…’

    Anche qua, tanto per cambiare, niente altro che ‘sentito dire’. Da ultimo venne il sedicente ex partigiano Franco Napoli, il solo ‘testimone’ che affermava di essere stato torturato da Erik Priebke, e pertanto era anche l’unico testimone che non riferiva cose per ‘aver sentito dire’. Ebbene costui, chiamato al banco dei testimoni, forse perché nell’aula ristretta faceva caldo, forse perché sopraffatto dall’emozione di trovarsi per la prima volta in vita sua di fronte ad una autentica, per quanto ultraottantenne, SS altro non seppe dire se non ‘mimare’ goffamente le torture che asseriva di aver ricevuto e giurare di aver visto l’ex capitano dare ordine di fucilare dinnanzi al consolato tedesco tre carabinieri. Il lettore non me ne vorrà spero se inserisco a questo punto, in tanto dramma, due righe di comicità, la quale per altro si vedrà subito che non è fine a se stessa. Il fatto è che Franco Napoli, ‘ex capo partigiano’, unica testimonianza diretta contro ‘il torturatore Erik Priebke’, fu visto due giorni dopo alle porte del tribunale mentre vendeva un proprio ‘libercolo’ nel quale, fra l’altro, risultava che Mussolini era stato ucciso a revolverate da Claretta Petacci, che i Tedeschi avevano ucciso a Roma, nell’arco di nove mesi, 43.700 persone [pari a 162 al giorno, includendo sabati e domeniche], la maggior parte delle quali erano state seppellite nei giardini di villa Wolkonski, oggi residenza dell’ignaro ambasciatore britannico, che la località La Storta [dove venne fucilato Bruno Buozzi] si trova sulla Salaria e non sulla Cassia, che la rappresaglia delle Ardeatine venne eseguita dai gendarmi del battaglione ‘Bozen’ e che, da ultimo, l’unica grande azione di guerra partigiana in Europa è stata condotta la lui, Napoli Franco Felice, classe 1919

    Vediamo ora come questa e altre testimonianze sono state giudicate da due diverso collegi. Cominciamo con la, sentenza del 1à agosto 1996, quella che ha provocato la sollevazione democratica che tutti ricordiamo. La corte giudicante era così composta:

    Dott. Agostino Quistelli - Presidente
    Dott. Bruno Rocchi- Giudice
    Cap.med.E.I. Sabatino De Marchis- Giudice


    Una delle questioni più ampiamente sviluppate attraverso le testimonianze ammesse su richiesta del Pm e dei difensori di parte civile è stata quella del ruolo avuto da Priebke nel carcere di via Tasso e nel compimento delle torture cui venivano sottoposti i malcapitati che cadevano nella rete del IV reparto della polizia di sicurezza tedesca, cui il Priebke apparteneva. Tale reparto era sicuramente diretto dal capitano Schutz [vedi lett. Procuratore Militare del 9/9/47, già citata] al quale fu affidata la responsabilità anche del carcere di via Tasso fino all'arrivo, nel gennaio 1944, del capitano Clemens. Su questi punti non ci sono dubbi, essi si desumono indirettamente da vari passi della sentenza Kappler e trovano conferma in numerose testimonianze di quel processo, che non possono ritenersi inficiate da altre [meno attendibili e di segno opposto] che attribuirebbero all'imputato un ruolo predominante sul capitano Schutzsia nel IV reparto che nel carcere tedesco, a dispetto del grado, dell'anzianità di servizio, dell'organigramma dell'Aussenkommando di Roma. È certo, anche, che Priebke era uomo di fiducia di Kappler per il suo carattere freddo, preciso, zelante e per il fatto che con lui collaborava anche presso l'ambasciata tedesca come ufficiale di collegamento e suo vice. Neppure può revocarsi in dubbio che l'imputato abbia partecipato in più occasioni alla tortura di malcapitati detenuti. Lo dicono i testi diretti Mancini e Napoli, lo confermano le testimonianze dibattimentali de relato di Maria Teresa Regard, di Carla Angelini, di Teresa Mattei, di Peter Tompkins e quella istruttoria resa il 5.12.1946 dal Generale Ettore Artale [v. atti prodotti dal Pm il 10.5.96- lett. U]. Tali testimonianze dirette e de relato, pur non consentendo di delineare con certezza i reali contenuti dei poteri e dell'autorità di Priebke e l'esatta natura, direzione e frequenza delle sevizie dallo stesso compiute sui detenuti, sono abbastanza numerose e convergenti da condurre alla conclusione che il Priebke partecipò alle torture di via Tasso. Da tali testimonianze, però, non emerge una particolare ferocia o crudeltà dell'imputato nel compiere atti di violenza fisica che, nella loro massima e più esasperata espressione, sono consistiti in pugni al viso o al torace. Con molta probabilità egli riteneva che tali metodi delittuosi fossero necessari per ottenere qualche risultato dalla sua funzione di ricerca di elementi appartenenti alla Resistenza e di scoperta dei piani di operazione dei partigiani o di chiunque si opponesse all'occupazione nazista. Certo, l'aver commesso azioni delittuose che costituivano evidenti reati contro la persona, non favorisce una indulgente valutazione di quella che era la sua personalità durante lo stato guerra. Per avere però un quadro più completo di quella che era a quel tempo la multiforme personalità del capitano Priebke, sembra utile riportare alcune considerazioni espresse dal Prof. Arrigo Paladini [in un documento autografo acquisito agli atti nel corso dell'udienza dibattimentale del 15 maggio 1996] e confermate de relato dalla moglie Elvira Sabatini nella stessa udienza: ‘Sono stato arrestato il 4 maggio 1944 e sono stato detenuto in cella di isolamento fino al 4 giugno 1944, giorno della liberazione. Ero S. tenente di artiglieria addetto ai servizi segreti del nuovo esercito italiano del sud, alle dipendenze della V armata americana [...] Il mio comandante diretto era Peter Tompkins […] che si trovava a Roma dopo lo sbarco di Anzio ed io ero l'unico a conoscenza del suo recapito. Durante la mia detenzione sono stato interrogato quindici volte. Le prime volte sono stato interrogato e massacrato di botte personalmente dal colonnello Kappler e dal maggiore Schutz, poi per tre volte dal capitano Priebke [...] Ricordo perfettamente il modo di interrogare del capitano Priebke che mi ha violentemente colpito al torace con il ‘pugno di ferro’ che usava abitualmente con i prigionieri. A differenza degli altri, il suo linguaggio non era offensivo e volgare e non perdeva facilmente la calma. La sua frase ricorrente era: ‘mi dispiace signor tenente ma lei con me deve parlare. Sarà comunque fucilato ma potrà evitare tante sofferenze a cui non potrà resistere’ [...] Ripeteva continuamente: ‘se lei non parla saremo costretti a fucilare suo padre’. Nel terzo interrogatorio, con voce tagliente e fredda, mi comunicò che l'esecuzione di mio padre era già avvenuta […] In realtà ciò non era vero in quanto mio padre era caduto in campo di concentramento già il 23/10/1943. Ma io non lo sapevo ed anche dopo la liberazione per oltre due anni ho creduto che la sua morte fosse stata causata dal mio silenzio[…] L'aspetto ed il modo di fare del capitano Priebke, freddo e compassato, lo ha fatto apparire più umano degli altri ufficiali delle SS. In realtà si tratta di una ferocia più raffinata, meno violenta ma terribilmente sadica. Ne è la prova la menzogna che mi è stata detta nei riguardi di mio padre’. Altre significative considerazioni sulle funzioni dell'imputato sembrano poi provenire [in una prospettiva leggermente più favorevole e di segno più sfumato, ma non completamente liberatorio] dalle indicazioni ricavabili da un memoriale dell'avv. Gottardi [difensore all'epoca di molti partigiani] sostanzialmente confermato dalla diretta testimonianza nell'udienza dibattimentale del 16.6.1948. Esse sembrano tracciare l'immagine di un ufficiale addetto più alle relazioni con i parenti ed i difensori dei detenuti che alla partecipazione alle torture, più impegnato a rilasciare permessi di colloquio e di consegna del vitto domestico, che ad attuare sevizie. In definitiva non si può ritenere che il Priebke fosse il più crudele torturatore di via Tasso, ma neanche si può aderire alla tesi difensiva che lo vorrebbe affiancato al famigerato capitano Schutz solo per moderarne il temperamento collerico ed intrattabile

    Vediamo ora la sentenza emessa dalla corte militare d’appello di Roma il 7 marzo 1998, la quale condannava Erich Priebke all’ergastolo. Il collegio giudicante era così composto…

    Dott. Giuseppe Monica - Presidente
    Dott. David Brunelli - Giudice
    Dott. Francesco Ufilugelli - Giudice
    Cap. Freg. MM Giancarlo Secci - Giudice
    Ten.Col.EI Claudio Saladini - Giudice

    Occorre ora incentrare l’indagine in fatto circa il ruolo che i due imputati svolgevano nell’organizzazione romana delle SS [più esattamente R.S.H.A.] e circa le conseguenti modalità della loro partecipazione all’eccidio. La sentenza impugnata [sopra § 1.1.3] approfondisce autonomamente, rispetto ai risultati cui erano approdati le sentenze del 1948 e del 1952, l’aspetto relativo allo specifico ruolo degli imputati all’interno del comando militare tedesco di via Tasso, giungendo alla conclusione che il Priebke vi svolgeva ‘un ruolo di preminente rilievo, partecipando ad operazioni di polizia, arresti, interrogatori, torture’, mentre l’Hass aveva il proprio ufficio altrove e ‘godeva di una qual certa autonomia funzionale’ nei riguardi dell’ufficio comandato dal Kappler. Da tale accertamento la sentenza impugnata ricava un diverso modo di partecipazione dei due imputati all’eccidio delle Cave Ardeatine, sul presupposto che, essendo l’organizzazione e l’esecuzione del massacro opera del comando di via Tasso, il ruolo operativo che i due imputati avevano all’interno di esso non avrebbe potuto che riflettersi nel caso specifico. In particolare si conclude che ‘Priebke, diretto dipendente del Kappler, verrà chiamato a collaborare nella preparazione della strage, partecipando a formare gli elenchi dei martiri da passare per le armi e successivamente controllandoli al loro arrivo alla Cave in posizione di assoluta preminenza organizzativa, mentre l’Hass verrà chiamato a partecipare nella sola fase esecutiva’. La difesa di Priebke ha contestato per un verso tale ricostruzione del ruolo dell’imputato nel comando di via Tasso e per altro verso il fatto che egli, oltre a partecipare all’eccidio in qualità di tenutario delle liste, vi avesse svolto mansioni in posizione di assoluta preminenza organizzativa, sin dalla fase preparatoria […] Ciò posto e venendo al merito, ritiene il Collegio che dal materiale probatorio individuato dal giudice di primo grado, dalle deposizioni di Kappler, dalle stesse dichiarazioni di Priebke e di Hass si possa senz’altro pervenire alla conclusione che il Priebke era, se non il principale, uno degli uomini di massima fiducia del Kappler nella organizzazione romana delle SS […] Venendo all’epoca dei fatti, quando l’ufficio ‘burocratico’ di Kappler è già da tempo diventato un ‘comando’ di polizia di sicurezza dotato di numerosi ufficiali e organizzato in settori, corrispondenti ai settori organizzativi di tutte le R.S.H.A., Priebke, promosso capitano nel 1943, è assegnato all'ufficio IV [polizia politica] alle dipendenze del pari grado capitano Schütz. Tale ufficio si trovava in via Tasso e da esso dipendeva il carcere sito nello stesso comprensorio [così nelle dichiarazioni di Kappler rese il 4 agosto 1947 in sede di interrogatorio in istruttoria, f.19]. A detta dello stesso Priebke Kappler gli assegnò il ‘compito ... di stare al fianco del capitano Schütz per le relazioni con i privati, perché il capitano aveva un carattere irascibile e Kappler voleva evitare qualunque suo contatto con il pubblico italiano’ [dichiarazioni spontanee all’odierna udienza]. Schütz era infatti noto per la sua arroganza e collericità, doti che agli occhi di Kappler lo rendono impresentabile all’esterno. Priebke, ben più controllato e freddo oltreché conoscitore della lingua italiana, era quindi la persona ideale per stemperare il clima in caso di necessità. Un compito delicato che Kappler assegna al suo collaboratore più fidato e che la dice lunga su quale fosse la reale gerarchia nell’organizzazione poliziesca di via Tasso.
    Nello svolgimento della sua attività presso quell’ufficio e in particolare nella conduzione del carcere Priebke svolse sicuramente un ruolo di primissimo piano quanto alle torture inferte ai prigionieri politici. Oltre alle concordanti ed eloquenti dichiarazioni elencate nella sentenza impugnata, sono anche da menzionare la dichiarazione di Ettore Artale resa l’ 11 novembre 1946 [confermata il 5 dicembre 1946, dinnanzi al Pm, p. 1557 atti Pm], il quale attribuisce a Priebke il comando delle carceri di via Tasso, aggiungendo ‘di queste sevizie ritengo costui direttamente responsabile’, le testimonianze Ficca [udienza del 23 maggio 1997], il quale riferisce di essere stato interrogato da Priebke a via Tasso sotto l’implicita minaccia dell’uso di un frustino, Tompkins [udienza del 5 giugno 1997] il quale riferisce di aver saputo da due partigiani che Priebke picchiava, e Pellegrini [udienza del 23 maggio 1997], che pure riferisce di analoghe voci circolanti nel carcere di Regina Coeli. A fronte di simili emergenze, scarsamente significativi sono gli elementi invocati dalla difesa. Il teste Guzzo [udienza 10 giugno 1997] esclude che durante la sua detenzione Priebke direttamente usò nei suoi confronti violenza o sevizie. Tale dichiarazione, in quanto tale, non può togliere attendibilità alle molte altre di segno contrario, per non essere con quelle logicamente inconciliabile. Egualmente dicasi per la relazione della commissione alleata incaricata di individuare i responsabili delle torture di via Tasso, la quale, non menzionando Priebke, nemmeno può avere la forza di escludere, ove tale prova sia altrimenti ricavabile, che anche egli vi fosse coinvolto. Del resto rimane logicamente inconcepibile che il comandante di fatto di quel carcere non fosse a diretta conoscenza di cosa vi accadesse ‘istituzionalmente’ e d’ordinario, e quanto meno non avallasse per ciò solo l’operato dei carcerieri. Comunque, il tema della partecipazione del Priebke alle torture di Via Tasso non è oggetto di specifico accertamento in questo processo. Quanto emerso a tale riguardo è però più che sufficiente per comprovare il ruolo che l’imputato svolgeva nell’organizzazione romana delle SS e la sua figura di uomo di fiducia del Kappler. La prova su tale tematica non è automaticamente ricollegabile alla prova del ruolo che Priebke ricoprì nell’esecuzione dell’eccidio delle Cave Ardeatine. Si tratta pur sempre però di un elemento significativo quanto al perché egli ricoprì quel ruolo così delicato ed importante, secondo ciò che pacificamente risulta dalle altre prove in atti. Va registrata, quindi, al riguardo piena coerenza tra la figura di Priebke che è possibile delineare in generale con riferimento alle mansioni ricoperte di polizia repressiva e quello che lo stesso fu chiamato a realizzare il 23 e il 24 marzo del 1944 e tale coerenza esonera di per sé dal dover ricercare ulteriori elementi di spiegazione


    In breve cari amici di fronte alle testimonianze di Ficca, il quale riferisce di essere stato interrogato da Priebke a via Tasso sotto l’implicita minaccia dell’uso di un frustino, Tompkins il quale riferisce di aver saputo da due partigiani che Priebke picchiava, e Pellegrini che pure riferisce di analoghe voci circolanti nel carcere di Regina Coeli tutte i testimoni della difesa non hanno alcuna credibilità. Così Guzzo che esclude che durante la sua detenzione Priebke direttamente abbia usato nei suoi confronti violenza o sevizie. Così dicasi per la relazione della commissione alleata incaricata di individuare i responsabili delle torture di via Tasso, la quale non menziona neppure Priebke. Ogni ulteriore commento guasterebbe!…


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    Talking ... Ariel Sharon: pressioni fisiche indispensabili a fronteggiare il terrorismo...

    cari amici
    al fine di stabilire la reale mostruosa natura di Erich Priebke e delle altre SS del comando di via Tasso nella Roma di sessant'anni fà soggetta all'occupazione militare tedesca, proviamo a dare un'occhiata a certe pratiche oggi [anno 2003 per intenderci...] in uso nei territori palestinesi soggetti all'occupazione militare di Israele. Anche di recente il leader israeliano Sharon ha precisato che alcune tecniche di 'pressione fisica' [quindi non si tratta di 'tortura' come qualche 'antisemita' vorrebbe magari far credere agli sprovveduti...] è indispensabile per poter 'fronteggiare il terorosimo'...

    Tre articoli tratti dalle centinaia reperibili in rete... non vi è che l'imbarazzo della scelta...





    Tortura in Israele

    Dopo l’elezione di Ehud Barak, e il conseguente trionfo del partito Laburista, il tribunale supremo di Israele ha iniziato a studiare la possibilità di sopprimere la tortura dal proprio codice penale. Se la tortura nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, pur essendo utilizzata, viene però ritenuta illegale, in Israele questa facciata ‘democratica’ non ha mai rappresentato un problema. Si tortura, e nel modo più mostruoso, e si legifera in merito senza alcun pudore. Lo stato di Israele ha legalizzato di fatto la tortura dopo aver accettato nel 1987 le conclusione della Commissione Landau. La commissione raccomandava che si permettesse alla SSG [Servizio di Sicurezza Generale israeliano] di utilizzare una ‘pressione fisica moderata’ durante gli interrogatori a persone sospettate di aver commesso crimini contro la sicurezza del paese. Tra le tecniche di tortura della SSG negli interrogatori a cittadini palestinesi, ci sono i colpi di bastone e le celle di isolamento con dimensioni disumane, in cui i detenuti sono incatenati e incappucciati, e vengono obbligati a permanere accovacciati e svegli per giorni interi. Malgrado le ripetute denuncie e le indagini realizzate dal Comitato contro la Tortura delle Nazioni Unite nel 1997 e 1998, che ha portato alla condanna di suddetti metodi, lo stato di Israele continua a difenderli , sostenendo che anche altri stati torturano i ‘terroristi’ e che il diritto inglese contempla l’immunità della polizia quando si è fatto uso di maltrattamenti o torture per questioni di ‘necessità’.
    Dal canto suo, il tribunale supremo studierà la denuncia presentata da dieci cittadini libanesi contro il governo israeliano per detenzione arbitraria. Le dieci persone menzionate sono parte di un gruppo di 21 cittadini libanesi sequestrati dalle autorità israeliane, che li hanno tenuti in ostaggio per carpire informazioni sui soldati israeliani scomparsi in Libano o per scambiarli con essi. I denuncianti sono incarcerati nella prigione di Aylon, malgrado abbiano già scontato completamente la loro condanna da anni. Va che il Tribunale supremo aveva già rifiutato nel novembre del 1997 la petizione dei detenuti. Il tribunale aveva stabilito che le autorità israeliane avessero i diritto di tenerli sotto sequestro come ‘moneta di scambio’, pronunciando così, senza alcun pudore, una sentenza senza precedenti al mondo?…


    Comitato ONU contro tortura condanna Gerusalemme

    Il Comitato contro la tortura dell’Onu [Cat] ha accusato Israele per l’uso sistematico della tortura. Nel ribadire che nessuna circostanza eccezionale può giustificare la tortura, il Cat si è detto preoccupato per l’assenza di sanzioni nei confronti degli inquirenti dell’Agenzia di sicurezza israeliana [Ais], allorché, in circostanze eccezionali, hanno fatto ricorso a pressioni fisiche. Il Comitato ‘è preoccupato - si legge in un comunicato diffuso dal Cat – del ricorso all’uso della tortura nel corso di interrogatori di detenuti palestinesi, anche minori. Infatti, secondo il Comitato delle Nazioni Unite le accuse sono tante ed i responsabili delle sevizie raramente sono stati puniti. Il dato più inquietante riguarda il fatto che pressoché tutte le disposizioni della Convenzione contro la tortura dell’Onu non sono state recepite dalla legge israeliana. Di particolare rilevanza è l’affermazione del Comitato che la detenzione amministrativa [cioè non comminata dai magistrati in base alla quale possono essere detenuti per un periodo indefinito, anche senza accuse e prove nei loro confronti] non è conforme all’articolo 16 della Convenzione, che proibisce trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Anche la politica di distruzione delle case dei palestinesi e la chiusura del territori occupati da Israele sono state considerate violazioni del predetto articolo 16. Amnesty International ricorda, al riguardo, che nell’ultimo anno oltre 500 case di palestinesi sono state demolite, creando almeno quattromila senzatetto, in maggioranza
    bambini. ‘Le case - afferma Amnesty in un proprio comunicato - sono demolite usualmente in pochi minuti, causando perdite materiali e traumi a migliaia di palestinesi. Queste politiche sono inaccettabili e devono cessare. Pure la chiusura dei territori comporta gravissime conseguenze per i palestinesi. Organizzazioni umanitarie palestinesi hanno denunciato al Comitato che tale chiusura ha causato la morte di 14 persone e complicanze sanitarie ad altri esseri umani, a causa dell’impossibilità di raggiungere gli ospedali. In conclusione il Comitato ha chiesto al governo di Israele di adeguare la propria legislazione alla Convenzione. L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite ha sottolineato la difficoltà di combattere il terrorismo e di adeguarsi contemporaneamente alle Convenzioni dell’Onu sui diritti umani. È da sottolineare che fino alla pronuncia dell’Alta Corte di Giustizia israeliana, avvenuta nel 1999,
    erano pienamente legittimi metodi di interrogatorio che costituivano tortura. [di Luciano Bertozzi ©]


    Israele. Briefing per il Comitato contro la tortura

    Lo Stato firmatario deve assicurare che durante gli interrogatori non vengano utilizzati metodi proibiti dalla Convenzione né dalla polizia, né dall’ ISA in nessun caso [CAT/C/XXVII/Concl.5, paragrafo 7 [d]]

    Nel Novembre 2001 il Comitato contro la tortura ha espresso preoccupazione che ‘la difesa di necessità’ possa essere ancora usata , come risultato della decisione della Corte Suprema del 1999 che concedeva impunità agli interrogatori per l’utilizzo di pressioni fisiche. Amnesty International ha ricevuto informazioni su due casi nei quali questa difesa è stata usata. Nelle risposte da parte del Pubblico Ministero al Comitato Pubblico contro la Tortura a Israele [PCATI] su Naser Mas’ud ‘Ayyad [nel 21 Febbraio 2002] e Jihad Latif Shuman [il 4 Marzo 2002] si diceva che in entrambi i casi vi erano ‘pesanti sospetti’ che i due fossero ‘bombe ad orologeria’ e per questo si era utilizzata la ‘difesa di necessità’.

    Naser Mas’ud ‘Ayyad, 36 anni, di Gaza, fu arrestato il 29 gennaio 2001. E’ stato interrogato al centro GSS a Petah Tikvah e in seguito incarcerato nella prigione di Shikma, Ashkelon. Dopo il suo arresto gli fu notificato un ordine che gli proibiva di incontrare un avvocato. E’ rimasto per un totale di 42 giorni in carcere in stato di incommunicado. Dichiarò in un affidavit al suo avvocato che era stato privato del sonno, esposto a luci molto forti che gli avevano causato bruciature al viso e gli erano state messe manette e catene di trazione per le gambe strette in una maniera tale da creare gonfiore. Era stato messo obliquamente in una piccola sedia e la sua testa era stata spinta dietro fino a fargli toccare terra, 'causandoli un dolore atroce'. Diverse volte era caduto dalla sedia. Egli dichiarò che gli interrogatori del GSS gli dissero che erano stati autorizzati ad usare pressioni fisiche contro di lui. I suoi interrogatori lo minacciarono anche dicendo che avrebbero ucciso suo padre, Mas’ud Ayyad [ucciso due settimane dopo l’arresto di Nasser il 13 febbraio 2001 dall’esplosione di tre missili partiti da un elicottero] come anche gli altri componenti della sua famiglia.

    Jihad Latif Shuman, un cittadino britannico di origine libanese, di 32 anni, venne arrestato all’aeroporto di Tel Aviv il 5 gennaio 2001 dal GSS, apparentemente col sospetto che egli fosse stato inviato in Israele dal Libano dagli Hizbullah realizzare un attacco in Israele. Egli ha dichiarato che durante il mese in cui fu detenuto in stato di incommunicado era stato picchiato, preso a calci e preso a schiaffi con grande forza. E’ stato fatto sedere in una piccola sedia con i piedi tirati dietro di lui e la sua schiena arcuata all’indietro per ore, con una sofferenza grandissima. Quando cadeva a terra veniva tirato su e rimesso a posto. Egli ritiene che questo trattamento sia durato nove giorni. Egli ha detto di essere stato privato del sonno per giorni, e che, quando era esausto, gli veniva fatta una doccia gelata e veniva lasciato bagnato e tramante nelle ore successive. Egli ha anche detto di essere stato minacciato di stupro e dello stupro di sua madre e di aver ricevuto molte altre minacce. Soffriva di problemi polmonari quando fu sottoposto a questo trattamento. Nel Novembre 2001 il Comitato contro la tortura aveva espresso le proprie preoccupazioni sulle ‘denunce di torture e maltrattamenti su minori palestinesi, in particolare su quelli detenuti nella stazione di polizia a Gush Etzion’. La questione delle torture od altri maltrattamenti su minori a Gush Etzion è stata sollevata dalla B’Tselem, l’organizzazione per i diritti umani di Israele nel luglio 2001 in un rapporto intitolato Tortura su minori palestinesi nella stazione di polizia di Gush Etzion. Il rapporto, che riesaminava i casi di dieci bambini trattenuti a Gush Etzion fra ottobre 2000 e gennaio 2001, ha sottolineato che i metodi di interrogatorio includevano comunemente duri pestaggi, bagni nell’acqua fredda, l’inserimento della testa del detenuto nella tazza del water, minacce ed imprecazioni. Amnesty International ha ricevuto rapporti di pestaggi e torture a Gush Etzion dalla fine del 2000 ad oggi, 10 mesi dopo il rapporto della B’Tselem e sei mesi dopo che il comitato aveva specificamente sollevato le sue preoccupazioni su Gush Etzion, Amnesty International continua a ricevere rapporti nei quali si dichiara che detenuti, inclusi minori, hanno subito tortura od altri maltrattamenti mentre erano incarcerati alla stazione di polizia a Gush Etzion.

    Husam Ibrahim Mahmud, uno studente di 15 anni , venne arrestato a mezzanotte nella sua casa nel villaggio di Nahhalin il 24 gennaio 2002 da membri della IDF e del GSS. Venne ammanettato, bendato e portato con la jeep a Gush Etzion:

    … durante il tragitto le manette di plastica mi facevano male alla mano. Uno dei soldati mi chiese se avevo compiuto attacchi contro l’esercito. Dissi, ‘No’. Poi mi colpì al naso che cominciò a sanguinare. Poi mi prese a schiaffi molte volte.Venni portato ad un’altra jeep e trascinato a terra mentre venivo preso a calci e pugni e venivo insultato. Sono rimasto ammanettato fino alle 7 del mattino ed avevo le mani gonfie e ferite. Quando raggiunsi il centro, l’interrogatore mi colpì alla bocca, al naso e in faccia. Avevo il viso sanguinante. Mi ha denudato. Mi hanno messo in un 'frigorifero' [una piccola cella simile ad una bara] ed hanno acceso l’aria condizionata. Poi mi portarono un foglio di carta e dissero che se avessi firmato mi avrebbero mandato a casa. Così firmai. Non mi fu permesso di andare in bagno né di bere acqua o mangiare…Egli portò anche un uomo chiamato Rami ‘Ubayd Allah e lo torturò davanti a me. Mi sbatté anche la testa e il viso contro una macchina parcheggiata nel cortile…

    ‘Ayyad ‘Adel Muhammad al-Batha, 20 anni, venne arrestato a casa sua a Betlemme il 16 gennaio 2002 e portato alla stazione di polizia Gush Etzion…

    … mi bendarono e mi misero manette di plastica. Mi colpirono in ogni parte del corpo fino a che la mia mano cominciò a sanguinare. Dopo, venni colpito alla bocca e persi due denti, avevo la bocca piena di sangue. Mi hanno dato calci in un occhio, in faccia e nelle gambe e stavo quasi per impazzire. Mi chiesero se avessi tirato pietre ai soldati, ma io dissi ‘No’. Continuarono a picchiarmi affinché io ammettessi che ero stato proprio io a tirare le pietre, ma io mi rifiutai. In seguito mostrai come erano ridotti la mia bocca, faccia e mani al mio avvocato…

    Amnesty International ha sollevato le sue preoccupazioni sui casi di pestaggio dei detenuti nel centro di detenzione a Gush Etzion al Primo Ministro Ariel Sharon e al Ministro della Giustizia Meir Shetreet in data 21 febbraio 2002. Non è stata ricevuta alcuna risposta né alcun segno tangibile che questa lettera fosse stata ricevuta.



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 
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