Gran Bretagna,un coro di «no» al pacchetto Blair
Solo la stampa di destra appoggia apertamente le misure anti-terrorismo di Blair. I lib-dem: non si legifera in base a uno stato d'animo. Critici i conservatori. Le organizzazioni dei diritti civili e i giornali di sinistra: proposte inutili, saranno respinte
MI. CO.
A giudicare dalle prime reazioni, in patria non avrà vita facile il pacchetto di misure anti-terrorismo presentato l'altroieri da Tony Blair. Se la stampa di destra - la stragrande maggioranza dei quotidiani venduti - si è schierata compatta con il premier laburista, conservatori, liberal-democratici e i giornali di sinistra hanno sollevato ieri perplessità sulla serie di norme proposte che prevedono, tra l'altro, la possibilità di rivedere la Legge sui diritti umani, nel caso i provvedimenti da adottare siano in contraddizione con quest'ultima. Ai liberal-democratici proprio non va giù, come ha annunciato Blair da Downing street, che «le regole del gioco siano cambiate» perché sarebbe mutato l'umore della gente. Il governo non «deve permettere che l'umore della pubblica opinione» detti le leggi dopo gli attentati del 7 luglio», ha dichiarato il leader dei lib-dem, Michael Kennedy. In particolare le espulsioni più facili potrebbero non avere il sostegno del suo partito: «Il paese è preoccupato, e a ragione, dai terribili eventi avvenuti e dai pericoli che affronta. Ma non si può legiferare solo sulla base di uno stato d'animo: lo si deve fare stabilendo misure che chiariscano cosa vuoi ottenere - ha continuato Kennedy -. Se c'è una guerra internazionale al terrore, non ha senso riesportare una fonte potenziale di terrore dal tuo paese, invece che affrontare quell'individuo sotto la tua giurisdizione, così da avere maggior controllo su di lui».
I conservatori invece, dopo aver dichiarato un sostegno complessivo alle norme, rilevano come alcune delle misure siano troppo generiche, tali da poter colpire indiscriminatamente determinate categorie di persone e non di reati. «Il governo deve stabilire quali linguaggi e quali comportamenti punire - ha dichiarato il segretario dei tories, Michael Howard -. Le leggi vanno fatte per proibire un determinato linguaggio, non si può indirizzare una norma contro determinate persone».
E proprio contro il bando di una delle due organizzazioni islamiste nel mirino di Blair, Hizb ut Tahrir, si sono scagliate ieri le associazioni degli islamici britannici. «Assistiamo a misure draconiane per avere sicurezza, ma queste leggi non sono capaci nemmeno di ottenere questo risultato», ha dichiarato Anas Altikriti dell'Associazione dei musulmani britannici, una delle organizzazioni da cui, oltre che dai partiti d'opposizione, Blair spera di avere nelle prossime settimane un appoggio formale alle sue proposte, in modo da poterle varare con il più ampio consenso possibile. Un'operazione difficile, se si considera la fortissima opposizione che nel parlamento e nella società civile incontrarono qualche mese fa i control orders, le misure restrittive della libertà personale proposte dal ministro dell'interno Clarke che uscirono da Westminster notevolmente ridimensionate.
Il premier, un uomo che ha fatto della perfetta «identificazione» con la classe media britannica e della sua capacità di comunicare con la middle class uno dei suoi principali punti di forza, ritiene che il paese lo seguirà, assecondando il più gigantesco giro di vite contro i diritti civili cui sia mai andato incontro il Regno unito negli ultimi anni. Di tutt'altro avviso il Guardian, quotidiano vicino ai laburisti, che parla di «misure avventate», con riferimento all'introduzione della legge che considera reato «giustificare o esaltare il terrorismo» e prevede che sarà «impallinata» in tutte le aule dei tribunali. L'obiezione principale che il giornale muove al pacchetto Blair non è tanto che esse calpestino i diritti umani, «cosa che comunque fanno», ma l'inefficacia, perché «queste misure non sarebbero servite a fermare» la strage del 7 luglio a Londra. L'Independent accusa invece Blair di avere adottato politiche che non affrontano «alla radice le cause del terrorismo» islamico. «Niente (di quello che ha deciso Blair) si addice al compito di recuperare le menti di quell'esiguo numero di giovani musulmani il cui punto di vista è diventato così distorto da indurli a prendere in considerazione la possibilità di uccidere innocenti», scrive il giornale.




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